martedì 10 maggio 2022

31.05.2022 World No Tobacco Day 2022: "Proteggi l'ambiente!" - I Mercanti di dubbi e la Strategia del Tabacco

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Anno dopo anno gli effetti disastrosi delle politiche ambientali fallimentari dei governi di tutto il mondo si fanno sempre più pesanti per la popolazione. Eppure, fino al 2004 tutti i media mondiali, sia pubblici e sia privati, trattavano con sufficienza il cambiamento climatico considerandolo alla stregua di una teoria pseudoscientifica: tutta da dimostrare. I cambiamenti climatici erano descritti come un’ipotesi non suffragata da prove scientifiche e, quindi, non degna d’attenzione. I media più “sensibili” al richiamo economico e ricattatorio delle sirene delle grandi multinazionali, dedite allo sfruttamento incontrollato d’ogni risorsa terrestre, descrivevano il fenomeno, all’epoca già ampiamente in atto, come una fantasia degli ambientalisti. Con toni, a volte accesi e a volte paternalistici, furono pubblicati articoli su articoli nei quali i cambiamenti climatici erano descritti come fenomeni assolutamente naturali, per nulla dipendenti dall’utilizzo intensivo globale e incontrollato dei combustibili di origine fossile e, tantomeno, dalle attività umane di sfruttamento delle risorse planetarie. Purtroppo il potere persuasivo dei mezzi d’informazione è riuscito negli anni a cogliere il drammatico obiettivo di far credere all’opinione pubblica che nulla di grave e irreparabile stesse accadendo. Una scienziata di nome Naomi Oreskes, docente di chiara fama presso la prestigiosa Università di Harvard, con uno studio del 2010, ormai passato alla storia, inchiodò alle proprie responsabilità i più importanti giornali e reti televisive americane dimostrando, in maniera inconfutabile, che per anni avevano censurato i risultati di quasi mille articoli, tutti soggetti a serratissimi controlli incrociati, pubblicati sull’argomento dalle più importanti riviste scientifiche internazionali che, nella quasi totalità, erano d'accordo nel ritenere che la Terra si stesse surriscaldando e che i responsabili di questi catastrofici cambiamenti climatici erano gli uomini che, con il loro assurdo sfruttamento selvaggio delle risorse planetarie e con l’assenza di qualsivoglia attenzione per l’ambiente di chi gestiva le varie attività umane, stavano portando la Terra verso il “punto di non ritorno”. Dopo la pubblicazione dei risultati della ricerca di Naomi Oreskes iniziò un dibattito che continua ancora oggi: è vero che è in atto un cambiamento climatico causato dall’uomo? Quando gli effetti di questo cambiamento diventeranno irreversibili? Nel dibattito furono protagonisti attivi, in senso negativo, i grandi mezzi di comunicazione. Iniziata con la ricerca di Oreskes la censura della verità da parte dei media ha, ormai, creato nell’opinione pubblica dubbi e incredulità sempre più crescenti. Questi dubbi sono sfruttati da chi ha tutto l’interesse a posticipare, o evitare del tutto, interventi legislativi seri per ristabilire l’equilibrio climatico ormai perso. Obiettivo di queste persone è evitare in ogni modo l’emanazione di leggi o provvedimenti a favore dell’ambiente e del clima. In quest’operazione di disinformazione un posto di rilievo lo ricoprono sin dagli anni Cinquanta alcuni scienziati di fama mondiale (purtroppo tra questi ci sono anche alcuni italiani) che utilizzano una tecnica di disinformazione chiamata “strategia del tabacco”. È una tecnica utilizzata con grande successo per condizionare il governo americano e bloccare ogni tipo di misura che potesse limitare o rallentare il consumo dei prodotti a base di tabacco. Gli anni Cinquanta furono il decennio nel quale s’iniziavano a leggere i primi dati riguardanti esperimenti e studi epidemiologici che dimostravano un chiaro e lampante nesso tra il consumo di prodotti legati al tabacco e il cancro polmonare. Negli U.S.A. e a livello internazionale questo nesso fu considerato, in pochissimo tempo, scientificamente provato e al di sopra d'ogni plausibile dubbio. Nonostante ciò, fino a pochi anni fa, il consumo di tabacco non è mai stato combattuto seriamente, a dispetto della sua estrema pericolosità. E tutto questo perché la strategia messa in campo dai grandi produttori di tabacco, tesa a creare e diffondere notizie false (quelle che oggi si chiamano fake news) riguardanti l’effettiva pericolosità del fumo di sigaretta, aveva creato nell’opinione pubblica dubbi difficili da confutare. Per condizionare gli americani (e il resto del mondo) e convincerli che il fumo “non fa male” sono stati erogati in poco più di sessanta anni finanziamenti per decine di miliardi di dollari a Istituti e Centri di Ricerca, Università, Cliniche, Ospedali, Fondazioni, Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. I più importanti College hanno ricevuto finanziamenti enormi per creare borse di studio e progetti di ricerca destinati a dimostrare che il fumo non fa male. A livello di comunicazione globale sono state create dalle più famose agenzie di pubblicità internazionali campagne per convincere la pubblica opinione che non esiste alcuna certezza della pericolosità del tabacco. La scelta decisiva, però, è stata quella di “convincere” molti famosi scienziati, alcuni noti per aver collaborato al Progetto Manhattan (quello per la creazione della prima bomba atomica) a mentire spudoratamente sul pericolo per la salute derivante dal tabacco. Numerosi tra questi scienziati furono scelti perché erano molto ben visti negli ambienti governativi, cosa molto utile quando una lobby deve bloccare una legge “sgradita”. La “strategia del tabacco” doveva, però, nel proprio egoistico interesse, rispettare le “regole della democrazia” e, pertanto, era necessario per i media rispettare il principio delle ”pari opportunità”. Chi era a favore dell’uso senza regole del tabacco e chi, invece, lo contestava, ferocemente, doveva avere spazi sui giornali e tempi radiotelevisivi uguali per esprimere le proprie convinzioni. In questo modo subdolo, esattamente com’è avvenuto per la COVID-19, tesi prive di qualsiasi base scientifica erano contrapposte “alla pari” ai risultati di ricerche scientifiche rigorose e approfondite. Nel libro “Merchants of Doubt” scritto nel 2010, Naomi Oreskes ed Erik M. Conway, oltre a ricostruire questa strategia, dimostrano che essa è stata utilizzata, senza apportare troppe modifiche, a tutte le grandi emergenze ambientali come, ad esempio quella legata agli ossidi di zolfo e d’azoto emessi dalle centrali di produzione di energia elettrica alimentate a carbone. Per bloccare l’adozione di misure efficaci a ridurne la quantità, i media complici della strategia censurarono i risultati delle ricerche che dimostravano che le emissioni erano la principale causa delle “piogge acide” che distruggevano pascoli e foreste. Altro esempio è la messa al bando dei prodotti a base di clorofluorocarburi. Dopo che era stato provato che l’intensivo utilizzo di queste sostanze chimiche stava distruggendo lo strato di ozono dell’atmosfera, ci sono voluti anni di dure battaglie per vedere emanati i primi interventi legislativi che ne vietavano l’uso. È un altro, però, il dato più impressionante citato nel libro di Naomi Oreskes ed Erik M. Conway: dietro la cosiddetta “strategia del tabacco” si nascondono sempre le stesse multinazionali, gli stessi “opinion leader” e gli stessi scienziati. Non a caso queste persone sono state denominate “mercanti di dubbi”. Per queste ragioni quando sentirete sminuire, ad esempio, i pericoli derivanti dalla presenza di sostanze chimiche nei prodotti industriali o la sicurezza dell’energia nucleare provate a riflettere con la vostra testa, fatevi venire ogni sorta di dubbio e, se quel prodotto, quella sostanza o quel comportamento umano non vi convince affatto, nel dubbio, evitatelo come la peste!
                                                                      Giuseppe Cristiano

mercoledì 6 aprile 2022

Non fumo, io respiro!


Tocco ancora la tasca posteriore dei jeans, sapete? Ma toccandomi mi dico: “Tutti abbiamo in tasca la medicina più antica del mondo, il respiro!”. L’aria entra fresca dal naso ed esce calda dalle labbra socchiuse. Insieme all’aria entra anche la luce, massaggia gli organi interni e quando esce, con il respiro, lasciamo andare un po' di grigio, un po' di buio, un po' di ansia. Da quando non mi faccio più di nicotina, ho iniziato a portare l’attenzione sul respiro. Questo non vuol dire intenzionalmente modificarlo ma solo rendermene conto, diventare più consapevole. Voi ci pensate mai all’atto di respirare? Vi soffermate mai al suo significato?

Sempre più spesso mi capita di chiudere gli occhi, di godere l’aria che entra e l’aria che esce. Ciò che accade è sorprendente. È come prender parte e rianimare il mio corpo per troppo tempo disabitato, desensibilizzato, anestetizzato e, semplicemente attraverso il respiro, restituirgli pian piano la possibilità di “sentire”. È così che, nei momenti in cui prende forte la voglia di fumare, gradatamente, mettendoci parole, affiora il dolore, la rabbia, la frustrazione per ciò che non posso cambiare, l’amarezza, la paura di fallire. Quella voglia di boccata tossica che molto spesso altro non è che la ricerca spasmodica di un rifugio sicuro, di uno stare al mondo senza più troppi affanni, senza più troppe ansie e fatica nell’incontrare l’altro diverso da sé. Desiderio di un abbraccio. Di qualcuno che ti dica: “Ci penso io a te, riposati!”.

La voglia di fumare copre la maschera, tatua perennemente l’imbroglio carnevalesco, il quale a sua volta cela sempre il disagio. Quando cresce il disagio, torna il bisogno di una dose... di una dose di fumo, così come potrebbe essere una dose di alcol, una dose di cibo, una dose di sesso, una dose di sport. Chi la traduce con il fumare, chi con il bere, chi con il cibo, chi con il sesso, chi con l’andare a correre, chi chiamando un amico.

Con la dose non stiamo bene, ma cerchiamo di non stare male. Sembrano la stessa cosa, ma la differenza è profonda. La maschera ci illude di vivere perennemente in un’agorà carnevalesca. In realtà, alla base, sussiste un enorme equivoco. Nell’istante immediatamente successivo, il livello del disagio regredisce. Ma il benessere, essendo fasullo, dura poco.

Confondere, quindi, l'essere felici e lo star bene, con il non essere infelici e il non star male, è un primo elemento di fraintendimento comune. Ed in questo impercettibile confine che può instaurarsi la dipendenza. Ci creiamo una distrazione perpetua dal disagio esistenziale. Ci aggrappiamo all’oggetto di dipendenza per non sentire. Ci si abitua a certe emozioni tossiche, pur di non sentirne altre che si sembrano più spaventose. Preferiamo una falsa felicità pulcinelliana piuttosto che correre il rischio di dover attraversare il vuoto, prima di un sorriso autentico. La paura non ci consente di attraversare tutta la grotta e vedere dall’altra parte cosa c’è. Ci interrompiamo sempre nello stesso punto. Infatti, pur cambiando corpi, maschere, oggetti, scenografie; le emozioni, le colpe e le pretese sono sempre le stesse.

Provare a rimanere senza soluzioni, senza correre verso la propria dose personale è l'azione più coraggiosa che si possa fare. La via verso la disintossicazione emozionale passa, necessariamente, per il sentire il proprio corpo. Il corpo che si risveglia, il respiro che ci tiene in vita e la mente che si placa e si abitua a trovare strategie di coping più sane per integrare il disagio. Togliersi la maschera, guardarsi allo specchio, entrare in contatto con la propria anima, vedere riflesso il proprio demone. Ombra che ci spaventa, sentire il terrore di essere uccisi da questa, e scoprire, alla fine, che non uccide. Nella solitudine contattiamo il vuoto, l’ombra, il sé autentico, l'assenza di direzione. Unica verità per accogliere il nuovo e far sì che quel vuoto sia fertile. Quando sentiamo la voglia della nostra dose, che sia una sigaretta o una relazione fasulla, che a mo’ di cerotto copre l’ansia, respira!

Dal respiro senti la fiducia che attraversa l’intero corpo, sensazioni che fanno sentire brividi di vita. Sì, sei vivo. Meglio vivo e dolorante, che morto e anestetizzato. Curare il proprio respiro è amarsi, è sperimentare con il corpo ogni emozione, la quale resta impressa per rimanervi registrata laddove prima era solo diffidenza. È così che si costruisce casa, sapete? L’unica casa reale e concreta da curare e amare è il nostro corpo. Il respiro allora diventa la strada per “riabitarsi”, sentire il vuoto, o le sofferenze personali, contattare le antiche ferite, sperimentare che al di là della grotta buia, c’è vita!

Respira…

giovedì 3 marzo 2022

Centro Antifumo dell'ASL Caserta: il fulcro di un'economia sanitaria più attenta


La Regione Campania, facendo seguito all'ultimo monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che riporta per il 2021 un marcato sforamento dei tetti della spesa farmaceutica convenzionata, ha invitato, con il Decreto Dirigenziale n. 405 del 08.11.2021, tutte le ASL, le Aziende Ospedaliere e Istituti di Ricerca (IRCCS), a mettere in atto misure di contenimento.

L'ASL Caserta, per il contenimento della spesa farmaceutica, con nota prot. N. 142706/Dir.San. del 03.03.2022 ha informato i Direttori Sanitari dei Presidi Ospedalieri Aziendali e delle Strutture Accreditate ASL CE, i Direttori di Distretti Sanitari, Specialisti Ambulatoriali e MMG, della possibilità di indirizzare i pazienti al Centro Antifumo Quit del Dipartimento Dipendenze (Dir. dott.ssa L.Nuzzolo). In particolare, oltre a delineare i profili di appropriatezza prescrittiva dei farmaci per BPCO, si sollecitano pneumologi e MMG a tenere in debito conto gli obiettivi di miglioramento della prevenzione primaria e dell'educazione sanitaria del paziente, ricordando peraltro come la cessazione del fumo di sigaretta rappresenti l'intervento con maggiore capacità di influenzare la storia della malattia.

Inoltre, viene sottolineata l’importanza della soppressione del fumo di sigaretta sia attivo che passivo come presupposto indispensabile nel percorso di cura del paziente asmatico.

Dunque, BPCO e asma bronchiale rappresentano due patologie respiratorie responsabili di un notevole assorbimento di risorse sanitarie, soprattutto farmacologiche (farmaci della classificazione ATC R03) e costituiscono un problema sanitario di rilevante impatto socio-economico, collocandosi nell'ASL Caserta come quarto capitolo di spesa farmaceutica.

Peraltro, sempre nell'ambito delle direttive per il contenimento della spesa farmaceutica convenzionata, viene data particolare importanza al concetto di appropriatezza prescrittiva relativamente ai farmaci ipolipemizzanti facendo riferimento non solo al corretto uso degli stessi (uso continuativo e non occasionale), ma anche promuovendo corretti stili di vita, che prevedono alimentazione corretta, attività fisica e soppressione del fumo. Ancora una volta la cessazione del fumo diventa argomento cardine; infatti esso compromette non solo l'assetto lipidico dell'organismo, ma anche i fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, etc.). In effetti ci stiamo riferendo ad una categoria di farmaci (statine e Omega-3-trigliceridi) che nel territorio dell’ASL Caserta costituisce il primo capitolo di spesa farmaceutica.

Quindi al fumo è associata una consistente quota di spesa sanitaria che ha un grosso impatto sulle risorse finanziarie, per cui si sta iniziando in maniera più concreta a riconoscere la lotta al fumo come uno degli investimenti più redditizi in ambito sanitario. Seppure siano ormai noti a chiunque i rischi del fumo, smettere di utilizzare tabacco è un processo difficile e talora anche piuttosto lungo, per il quale è necessaria non solo una campagna d'informazione, ma un aiuto concreto da parte di professionisti e centri specializzati. Questo tipo di aiuto è ciò che può veramente fare la differenza sia nei confronti di un individuo che sta cercando di smettere di fumare e sia per poter assicurare ai cittadini un'assistenza farmaceutica convenzionata più sostenibile.

Pertanto, in stretta collaborazione con il Dipartimento Farmaceutico, Dir. dott.ssa A.Molitierno e con il supporto dei dirigenti farmacisti, dott. F.Pandico e dott.ssa M.Panico, verranno coinvolte le farmacie convenzionate del territorio e indirettamente i medici specialisti prescrittori, fornendo materiale informativo e indicazioni per l'accesso alle attività di prevenzione e cura del tabagismo svolte presso il Centro Antifumo Quit di Aversa ASL Caserta.

Dal mese di gennaio di quest'anno è stata ripristinata la presenza dello psicologo al Centro Antifumo, per cui oltre alla presenza del medico sarà disponibile il supporto psicologico che, con approccio cognitivo-comportamentale, fornirà un aiuto per affrontare i momenti critici e il disagio nel percorso di disassuefazione, accrescendo la motivazione a smettere e mantenendola nel tempo.

dott. Guglielmo Lauro
(medico)
dott.ssa Angelina Ruggiero
(psicologa)






lunedì 28 febbraio 2022

28.02.2020 Giornata delle Malattie Rare. La sindrome di Gaisböck: smettere di fumare può fare la differenza

La sindrome di Gaisböck è una malattia rara nota come combinazione di eritrocitosi relativa e lieve ipertensione (1); non si accompagna a splenomegalia, non vi è leucocitosi, né trombocitosi. L'eritrocitosi relativa deriva da diminuzione del volume plasmatico (emoconcentrazione) e detta riduzione del volume del plasma sembra essere dovuta all'aumento della pressione diastolica.
La sindrome di Gaisböck è associata ad un rischio cardiovascolare più elevato, ed è spesso accompagnata da anomalie del profilo lipidico (ipertrigliceridemia e ipercolesterolemia), dei livelli di renina plasmatica e di acido urico nel siero, come pure obesità, fumo ed è più comune nel sesso maschile (1). Fattori di rischio che potrebbero contribuire all'insorgenza di questa sindrome sono alcolismo, terapia diuretica, stress fisico o emotivo (2). In questi pazienti l'insorgenza di un'infezione da Sars-Cov2 incrementa notevolmente il rischio di eventi tromboembolici. La tromboembolia venosa è, infatti, riconosciuta come uno dei rischi cardiovascolari predominanti nei pazienti con Covid-19. Parimenti il fumo di tabacco mostra un significativo aumento del rischio di tromboembolia venosa.
La cessazione del fumo di tabacco e del narghilè in questi pazienti può portare normalizzazione dei livelli di pressione sanguigna e dei segni della sindrome di Gaisböck (1). Talora possono essere presenti disturbi psichiatrici con conseguente stress cronico, apnea ostruttiva del sonno con ipossiemia notturna e produzione di eritropoietina (2).
Il trattamento di questa sindrome oltre all'importanza di gestire l'ipertensione è essenzialmente non specifico, come smettere di fumare, perdere peso, evitare il consumo di alcol (2, 3).
Dunque la S. di Gaisböck è una malattia rara la cui manifestazione è spesso correlata al fumo di tabacco. Pertanto, in occasione della giornata delle malattie rare si vuole promuovere la necessità di percorsi di cessazione per quelle che sono correlabili al fumo di tabacco (malattia di Buerger, Istiocitosi Polmonare a Cellule di Langerhans, Retinoblastoma, s. di Gaisböck, Fibrosi Polmonare Idiopatica, Polmonite Intestiziale Desquamativa, malattia di Moyamoya, etc.).

1. Nataliia Sydorova, Lyudmyla Sydorova, Svetlana Bychkova: CLINICAL CASE OF GAISBÖCK SYNDROME CAUSED BY HOOKAH AND TOBACCO SMOKING: "ZEBRA" OR "HORSE"? Wiad Lek. 2022;75(1 pt 2):324-326
2. Nabeela Manal, Mariam Rizvi, Kenneth Nugent: Gaisbock Syndrome: A Review of Contemporary Studies, Pathogenesis, Complications, and Possible Treatment. Cardiol Rev. 2022 Feb 7.
3. T Nagendran, W E Gaillard Jr: Ischemia of the hand secondary to Gaisböck's syndrome. Int Surg. Mar-Apr 1980;65(2):179-81.
Guglielmo Lauro

domenica 13 febbraio 2022

Parigi, un'occasione relazionale persa

La dipendenza da tabacco, rispetto alle altre forme di addiction, è ancora più complessa da trattare. Sia perché si svolge in una cornice di diniego della condizione di dipendenza, sia perché, diciamocela tutta, “se è legale, non farà male, no?”. Stronzate. Avere il “vizio” del fumo (chiaro, che vizio non è, giusto?) significa passare attraverso le stesse fasi di chi, che so, si buca! Modalità compulsiva e discontrollata di assunzione, pensiero ossessivo, comportamenti stereotipati, craving ovvero desiderio spasmodico ed intrusivo, perdita di controllo sulle azioni, ansia e irritabilità, il tutto finalizzato alla soddisfazione di un desiderio…malato. Eh, ma che esagerazione descritto così, vero? Vi racconto una mia breve esperienza per concretizzare le fasi appena descritte. Parigi, estate del 2016, domenica. Ero a casa di alcuni dei miei parenti parigini. Scorte di sigarette ovviamente, e per il costo molto più alto in Francia, e perché la marca che fumavo introvabile (F-U-M-A-V-O: tempo imperfetto, tempo passato, non qui ed ora, ma lì ed allora!). Esco di casa per andare a far visita ad un’altra zia. Sto per arrivare a destinazione, dopo aver fatto 30 km in piena campagna periferica della bellissima Île de la Citè, ma mi accorgo di aver dimenticato le sigarette nella casa dove alloggiavo. Il primo pensiero, accompagnato da un vuoto allo stomaco, è stato di tornare indietro. Inutile, non avevo le chiavi ed erano usciti tutti. Cosa fare? Di domenica, nel presto pomeriggio, e nella periferia francese del nord puoi anche morire, non trovi nessuno per strada, né alcun negozio aperto! Ansia, quasi panico, nervosismo, inizio ad imprecare contro me stessa: “come ho fatto a dimenticarle?”. Dimentichi la zia che non vedi da anni, dove sei, chi sta con te, esiste un unico pensiero: comprare le sigarette! In sintesi, mi barcameno con l’auto verso il centro di Parigi, aumentando di molto la strada da fare, per non accorgermi nemmeno di stare anche a secco con la benzina. E così mi ritrovo, senza sigarette, a piedi con l’auto, sperduta chissà dove, di umore nero, in attesa che venissero a recuperarmi. Non è toccare il fondo questo? Questo ricordo così nitido, non racchiude forse, tutti gli step per la definizione di dipendenza patologica? La dipendenza da nicotina nasce da un’esperienza di piacere sì, ma sconnessa dallo sfondo. Quel piacere diventa assoluto, blocca la nascita di un nuovo desiderio ed il suo relativo esaudire, crea un ingombro, una fissazione ad una sola esperienza di piacere. Sempre la stessa. Che non si soddisfa mai veramente. La zia, il piacere di salutare una parente che non vedi mai, la gioia di essere in uno dei posti più belli del pianeta. Tutto passa in secondo piano. Anzi, peggio, tutto sparisce dalla coscienza. E come definire questo, se non malattia?
La sigaretta è esperienza “ossessiva” centrata sul tabacco, una trappola nevrotica che crea dipendenza. Quando il desiderio di fumare si fa pressante, tutto intorno si appiattisce e perde di significato, una sorta di effetto bokeh attorno all’immagine nitida della sigaretta. Spiccioli di piacere che il fumatore riceve in prestito a tasso da usuraio; infatti, poi se ne accorge quando il debito di salute accumulato negli anni si traduce in danni e malanni spesso irreversibili.
(psicoterapeuta)
vedi anche: