mercoledì 30 settembre 2026

Citisina rimborsabile: una nuova frontiera nella lotta al fumo


La lotta al tabagismo sta entrando in una nuova fase. Tra le novità più interessanti c'è la crescente attenzione verso la citisina, un farmaco utilizzato da decenni in diversi Paesi europei per aiutare le persone a smettere di fumare. Un riconoscimento importante è arrivato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ne ha raccomandato l'inserimento nella Model List of Essential Medicines 2025 tra i trattamenti farmacologici di supporto alla cessazione del fumo e dell'uso di tabacco (1, 2). Si tratta di un passaggio significativo perché la citisina viene così considerata tra le opzioni farmacologiche disponibili per affrontare uno dei principali problemi di salute pubblica legati alle dipendenze, accanto ad altri trattamenti farmacologici già consolidati (vareniclina, bupropione, NRT).
La Model List rappresenta uno strumento dell'OMS per identificare medicinali che rispondono a bisogni prioritari di salute pubblica, sulla base di rilevanza, evidenze di beneficio e rischio, disponibilità e altri fattori, compresi costi e accessibilità.
Con l'ingresso della citisina nella Model List 2025, il disturbo da uso di nicotina diventa, tra i disturbi da uso di sostanze quello con il maggior numero di opzioni farmacologiche: quattro trattamenti per la cessazione del fumo (vareniclina, bupropione, citisina, NRT), contro i due previsti per il disturbo da uso di alcol (acamprosato e naltrexone) e i due per il disturbo da uso di oppioidi (metadone e buprenorfina).
Dunque, nonostante l'OMS riconosca oggi un armamentario farmacologico ampio e specifico per la cessazione del fumo, il trattamento della dipendenza da tabacco continua spesso a ricevere un'attenzione molto inferiore rispetto a quella riservata ad altre dipendenze. È importante, invece, adottare una prospettiva clinica più ampia e integrata. Ad esempio, una persona che fuma e presenta contemporaneamente un disturbo da uso di alcol o di oppioidi non dovrebbe essere considerata esclusivamente “alcolista” o “tossicodipendente”, relegando il consumo di tabacco a un aspetto marginale. Si tratta di una persona con bisogni di salute molteplici e concomitanti, che meritano di essere riconosciuti e affrontati secondo priorità cliniche e con interventi integrati.
Peraltro, oggi la citisina è al centro dell'attenzione anche per un'altra ragione: la possibilità di accedere al trattamento attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nel corso del 2026, Recigar (citisina) diventa rimborsabile per la cessazione dell'abitudine al fumo negli adulti (per l'ASL Caserta la rimborsabilità è prevista nel corso del mese di ottobre 2026). La citisina, infatti, è stata classificata in A/PHT e la prescrizione a carico del SSN sarà subordinata alla compilazione di un Piano Terapeutico da parte dei Centri Antifumo individuati dalle Regioni.

La rimborsabilità della citisina rappresenta un importante intervento di sanità pubblica, in quanto consente di ampliare concretamente l’accesso a un trattamento farmacologico per la cessazione del fumo, riducendo le barriere economiche che possono limitarne l’utilizzo. Attualmente la rimborsabilità è prevista per un ciclo di 25 giorni, corrispondente a una confezione, con piano terapeutico non rinnovabile. Tale previsione costituisce un importante punto di partenza, ma pone anche una questione di particolare interesse per la pratica clinica: la possibilità di proseguire il trattamento oltre il ciclo iniziale rimborsato. La letteratura più recente suggerisce, infatti, che la durata della terapia possa rappresentare una variabile rilevante ai fini dell’efficacia, pur senza implicare che un trattamento prolungato debba essere necessariamente proposto a tutti i pazienti.

In questo contesto, assume particolare rilievo l’esperienza maturata dai Centri Antifumo italiani, che negli ultimi anni hanno frequentemente integrato/modificato il ciclo tradizionale di 25 giorni con schemi terapeutici più prolungati e articolati, adattati alle caratteristiche cliniche e alla risposta individuale del paziente. La possibilità di affiancare al ciclo iniziale rimborsato un percorso terapeutico più esteso può pertanto rappresentare un importante ampliamento dell’accesso effettivo al trattamento, consentendo di accompagnare più a lungo quei fumatori che necessitano di un supporto farmacologico continuativo per consolidare la cessazione. La prospettiva di sanità pubblica non riguarda quindi soltanto la disponibilità e la rimborsabilità del farmaco, ma anche la possibilità di costruire percorsi terapeutici flessibili, sostenibili e accessibili, capaci di tradurre le evidenze scientifiche e l’esperienza dei Centri Antifumo in interventi di cessazione realmente applicabili alla pratica clinica.

Un'esperienza particolarmente significativa arriva dal Centro Antifumo Quit di Aversa, afferente al Dipartimento delle Dipendenze dell'ASL Caserta, dove il trattamento del tabagismo si inserisce in un più ampio percorso di prevenzione. Grazie al protocollo d'intesa con il Polo Radiologico del Distretto 17-19, i soggetti che presentano i requisiti previsti – soprattutto forti fumatori ed ex-fumatori di età compresa tra 55 e 75 anni – possono accedere allo screening polmonare mediante TC toracica a basso dosaggio (LDCT). Pur potendosi avvalere anche della Rete Italiana Screening Polmonare (RISP), il Centro utilizza in via prioritaria il modello territoriale, che garantisce una maggiore continuità operativa, un'integrazione efficace tra trattamento del tabagismo e prevenzione, una gestione più snella e un accesso più equo e tempestivo alle cure. La prossimità, la flessibilità organizzativa e il rapporto diretto con il Polo Radiologico permettono di rispondere prontamente alle esigenze dei pazienti, rendendo questo modello particolarmente efficace e affidabile.

L'elemento di maggiore interesse dell'esperienza di Aversa è proprio l'integrazione tra trattamento farmacologico, motivazione alla cessazione e screening polmonare. L'inserimento della citisina in un percorso di prevenzione delle gravi patologie fumo-correlate può potenziare l'efficacia clinica complessiva: la percezione del proprio rischio e l'accesso allo screening rafforzano la motivazione, migliorano l'aderenza alla terapia e sostengono più concretamente il cammino verso la cessazione.  In quest'ottica, smettere di fumare e diagnosi precoce non percorrono binari separati, ma si intrecciano all'interno dello stesso percorso di cura. È proprio questo uno dei punti di forza del modello di Aversa: l'aggancio terapeutico non viene proposto come intervento isolato, ma si inserisce in un percorso strutturato, nel quale terapia farmacologica, motivazione e  prevenzione si rafforzano l'un l'altro. In questa prospettiva, il contesto assistenziale diventa parte integrante dell'efficacia clinica del trattamento.

L'esperienza di Aversa sta evidenziando però anche una criticità concreta: la domanda di accesso al Centro è molto elevata (circa 700 prenotazioni nonostante la presenza in carico di circa 500 pazienti), mentre l'attività ambulatoriale è concentrata in un paio di giorni a settimana.
Per cercare di rispondere a questa situazione pressante sono state attivate due strategie organizzative:
  • Priorità clinica: i pazienti oncologici e i casi più urgenti possono inviare la documentazione clinica per valutare l'eventuale priorità della presa in carico.
  • Lista d'attesa "last-minute": chi si rende disponibile, indicando il proprio Comune di residenza, può essere inserito tra i nominativi da contattare nel caso in cui si liberi improvvisamente un appuntamento per una disdetta. È una soluzione particolarmente utile perché consente di recuperare appuntamenti che altrimenti rimarrebbero inutilizzati anche se può trarne vantaggio chi può raggiungere il Centro con breve preavviso.
Non è una soluzione definitiva, ma una risposta concreta a un problema che si fa sempre più evidente: più cresce la consapevolezza dell'importanza di smettere di fumare, più cresce il bisogno di servizi capaci di accogliere questa domanda.
E realtà come quella di Aversa mostrano quale possa essere il passo successivo: costruire percorsi integrati, nei quali la cessazione del fumo possa convivere con lo screening polmonare e possibilmente anche con la possibilità di percorsi pneumologici dedicati.
La vera sfida dei prossimi anni sarà dunque rendere l’attività dei centri antifumo accessibile, continuativa, sostenibile e inserita in una rete di servizi. Perché quando una persona decide di smettere di fumare, la sua motivazione è una risorsa preziosa. Il compito del sistema sanitario è fare in modo che quella decisione trovi rapidamente un percorso, dei professionisti e strumenti terapeutici adeguati.

1. Donna Shelley, Nancy A Rigotti, Pratima Murthy, Hoang Van Minh, Kamran Siddiqi: Evidence-Based Tobacco-Cessation Strategies for Low- and Middle-Income Countries. N Engl J Med. 2026 Aug 13;395(7):684-693.
2. Riccardo Polosa, Gal Cohen: Rediscovering cytisine: Why the WHO's decision matters for global public health. iScience. 2026 Feb 4;29(3):114874. 
Guglielmo Lauro
medico

venerdì 14 agosto 2026

Plastica e nicotina sulle nostre spiagge: una minaccia che molti fumatori continuano ad ignorare

AR SAND SCAN // SCAURI–MINTURNO (LT) REC ● LIVE ANALYSIS
Composizione sabbia
TipoSilicea / calcarea
ColoreBeige-bruno
UmiditàBassa
CompattezzaMedia
Quarzo62%
Carbonati28%
Minerali pesanti10%
Rilevamento inquinanti
Mozziconi rilevati5
Plastica rigida1 (cucchiaino)
MicroplastichePresenza stimata
Indice contaminazioneModerato-alto
Impronte antropiche3 rilevate
Area esplorata (stima)
Larghezza≈ 72 cm
Profondità≈ 38 cm
Superficie≈ 0,27 m²
Rif. scala: cucchiaino plastica (~14 cm)
Granulometria
Diametro medio0.2–0.5 mm
ClassificazioneSabbia fine
Mappa scansione AR
MOZZICONE 1
MOZZICONE 2
MOZZICONE 3
MOZZICONE 4
MOZZICONE 5
CUCCHIAINO PLASTICA — RISCHIO ALTO
Immagine 1: La foto è stata scattata sulla spiaggia di Scauri Minturno (LT) il 13.08.26; la sovrapposizione con effetto Realtà Aumentata e il rilievo analitico sono state realizzate con AI 

Quando si parla dei danni del fumo, la mente va subito ai tumori polmonari o alle malattie cardiovascolari. Esiste tuttavia un'altra vittima del tabacco di cui si parla ancora troppo poco: l'ecosistema costiero. Ce ne accorgiamo soprattutto in estate, osservando lo stato di degrado in cui versano le nostre spiagge. (1, 2).
Nonostante anni di campagne di sensibilizzazione, i mozziconi di sigaretta restano il rifiuto personale più diffuso sui litorali di tutto il mondo. E la sabbia, purtroppo, non dimentica: un mozzicone abbandonato non è un semplice scarto antiestetico, ma una vera bomba a orologeria chimica e biologica. 
Il filtro della sigaretta è fatto per oltre il 90% di acetato di cellulosa, una plastica monouso che nell'ambiente non si decompone, ma resiste per anni. Al suo interno restano intrappolati piombo, cadmio, cromo, zinco, rame, nichel, manganese, mercurio e arsenico: un vero e proprio cocktail di metalli pesanti (1, 3).
Quando piove o arriva la risacca, questi veleni non restano fermi: la lisciviazione — il processo con cui l'acqua estrae le sostanze tossiche dal filtro — può accelerare fino al 17,7% in più, trasformando ogni mozzicone in una sorgente di inquinamento pressoché istantanea (4).
C'è poi un effetto paradossale: le piogge possono ripulire temporaneamente la superficie della spiaggia, mentre onde e vento spesso seppelliscono i mozziconi in profondità nei sedimenti sabbiosi, dove sfuggono ai rastrelli meccanici usati per la pulizia (5). Lì, esposti al calore del sole e all'attrito, i filtri si sbriciolano lentamente in migliaia di microfibre sintetiche e microplastiche, entrando in modo permanente nella catena trofica e di contaminazione ambientale.
Una scoperta recente, e ancora poco conosciuta, riguarda il ruolo dei mozziconi come vere e proprie spugne per microrganismi patogeni. Non trattengono solo i residui del fumo: la struttura porosa e umida del filtro intrappola anche batteri provenienti dall'ambiente marino circostante — scarichi costieri, deiezioni animali — e li mantiene vivi molto più a lungo di quanto accadrebbe sulla sabbia arida esposta al sole.
Tra i patogeni isolati sui mozziconi figurano batteri di origine fecale come coliformi ed Escherichia coli, oltre a ceppi opportunisti come i Virgibacilli (6). Il risultato è un piccolo "cavallo di Troia" biologico, particolarmente rischioso per i bambini, che sulla spiaggia:
  • giocano a diretto contatto con la sabbia, portando spesso le mani (o gli oggetti) alla bocca
  • camminano scalzi, esponendo la pelle al contatto diretto.
Non è sicuro neanche stendere il telo da mare su sabbia potenzialmente contaminata da batteri.
Il rischio concreto è un aumento delle infezioni gastrointestinali e cutanee, spesso senza che nessuno ne colleghi mai la causa alla contaminazione da mozziconi.

Quando un mozzicone finisce in acqua, il suo percorso non si ferma. Resta in sospensione nella colonna d'acqua per un periodo che va dai 3 ai 20 giorni, per poi affondare e depositarsi sui fondali. È qui che nicotina, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e additivi si concentrano nell'acqua interstiziale — gli spazi microscopici tra un granello di sabbia e l'altro — trasformando il fondale in una riserva tossica silenziosa.
I bivalvi come vongole e telline vivono infossati nel sedimento, tra i 2 e i 10 centimetri di profondità: esattamente lo strato dove si accumulano i lisciviati tossici.
Le conseguenze sono a catena:
  • Blocco dei sifoni. Per nutrirsi e respirare, questi molluschi allungano i sifoni nell'acqua interstiziale. Quando la sabbia è satura di tossine, sono costretti a chiuderli per autodifesa, andando incontro a ipossia, arresto dell'alimentazione e forte stress metabolico.
  • Ingestione di microfibre. Vongole e cozze non riescono a distinguere il fitoplancton dalle microfibre di acetato di cellulosa: ingerendole, subiscono abrasioni al tratto digerente e sviluppano un falso senso di sazietà che ne compromette la nutrizione reale.
  • Tossicità sugli embrioni. Bastano dosi infinitesimali di questi lisciviati per bloccare lo sviluppo embrionale, impedire la formazione del primo guscio e azzerare, di fatto, la capacità riproduttiva della specie.
Non è un caso se sempre più spesso, passeggiando in riva al mare, si trovano gusci di molluschi e gasteropodi con pareti calcaree così sottili da sgretolarsi al minimo tocco. 

Gasteropode
AR SHELL SCAN // GASTEROPODE — ANALISI INTEGRITÀ REC ● LIVE ANALYSIS
Analisi strutturale
Rotture rilevate2
AssottigliamentoBordo sx
Integrità stimataRidotta
Rischio fratturaAlto
Spessore relativo-34%
Rilevamento rotture
Rottura 1Parete perforata
Rottura 2Margine friabile
Le fratture sono coerenti con un guscio indebolito da demineralizzazione, come osservato in bivalvi esposti a metalli pesanti.
Analisi cromatica
Tono dominanteBeige-avorio
Pallore rilevatoZona centrale
SaturazioneRidotta (~-18%)
Opacità superficieAumentata
Pallore compatibile con carenza di pigmenti dietetico-dipendenti (ipotesi da stress metabolico/nutrizionale).
Mappa scansione guscio
Punti critici4
ROTTURA 1
ROTTURA 2
ASSOTTIGLIAMENTO
PALLORE
Analisi integrità completata
2 rotture · assottigliamento parete rilevato · pallore zona centrale
Immagine 2: Il campione di guscio di gasteropode è stato raccolto il 13.08.26 sulla spiaggia di Scauri Minturno (LT); la sovrapposizione con effetto Realtà Aumentata e il rilievo analitico sono state realizzate con AI (ruotare per una migliore visione su smartphone)

La spiegazione è tanto semplice quanto inquietante: la tipologia di molluschi cui si riferisce la foto (Murice troncato) si nutre di detriti organici, intossicato dai metalli e malnutrito a causa delle microplastiche, consuma tutte le sue energie nel tentativo di disintossicarsi, senza più risorse per costruire e mantenere il proprio guscio. Una conchiglia che si sbriciola tra le dita è l'ultimo segno visibile di uno stress fisiologico estremo — e rende l'animale una preda facilissima per granchi e pesci prima ancora che possa morire di cause naturali.
Studi su organismi a guscio calcareo hanno dimostrato: a 4 mozziconi/litro si ha decalcificazione del guscio e morte della maggior parte degli individui; già a 1 mozzicone/litro si registra stress fisiologico e alterata biomineralizzazione (7).  Insomma, ogni mozzicone racconta un inquinamento che spesso neanche immaginiamo. 
Il fumo non danneggia solo chi fuma e chi gli sta accanto: la sua impronta ecologica arriva fino ai nostri mari e alla fauna che, spesso, finisce sulle nostre tavole. Smettere di fumare resta la scelta migliore per la propria vita. Ma per chi continua, ricordarsi che la spiaggia non è un posacenere. Non si tratta solo buon senso civico: evitare l'inquinamento da mozziconi è un gesto concreto di tutela per un ecosistema già sotto pressione. 

1. Nandan Das, Bibekananda Maiti, Kalyan De, Krushna Vudamala, Amrita Sen: Overlooked hazard of cigarette butts and associated trace metals in the beach environment and implications for management and environmental sustainability. Mar Pollut Bull. 2026 Sep:230:119889.
2. Claudia Díaz-Mendoza, Javier Mouthon-Bello, Camilo M Botero, Juan Valdelamar Villegas, Leonardo Gutiérrez: Temporal analysis of cigarette butt accumulation on a touristic beach in Cartagena, Colombia. Environ Sci Pollut Res Int. 2025 Jul;32(33):19712-19724. 
3. Claudia Díaz-Mendoza, Javier Mouthon-Bello, Camilo M Botero, Leonardo Gutiérrez: Preliminary analysis of the presence of metals and metalloids in cigarette butts and fibers discarded on a tourist beach in Cartagena, Colombia. Environ Monit Assess. 2024 Dec 27;197(1):106. 
4. Mahdi Farzadkia, Mina Salehi Sedeh, Afsaneh Ghasemi, Navid Alinejad, Malihe Samadi Kazemi, Naghmeh Jafarzadeh, Javad Torkashvand: Estimation of the heavy metals released from cigarette butts to beaches and urban environments. J Hazard Mater. 2022 Mar 5:425:127969. 
5. Nirhvana Felipe da Silva, Maria Christina Barbosa de Araújo, Jacqueline Santos Silva-Cavalcanti: Spatio-temporal distribution of cigarette butt contamination in urban beaches with varying levels of use. Waste Manag. 2023 Aug 1:168:179-188.
6. Claudia Díaz-Mendoza, Javier Mouthon-Bello, Camilo M Botero, Rosa Acevedo-Barrios, Leonardo Gutiérrez: Microbiological analysis of cigarette butts and cigarette butt fibers on a tourist beach in Cartagena, Colombia. Sci Rep. 2025 Apr 25;15(1):14510. 
7. Claudia Díaz-Mendoza, Javier Mouthon-Bello, Camilo M. Botero, Juan Valdelamar Villegas, Leonardo Gutiérrez, Keydis Martinez-Villadiego: Functional group analysis of cigarette butts in beach sand and their association with microplastics: Bocagrande Beach, Cartagena, Colombia. PLoS One 2026 Mar 20;21(3):e0345311.
Guglielmo Lauro
medico