martedì 31 ottobre 2023

Fibromialgia e fumo


La sindrome fibromialgica (FMS) è una malattia cronica non degenerativa, caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico generalizzato con rigidità mattutina e diversi sintomi associati tra cui disfunzione cognitiva, affaticamento, disturbi del sonno, sintomi gastrointestinali simili alla sindrome dell'intestino irritabile (1).
Nella maggioranza degli studi si risconta tra i pazienti affetti da fibromialgia una elevata prevalenza di fumatori (2, 3) tanto che diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una chiara associazione con il fumo di tabacco (4). La ricerca suggerisce che i fumatori affetti da fibromialgia spesso hanno una maggiore gravità della sintomatologia (più dolore, affaticamento e disturbi del sonno) rispetto ai non fumatori affetti da questa condizione. In effetti i pazienti affetti da fibromialgia spesso utilizzano il fumo di tabacco come un modo per alleviare il dolore (5, 6), sfruttando l’effetto analgesico acuto della nicotina. Specificamente la nicotina attiva il sistema oppioide endogeno e svolge, nel breve termine, proprietà analgesiche; però nel lungo termine lo sviluppo di tolleranza per la nicotina favorisce il dolore cronico (6, 7) con conseguente ridotta qualità di vita nei pazienti fumatori affetti da fibromialgia, sia a causa di meccanismi psicologici come depressione, ansia e bassa autostima, sia a causa dell'aumento di sintomi quali affaticamento, sonno non ristoratore, maggiore rigidità e un numero maggiore di tender point (6, 8, 9, 10, 11, 12, 13). Infatti, diversi studi hanno identificato il fumo come un unico fattore di rischio per il dolore cronico (14).
In altre parole il fumo di tabacco ha notoriamente un effetto pro-nocicettivo cronico cioè porta nel lungo termine ad un incremento del dolore, e contribuisce peraltro allo stato infiammatorio cronico dell’organismo che generalmente trova conferma nell’aumento dei livelli ematici di proteina C reattiva (15). Peraltro, si evidenzia che la severità dei sintomi della fibromialgia è associata ad elevazione dei livelli ematici di proteina C reattiva (16) cui peraltro può contribuire il fumo di sigaretta.
Ulteriore manifestazione tipica della fibromialgia, specie nei soggetti fumatori, è la disfunzione cognitiva nota come fibrofog o brainfog, che talora può essere ancora più invalidante dei sintomi del dolore (8). Gli studi riportano che dal 50% all'80% dei pazienti con fibromialgia sperimentano declino della memoria, confusione mentale e difficoltà di concentrazione; la compromissione nei domini della memoria di lavoro, episodica e semantica può essere così grave da simulare circa 20 anni di invecchiamento (8). Specificamente nei fumatori con fibromialgia è stata notata una maggiore difficoltà percepita nel linguaggio, nella memoria verbale, nella memoria visuo-spaziale e nell'attenzione (8).
I potenziali meccanismi che spiegano gli effetti dannosi del fumo di tabacco per la fibromialgia comprendono stress ossidativo (aumento di produzione di radicali liberi), infiammazione, processi aterosclerotici (8) e disbiosi intestinale (17).
In riferimento all'associazione tra fibromialgia e disbiosi, è stata presa in esame la proliferazione batterica dell'intestino tenue (Small Intestinal Bacterial Overgrowth, SIBO), caratterizzata dalla colonizzazione inappropriata del piccolo intestino distale con batteri del colon (17). Inoltre, è stato riscontrato che l'intensità del dolore dei pazienti con fibromialgia è correlata al grado di proliferazione batterica dell'intestino tenue (SIBO). La SIBO è spesso associata ad un aumento della permeabilità intestinale e ciò può avere rilevanza patogenetica nella fibromialgia perché porta all'esposizione delle cellule immunitarie gli antigeni luminali (18) come i batteri, i loro prodotti metabolici e le tossine. Questa esposizione può innescare una risposta immunitaria, che a sua volta può contribuire all'infiammazione sistemica.
Diversi studi hanno confermato non solo una costante presenza di SIBO nella fibromialgia, ma anche una forte associazione tra l'essere un fumatore attivo e l'insorgenza di SIBO (19, 20, 21).
La comprensione da parte del paziente affetto da fibromialgia della necessità di adottare uno stile di vita sano è di fondamentale importanza per la corretta gestione della malattia. Pertanto, la cessazione del fumo dovrebbe essere una priorità nei pazienti fumatori con fibromialgia e quindi è importante cercare il supporto adeguato a raggiungere questo obiettivo, dato che è stato dimostrato che il fumo peggiora il dolore e la gravità complessiva della malattia. Peraltro è importante impostare una dieta a basso contenuto di carboidrati fermentabili noti come FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides, and Polyols) sotto la supervisione di un dietologo. A ciò è utile aggiungere idoneo esercizio fisico; particolarmente indicati sono esercizi di tipo aerobico a basso impatto (camminare, nuotare, cyclette con sessioni brevi e aumento graduale di intensità e durata dell'esercizio), esercizi di forza (allenamento con pesi leggeri), esercizi di stretching, esercizi di equilibrio e coordinazione (tai ji, yoga, pilates), possibilmente con la supervisione di un professionista specializzato nella gestione della fibromialgia. Infine, sono fondamentali trattamenti farmacologici appropriati ed eventuali terapie complementari (agopuntura, massaggio).

Per misurare l'impatto che la fibromialgia può avere sulla qualità della vita cliccare su compila, per la lettura del risultato cliccare su visualizza (o ricaricare la pagina web). Può essere utile rivalutare la propria fibromialgia ripetendo il questionario dopo aver smesso di fumare.


Non esistono test diagnostici specifici per la diagnosi di fibromialgia, resta al momento una diagnosi di esclusione, pertanto rappresenta una diagnosi di pertinenza dello specialista reumatologo. Comunque un aiuto diagnostico si può ottenere dalla compilazione di un questionario (FM-HDT) proposto dal Reparto Autonomo di Reumatologia dell'AO "G.Rummo" di Benevento (22), che ci può dare valide indicazioni in base alle quali rivolgersi allo specialista o ad un centro di riferimento reumatologico.
Per la lettura del risultato del Fibromyalgia-Help Diagnostic Test (FM-HDT) cliccare su visualizza (o ricaricare la pagina web).


1. María Correa-Rodríguez, Jamal El Mansouri-Yachou, Antonio Casas-Barragán, Francisco Molina, Blanca Rueda-Medina, María Encarnación Aguilar-Ferrandiz: The Association of Body Mass Index and Body Composition with Pain, Disease Activity, Fatigue, Sleep and Anxiety in Women with Fibromyalgia. Nutrients. 2019 May 27;11(5):1193.
2. Anna Blokh Kerpel, Shmuel Tiosano, Daniela Amital, Doron Comaneshter, Arnon D Cohen, Howard Amital: [ASSOCIATION OF OBESITY, SMOKING AND SOCIOECONOMIC STRATA WITH THE FIBROMYALGIA SYNDROME]. Harefuah. 2019 Sep;158(9):583-586)
3. Vwaire J Orhurhu, Thomas P Pittelkow, W Michael Hooten: Prevalence of smoking in adults with chronic pain. Tob Induc Dis. 2015 Jul 17;13(1):17.
4. Marie-Louise Karlsson, Ann-Charlotte Elkan, Ingiäld Hafström: Widespread pain and pain intensity in patients with early rheumatoid arthritis. A cross-sectional comparison between smokers and non-smokers. Nurs Open. 2019 Apr 21;6(3):942-947
5. Toby N Weingarten, Ann Vincent, Connie A Luedtke, Timothy J Beebe, Tasha L Welch, Elisa Y Chong, Darrell R Schroeder, David O Warner: The Perception of Female Smokers with Fibromyalgia on the Effects of Smoking on Fibromyalgia Symptoms. Pain Pract. 2016 Nov;16(8):1054-1063.
6. Maria I Bokarewa, Malin C Erlandsson, Jan Bjersing, Mats Dehlin, Kaisa Mannerkorpi: Smoking is associated with reduced leptin and neuropeptide Y levels and higher pain experience in patients with fibromyalgia. Mediators Inflamm. 2014;2014:627041.
7. Chie Taniguchi, Akihiko Narisada, Hideo Tanaka, Hiroki Iida, Mami Iida, Rina Mori, Ayako Nakayama, Kohta Suzuki: Smoking cessation after cancer diagnosis reduces the risk of severe cancer pain: A longitudinal cohort study. PLoS One. 2022 Aug 9;17(8):e0272779.
8. Lin Ge, Ryan S D'Souza, Terry Oh, Ann Vincent, Arya B Mohabbat, Jason Eldrige, Li Jiang, Mary O Whipple, Samantha J McAllister, Zhen Wang, Wenchun Qu, William D Mauck: Tobacco Use in Fibromyalgia Is Associated With Cognitive Dysfunction: A Prospective Questionnaire Study. Mayo Clin Proc Innov Qual Outcomes. 2019 Feb 26;3(1):78-85.
9. Omer Nuri Pamuk, Salim Dönmez, Necati Cakir: The frequency of smoking in fibromyalgia patients and its association with symptoms. Rheumatol Int. 2009 Sep;29(11):1311-4.
10. Fátima Fernandez-Feijoo, Noelia Samartin-Veiga, María Teresa Carrillo-de-la-Peña: Quality of life in patients with fibromyalgia: Contributions of disease symptoms, lifestyle and multi-medication. Front Psychol. 2022 Oct 3;13:924405.
11. Yukinori Nagakura, Maya Hayashi, Shunichi Kajioka: Analysis of Japanese nationwide health datasets: association between lifestyle habits and prevalence of neuropathic pain and fibromyalgia with reference to dementia-related diseases and Parkinson's disease. Scand J Pain. 2023 Jul 13.
12. Breanna M Holloway, Maya S Santoro, Terry A Cronan: Smoking, depression, & stress: predictors of fibromyalgia health status. Psychol Health Med. 2017 Jan;22(1):87-93.
13. Shin-Seok Lee, Seong-Ho Kim, Seong-Su Nah, Ji Hyun Lee, Yeon-Ah Lee, Seung-Jae Hong, Hyun-Sook Kim, Hye-Soon Lee, Hyoun Ah Kim, Chung-Il Joung, Jung-Yoon Choe, Seong-Kyu Kim: Smoking habits influence pain and functional and psychiatric features in fibromyalgia. Joint Bone Spine. 2011 May;78(3):259-65.
14. Jenna Goesling, Chad M Brummett, Taha S Meraj, Stephanie E Moser, Afton L Hassett, Joseph W Ditre: Associations Between Pain, Current Tobacco Smoking, Depression, and Fibromyalgia Status Among Treatment-Seeking Chronic Pain Patients. Pain Med. 2015 Jul;16(7):1433-42.
15. Khand F, Shaikh SS, Ata MA, Shaikh SS: Evaluation of the effect of smoking on complete blood counts, serum C-reactive protein and magnesium levels in healthy adult male smokers. J Pak Med Assoc. 2015 Jan;65(1):59-61.
16. Teemu Zetterman, Ritva Markkula, Eija Kalso: Elevated highly sensitive C-reactive protein in fibromyalgia associates with symptom severity. Rheumatol Adv Pract. 2022 Jun 25;6(2):rkac053.
17. Ana Rita Silva, Alexandra Bernardo, Maria Fernanda de Mesquita, José Vaz-Patto, Pedro Moreira, Maria Leonor Silva, Patrícia Padrão: An anti-inflammatory and low fermentable oligo, di, and monosaccharides and polyols diet improved patient reported outcomes in fibromyalgia: A randomized controlled trial. Front Nutr. 2022 Aug 15:9:856216.
18. A Goebel, S Buhner, R Schedel, H Lochs, G Sprotte: Altered intestinal permeability in patients with primary fibromyalgia and in patients with complex regional pain syndrome. Rheumatology (Oxford). 2008 Aug;47(8):1223-7.
19. Jeremy Liu Chen Kiow, Ratiba Bellila, Amelie Therrien, Sacha Sidani, Mickael Bouin: Predictors of Small Intestinal Bacterial Overgrowth in Symptomatic Patients Referred for Breath Testing. J Clin Med Res. 2020 Oct;12(10):655-661.
20. Irina Efremova, Roman Maslennikov, Elena Poluektova, Ekaterina Vasilieva, Yury Zharikov, Andrey Suslov, Yana Letyagina, Evgenii Kozlov, Anna Levshina, Vladimir Ivashkin: Epidemiology of small intestinal bacterial overgrowth. World J Gastroenterol. 2023 Jun 14;29(22):3400-3421.
21. M Pimentel, D Wallace, D Hallegua, E Chow, Y Kong, S Park, H C Lin: A link between irritable bowel syndrome and fibromyalgia may be related to findings on lactulose breath testing. Ann Rheum Dis. 2004 Apr;63(4):450-2.
22. Stisi S, Venditti C, Murgia R, Simonetti B: Can a simple anamnestic test help us to diagnose fibromyalgia? Abst FRI0426. Annual European Congress of Rheumatology-EULAR 2010. Rome, 16-19 June 2010.
Guglielmo Lauro
(medico)

sabato 30 settembre 2023

Il denaro dei fumatori: dove vanno a finire i soldi risparmiati smettendo di fumare?

È ben noto che il tabagismo comporta, nel lungo periodo, costi economici molto elevati sia per i fumatori sia per le loro famiglie. Paradossalmente, i dati statistici mostrano un'incidenza maggiore di fumatori proprio nelle fasce sociali con redditi più bassi, nonostante queste siano quelle più esposte a ristrettezze economiche. Secondo recenti studi, le persone a basso reddito presentano un rischio triplicato di fumare rispetto a coloro con un reddito elevato; inoltre, nonostante il loro desiderio di smettere, hanno minori probabilità di riuscire nel loro intento rispetto alle persone con un reddito più alto. (1). 
Le elevate tasse sui prodotti del tabacco rischiano di avere un impatto sproporzionato sui fumatori con basso reddito, che si trovano costretti a destinare tra il 10% e il 30% del budget familiare per acquistare sigarette e prodotti correlati. Ciò si traduce in una privazione indotta dal fumo o nella mancanza di beni di prima necessità a causa delle spese per il tabacco (1). Di conseguenza, l'inquietudine derivante dall'insicurezza finanziaria e dalla privazione può indurre a fumare come meccanismo di coping. In effetti, il fumo di sigaretta può dare un momentaneo sollievo percepito come gratificante dai fumatori, ma tale beneficio dura solo per brevi istanti. Peraltro, va anche considerato che le ingannevoli strategie di marketing del tabacco sostengono il discontrollo del fumatore mettendo in commercio qualcosa di piccolo, alla portata di tutti, con una vita breve e che dà un piacere altrettanto breve. La sigaretta è il prodotto che maggiormente risponde a queste caratteristiche, un esempio perfetto di gratificazione istantanea. Che poi la sigaretta sia responsabile dell’aggravamento della condizione socio-economica nel medio-lungo periodo è un aspetto che viene scarsamente percepito dal fumatore il cui discontrollo lo porta a concentrarsi sulle sensazioni di piacere immediate che derivano dal fumo di sigaretta, piuttosto che prendere in considerazione le conseguenze a medio e lungo termine sulla propria salute e situazione finanziaria. La dipendenza nicotina rende, infatti, prioritaria la necessità di alleviare lo stress o l'ansia, rispetto ai problemi di salute e alle implicazioni finanziarie che potranno manifestarsi nel corso del tempo.
La tendenza dei fumatori a focalizzarsi sui benefici immediati del fumo può portarli a sottovalutare i vantaggi a lungo termine derivanti dallo smettere di fumare, come le opportunità di risparmio e investimento e i relativi benefici socio-economici.
Come si può spiegare questo comportamento?
Il sistema di gratificazione umano attuale è ancora sintonizzato sugli obiettivi delle società più primitive, in cui la ricerca di cibo e riparo era prioritaria e la gratificazione istantanea rappresentava un vantaggio adattivo. Oggi però, in un contesto di relativa abbondanza, il circuito della gratificazione viene stimolato in maniera incontrollata da input non più legati alla sopravvivenza, ma da cibo spazzatura, fumo, alcol, uso eccessivo di social network, per cui emerge che ciò che una volta rappresentava un vantaggio funzionale, oggi rappresenta una criticità intrinseca del nostro sistema di gratificazione che dunque alimenta comportamenti disfunzionali.

Per le ragioni sopra menzionate, è fondamentale imparare a sviluppare strategie che premiino le gratificazioni derivanti da esperienze durature, come affetti, crescita personale e benessere fisico, in altre parole, da attività che richiedono un certo impegno.
Smettendo di fumare, non si diventa improvvisamente virtuosi, ma spesso si mantiene una certa tendenza ad spendere soldi in modo non pianificato, facendo sì che le somme risparmiate si "confondano" con le altre spese nel bilancio e non si notino appieno. Con il tempo, però, si acquisisce un maggiore controllo che porta a una minore impulsività negli acquisti, spesso responsabili di microindebitamenti. In sostanza, si inizia gradualmente a gestire in modo più oculato il proprio denaro.
Quando i pazienti smettono di fumare e dopo qualche tempo tornano al Centro Antifumo (magari per avviare altri fumatori al percorso di cessazione), se si comunica loro la cifra non spesa in fumo, rimangono meravigliati dell'ammontare di questo risparmio!
Però poi lamentano che in realtà quella cifra non se la ritrovano in tasca, quindi viene da chiedersi dove vanno a finire i soldi che prima portavano al tabaccaio.
Dunque se questi soldi non se li ritrova in tasca né chi ha smesso di fumare, né tanto meno il tabaccaio, facciamo chiarezza sul destino dei soldi non andati in fumo!
In base ai riscontri dei fumatori che si sono rivolti al Centro Antifumo Quit di Aversa, si è rilevato che specie nei primi mesi dopo lo stop, parte della cifra risparmiata viene spesa per gratificarsi con piccoli acquisti per sopperire alla mancanza di nicotina (abbigliamento, accessori). Questo comportamento è, peraltro, sempre raccomandato e rientra proprio tra i consigli suggeriti dal Centro Antifumo, che fra l’altro promuove stili di vita più sani, sollecitando i propri pazienti a prendersi cura maggiormente della propria salute. Cosicché i risparmi appaiono smorzati da voci di spesa finalmente viste come prioritarie (visite mediche, esami di laboratorio, screening, etc.) per la maggiore consapevolezza dei danni potenziali o reali del fumo di tabacco. Peraltro, a rendere invisibili i risparmi spesso ci pensano l’aumento del costo della vita, spese impreviste, difficoltà finanziarie sopraggiunte che possono erodere il denaro risparmiato con tanto impegno.
Comunque, nelle fasi di remissione del fumo di tabacco (cioè dopo 3-6 mesi di astensione completa), inizia a maturare una sorta di cambiamento di prospettiva per abbracciare scelte più lungimiranti che inducono a migliorare la condizione socio-economica.
Cosicché sulla base delle risposte ad un sondaggio effettuato  Centro Antifumo di Aversa sulla popolazione dei fumatori in fase di remissione, si riportano in ordine decrescente le destinazioni d'uso dei soldi non spesi in prodotti da fumo:
-redistribuito ai figli o ad altri componenti del nucleo familiare
-risparmiare denaro nel lungo termine e investire nelle proprie aspirazioni e obiettivi futuri (creazione di un piano di risparmio, acquistare un’auto, di una seconda casa)
-riduzione di forme di indebitamento,
-attività ricreative (viaggi, ristoranti, svaghi, spa, hobby)
-investimenti in attività più sane (alimentazione corretta seguendo i consigli di nutrizionista, dieta sotto controllo di un dietologo, attività fisica, massaggi, trattamenti estetici, corsi di formazione ad es. imparare una lingua straniera)
-sostenere cause benefiche (ricerca sul cancro, organizzazioni no profit, etc.).

Quanto sono importanti gli aspetti economici della cessazione?
Affrontare il problema delle difficoltà finanziarie o del benessere economico limitato può essere particolarmente utile soprattutto nei fumatori appartenenti a fasce di popolazione a basso reddito.
Le difficoltà finanziarie, la precarietà lavorativa e il disagio economico generano nei fumatori elevati livelli di stress e frustrazione, tanto che recenti studi propongono integrare interventi di coaching finanziario nei percorsi di cessazione per i fumatori a basso reddito (1). 
Per misurare il proprio stress/benessere finanziario cliccare su compila, per la lettura del risultato cliccare su visualizza (o ricaricare la pagina web).
In particolare, per punteggi intorno a 4 sulla scala del "Distress/Benessere Finanziario", è possibile che i fumatori traggano beneficio da un percorso di cessazione tabagica integrato con un intervento di coaching finanziario, al fine di ottenere risultati più efficaci sia nel breve che nel lungo termine.


1. Erin S Rogers, Marc I Rosen, Brian Elbel, Binhuan Wang, Kelly Kyanko, Elizabeth Vargas, Christina N Wysota, Scott E Sherman: Integrating Financial Coaching and Referrals into a Smoking Cessation Program for Low-income Smokers: a Randomized Waitlist Control Trial. J Gen Intern Med. 2022 Sep;37(12):2973-2981.
Lauro Guglielmo
(medico)

giovedì 17 agosto 2023

Grafico a …“bare”: tabacco, alcol e droghe a confronto!


Ad integrazione di quanto esposto nel precedente post, si vuole approfondire quali fattori concorrono a rendere le droghe illegali, come eroina e cocaina, meno letali rispetto a quelle legali, tabacco e alcol.
In realtà ciò che fa la differenza è il contesto in cui una qualsiasi sostanza viene utilizzata. Chi inizia a fumare e chi inizia a bere in genere lo fa in un contesto di socialità, per cui l'uso del fumo e dell'alcol non viene percepito come dannoso, ma un piacere conviviale. L'inizio dell'uso delle droghe illegali avviene, invece, in un contesto solitamente di isolamento sociale o di isolamento emotivo.

La comunità scientifica ha a lungo creduto che la dipendenza da qualsiasi droga fosse causata dalle proprietà intrinseche di dipendenza della sostanza. Questa deduzione è riconducibile ad esperimenti condotti utilizzando la scatola Skinner, una gabbia inventata negli anni '30 del secolo scorso dallo psicologo americano Burrhus Frederic Skinner, e che hanno rivelato che i ratti tenuti in cattività, isolati e posti davanti alla scelta fra acqua semplice e acqua drogata si auto-somministravano droghe fino a morirne rapidamente. Da ciò fu dedotto che la dipendenza fosse causata dalle droghe stesse, trasformando coloro che le consumavano in tossicodipendenti.

Tuttavia, nel 1978, Bruce K. Alexander, uno psicologo canadese, ha condotto lo studio Rat Park, rivoluzionando la comprensione della dipendenza. Come noi, i topi sono creature sociali e desiderano fortemente il contatto e la comunicazione con i loro simili. Alexander e il suo team crearono un parco abbastanza grande da ospitare da 16 a 20 ratti maschi e femmine, allestito come un parco giochi completo di ruote e palline da gioco, spazi per l'accoppiamento, cibo ed acqua a volontà, ma anche disponibilità di acqua drogata (soluzione contenente morfina). Il risultato fu che, a differenza della scatola di Skinner, in Rat Park i topi non sceglievano più di consumare morfina.

Il concetto che le persone isolate in uno spazio ristretto mostrassero una minore esitazione nell'utilizzare una sostanza d'abuso per combattere la noia, la solitudine o le condizioni di vita sfavorevoli, andava contro le precedenti "prove" che attribuivano la dipendenza alla sostanza stessa. Di conseguenza, i risultati dello psicologo Bruce K. Alexander, pubblicati nel 1981, non furono inizialmente accolti favorevolmente.
D’altra parte un’esperienza che ha coinvolto esseri umani e che ha permesso di giungere a conclusioni analoghe a quelle riportate dallo psicologo canadese, era storicamente già avvenuta: la Guerra del Vietnam (1955-1975). Durante tale conflitto circa il 20% dei soldati statunitensi diventò dipendente dall'eroina, essendo tale droga ampiamente disponibile. In effetti si contavano più tossicodipendenti americani in Vietnam che in tutti gli Stati Uniti. Ciò suscitò grande preoccupazione: quali sarebbero state le conseguenze al momento del ritorno a casa? Si temevano scenari apocalittici, ma in realtà non accadde nulla del genere. Nel giro di un anno, il 95% dei soldati smise di assumere l'eroina. Per quanto riguarda il restante 5%, molti di loro erano già consumatori di eroina prima di partire.
È importante notare che, sebbene tutti inevitabilmente entriamo in contatto con sostanze e comportamenti che possono portare all'insorgenza di dipendenza, non è detto che ne diventiamo automaticamente dipendenti. Ad esempio, non possiamo presupporre che tutte le persone che hanno bevuto alcolici sviluppino problemi di alcolismo, o che chiunque abbia provato una sigaretta diventi un fumatore accanito. Allo stesso modo, non tutti coloro che hanno giocato d'azzardo diventeranno giocatori patologici, né chi ha ricevuto trattamenti farmacologici a base di morfina svilupperà una dipendenza da eroina.
Dunque, gli esperimenti condotti con la scatola di Skinner evidenziano che le cavie hanno un innato bisogno di connessione, ma se private di legami adeguati, si attaccheranno a qualunque cosa offra un senso di conforto, anche se in modo disfunzionale o addirittura pericoloso per la propria vita. Gli esseri umani sperimentano qualcosa di molto simile quando avvertono il peso di una gabbia mentale, ovvero quando ci si sente bloccati, insoddisfatti e senza una via di fuga.
L’attuale contesto sociale vuole farci passare il fumo e l’alcol come mezzi di connessione sociale legati a momenti di gioia, divertimento, amicizia e successo, ma si tratta solo di stereotipi e idee distorte che ci intrappolano in gabbie mentali. Ciò viene realizzato attraverso pubblicità che mostra persone attraenti e felici mentre brindano o fumano, creando l'idea che il consumo di queste sostanze sarebbe legato ad una migliore socializzazione, soddisfazione o successo. Ad esempio, il vino essendo stato parte integrante di molte culture influenzando l'arte, la letteratura, la religione, la gastronomia è rientrato in tradizioni sociali difficili da scardinare. Il tabacco, nonostante non possieda una tradizione millenaria come l'alcol, ha tratto vantaggio da una diffusione basata principalmente su sofisticate strategie di marketing che sono state in grado di associare il fumo a ideali di libertà, avventura, seduzione e successo, creando peraltro connessioni tra il fumo e l'identità personale. Dunque se l’influenza socio ambientale è parte del problema, logicamente dovrebbe essere parte della soluzione!
In effetti, se non fosse per l'influenza sociale spesso ingannevole e per i modelli di marketing guidati da interessi economici, il fumo e l'alcol non sarebbero così diffusi e conseguentemente correlati a tassi di letalità talmente elevati da superare di gran lunga quelli delle droghe illegali.

Dunque, per contrastare efficacemente l'abuso di sostanze, la società dovrebbe offrire opportunità gratificanti per interagire, dovrebbe sollecitare a condividere momenti speciali e coltivare interessi, incoraggiando un impiego costruttivo del tempo libero. Supportare occasioni ricreative non dannose ma coinvolgenti aiuta le persone a soddisfare il proprio bisogno di socializzazione in modo sano, riducendo i fattori di rischio per la dipendenza e migliorando il benessere psicofisico individuale e collettivo. Tuttavia la nostra società non sembra pronta a rinunciare a certe sostanze e comportamenti dannosi, né riesce a valorizzare alternative positive come svaghi non rischiosi e attività edificanti nel tempo libero, nonché occasioni produttive di crescita personale. 
Guglielmo Lauro
(medico)


lunedì 31 luglio 2023

Sostanze inutili, dannose e ...sorprendentemente mortali!

Qual è l'attività oggettivamente più inutile e più dannosa per la salute dell'uomo con ricadute deleterie sull'ambiente, oltre ad essere la più diffusa?
Senza dubbio, fumare! Il fumo di tabacco ha, infatti, tanti poco invidiabili primati che lo rendono un flagello di dimensioni planetarie, provocando ogni anno circa 8 milioni di morti nel mondo, di cui oltre 7 milioni sono causati da malattie legate al cancro (fonte: Ministero della Salute). 

Di seguito sono riportate alcune evidenze scientifiche riguardanti il fumo di tabacco e su cui vale la pena riflettere:
-Sotto diversi punti di vista, la nicotina è la droga che crea più dipendenza al mondo e il tabacco è la sostanza più letale (1, 2, 3); in effetti, il fumo di tabacco porta a una delle dipendenze di più lunga durata della vita, danneggiando progressivamente tutte le strutture dell'organismo in un processo cui non è possibile sottrarsi;
-Il fumo rappresenta, a livello globale, il più forte fattore di rischio stile di vita-correlato, seguito da consumo di alcol e obesità (4);
-Il tabacco è considerato il motore primario delle dipendenze patologiche (5);
-Il disturbo da uso di tabacco è il più comune disturbo da uso di sostanze nel mondo;
-Il fumo rappresenta la prima causa di morte evitabile nei Paesi occidentali, sicuramente più dell’AIDS, incidenti stradali, suicidi, abuso di alcol, droghe, incendio ed omicidi presi tutti assieme (6);
-Il 90% dei tumori polmonari è dovuto al fumo di sigaretta. Il fumo è, inoltre, la maggiore causa di cancro delle mucose orali e della laringe, del pancreas e della cervice uterina;
-Il fumo rappresenta il più importante fattore di rischio per lo sviluppo di broncopneumopatia cronica ostruttiva (7): circa il 10-15% di fumatori sviluppa un'ostruzione bronchiale clinicamente significativa (8);
-Il fumo costituisce il principale fattore di rischio di pneumotorace spontaneo primario (PSP) (9);
-Il tabagismo rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per l'insorgenza di patologie nei pazienti HIV (10);
-L'industria del tabacco costituisce la prima causa evitabile di emissioni di CO2 e dunque la più insostenibile delle industrie;
- I mozziconi di sigaretta rappresentano il primo contaminante degli oceani a livello mondiale e la tipologia di rifiuto più numeroso raccolto sulle coste di tutto il pianeta, così come riportato dall'Ocean Conservancy, associazione no-profit che da 32 anni organizza l’International Coastal Cleanup (associazione internazionale di pulizia costiera).

Il tabacco, come droga, va posto in una categoria di sostanze che possiamo considerare speciale, perché l'uso comune non comporta le alterazioni mentali acute, con perdita del controllo delle proprie azioni, così come quelle che si possono osservare con l'uso di altre droghe illegali e che contribuiscono alla loro pericolosità. Tuttavia, per la sua azione subdola il tabacco inevitabilmente prima o poi ci chiederà un conto spesso salato in termini di salute. Peraltro, a differenza dell’alcol e delle droghe illegali, riesce a fare danni alle persone anche in modalità passiva, cioè attraverso il fumo di seconda mano, il fumo di terza mano, e l’after smoke, nonché all’ambiente mediante i suoi rifiuti tossici, i mozziconi.

Insomma la sigaretta è il prodotto commerciale che più degli altri uccide le persone che ne fanno uso. Il consumo e la produzione delle sigarette non rispettano minimamente il requisito di responsabilità, e probabilmente è anche uno dei prodotti meno etici, danneggiando la salute dell'uomo, degli animali e delle piante. Ogni anno, le sigarette gettate per terra producono circa 800.000 tonnellate di rifiuti. Questi rifiuti contengono sostanze chimiche tossiche che possono contaminare il suolo e l'acqua.

Ora osserviamo la dimensione del fenomeno tabagismo rispetto all’alcol e alle droghe illegali.

Se i consumatori di tabacco in Italia sono circa 12 milioni e i morti a causa del tabacco sono circa 90 mila all'anno (11), a quanto ammonta il tasso di letalità?
Il tasso di letalità si calcola dividendo il numero di morti per tabacco per il numero di fumatori moltiplicato 100 = (90 000/12 000 000)*100=0,75%.
Effettuando analogo calcolo per i consumatori di bevande alcoliche in Italia che ammontano a circa 40 milioni (12) e preso atto che le morti per alcol in Italia sono circa 25 mila all’anno, avremo un tasso di letalità pari a (25 000/40 000 000)*100=0,06%.
Ripetendo, infine, lo stesso calcolo per coloro che fanno uso di sostanze illegali che in Italia ammontano a circa 6 milioni e per i morti da tali sostanze che ammontano a circa 300 unità (Fig.1), avremo un tasso di letalità pari a (300/6 000 000)*100=0,005%.
Fig. 1: quasi 300 decessi nel 2015

Nel Regno Unito, dove la prevalenza dei fumatori è di alcuni punti percentuali inferiore a quella dell'Italia, sono state messe esplicitamente a paragone le morti da tabacco, da alcol e da eroina, riportandole nel seguente grafico (Fig.2). Confrontando tali dati con quelli con quelli dell'Italia, il tasso di letalità del tabacco mantiene più o meno le stesse proporzioni rispetto all'alcol e alle droghe illegali.
Fig. 2: Numero di morti all'anno nel Regno Unito per le principali droghe (13)

Dunque, in Italia (e non solo) il tabacco uccide almeno 12 volte di più dell’alcol e 150 volte di più delle droghe illegali!
Il che è in linea con quanto riporta il Ministero della Salute e cioè che nell'Unione Europea  "circa il 50% dei fumatori muore prematuramente, con conseguente perdita media di 14 anni di vita per fumatore" (11).
Per quanto i dati sopra riportati possano essere considerati valori stimati e messi in relazione con una certa approssimazione, va osservato che trattandosi di numeri con ordini di grandezza molto differenti, il risultato di queste correlazioni non cambia significativamente e le suddette conclusioni rimangono valide dal punto di vista analitico.
Questi concetti dovrebbero rappresentare una solida base su cui costruire stili di vita più equilibrati e salutari e meritano sicuramente un successivo post di approfondimento.
 
2. Henri-Jean Aubin, Amandine Luquiens, Nicolas Bonnet, Anne Borgne: [From nicotine dependence to addictology]. Rev Prat. 2012 Mar;62(3):356-9.
3. J Slade: Introductory notes on the tobacco problem. Nicotine Tob Res. 1999;1 Suppl 2:S27-30.
4. Katzke VA, Kaaks R, Kühn T: Lifestyle and cancer risk. Cancer J. 2015 Mar-Apr;21(2):104-10.
5. Eliza L Gordon, Aviva H Ariel-Donges, Viviana Bauman, Lisa J Merlo: What Is the Evidence for "Food Addiction?" A Systematic Review. Nutrients. 2018 Apr 12;10(4):477.
6. Tinghino B: Tabagismo, dimensioni del problema e aspetti terapeutici. Mission p. 8 n. 3, 2002.
7. Murin S, Hilbert J, Reilly SJ: Cigarette smoking and the lung. Clin Rev All Immunol 1997;15:307-36.
8. Paola Martucci: Danno polmonare indotto da fumo di tabacco e patogenesi delle interstiziopatie fumo-correlate. Fumo e interstiziopatie polmonari a cura di Sandra Nutini e Valerio Poletti. Pacini Editore maggio 2008.
9. Tschopp JM, Bintcliffe O, Astoul P, Canalis E, Driesen P, Janssen J, Krasnik M, Maskell N, Van Schil P, Tonia T, Waller DA, Marquette CH, Cardillo G: ERS task force statement: diagnosis and treatment of primary spontaneous pneumothorax. Eur Respir J. 2015 Aug;46(2):321-35.
10. Encrenaz G, Bénard A, Rondeau V, Bonnet F, Lazaro E, Neau D, Dupon M, Dabis F, Mercié P, Chêne G; ANRS CO3 Aquitaine Study Group (Grouped'Epidémiologie Clinique du Sida en Aquitaine): Determinants of smoking cessation attempts among HIV-infected patients results from a hospital-based prospective cohort. INSERM, U897, CIC-EC7,Bordeaux, F-33076 France. Gaelle.Encrenaz@isped.u-bordeaux2.fr. Curr HIV Res. 2010 Apr;8(3):212-7.
11. Ministero della Salute: Tabagismo. 30 maggio 2022 (link 1link2link3)
13. David Nutt: Drugs Without the Hot Air: Minimising the harms of legal and illegal drugs. UIT Cambridge, England, May 31, 2012.
Guglielmo Lauro
(medico)

venerdì 30 giugno 2023

Quando smetti di fumare e cadi nella trappola dei comportamenti disfunzionali

Non di rado quando si smette di fumare il desiderio nicotinico non soddisfatto può mimare altre voglie. A volte questo desiderio si traveste da voglia di cioccolato o di dolci in generale, altre volte prendono il sopravvento comportamenti compensatori per scaricare la tensione (come rosicchiare ripetutamente rametti di liquirizia, rimpinzarsi di caramelle balsamiche, buttarsi a capofitto in attività ginniche, etc.). Tali comportamenti compensatori si riscontrano maggiormente quando i prodotti del tabacco sono utilizzati dai fumatori come strumenti per colmare un vuoto, placare bisogni insoddisfatti o disturbi psicologici sotto soglia che smettendo di fumare possono riaffiorare (ansia, depressione, traumi passati, bassa autostima o problemi di relazione).
Fumare sigarette aumenta nel cervello i livelli di dopamina, che è un neurotrasmettitore associato alla sensazione di piacere e gratificazione; tuttavia si tratta di effetti temporanei che richiedono un uso continuativo del tabacco, per mantenere il grado di soddisfazione. Però il fumo inevitabilmente porta a danni alla salute costringendo il fumatore a smettere. Quando si smette di fumare, i livelli di dopamina nel cervello diminuiscono, per cui possono riaffiorare le sensazioni di mancanza e di privazione. 
I comportamenti compensatori sono quelli che vengono adottati per alleviare gli effetti della carenza dopaminica come il senso di insoddisfazione o di frustrazione.
Il cibo può diventare un surrogato di questa mancanza di gratificazione, poiché anche il consumo di cibo può aumentare i livelli di dopamina nel cervello.
Il cioccolato, i dolci o il cibo in generale possono fornire  sensazioni di conforto e di gratificazione simili a quelle procurate dal fumo.
Inoltre, quando si smette di fumare il gusto e l'olfatto migliorando rendono il cibo più appetitoso e piacevole da consumare. Questo può portare ad un aumento dell'assunzione soprattutto di cibi spazzatura (junk food) grassi e ipercalorici che possono rapidamente causare un aumento di peso. 
Ma perché, la carenza di nicotina viene compensata più frequentemente dal cibo? Perché il cibo è accessibile facilmente e senza sforzo, è socialmente accettato e, quando si tratta di cibo spazzatura, è anche particolarmente economico. Altrettanto pericoloso, se non di più, è spostare su bevande alcoliche che possono ridurre la capacità di controllo e favorire la ripresa del fumo di tabacco.
Altro interrogativo è il perché i fumatori spesso sono attratti da bibite zuccherate (Coca cola) e da cibo cosiddetto spazzatura? Perché fumare indebolisce la capacità gustativa cosicché spesso il livello di dolcezza dei cibi naturali non ha più alcun appeal. Ciò giustifica la maggior tendenza a consumare cibi particolarmente ricchi di ingredienti come sale, zucchero e grasso manipolati dall'industria alimentare in modo da ottenere il cosiddetto "bliss point", il punto di massimo godimento sensoriale che ci spinge alla continua ricerca di determinati cibi o bevande. Gli alimenti iperpalatabili possono sovrastimolare le vie della ricompensa non soltanto prevalendo sui segnali di sazietà fisiologici, ma potenzialmente anche sul nostro buon senso: a chi non è capitato di ritrovarsi a mangiare anche quando non si ha più fame o continuare a mangiare consapevoli che sarebbe meglio fermarsi?
Non tutti i fumatori che smettono di fumare sviluppano comportamenti compensatori dannosi; infatti, vi possono essere comportamenti salutari come trovare attività creative (pittura, scrittura, musica), partecipare ad attività socializzanti (ballo, volontariato, corsi vari come quelli di cucina o di lingua straniera, club di lettura, etc.), gestione dello stress (attività fisica, meditazione, yoga, etc.).
È importante ricordare che ogni persona è diversa e ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un'altra. Tuttavia cercare di mantenere uno stile di vita sano (dieta equilibrata, esercizio fisico regolare, sonno di qualità, riduzione dello stress) e affidarsi al supporto di specialisti nel campo delle dipendenze può aiutare a prevenire comportamenti compensatori dannosi e migliorare la salute complessiva.
Guglielmo Lauro
(medico)