martedì 27 dicembre 2011

Fumo di sigaretta e aria irrespirabile nelle carceri sovraffollate: sì all'ora d'aria, ma solo d'aria pulita!


In occasione delle festività natalizie, papa Benedetto XVI si è recato al carcere romano di Rebibbia esprimendo parole di conforto ai detenuti e facendo riferimento alla dignità umana che spesso viene negata a causa del sovraffollamento. Problema questo molto sentito e per il quale il Ministero di Giustizia ha varato recentemente il cosiddetto decreto svuota-carceri. Tuttavia, Papa Benedetto XVI nella sua visita al carcere continua dicendo: "Siamo caduti, ma siamo qui per rialzarci". Parole sante, abbiamo tutti bisogno di rialzarci: la società di diritto e la società carceraria cui però bisognerebbe fornire gli opportuni strumenti. La società carceraria va risollevata con il lavoro, con percorsi di recupero che insegnino il valore della vita e il rispetto dei diritti degli altri, promuovendo condotte comportamentali corrette e stili di vita salutari (compresa la cessazione del fumo di tabacco).
Piuttosto, desta qualche perplessità il recente dono in sigarette del cardinale Crescenzio Sepe che, in occasione del pranzo organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio di Napoli il 27.12.11 presso l’OPG di Secondigliano, ha portato in regalo, oltre ad abbonamenti per la pay-tv, stecche di sigarette per i detenuti. Oramai tutti sanno che il fumo uccide… e regalare pacchetti di sigarette ai detenuti al giorno d’oggi suona quasi come una cinica soluzione al sovraffollamento delle carceri.
In molti oramai si lamentano dell’alto livello di fumo di tabacco negli istituti penitenziari in quanto esso rappresenta un serio rischio per la salute del personale che vi lavora, oltre che per i detenuti. Suona strano, ma proprio nei penitenziari dove il rispetto delle regole è il principio fondamentale, dove gli sforzi sono rivolti a rendere tali istituti più sani, più sicuri e con meno pericoli d’incendio, paradossalmente, proprio lì, vengono concesse eccezioni potenzialmente molto dannose per la salute della persona: fumare ovunque e senza limiti.
Tanto è vero che da alcuni anni sono stati approvati progetti regionali (soprattutto nell’Italia settentrionale) finalizzati alla sensibilizzazione contro il fumo di sigaretta in luoghi come il carcere ove spesso è più difficile intervenire e dove la cosiddetta Legge Sirchia viene abitualmente disattesa. È pur vero che per molti detenuti instabili a causa dell’astinenza da alcol o droghe, le sigarette possono talora costituire una sorta di sostitutivo, ma ci sono interventi appropriati che vanno eventualmente potenziati anche alla luce del fatto che la dignità della persona umana non va trascurata neppure in questi luoghi. 
D’altra parte se un detenuto non fuma o ha deciso di smettere di fumare, non è giusto che qualcun altro fumi davanti a lui. Insomma sbandierare stecche di Marlboro non sembra il miglior modo per promuovere l’umanizzazione delle carceri e tenere in giusta considerazione la salute di coloro che sono ristretti. Anche se va sottolineato che, stante la condizione molto degradata in cui abitualmente versano gli OPG non è certamente proponibile far spegnare le sigarette finché si continua a spegnere la progettualità degli internati che spesso necessitano di tutto, dal vestiario alla toilette (dal bagnoschiuma alla carta igienica).
Guglielmo Lauro
(medico)

16 commenti:

  1. Risposte
    1. saranno contenti gli italiani che ogni giorno subiscono un reato!

      Elimina
    2. Svelato il segreto delle sigarette in Vaticano
      Secondo informazioni del Governatorato della Santa Sede, i cardinali hanno un benefit sulle sigarette con "uno sconto del 20% sul prezzo di listino limitatamente a 200 pacchetti di sigarette dei 500 complessivi assegnati mensilmente". Anche per questo i porporati sono soliti portare tali doni. Ma che doni sono? di problemi respiratori, di problemi cardiovascolari e, in generale, di future malattie!

      "Sigarette scontate per i cardinali". Ecco i benefit del Vaticano

      Vaticano, sconti ai cardinali per l'acquisto di sigarette
      Vaticano, i benefit dei cardinali: sigarette e carburante scontati
      Benefit per i cardinali: sigarette scontate, buoni benzina e altro ancora

      Elimina
    3. Certamente oggi con quello che costano le sigarette farsi un cancro diventa un lusso, ma probabilmente regalare un cancro ai detenuti in carcere può essere una manovra per svuotare le carceri ;-)

      Elimina
    4. Un regalo è un regalo e per quanto discutibile ritengo che i termini di un regalo sono stabiliti dal donatore e non bisognerebbe giudicare; e poi una piccola quantità di sigarette non avrebbe il potere di determinare un sensibile aumento nei detenuti fumatori di patologie fumo-correlate.

      Elimina
    5. Ciao Donato, pur volendo rispettare il tuo punto di vista bisogna anche pensare che regalare sigarette ne favorisce il consumo e conseguentemente espone coloro che non fumano (altri detenuti, personale di polizia penitenziaria, etc.) ai danni del fumo.

      Elimina
    6. in risposta a Fedele9 novembre 2017 alle ore 16:20

      ...meno male che ci ha pensato Papa Francesco:
      Il Papa vieta la vendita di sigarette in Vaticano dal 2018

      Elimina
  2. Durante la seconda guerra mondiale, la Croce Rossa distribuiva ai prigionieri di guerra cibo, vestiario e sigarette. Non tutti ricevevano ciò che desideravano, così si stabilì un sistema di commerci nel quale l'unità di conto, il mezzo di scambio e il deposito di valore era la sigaretta. Nei campi di prigionia, tutto aveva un prezzo in sigarette: una camicia ne costava 80; far lavare un capo di biancheria ne costava due. Tutti, anche chi non fumava, accettava sigarette in cambio di ciò che offriva, sapendo di poterle utilizzare per i propri acquisti. Ma la carriera delle sigarette come moneta non è stata così breve ed effimera; a tutt’oggi è spesso moneta di scambio negli ambienti degradati degli istituti di pena. Negli OPG le sigarette sono moneta di scambio per tutto: cibo, maglioni, amicizia, affettuosità, sesso. Se un paziente, chiamiamolo così, ad es. per un mal di testa, ha bisogno di un analgesico non c’è… se lo deve comprare! e così per tanti altri farmaci prescritti dal medico. Certo la distribuzione delle sigarette è uno strumento che esiste negli OPG e lì assume spesso un ruolo di contrattazione terapeutica. Alcuni pazienti ricevono infatti un numero di sigarette quotidiane limitato e generalmente si tende a non dare al paziente più sigarette del necessario, proprio per evitare che diventino deleterio e incontrollabile oggetto di scambio, andando in tal modo a compromettere le relazione tra i vari detenuti.
    Insomma regalare sigarette da un punto di vista della prevenzione non è educativo anzi potrebbe eventualmente compromettere delicati equilibri, e poi ci sono tanti doni che potrebbero sollevare coloro che sono in stato restrittivo: biscotti, coperte, vestiti, medicine!

    RispondiElimina
  3. Dal mese di luglio 2011 è entrato in vigore il divieto di fumare nelle prigioni della Nuova Zelanda, una misura radicale voluta per rendere più sicuro e sano l’ambiente carcerario. Lì vengono anche distribuite porzioni di sedano e carote da mangiare come alternativa più sana per aiutare nelle crisi di astinenza dalle sigarette. Intanto migliaia di detenuti si sono iscritti a terapie sostitutive della nicotina. Analogo orientamento si riscontra in molte prigioni statunitensi e australiane. Da noi i pavimenti sono ricoperti da cicche! chissà per quanti anni ancora!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo un recente studio condotto negli istituti penitenziari degli USA (1) è fondamentalmente il fumo a contribuire alla mortalità in carcere, e le politiche di controllo del tabacco carcere sono associate ad una ridotta mortalità (1).

      1. Binswanger IA, Carson EA, Krueger PM, Mueller SR, Steiner JF, Sabol WJ: Prison tobacco control policies and deaths from smoking in United States prisons: population based retrospective analysis. BMJ. 2014 Aug 5;349:g4542.

      Elimina
    2. Un recente studio effettuato negli USA ha confermato i benefici per i detenuti derivanti dal divieto di fumo in carcere (1).

      1. [No authors listed]: Prison smoking ban has positive effect on health of inmates. Nurs Stand. 2014 Aug 20;28(51):16.

      Elimina
  4. Carceri, il fumo passivo dei detenuti danneggia anche i Poliziotti

    Il LiSiAPP (Libero Sindacato Appartenenti alla Polizia Penitenziaria) riprende uno studio effettuato dalla commissione europea l’EU-OSHA il quale sostiene che il fumo di tabacco riconosciuto nocivo per la salute dei fumatori quanto dei non fumatori, può causare diverse gravi patologie quali malattie cardiovascolari e respiratorie, avere effetti avversi sulla riproduzione, inoltre può provocare la morte a causa di tumori (particolarmente il cancro al polmone), cardiopatie coronariche o ictus.
    Pertanto il LiSiAPP lancia l'allarme verso il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) che continua a non fare applicare le norme antifumo andando in contrasto con la tutela degli operatori penitenziari, "non basta il grave sovraffollamento, le strutture fatiscenti, la cronica carenza di personale, arriva anche il fumo passivo da parte della popolazione detenuta!".

    RispondiElimina
  5. dott. Guglielmo Lauro12 aprile 2015 alle ore 12:47

    Detenuti... forti fumatori!
    Secondo i risultati di uno studio multicentrico su "La salute dei detenuti in Italia" effettuato dall'Agenzia Regionale di sanità della Toscana pubblicato nell'aprile 2015, i detenuti consumano tabacco in misura molto elevata. Nel campione esaminato nel suddetto studio il 71% è fumatore (N=9.335) e la media giornaliera di sigarette fumate è 18,6, valore che non presenta differenza di genere; dunque nei detenuti si riscontra una percentuale di fumatori di gran lunga superiore a quanto osservato nella popolazione libera residente in Italia (circa il 22%).

    RispondiElimina
  6. Risposte
    1. In risposta a chi decide di non applicare la legge antifumo nelle carceri a discapito della salute del personale e dei detenuti non fumatori, è importante sottolineare che la salute delle persone coinvolte dovrebbe essere la priorità assoluta. La legge antifumo è stata introdotta per proteggere la salute pubblica, e questo include anche le persone all'interno delle carceri. Anzi, lo Stato ha il dovere di garantire la salute di coloro che sono sotto la sua custodia. È importante che le regole vengano rispettate per garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro per il personale della polizia penitenziaria e per proteggere la salute dei detenuti non fumatori. La salute di tutte le persone presenti in carcere, sia detenuti che personale, dovrebbe essere una priorità. L'esposizione al fumo passivo è dannosa e illegale, e non dovrebbe essere consentita.

      L'argomento che vietare il fumo possa destabilizzare i detenuti e rendere più difficile il mantenimento dell'ordine è discutibile. Inoltre, non esiste alcuna giustificazione per mettere a rischio la salute degli altri solo per mantenere l'ordine in carcere. Molte carceri all'estero hanno adottato il divieto di fumo senza particolari problemi. È una questione di gestione e organizzazione. Peraltro, la salute viene prima di argomenti relativi all'ordine o alla disciplina.

      Per quanto riguarda il paragone tra l'ultima sigaretta concessa ai condannati a morte e la concessione di sigarette ai detenuti, è importante sottolineare che queste sono situazioni molto diverse. La sigaretta concessa ai condannati a morte è una concessione finale, mentre la possibilità di fumare in carcere è una questione di routine quotidiana. Inoltre, la concessione della sigaretta ai detenuti non dovrebbe essere vista come un diritto, ma come una questione di salute pubblica e sicurezza. Dunque il paragone con il condannato a morte è inappropriato e strumentale. Un detenuto in carcere, anche a vita, ha sempre la possibilità di uscire in futuro, ed ha diritto a condizioni di salute adeguate durante la detenzione, così come il personale.

      Elimina