domenica 31 maggio 2026

World No Tobacco Day 2026 (Giornata Mondiale senza Tabacco)

Il World No Tobacco Day 2026 (Giornata Mondiale senza Tabacco), celebrato il 31 maggio, ha come tema ufficiale “Smascherare il fascino: contrastare la dipendenza da nicotina e tabacco”. L’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pone al centro un’analisi critica delle strategie di marketing dell’industria del tabacco, che fa leva su elementi di attrattività sensoriale (aromi), innovazione tecnologica (electronic nicotine delivery systems – ENDS; heated tobacco products – HTP) e design dei dispositivi per favorire l’iniziazione, soprattutto nelle fasce più giovani, e sostenere il mantenimento della dipendenza nicotinica.

I dati presentati durante il XXVIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale” evidenziano un peggioramento significativo della posizione dell’Italia nel panorama internazionale delle politiche di controllo del tabacco. Secondo la Tobacco Control Scale (TCS) 2025, il nostro Paese si colloca al 32° posto su 37, con un marcato arretramento rispetto alla 18ª posizione precedentemente occupata. Questo dato appare ancora più preoccupante se confrontato con il passato: nel 2005, dopo l’introduzione della Legge Sirchia, l’Italia era considerata un modello internazionale, mentre oggi si trova tra gli ultimi Paesi europei.


Secondo gli esperti, la causa principale di questo arretramento è il rallentamento delle politiche nazionali, a fronte di un’accelerazione da parte di altri Paesi. Le principali criticità riguardano una politica fiscale poco incisiva, caratterizzata da aumenti limitati della tassazione sui prodotti del tabacco; lacune regolatorie relative alla pubblicità e all’utilizzo dei dispositivi elettronici in ambienti pubblici; e un’offerta disomogenea e non pienamente accessibile dei trattamenti per la cessazione.

In quest’ultimo ambito, il punteggio assegnato all’Italia (5/10) evidenzia una performance insufficiente, nonostante la presenza di servizi strutturati come il Telefono Verde e la rete dei Centri Antifumo (CAF). Coerentemente, il nostro Paese registra una delle più basse prevalenze di tentativi di cessazione in Europa, indicatore strettamente correlato alla debolezza delle politiche di controllo.

Nel confronto internazionale, l’Irlanda occupa il primo posto nella TCS 2025 (80/100), grazie a un approccio regolatorio restrittivo che include l’equiparazione normativa degli HTP alle sigarette combustibili e l’introduzione di misure fiscali e autorizzative stringenti per la vendita di prodotti contenenti nicotina. Da febbraio 2026, i rivenditori irlandesi devono pagare una licenza annuale di 1.000 euro per vendere tabacco e 800 euro per vendere prodotti da inalazione con nicotina. Il Regno Unito, pur collocandosi ai vertici, non beneficia ancora nella TCS 2025 degli effetti del Tobacco and Vapes Bill (aprile 2026), che prevede il divieto di vendita di prodotti del tabacco ai nati dopo il 2009, poiché la scala (TCS 2025) considera la normativa vigente al 1° gennaio 2026.

In Italia si osservano alcuni segnali di potenziale miglioramento, tra cui l’introduzione della rimborsabilità della citisina, inserita dall’OMS nella Model List of Essential Medicines (2025), e l’iniziativa legislativa promossa dalla campagna “5 euro contro il fumo”, che ha recentemente raggiunto le 50.000 firme necessarie. Tuttavia, persistono rilevanti criticità operative. Il farmaco è gratuito solo per chi accede ai Centri Antifumo, che risultano sottodimensionati: attualmente se ne contano 221 (dato aggiornato a maggio 2026). Le liste d’attesa, già lunghe, sono destinate ad aumentare ulteriormente con l’attivazione della distribuzione gratuita della citisina commerciale. Inoltre, la rimborsabilità copre un ciclo di 25 giorni, mentre i protocolli terapeutici standard adottati in Italia prevedono spesso trattamenti di 40 o più giorni.

L’iniziativa “5 euro contro il fumo” è coerente con le raccomandazioni degli esperti per migliorare la posizione dell’Italia nella lotta al tabagismo; tuttavia, è ancora necessario completare l’iter di consegna delle firme al Parlamento affinché la proposta possa essere discussa e votata. In caso di approvazione, la legge entrerebbe in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e diventerebbe operativa dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla progressiva riduzione dei Centri Antifumo, diminuiti di oltre il 44% negli ultimi 16 anni. La loro distribuzione sul territorio nazionale è inoltre disomogenea, con una maggiore concentrazione al Nord e al Centro e una carenza significativa al Sud e nelle Isole.

Dal punto di vista organizzativo, il 52% dei centri offre servizi completamente gratuiti, mentre il 38% prevede il pagamento di un ticket; i centri gestiti dalla LILT possono richiedere anche quote associative o contributi volontari. Nel 74% dei casi non è necessaria l’impegnativa del medico di medicina generale, il 50% delle strutture utilizza ancora cartelle cliniche cartacee. Queste disomogeneità si traducono in differenze rilevanti nell’accesso ai servizi, nei tempi di attesa, nella prossimità territoriale e nella capacità di intercettare precocemente i fumatori motivati a smettere, contribuendo al punteggio negativo ottenuto nella TCS 2025.

I dati delle sorveglianze nazionali “PASSI” e “PASSI d’Argento” (*), insieme alle ricerche presentate nel 2026, indicano che il 23% degli adulti utilizza prodotti del tabacco: il 18% fuma esclusivamente sigarette tradizionali, mentre il 9% della popolazione utilizza nuovi prodotti (sigarette elettroniche o tabacco riscaldato), sia in modo esclusivo sia in combinazione con il fumo tradizionale (policonsumo).

Si delinea così un paradosso preoccupante: mentre il consumo di sigarette tradizionali è in calo, la dipendenza da nicotina sta vivendo una rinascita silenziosa, sostenuta dall’innovazione tecnologica. Nella fascia 11–13 anni, il 6% degli studenti (circa 93.000 ragazzi) ha utilizzato prodotti contenenti nicotina negli ultimi 30 giorni, prevalentemente sigarette elettroniche. Tra i 14 e i 17 anni, la prevalenza sale al 37% (oltre 850.000 ragazzi); anche in questa fascia le e-cig rappresentano il prodotto principale, mentre le sigarette a tabacco riscaldato (HTP) hanno superato per diffusione le sigarette tradizionali. L’aspetto più critico non è solo quantitativo, ma riguarda l’intensità del consumo: l’uso di nicotina avviene oggi in modo più compulsivo, configurando una precoce instaurazione di una dipendenza chimica cronica.

Un ulteriore dato negativo riguarda il sesso femminile: tra i 14 e i 17 anni, le ragazze superano i ragazzi con un divario di 14 punti percentuali. Inoltre, il policonsumo rappresenta un fenomeno particolarmente rilevante: oltre il 50% dei soggetti tra 11 e 13 anni utilizza più prodotti in modo combinato (dual/poly use), condizione associata a un aumento significativo del rischio oncologico e cardiovascolare.

Tra i nuovi prodotti emergenti si segnalano le nicotine pouches (bustine di nicotina per uso orale), caratterizzate da elevata discrezionalità d’uso, assenza di combustione e rapido assorbimento transmucosale. Questi prodotti possono contenere fino a 16,6 mg di nicotina per unità, con rischio di sovradosaggio acuto, soprattutto nei soggetti giovani. Sono stati riportati quadri clinici compatibili con intossicazione nicotinica acuta (vomito, tachicardia, vertigini) e casi di esposizione accidentale in età pediatrica; il Centro Antiveleni ha documentato accessi in pronto soccorso anche in lattanti, con potenziale rischio tossicologico severo.

Dal punto di vista ambientale, emerge una criticità legata alla normalizzazione dello svapo in ambito domestico. La ridotta percezione del rischio associata agli aerosol dei dispositivi elettronici favorisce l’esposizione passiva dei minori, configurando un possibile nuovo determinante di rischio per la salute respiratoria e neurocomportamentale.

L’identikit del consumatore di nicotina in Italia si è evoluto negli ultimi anni, differenziandosi in base al prodotto e alla fascia d’età. Il fumatore di sigarette tradizionali è prevalentemente adulto (circa 30 anni), di sesso maschile, con basso livello di istruzione e maggiore vulnerabilità economica, con una distribuzione geografica più marcata nel Sud Italia. L’utilizzatore di ENDS/HTP è invece più giovane (circa 26 anni), con una distribuzione di genere più equilibrata o a prevalenza femminile per gli HTP, e senza una chiara associazione con lo svantaggio socioeconomico.

Comuni a entrambi i profili sono stili di vita a rischio, tra cui sedentarietà, dieta non equilibrata e binge drinking. Negli adolescenti è inoltre documentata un’associazione significativa tra uso di nicotina e sintomatologia ansioso-depressiva, evidenziando la necessità di approcci integrati che includano dimensioni cliniche, preventive e psicosociali.

La fotografia attuale del tabagismo in Italia evidenzia dunque un sistema in affanno, in cui il calo del consumo tradizionale non si traduce in una reale riduzione della dipendenza da nicotina, ma piuttosto in una sua trasformazione, più subdola e tecnologicamente mediata. È necessario rafforzare le strategie regolatorie, ampliare e uniformare l’offerta dei servizi per la cessazione e integrare interventi clinici, preventivi e psicosociali. Solo attraverso un approccio sistemico e aggiornato sarà possibile contrastare efficacemente l’evoluzione della dipendenza nicotinica e recuperare un ruolo credibile nella tutela della salute pubblica.

(*) PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e PASSI d’Argento (per la popolazione con più di 64 anni) sono i due sistemi di sorveglianza nazionali coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) che monitorano gli stili di vita, lo stato di salute e la qualità della vita della popolazione italiana.

Guglielmo Lauro
medico

giovedì 16 aprile 2026

Cresce la domanda di salute: il Centro Antifumo dell'ASL Caserta davanti a una nuova sfida



Viviamo un momento senza precedenti per la salute pubblica. Per la prima volta, la volontà di dire addio ai prodotti del tabacco sta travolgendo ogni previsione, trasformando quello che era un percorso intrapreso da una minoranza in un fenomeno diffuso sostenuto da una nuova consapevolezza e da opportunità terapeutiche sempre più accessibili. Ma questo "clamoroso successo" porta con sé una sfida organizzativa che non possiamo ignorare.
Dalla fine di marzo, il Centro Antifumo di Aversa ha registrato un incremento abnorme e improvviso delle richieste di accesso. Questo fenomeno è alimentato dalla recente risonanza mediatica del farmaco antifumo Recigar, presentato dai principali network nazionali (Rai, Mediaset) e dai canali social come un trattamento innovativo prescrivibile presso i Centri Antifumo e capace di favorire la cessazione dei prodotti del tabacco entro il quinto giorno di terapia seguendo un trattamento della durata di 25 giorni. L'enfasi posta sulla gratuità della prescrizione presso i Centri Antifumo ha generato elevate aspettative, intercettando un'ampia fascia di utenza precedentemente non informata fra l’altro dell’esistenza dei Centri Antifumo. 
Si tratta di un segnale estremamente positivo: sempre più persone scelgono di investire nella propria salute. 
Fino a pochi mesi fa i fumatori si rivolgevano al Centro Antifumo essenzialmente attraverso il passaparola; dopo la risonanza mediatica che ha coinvolto i Centri Antifumo, la domanda affluisce in modo disordinato, con gli utenti che cercano informazioni rivolgendosi in maniera frammentata al Dipartimento Dipendenze, ai SerD territoriali, ai Medici di Medicina Generale, alle farmacie o direttamente ai Centri Antifumo, mediante numerosi messaggi (SMS, Whatsapp, Telegram) ed e-mail, centinaia di telefonate, con diverse persone che si sono presentate direttamente alla sede del Centro Antifumo. Una situazione che sta determinando sovraffollamento, confusione nell’orientamento degli utenti e difficoltà nella gestione organizzativa dell’attività.
Dunque, questa crescita repentina sta mettendo sotto pressione un sistema che, allo stato attuale, non è ancora strutturato per sostenere volumi così elevati. Fra l’altro si prevede che tale incremento straordinario di richieste possa ulteriormente intensificarsi a causa della maggiore visibilità oramai acquisita dai Centri Antifumo.

Nonostante l’impegno degli operatori, l’organizzazione attuale presenta limiti evidenti: i sette Centri Antifumo attivi in Campania, sebbene aperti quasi tutti cinque giorni alla settimana, possono riuscire complessivamente a prendere in carico indicativamente qualche migliaio di utenti l'anno — una capacità del tutto inadeguata a fronte di un bacino di utenza regionale costituito da centinaia di migliaia di fumatori.
Nello specifico il Centro Antifumo Quit di Aversa (ASL Caserta) è operativo due giorni a settimana (martedì pomeriggio e giovedì mattina) e attualmente assiste centinaia di utenti, con oltre 200 persone in lista d’attesa. In queste condizioni, i tempi di presa in carico rischiano di allungarsi in modo significativo. Questo rappresenta un punto critico: quando una persona decide di smettere di fumare, il momento è determinante. Ritardi eccessivi possono tradursi in perdita di motivazione, ricadute e, non meno importante, sfiducia nei confronti dei servizi sanitari spingendo le persone verso il fai-da-te o terapie non supervisionate con il risultato che l’entusiasmo iniziale di smettere si trasformi in frustrazione e malcontento. Se un fumatore decide di smettere, ha bisogno di supporto ora, non dopo mesi. 

Investire nella cessazione del fumo non è solo una scelta sanitaria, ma anche una decisione economicamente vantaggiosa (1). Le evidenze dimostrano che ogni euro speso in trattamenti per il tabagismo genera un risparmio significativo per il sistema sanitario, grazie alla riduzione delle patologie correlate.
In Campania, dove si stimano circa 900.000 fumatori, un piano strutturato e capillare potrebbe produrre benefici rilevanti già nel breve periodo. In effetti un piano strutturato per l'erogazione dei trattamenti con citisina rimborsabile potrebbe generare un "ritorno sull'investimento" (ROI) superiore al 100% già nel primo anno, al netto delle perdite fiscali. È però fondamentale ricordare che il farmaco, da solo, non basta. L’esperienza clinica ci insegna che il successo a lungo termine (stimato intorno al 30-35%) si ottiene solo se la terapia farmacologica è inserita in un inquadramento clinico corretto e in un follow-up specialistico.

Per evitare che questo successo si trasformi in un boomerang e sfoci in un fallimento, sono necessari interventi urgenti:
Attivazione di canali informativo istituzionali sui siti delle ASL, spesso carenti di indicazioni facilmente reperibili per l’accesso ai Centri Antifumo
Individuare i medici prescrittori e stabilire protocolli chiari e condivisi con i Medici di Medicina Generale e le farmacie per decongestionare i Centri Antifumo. In particolare, si dovrebbe fare riferimento ai SerD (Servizi per le Dipendenze), che dispongono delle competenze professionali, organizzative e strutturali necessarie per intervenire efficacemente in sostituzione dei Centri Antifumo (2).
Potenziamento organizzativo: Adeguare le risorse (giorni e orari di apertura dei Centri Antifumo) per quanto possibile alla reale domanda del bacino di utenza.

La cessazione del fumo rappresenta una vittoria collettiva: per i cittadini, per il sistema sanitario e per l’intera comunità.
Il Centro Antifumo dell’ASL Caserta conferma la propria piena disponibilità a collaborare con la Direzione Aziendale per definire e implementare un modello organizzativo sostenibile, capace di garantire a tutti l’accesso tempestivo a percorsi efficaci di cura.

1. Suárez-Bonel MP, Villaverde-Royo MV, Nerín I, Sanz-Andrés C, Mezquida-Arno J, Córdoba-García R: Health care costs and work absenteeism in smokers: study in an urban community. Arch Bronconeumol. 2015 Dec;51(12):615-20
2. FeDerSerd: Il Tabagismo come problema di sanità pubblica e come complesso Disturbo Neurobiologico e Sistemico. numero 39/A di FeDerSerD Informa. NEWSLETTER TABAGISMO N. 1; 1 Febbraio 2026.
Guglielmo Lauro
medico

mercoledì 4 febbraio 2026

Gioca d'anticipo sul danno polmonare: lo screening che rivela ciò che non senti ancora!

"105.000 tumori all’anno legati al fumo" - ecco quanto emerge dal Convegno nazionale organizzato in occasione della “Giornata Mondiale contro il Cancro” (04.02.2026). Può sembrare un dato astratto, ma per chi fuma i rischi futuri spesso si scontrano con l’urgenza del presente e la morsa della dipendenza. Il Centro Antifumo Quit di Aversa, in collaborazione con il Polo Radiologico del DS17 di Aversa, ha avviato da circa 6 mesi un percorso di prevenzione con TC toracica a basso dosaggio (LDCT) nella fascia d’età 55-75 anni. In questo contesto, il lavoro del Polo Radiologico si è rivelato particolarmente prezioso grazie alla dedizione e alla competenza del personale medico e tecnico; infatti, la struttura garantisce tempi di attesa ridottissimi e una refertazione estremamente rapida, permettendo ai pazienti di ottenere risposte tempestive soprattutto per i casi più urgenti e complessi. Questo monitoraggio radiologico ha rivelato un quadro allarmante di danni strutturali correlati al fumo:
-Micronoduli polmonari in oltre il 90% dei pazienti
-Strie di fibrosi, cioè cicatrici permanenti nel polmone, in più della metà dei pazienti
-Calcificazioni ateromasiche in oltre il 40% dei casi
-Segni di enfisema in oltre un terzo dei pazienti.
Inoltre, la LDCT ha evidenziato reperti patologici scoperti casualmente a carico di aorta, fegato e tiroide in una percentuale significativa di casi, confermando che il fumo è un fattore di rischio sistemico che accelera l’invecchiamento e danneggia l’intero organismo.
Questi dati rafforzano l’importanza della campagna “5 euro contro il fumo”: il 27% di tutti i tumori è causato dal fumo, che crea un ambiente di infiammazione cronica e danno cellulare favorevole allo sviluppo del cancro. Ogni firma raccolta è un atto concreto di prevenzione.
Dunque le azioni necessarie sono rappresentate innanzitutto dall’aumento del prezzo delle sigarette; il disincentivo economico rappresenta, infatti, la misura più efficace per scoraggiare l’inizio del fumo tra i giovani e per incentivare la cessazione tra gli adulti.
Magari questi 5 € in più potranno essere destinati a risorse per potenziare i Centri Antifumo, estendere i programmi di screening LDCT su larga scala e sostenere la ricerca e le cure oncologiche innovative, finanziando quindi interventi di prevenzione e cura.
Firmare la proposta sulla piattaforma del Ministero della Giustizia significa offrire un futuro diverso a migliaia di persone, evitando che i polmoni pieni di micronoduli e segni di enfisema diventino la norma.
La cessazione del fumo è l’intervento più efficace per rallentare drasticamente la progressione del danno, attivando i meccanismi di riparazione dell’organismo e riducendo immediatamente il rischio di cancro e eventi cardiovascolari.
La lotta al tabagismo si combatte su più fronti: quello politico-economico, con misure come l’aumento del prezzo, e quello clinico-personale, con prevenzione e supporto alla cessazione. I polmoni dei pazienti, come evidenziato dalle indagini LDCT, testimoniano l’urgenza di agire con decisione su entrambi i fronti. Perché il danno spesso è già lì, in silenzio. Agire prima che si manifesti è la vera sfida, e la vera speranza.

La campagna (https://5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. L’obiettivo è contrastare il tabagismo, primo fattore di rischio oncologico evitabile. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia e utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
Guglielmo Lauro
medico
Grafico Firmatari Referendum

Accisa sui prodotti da fumo per il SSN

Raccolta firme per referendum popolare

Firmatari: 24,733 / 50,000
49.5%
49.5%
📊 Dato aggiornato al 22 febbraio 2026: 24.733 firme (fonte Ministero)
Oggi
24,733 firme
Caricamento data...
Previsione raggiungimento obiettivo
Stima in calcolo...
Basata sull'andamento attuale
Dati Storici
Proiezione
Obiettivo 50.000
Firmatari attuali 24,733
Obiettivo 50,000
Mancanti 25,267
📅 Timeline raccolta firme online

Il periodo di raccolta firme online è iniziato il 20 gennaio 2026 e durerà 6 mesi, con scadenza prevista intorno al 20 luglio 2026.

Data Inizio 20 Gen 2026
Oggi Caricamento...
Data Scadenza 20 Lug 2026
Dato aggiornato al: Caricamento...
ℹ️ Per aggiornare il dato, modifica manualmente il valore "currentSignatures" nel codice

sabato 20 dicembre 2025

Studio osservazionale retrospettivo dell’attività di Screening Polmonare su una coorte di pazienti afferenti al Centro Antifumo nel III quadrimestre del 2025



Introduzione
Il fumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per il cancro polmonare, responsabile di circa l'85% dei casi diagnosticati, e contribuisce significativamente anche a patologie croniche ostruttive (BPCO), enfisema e malattie interstiziali polmonari subcliniche. I programmi di screening con tomografia computerizzata toracica a bassa dose (LDCT) hanno dimostrato, attraverso trial randomizzati come il National Lung Screening Trial (NLST) e studi europei recenti, una riduzione della mortalità specifica per tumore polmonare del 20-24% nei soggetti ad alto rischio (età 55-74 anni, ≥30 pack-years, fumatori o ex-fumatori da ≤15 anni). Tuttavia, tali programmi intercettano prevalentemente reperti non neoplastici correlati al fumo (enfisema nel 40-50%, alterazioni interstiziali nel 50-60%, micronoduli multipli nel 50-70%) e reperti patologici cardiovascolari/extrapolmonari scoperti casualmente, offrendo opportunità di valutazione multidisciplinare del rischio globale.
In Italia, l'implementazione dello screening LDCT è ancora limitata a contesti pilota, come quello del Centro Antifumo Quit di Aversa (Dipartimento delle Dipendenze ASL Caserta) in collaborazione con il Polo Radiologico del Distretto 17 Aversa (Coordinamento delle Attività Territoriali e Cure Primarie ASL Caserta). Questo studio osservazionale retrospettivo analizza i reperti LDCT in una coorte di 27 pazienti afferenti al Centro Antifumo di Aversa (ASL Caserta) nel III quadrimestre 2025, classificandoli in categorie fumo-correlate (enfisema, interstiziopatie, bronchiectasie, noduli) e non correlate (aterosclerosi vascolare, reperti patologici casuali tiroidei/epatici/mammari), al fine di quantificarne la prevalenza, identificare correlazioni con lo status tabagico e confrontarli con la letteratura internazionale recente. I risultati mirano a supportare l'integrazione dello screening LDCT nei percorsi di disassuefazione tabagica, evidenziando il danno polmonare subclinico e le comorbilità intercettate precocemente in questa popolazione.

Metodi e popolazione
Studio osservazionale retrospettivo su 27 referti consecutivi di LDCT torace eseguiti a scopo di screening polmonare in pazienti afferenti al Centro Antifumo nel III quadrimestre 2025 (settembre–dicembre). I criteri di invio ricalcano le raccomandazioni internazionali: età 55–75 anni, ≥30 pack‑years, fumatore attivo o ex‑fumatore da ≤15 anni, oppure forte fumatore con CO insolitamente basso rispetto al profilo di consumo.
Per ciascun paziente sono stati estratti e classificati i reperti polmonari, pleurici, mediastinici e extrapolmonari, distinguendo reperti correlabili al fumo (pattern enfisematosi/BPCO, interstiziopatie lievi-moderate, noduli/micronoduli tipici del fumo) da reperti patologici rilevati casualmente non direttamente correlabili (vascolari, tiroidei, epatici, mammari, scheletrici). Le frequenze sono espresse come numero di pazienti/27 e percentuale.

Panoramica della coorte
Totale pazienti: 27 + 4 in corso (totale 31 pazienti)
Età media: 64 anni (range 54–76)
Fumatori attuali: 15 (55.6%)
Ex-fumatori: 12 (44.4%) – astensione da 2 mesi a 2 anni

reperti radiologici polmonari

N.Pazienti

%

Correlazione con fumo

Enfisema / Bolle enfisematose

10

37.0%

Molto alta

Micronoduli (<8 mm)

25

92.6%

Alta

Opacità GGO (ground glass)

10

37.0%

Alta

Ispessimento interstiziale

13

48.1%

Alta

Strie fibrodisventilatorie / Fibrosi

14

51.9%

Alta

Bronchiectasie

4

14.8%

Alta

Ispessimento bronchiale

3

11.1%

Alta

Noduli solidi >8 mm

4

14.8%

Medio-Alta

Calcificazioni ateromasiche

11

40.7%

Media (fattore di rischio)

Linfoadenopatie (reattive)

6

22.2%

Media (infiammazione cronica)

Noduli calcifici

8

29.6%

Bassa (esiti infiammatori)


Tabella 1: dei reperti radiologici polmonari rilevati

reperti radiologici Extrapolmonari

N.Pazienti

%

Correlazione con fumo

Patologie aortiche (ectasia/dissecazione)

3

11.1%

Media (fattore di rischio)

Reperti epatici (aree ipodense)

3

11.1%

Bassa

Reperti mammari (noduli calcifici)

2

7.4%

Bassa

Reperti tiroidei

2

7.4%

Bassa

Reperti ossei (benigni)

2

7.4%

Bassa


Tabella 2: dei reperti radiologici extrapolmonari rilevati

Reperti radiologici isolati (litiasi biliare, esiti post-traumatici, etc.) non sono stati presi in considerazione.

Età e progressione del danno
Pazienti oltre i 65 anni mostrano più frequentemente calcificazioni vascolari e fibrosi avanzata.
I giovani fumatori (50–60 anni) presentano già enfisema precoce e micronoduli, indicando una rapida progressione del danno. Negli ex‑fumatori di maggiore anzianità di astinenza prevalgono esiti stabili (noduli calcifici, fibrosclerosi apicale, strie fibrotiche) e, pur in presenza di enfisema residuo, si osserva minore dinamica evolutiva di GGO e micronoduli.

Pattern radiologici riscontrati sui fumatori
Il 70% dei pazienti mostra un’associazione di almeno 3 reperti correlati al fumo. Di questi la combinazione più frequente è ispessimento interstiziale + micronoduli + calcificazioni vascolari, presente in un terzo dei casi. Questo quadro è coerente con il concetto di smoking‑related interstitial lung abnormalities (SRILD), che nei trial LDCT sono associate a declino della funzione respiratoria e a maggiore mortalità (1, 2).
La frequente associazione fra danno polmonare da fumo (BPCO, enfisema, ILD lieve) e malattia vascolare avanzata riflette l’ampia letteratura che collega BPCO, enfisema e aumento del rischio cardiovascolare e di mortalità globale nei fumatori.

DISCUSSIONE
In questa coorte di 27 pazienti ad alto rischio per storia di fumo, lo screening LDCT ha evidenziato un’elevatissima prevalenza di alterazioni polmonari strutturali (93% con noduli/micronoduli), confermando il ruolo del tabacco come principale agente lesivo per il parenchima polmonare.
I reperti più frequenti – fibrosi, ispessimento interstiziale ed enfisema – sono tipici della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e della bronchite cronica, entrambe direttamente correlate al fumo. La contemporanea presenza di calcificazioni ateromasiche in oltre il 40% dei casi sottolinea l’impatto sistemico del tabagismo, con coinvolgimento cardiovascolare.
La coesistenza di enfisema e noduli multipli, soprattutto ai lobi superiori, costituisce un pattern ad aumentato rischio oncologico, ben documentato dalla letteratura che associa la presenza di enfisema visibile a CT e di noduli multipli a un incremento del rischio di tumore del polmone e di mortalità specifica. Parallelamente, la significativa quota di reperti cardiovascolari maggiori (ateromasia, ectasie e dissezioni aortiche) evidenzia come lo screening polmonare con LDCT, se integrato in percorsi multidisciplinari, permetta non solo la diagnosi precoce di neoplasie, ma anche l’identificazione e il trattamento tempestivo delle comorbilità cardiovascolari nei fumatori.
La presenza di noduli solidi >8 mm in 4 pazienti (14.8%) richiama l’attenzione sull’alto rischio oncologico in questa popolazione, giustificando pienamente lo screening LDCT.

Conclusioni
Il fumo di tabacco è il principale fattore eziologico dei reperti polmonari riscontrati, con pattern tipici di danno cronico (enfisema, fibrosi, bronchite).
L’impatto è sistemico: oltre il 40% dei pazienti mostra segni di aterosclerosi accelerata.
La cessazione del fumo è di fondamentale importanza per rallentare la progressione dei danni correlati al tabagismo, ma il danno strutturale può essere permanente.
Nel complesso, lo studio osservazionale retrospettivo su questa coorte conferma la stretta correlazione tra esposizione cronica al fumo e danno polmonare strutturale subclinico, rafforza il razionale dell’LDCT come strumento di screening oncologico e di stratificazione globale del rischio e sottolinea il ruolo cruciale della cessazione del fumo per rallentare la progressione delle alterazioni già presenti e ridurre il rischio di esiti oncologici e cardiovascolari avversi.
Lo screening LDCT si conferma uno strumento essenziale non solo per la diagnosi precoce di neoplasie, ma anche per la valutazione del danno polmonare cronico e la pianificazione di interventi terapeutici e preventivi.

1. Sanjay Mukhopadhyay, Irene Sansano: Smoking-Related Interstitial Lung Disease: Historical Perspective and Advances in the Twenty-first Century. Surg Pathol Clin. 2024 Jun;17(2):159-171.
2. Namiko Taniuchi, Yoshinobu Saito, Norio Motoda, Masahiro Seike: Smoking-Related Interstitial Fibrosis and Smoker's Macrophages. J Nippon Med Sch. 2024 Mar 9;91(1):20-27. 

Guglielmo Lauro
medico
Mariangela Guaglione
medico