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giovedì 17 agosto 2023

Grafico a …“bare”: tabacco, alcol e droghe a confronto!


Ad integrazione di quanto esposto nel precedente post, si vuole approfondire quali fattori concorrono a rendere le droghe illegali, come eroina e cocaina, meno letali rispetto a quelle legali, tabacco e alcol.
In realtà ciò che fa la differenza è il contesto in cui una qualsiasi sostanza viene utilizzata. Chi inizia a fumare e chi inizia a bere in genere lo fa in un contesto di socialità, per cui l'uso del fumo e dell'alcol non viene percepito come dannoso, ma un piacere conviviale. L'inizio dell'uso delle droghe illegali avviene, invece, in un contesto solitamente di isolamento sociale o di isolamento emotivo.

La comunità scientifica ha a lungo creduto che la dipendenza da qualsiasi droga fosse causata dalle proprietà intrinseche di dipendenza della sostanza. Questa deduzione è riconducibile ad esperimenti condotti utilizzando la scatola Skinner, una gabbia inventata negli anni '30 del secolo scorso dallo psicologo americano Burrhus Frederic Skinner, e che hanno rivelato che i ratti tenuti in cattività, isolati e posti davanti alla scelta fra acqua semplice e acqua drogata si auto-somministravano droghe fino a morirne rapidamente. Da ciò fu dedotto che la dipendenza fosse causata dalle droghe stesse, trasformando coloro che le consumavano in tossicodipendenti.

Tuttavia, nel 1978, Bruce K. Alexander, uno psicologo canadese, ha condotto lo studio Rat Park, rivoluzionando la comprensione della dipendenza. Come noi, i topi sono creature sociali e desiderano fortemente il contatto e la comunicazione con i loro simili. Alexander e il suo team crearono un parco abbastanza grande da ospitare da 16 a 20 ratti maschi e femmine, allestito come un parco giochi completo di ruote e palline da gioco, spazi per l'accoppiamento, cibo ed acqua a volontà, ma anche disponibilità di acqua drogata (soluzione contenente morfina). Il risultato fu che, a differenza della scatola di Skinner, in Rat Park i topi non sceglievano più di consumare morfina.

Il concetto che le persone isolate in uno spazio ristretto mostrassero una minore esitazione nell'utilizzare una sostanza d'abuso per combattere la noia, la solitudine o le condizioni di vita sfavorevoli, andava contro le precedenti "prove" che attribuivano la dipendenza alla sostanza stessa. Di conseguenza, i risultati dello psicologo Bruce K. Alexander, pubblicati nel 1981, non furono inizialmente accolti favorevolmente.
D’altra parte un’esperienza che ha coinvolto esseri umani e che ha permesso di giungere a conclusioni analoghe a quelle riportate dallo psicologo canadese, era storicamente già avvenuta: la Guerra del Vietnam (1955-1975). Durante tale conflitto circa il 20% dei soldati statunitensi diventò dipendente dall'eroina, essendo tale droga ampiamente disponibile. In effetti si contavano più tossicodipendenti americani in Vietnam che in tutti gli Stati Uniti. Ciò suscitò grande preoccupazione: quali sarebbero state le conseguenze al momento del ritorno a casa? Si temevano scenari apocalittici, ma in realtà non accadde nulla del genere. Nel giro di un anno, il 95% dei soldati smise di assumere l'eroina. Per quanto riguarda il restante 5%, molti di loro erano già consumatori di eroina prima di partire.
È importante notare che, sebbene tutti inevitabilmente entriamo in contatto con sostanze e comportamenti che possono portare all'insorgenza di dipendenza, non è detto che ne diventiamo automaticamente dipendenti. Ad esempio, non possiamo presupporre che tutte le persone che hanno bevuto alcolici sviluppino problemi di alcolismo, o che chiunque abbia provato una sigaretta diventi un fumatore accanito. Allo stesso modo, non tutti coloro che hanno giocato d'azzardo diventeranno giocatori patologici, né chi ha ricevuto trattamenti farmacologici a base di morfina svilupperà una dipendenza da eroina.
Dunque, gli esperimenti condotti con la scatola di Skinner evidenziano che le cavie hanno un innato bisogno di connessione, ma se private di legami adeguati, si attaccheranno a qualunque cosa offra un senso di conforto, anche se in modo disfunzionale o addirittura pericoloso per la propria vita. Gli esseri umani sperimentano qualcosa di molto simile quando avvertono il peso di una gabbia mentale, ovvero quando ci si sente bloccati, insoddisfatti e senza una via di fuga.
L’attuale contesto sociale vuole farci passare il fumo e l’alcol come mezzi di connessione sociale legati a momenti di gioia, divertimento, amicizia e successo, ma si tratta solo di stereotipi e idee distorte che ci intrappolano in gabbie mentali. Ciò viene realizzato attraverso pubblicità che mostra persone attraenti e felici mentre brindano o fumano, creando l'idea che il consumo di queste sostanze sarebbe legato ad una migliore socializzazione, soddisfazione o successo. Ad esempio, il vino essendo stato parte integrante di molte culture influenzando l'arte, la letteratura, la religione, la gastronomia è rientrato in tradizioni sociali difficili da scardinare. Il tabacco, nonostante non possieda una tradizione millenaria come l'alcol, ha tratto vantaggio da una diffusione basata principalmente su sofisticate strategie di marketing che sono state in grado di associare il fumo a ideali di libertà, avventura, seduzione e successo, creando peraltro connessioni tra il fumo e l'identità personale. Dunque se l’influenza socio ambientale è parte del problema, logicamente dovrebbe essere parte della soluzione!
In effetti, se non fosse per l'influenza sociale spesso ingannevole e per i modelli di marketing guidati da interessi economici, il fumo e l'alcol non sarebbero così diffusi e conseguentemente correlati a tassi di letalità talmente elevati da superare di gran lunga quelli delle droghe illegali.

Dunque, per contrastare efficacemente l'abuso di sostanze, la società dovrebbe offrire opportunità gratificanti per interagire, dovrebbe sollecitare a condividere momenti speciali e coltivare interessi, incoraggiando un impiego costruttivo del tempo libero. Supportare occasioni ricreative non dannose ma coinvolgenti aiuta le persone a soddisfare il proprio bisogno di socializzazione in modo sano, riducendo i fattori di rischio per la dipendenza e migliorando il benessere psicofisico individuale e collettivo. Tuttavia la nostra società non sembra pronta a rinunciare a certe sostanze e comportamenti dannosi, né riesce a valorizzare alternative positive come svaghi non rischiosi e attività edificanti nel tempo libero, nonché occasioni produttive di crescita personale. 
Guglielmo Lauro
(medico)


sabato 1 aprile 2017

Aprile 2017, mese della prevenzione alcologica: i vizi degli italiani

Secondo un'indagine ISTAT, riportata recentemente su "Il Sole 24 ORE", i prodotti del tabacco comportano una spesa di circa 7,1 miliardi di euro, mentre alle bevande alcoliche è attribuita una spesa di circa 6,5 miliardi di euro. Inoltre, la spesa per l'accoppiata alcol e tabacco (che dunque supera i 13,6 miliardi di euro) vede in testa la Campania che peraltro occupa le ultime posizioni per quanto riguarda la spesa per istruzione rispetto alle altre regioni italiane.

Certo si tratta di dati grezzi ovvero non aggiustati per variabili demografiche, geografiche, politiche, economiche, etc. però salta subito all'occhio che una regione virtuosa come il Veneto sia al primo posto per istruzione e all'ultimo posto per tabacco e alcol, mentre all'opposto abbiamo la Campania con voci di spesa che assolutamente non ci fanno onore. 

C'è senza dubbio molto da lavorare in tema di prevenzione specialmente nelle scuole campane dove da indagini preliminari del Servizio Prevenzione del Dipartimento Dipendenze ASL CE (non ancora pubblicati), emerge una realtà preoccupante in termini di stili di vita non salutari e modelli di consumo di sostanze legali (prodotti del tabacco, e-cig, bevande alcoliche), nonché di sostanze illegali (sigarette di contrabbando e droghe). Si ricorda che fumo e alcol rappresentano la causa primaria di tumori del cavo orale che sono in notevole aumento specie in Campania dove si stima che si verifichino circa 600 nuovi casi di carcinomi del cavo orale con un 50% di prognosi infausta.
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 21 giugno 2015

Quest'estate giochiamo a Tetris per dire no al tabacco

Basta giocare per almeno 3 minuti e si riduce il pensiero desiderante.
Secondo recenti studi la distrazione visiva provocata dal videogame di problem solving visuo-spaziale Tetris può ridurre il desiderio di droghe (nicotina, alcol, caffeina), cibi e bevande, e attività (sesso, esercizio fisico, gioco) (1, 2). I ricercatori spiegano che questo fenomeno è dovuto al fatto che i suddetti desideri si presentano al nostro cervello sotto forma d'immagini visive ed il gioco del Tetris, richiedendo un compito impartito alla memoria di lavoro visuo-spaziale, riduce la comparsa naturale di bisogni che vengono percepiti come primari.
Giocare tre minuti a Tetris potrebbe ridurre significativamente il desiderio irrefrenabile di ricorrere a sigarette, alcol, caffè o di avventarsi sul cibo. In effetti, gli episodi di desiderio impellente (craving) normalmente durano solo pochi minuti, durante i quali un individuo è impegnato a visualizzare nella mente ciò che desidera e la ricompensa che ne deriverà. Spesso questi pensieri e sentimenti conducono la persona a procurarsi e consumare ciò a cui sta cercando di resistere, tuttavia giocando a Tetris, anche solo per un breve lasso di tempo, si impedisce al cervello di creare quelle immagini mentali, e senza quelle il craving non parte.
Inoltre, giocare a Tetris può rappresentare anche un modo per allontanare i ricordi intrusivi, ovvero i pensieri disturbanti e le immagini di un evento traumatico che ritorna alla mente anche quando non li si vorrebbe richiamare alla memoria (3, 4, 5).

1. Skorka-Brown J, Andrade J, Whalley B, May J: Playing Tetris decreases drug and other cravings in real world settings. Addict Behav. 2015 Jul 26;51:165-170.
2. Skorka-Brown J, Andrade J, May J: Playing 'Tetris' reduces the strength, frequency and vividness of naturally occurring cravings. Appetite. 2014 May;76:161-5.
3. James EL, Bonsall MB, Hoppitt L, Tunbridge EM, Geddes JR, Milton AL, Holmes EA: Computer Game Play Reduces Intrusive Memories of Experimental Trauma via Reconsolidation-Update Mechanisms. Psychol Sci. 2015 Aug;26(8):1201-15.
4. Holmes EA, James EL, Kilford EJ, Deeprose C: Key steps in developing a cognitive vaccine against traumatic flashbacks: visuospatial Tetris versus verbal Pub Quiz. PLoS One. 2010 Nov 10;5(11):e13706.
5. Holmes EA, James EL, Coode-Bate T, Deeprose C: Can playing the computer game "Tetris" reduce the build-up of flashbacks for trauma? A proposal from cognitive science. PLoS One. 2009;4(1):e4153.
Guglielmo Lauro
(medico)

mercoledì 1 aprile 2015

Aprile 2015 - mese della prevenzione alcologica: coabuso di fumo e alcol e la "Soft Therapy"

L'alcol e la nicotina sono comunemente co-abusati e studi epidemiologici dimostrano che esiste una forte correlazione tra consumo di alcol e uso di tabacco; infatti, vari studi confermano che l'80-95% degli alcolisti sono anche fumatori (1, 2, 3). Peraltro, ci sono prove che i recettori nicotinici acetilcolinici neuronali (nAChR) svolgono un ruolo non solo nella dipendenza nicotinica, ma anche in quella alcolica (1, 4) e perfino nel craving indotto da stimoli associati alla cocaina (5).
La vareniclina, un farmaco agonista parziale del recettore nicotinico-acetilcolinico (nAChR) che viene abitualmente utilizzato nei programmi di disassuefazione tabagica, può dunque intervenire anche sulla dipendenza alcolica, nonché su quella da cocaina. Infatti, numerosi studi effettuati su pazienti fumatori trattati con vareniclina hanno riportato una concomitante riduzione del consumo di alcol (1, 4, 5, 6, 7, 8) e di cocaina (9, 10, 11). Peraltro, recenti studi propongono la vareniclina come valido aiuto per il trattamento della dipendenza tabagica in quella categoria di fumatori difficili che sono in ripresa stabile da problemi di alcol-dipendenza (fase di remissione) (12).
Fumo e alcol oggi condividono anche una modalità di approccio con cessazione graduale (soft-therapy) che in base a recenti studi sta dando risultati lusinghieri. Tale orientamento terapeutico introdotto per l'alcolismo presso il Policlinico Gemelli di Roma e adottato presso i Dipartimenti Dipendenze delle ASL di Caserta e di Napoli Nord, consente di ridurre gradualmente il consumo di alcolici con l’ausilio di un farmaco, il nalmefene. Tale strategia di lotta all'alcol oltre a rappresentare un'opportunità per far emergere e affrontare il problema dell'alcol è un tipo di approccio più facilmente accettato da chi non vuole o non riesce a raggiungere l'astensione totale secondo i programmi terapeutici abitualmente impiegati per gli alcolisti. Peraltro, una tale modalità di cessazione molto graduale che passa attraverso la tappa intermedia della riduzione, è possibile anche per il trattamento del tabagismo ed è supportata dalle più recenti ricerche in ambito tabaccologico (13). Infatti, una lenta e graduale riduzione del numero di sigarette è proponibile anche per coloro che vorrebbero smettere di fumare ma non vi riescono nei tempi e nei modi previsti dai vari approcci terapeutici abitualmente adottati nei Centri Antifumo (sostitutivi della nicotina, vareniclina, agopuntura, colloqui psicologici, etc.) o che vorrebbero ridurre il numero di sigarette fumate. In effetti alcuni fumatori di sigarette potrebbero non essere pronti a smettere immediatamente, ma tuttavia mostrano una certa disponibilità a ridurre il consumo di sigarette non nascondendo l'eventuale obiettivo secondario di una cessazione completa (13). Questa situazione, generalmente etichettabile in termini di motivazione non molto forte, è abbastanza frequente in coloro che si rivolgono ai Centri Antifumo e può essere sfruttata per avviare indirettamente alla cessazione coloro che non se la sentono di rinunciare definitivamente al fumo.
Un farmaco utilizzabile per una soft therapy antifumo è la vareniclina, che oltre ad essere utilizzata nei classici programmi di cessazione nell'arco delle due settimane e mantenimento fino alla 12a settimana, può essere impiegata per trattamenti di riduzione o di cessazione a lungo termine (da 24 a 52 settimane) (13). Detta forma di soft therapy che ha l'obiettivo primario di ridurre il numero di sigarette del 50% dopo 4 settimane di trattamento, e del 75% dopo altre 8 settimane, conduce ad un esito secondario di cessazione completa durante la 21a-24a settimana di trattamento nel 25% dei casi (13). Ovviamente l'obiettivo del Centro Antifumo rimane sempre la cessazione completa che però, in casi selezionati, si può proporre anche secondo un modalità più graduale e dunque più soft.
Dunque, quando prendere in considerazione la riduzione piuttosto che la cessazione? Quando la cessazione causa eccessivo attrito psicologico e forti resistenze alla cessazione. Infatti, non è raro imbattersi in fumatori che nonostante abbiano espresso una chiara motivazione a smettere, all'avvicinarsi della data di cessazione, la suddetta motivazione risultasse poi compromessa dal desiderio di fumare. Quindi per evitare di perdere questo sottogruppo di fumatori, spesso costituito da pazienti già colpiti da patologie fumo-correlate e conseguentemente con più ansia legata allo smettere, il quit day acquisisce un nuovo valore nel contratto terapeutico. Non è perentorio ma diventa un giorno di rivalutazione del proposito di smettere, scegliendo o di continuare a provare a smettere o di continuare a ridurre ulteriormente l'uso di sigarette.

1. Steensland P, Simms JA, Holgate J, Richards JK, Bartlett SE: Varenicline, an alpha4beta2 nicotinic acetylcholine receptor partial agonist, selectively decreases ethanol consumption and seeking. Proc Natl Acad Sci U S A. 2007 Jul 24;104(30):12518-23.
2. Chatterjee S, Bartlett SE: Neuronal nicotinic acetylcholine receptors as pharmacotherapeutic targets for the treatment of alcohol use disorders. CNS Neurol Disord Drug Targets. 2010 Mar;9(1):60-76.
3. Hendrickson LM, Guildford MJ, Tapper AR: Neuronal nicotinic acetylcholine receptors: common molecular substrates of nicotine and alcohol dependence. Front Psychiatry. 2013 Apr 30;4:29.
4. McKee SA, Harrison EL, O'Malley SS, Krishnan-Sarin S, Shi J, Tetrault JM, Picciotto MR, Petrakis IL, Estevez N, Balchunas E: Varenicline reduces alcohol self-administration in heavy-drinking smokers. Biol Psychiatry. 2009 Jul 15;66(2):185-90.
5. Crunelle CL, Miller ML, Booij J, van den Brink W: The nicotinic acetylcholine receptor partial agonist varenicline and the treatment of drug dependence: a review. Eur Neuropsychopharmacol. 2010 Feb;20(2):69-79.
6. Ericson M1, Löf E, Stomberg R, Söderpalm B: The smoking cessation medication varenicline attenuates alcohol and nicotine interactions in the rat mesolimbic dopamine system. J Pharmacol Exp Ther. 2009 Apr;329(1):225-30.
7. Fucito LM, Toll BA, Wu R, Romano DM, Tek E, O'Malley SS: A preliminary investigation of varenicline for heavy drinking smokers. Psychopharmacology (Berl). 2011 Jun;215(4):655-63.
8. Litten RZ, Ryan ML, Fertig JB, Falk DE, Johnson B, Dunn KE, Green AI, Pettinati HM, Ciraulo DA, Sarid-Segal O, Kampman K, Brunette MF, Strain EC, Tiouririne NA, Ransom J, Scott C, Stout R; NCIG (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism Clinical Investigations Group) Study Group: A double-blind, placebo-controlled trial assessing the efficacy of varenicline tartrate for alcohol dependence. J Addict Med. 2013 Jul-Aug;7(4):277-86.
9. Plebani JG, Lynch KG, Yu Q, Pettinati HM, O'Brien CP, Kampman KM: Results of an initial clinical trial of varenicline for the treatment of cocaine dependence. Drug Alcohol Depend. 2012 Feb 1;121(1-2):163-6.
10. Poling J, Rounsaville B, Gonsai K, Severino K, Sofuoglu M: The safety and efficacy of varenicline in cocaine using smokers maintained on methadone: a pilot study. Am J Addict. 2010 Sep-Oct;19(5):401-8.
11. Guillem K, Peoples LL: Varenicline effects on cocaine self administration and reinstatement behavior. Behav Pharmacol. 2010 Mar;21(2):96-103.
12. Hays JT, Croghan IT, Schroeder DR, Ebbert JO, Hurt RD: Varenicline for tobacco dependence treatment in recovering alcohol-dependent smokers: an open-label pilot study. J Subst Abuse Treat. 2011 Jan;40(1):102-7.
13. Ebbert JO, Hughes JR, West RJ, Rennard SI, Russ C, McRae TD, Treadow J, Yu CR, Dutro MP, Park PW: Effect of varenicline on smoking cessation through smoking reduction: a randomized clinical trial. JAMA. 2015 Feb 17;313(7):687-94.

martedì 1 aprile 2014

Aprile 2014, mese della prevenzione alcologica: focus sul fenomeno "neknominate"

Alcol e fumo di tabacco spesso si alternano a fare da protagonisti e da cornice a imprese tanto stupide quanto pericolose. La moda del momento che coinvolge ragazzi e ragazze è il neknominate. Il nome fa evidente riferimento al collo della bottiglia di birra o di superalcolici ed è una sorta di catena di sant'Antonio del binge alcolico che si sta diffondendo tra giovani che incautamente si sentono obbligati a raccogliere la sfida (#neknomination); in effetti filmano delle grosse bevute in condizioni estreme, perché qualche altro "supereroe" dopo aver uploadato la propria bravata sui social-network li ha nominati. La rinuncia da parte del nominato a queste imprese deliranti, ma soprattutto dannose per la salute, è l'umiliazione sui social.
Dall'inizio dell'anno, ovvero da quando questo folle gioco ha preso piede, sono stati già segnalati una decina di decessi.


Un "campione" che beve un'intera bottiglia di Jaeger più una scolatura di RedB dopo profondi tiri di sigaretta.

Donna che dopo aver sfumacchiato una sigaretta si cala in pochi secondi una intera bottiglia di Jaeger, segue #neknomination di due amici.




Una ragazza che dopo aver fatto qualche tiro di sigaretta, la spegne e la ingoia, poi beve due uova che non riesce a trattenere, quindi passa alla sfida del cucchiaio di cannella e alla fine si cala due pinte di sidro, segue #neknomination.

Ragazzo che alterna birra e bong in rapida sequenza e termina la propria performance con la "doverosa" #neknomination.

Una considerazione: non ci è dato sapere se i protagonisti dei video di cui sopra, grazie alle loro imprese, godano di buona reputazione sui social, né se godano ancora di altrettanta buona salute.
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:
30.04.13: Alcol e fumo nel mese della prevenzione alcologica
16.04.13: "18.04.13 Giornata della Prevenzione Alcologica" - alcol e fumo: l'associazione più forte fra i comportamenti non sani
02.04.12: "Aprile: mese della prevenzione alcologica" - esaminiamo le interazioni con il tabacco

Aprile 2014, mese della prevenzione alcologica: la moda dei fumi alcolici




Tabagismo e abuso di alcol trovano nuovi punti di tangenza attraverso la recente moda di inalare alcolici e mediante le e-cig i cui liquidi di ricarica vantano decine di aromi di alcolici differenti.

Inalare alcol per uso ricreativo si sta diffondendo attraverso vari video su internet in cui si osservano giovani che nebulizzano manualmente l'alcol in bottiglie tappate utilizzando gonfiatori per bicicletta o lo nebulizzano elettricamente con vari dispositivi (AWOL) o lo vaporizzano termicamente (Vaportini). Maggiore pericolosità si ottiene versando l'alcol su ghiaccio secco e inalando usando cannucce o similari, infatti, tale pratica espone a rischio di severe ustioni delle mucose.

L'AWOL (Alcol Senza Liquido) sigla che gioca sul termine militare di Absent WithOut Leave (assente ingiustificato), è un dispositivo prodotto nel 2004 e venduto allo scopo di rendere più eccitanti le feste (party toy), e che fortunatamente è stato subito vietato in vari Paesi. Tuttavia negli ultimi anni sta ritornando in auge la pratica di inalare gli alcolici anche grazie alla pubblicità e alla diffusione di un altro dispositivo, il Vaportini (creato nel 2009) che con modalità differenti propone l'inalazione di alcol; esso, infatti, riscalda la bevanda a circa 60°C all’interno di un ampolla e i vapori ottenuti vengono aspirati tramite un'apposita cannuccia.
I rischi per la salute derivanti dall'inalazione di alcolici sono notevoli innanzitutto perché l'overdose alcolica diventa più facile e pericolosa. La nebulizzazione e la vaporizzazione dell'alcol bypassa lo stomaco e il fegato. Il passaggio attraverso lo stomaco è importante per il metabolismo di primo passaggio (biotrasformazione ad opera dell'alcol-deidrogenasi gastrica) oltre a rallentare la velocità di assorbimento alcolico. Parimenti viene bypassata la metabolizzazione epatica. Dunque, l'alcol dal sistema respiratorio va direttamente nel flusso sanguigno raggiungendo rapidamente il cervello. Inoltre, una volta inalato l'alcol non può essere facilmente eliminato dal corpo attraverso il vomito, che rappresenta il principale sistema di protezione dell'organismo nei confronti dell'intossicazione alcolica. L'alcol inalato, peraltro, secca le mucose respiratorie rendendole più suscettibili alle infezioni e a broncospasmo, per cui tale pratica potrebbe essere particolarmente rischiosa per coloro che soffrono di asma o BPCO. Non vanno sottovalutati i danni al sistema nervoso ed al cervello soprattutto in termini di aumentato rischio di addiction (dipendenza patologica) e di demenza precoce.

Guglielmo Lauro
(medico)


vedi anche:

giovedì 10 ottobre 2013

10 ottobre 2013: Giornata mondiale della salute mentale (World Mental Health Day)


Spesso i medici sottovalutano il fumo di tabacco dei propri pazienti psichiatrici permettendo loro di auto-medicarsi con le sigarette. Oggi ci si è resi conto che le terapie antitabacco possono offrire ai pazienti psichiatrici un maggiore sostegno alla loro salute mentale.
Una ricerca ha preso in considerazione la patologia psichiatrica in relazione alla dipendenza tabagica osservando che circa il 40% dei forti fumatori soffre o ha sofferto in passato di disturbi d'ansia o dell'umore; inoltre, circa il 50% di essi ha avuto avuto problemi di alcol, e circa il 24% problemi di droga (1). Durante detto studio, basato su oltre 4800 fumatori, il 42% di chi ha continuato con le sigarette ha continuato anche ad avere problemi d’umore, a differenza del 29% di chi invece nel frattempo aveva smesso; i problemi con l’alcol si sono ridotti dal 28% al 18%, mentre quelli con la droga dal 16% al 5% dopo la cessazione (1).
Insomma, un miglioramento della salute mentale porta ad una maggiore motivazione a smettere di fumare, così come smettere di fumare conduce ad un netto miglioramento della salute mentale.

1. Cavazos-Rehg PA, Breslau N, Hatsukami D, Krauss MJ, Spitznagel EL, Grucza RA, Salyer P, Hartz SM, Bierut LJ: Smoking cessation is associated with lower rates of mood/anxiety and alcohol use disorder. Psychological Medicine, Feb. 12, 2014. (link)
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

martedì 30 aprile 2013

Alcol e fumo nel mese della prevenzione alcologica

A conclusione del mese della prevenzione alcologica e nell'ambito delle attività di prevenzione delle dipendenze patologiche (alcol e fumo) nelle scuole è stato effettuato un intervento  articolato in due incontri presso la Scuola Secondaria Statale di I grado di Mondragone "Buonarroti - Vinci".

In tali incontri è emersa come sia diffusa l'assunzione di alcolici già tra i 12 e 13 anni, che corrisponde anche all'età in cui si iniziano a fumare le prime sigarette. Del campione esaminato circa il 50% dei maschi ed il 25% delle femmine bevono alcolici spesso in occasione delle uscite del sabato sera; lo fanno soprattutto per far parte del gruppo, oltre al fatto che il bere viene percepito come qualcosa di piacevole. Diversamente dal fumo di sigaretta, “l'iniziazione” al consumo di alcol avviene spesso in ambito familiare per cui è apparso opportuno proporre qualche ulteriore intervento rendendo partecipi genitori e insegnanti.

È stato sottolineato che quanto più giovani sono i consumatori di alcol, tanto maggiore è il rischio di sviluppare dipendenze. In effetti, negli adolescenti il fegato non riesce a metabolizzare l'alcol come nell'adulto e le strutture nervose, ancora immature, rischiano di essere compromesse tanto da scatenare una predisposizione a sviluppare anche altri tipi di dipendenze, dal gioco alla droga.
Recenti studi hanno rilevato che fino ai 25 anni la mielinizzazione, un processo neurale necessario per l'isolamento e maturazione delle fibre nervose cerebrali e per la corretta trasmissione dei segnali, deve ancora completarsi, rendendo i circuiti cerebrali, ancora in fase di strutturazione, più vulnerabili alle droghe (comprese le sigarette) e all'alcol (1).

1. Arain M, Haque M, Johal L, Mathur P, Nel W, Rais A, Sandhu R, Sharma S: Maturation of the adolescent brain. Saint James School of Medicine, Kralendijk, Bonaire, The Netherlands.Neuropsychiatr Dis Treat. 2013;9:449-61.
Guglielmo Lauro

martedì 16 aprile 2013

"18.04.13 Giornata della Prevenzione Alcologica" - alcol e fumo: l'associazione più forte fra i comportamenti non sani

Il 18 aprile è l’Alcohol Prevention Day, una giornata dedicata a promuovere la consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol. Un solo giorno per ricordare i problemi dell'alcol non basta tanto che tutto il mese di aprile è dedicato alla prevenzione alcologica nelle sue molteplici espressioni: "alcol e disabilità, alcol e guida, alcol e lavoro, alcol e gravidanza, alcol e assunzione di farmaci, alcol e malattie acute o croniche, alcol e giovani, alcol e dipendenza da sostanze, alcol e anziani" (e sui suddetti rapporti, nell'anno in corso, l'Istituto Superiore di Sanità porrà particolare attenzione). Tuttavia nell'ambito dei comportamenti non sani l'associazione più forte si verifica tra alcol e fumo, e l'osservazione di tale fenomeno è più frequente nei soggetti giovani (1).
Bisogna anche riflettere sul fatto che il rischio reale di dipendenza patologica (addiction) da una determinata sostanza non ha nulla a che vedere con lo stato di liceità della stessa. E si ricorda che in testa alle percentuali di reale addiction, ci sono proprio le sostanze lecite: il tabacco (24%) e l'alcol (14%) (2). Il primo è responsabile di circa 80 mila morti all'anno in Italia ed il secondo di circa 20 mila. A grande distanza, nell'ambito delle percentuali di reale addiction, troviamo i derivati della cannabis (4%) e la cocaina (3%) (2).
Dunque, alcol e tabacco assieme ad un'altra coppia, sedentarietà e alimentazione sbagliata, costituiscono i 4 più importanti fattori responsabili delle malattie croniche non trasmissibili internazionalmente conosciute come Non Communicable Diseases (NCDs); ovvero malattie che non si contraggono con infezioni, ma sono causate da stili di vita non corretti. Le NCDs comprendono soprattutto tumori, malattie respiratorie croniche, diabete e patologie cardiovascolari. E va sottolineato che i suddetti 4 fattori di rischio alla base delle NCDs sono tutti modificabili; pertanto, allo scopo di ridurre l'impatto delle NCDs sulla società, è importante investire in prevenzione attraverso un approccio globale e multidisciplinare e coinvolgere in tali interventi soprattutto i giovani e le donne, che risentono maggiormente degli effetti dannosi dell'alcol.

1) Schuit AJ, van Loon AJ, Tijhuis M, Ocké M: Clustering of lifestyle risk factors in a general adult population. Department of Chronic Diseases Epidemiology, National Institute of Public Health and the Environment, P.O. Box 1, 3720 BA Bilthoven, The Netherlands. Jantine.Schuit@rivm.nl. Prev Med. 2002 Sep;35(3):219-24.
2) D'Egidio PF, Lucchini A: Uno sguardo sui Ser.T.: la parola agli operatori e ai pazienti. Lo studio nazionale DeMoS. FrancoAngeli, Milano, settembre 2012.

Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

martedì 26 giugno 2012

26 Giugno 2012: Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga - relazioni fra tabagismo e altre tossicodipendenze

La nicotina rappresenta una sostanza in grado di provocare una forte dipendenza ed il tabagismo è oramai connotato come una vera e propria tossicodipendenza (1). Infatti, secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico Statistico delle Malattie Mentali) la dipendenza da nicotina così come quella da oppiacei, cocaina, alcol e allucinogeni, rientra fra i cosiddetti "disturbi da uso di sostanze psicoattive".
L'eroina può essere la sostanza più dannosa per l'individuo (2), l'alcol la più pericolosa dal punto di vista sociale (2), ma la sostanza che contribuisce al più alto numero di decessi più dell’AIDS, incidenti stradali, suicidi, abuso di alcol, droghe pesanti, incendi ed omicidi presi tutti assieme è il fumo (3). Inoltre, le sigarette rientrano tra i prodotti maggiormente contraffatti a livello mondiale.
Nell'ambito delle classiche tossicodipendenze gli eroinomani sono notoriamente forti fumatori e specificamente costituiscono la popolazione in cui la prevalenza di fumatori è tra le più alte descritte in letteratura. Tuttavia non è infrequente il fatto che i Servizi Tossicodipendenze (SerT) minimizzino, per i propri utenti, la dipendenza nicotinica e non prendano in considerazione il sostanziale dettaglio che essa quasi sempre rappresenta la prima tossicodipendenza che si è acquisita e l'ultima che spesso permane una volta che il paziente raggiunge la remissione completa dalle droghe cosiddette "pesanti". In altre parole, nonostante il tabagismo si delinei come la prima causa di morte evitabile in Occidente (OMS) e dunque rappresenti un big killer, nei SerT esso appare abitualmente sottovalutato e rientra più spesso nel concetto di "male minore" o al massimo in quello di "droga leggera" e per la quale il rischio è largamente accettabile.
A questo punto vale la pena di fare una precisazione sul presunto rischio accettabile relativo a coloro che si limitano al solo fumo di tabacco e in senso lato al consumo delle droghe cosiddette leggere (THC). Il tabacco, infatti, grazie alla sua ubiquitaria diffusione, rappresenta la droga più ampiamente utilizzata nel mondo e da sola contribuisce al più elevato numero di decessi (1 ogni 10 secondi nel mondo). Dunque, una sostanza micidiale che non ha rivali! Nonostante ciò si tende spesso a considerare il tabagismo nella popolazione generale come un'abitudine, un vizio o al massimo, vuoi perché è legale, una dipendenza leggera e quindi dal rischio accettabile.
Sulla scorta di queste riflessioni, passiamo a considerare il tipico paziente SerT già fumatore e con problemi di uso di droghe attuale o pregresso. La dipendenza nicotinica per la popolazione dei tossicodipendenti dovrebbe richiedere ancora più attenzione per i seguenti motivi:
- i tossicodipendenti appartengono alle cosiddette fasce deboli e quindi più svantaggiate sia in termini di risorse personali sia in termini di condizioni di salute; infatti, la loro frequenza di malattie fumo-correlate è particolarmente elevata;
- il fumo di tabacco si correla in vario modo con l'uso di sostanze stupefacenti a seconda della via di somministrazione (inalatoria o endovena), del tipo di droga (oppiacei, cocaina), o se è in corso o meno una terapia farmacologica sostitutiva (metadone, buprenaloxone, etc.); ad es. per i tossicodipendenti in trattamento, il fumo di tabacco può incidere sulla compliance (4), nonché sulla prognosi (5)
- il tabagismo rappresenta un fattore di rischio per l'insorgenza dell'alcolismo e viceversa (6)
- ci sono diversi riscontri a sostegno del fatto che l'alcolista può ridurre il potus se viene trattato anche per il tabagismo (7,8)
- i postumi di ubriachezza (hangover) sono molto più severi se al binge alcolico è stato associato anche il fumo di tabacco (9).
Quindi è paradossale e disdicevole che ad es. pazienti eroinomani in trattamento farmacologico sostitutivo presso i SerT siano sostanzialmente trascurati per quanto riguarda il tabagismo che in tal caso costituisce una dipendenza che si va ad aggiungere ad altre dipendenze e alla non infrequente positività per HCV e HIV, generando un fattore di aggravamento che va ben oltre il cosiddetto rischio "accettabile". 
Qualche considerazione a parte merita la doppia diagnosi. In letteratura esistono molti studi clinici ed epidemiologici che hanno evidenziato nei fumatori un'elevata prevalenza di disturbi psichiatrici (10): disturbo di panico, disturbo d'ansia sociale, disturbo d'ansia generalizzata, fobia specifica, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da stress post-traumatico, disturbo depressivo maggiore, etc. Dunque appaiono abbastanza coinvolti nel problema del tabagismo oltre ai Dipartimenti Dipendenze anche quelli di Salute Mentale, e volendo fare un paragone tra i due suddetti ambienti terapeutici, si può osservare che entrambi sono caratterizzati da alta prevalenza di fumo nei propri pazienti. Tuttavia sebbene il SerT possa contare su una maggiore competenza nel trattamento delle dipendenze, l'offerta terapeutica nei confronti del fumo è spesso scarsa e non considerata (4,11), se non addirittura osteggiata. Anzi alla luce di quanto esposto ed in base alle esperienze raccolte sul campo, si ribadisce il fatto che il tabagismo è spesso ritenuto un problema marginale per i fumatori tossicodipendenti che sono raramente incoraggiati a smettere ed ancor meno sostenuti nel farlo, diversamente da quanto avviene per i pazienti psichiatrici seguiti presso i Centri di Salute Mentale e che sempre più frequentemente tendono a servirsi delle strutture per il trattamento del tabagismo.

Allo scopo di approfondire le relazioni tra l'uso di sostanze illegali, l'alcol e il tabacco è stato preparato il seguente questionario indirizzato agli utenti SerT in trattamento attuale o pregresso con metadone/suboxone e/o alcover: Drug addiction, alcolismo e fumo di tabacco.

1) Tinghino B, Rossin L: Tabagismo: dipendenza minore? Correlazioni fra dipendenza da tabacco e uso di sostanze stupefacenti. Tabaccologia 2006; 1:23-26.
2) Lugoboni F: AIUTARE A SMETTERE DI FUMARE? È più facile di quanto pensi. SEed giugno 2012.
3) Tinghino B: Tabagismo, dimensioni del problema e aspetti terapeutici. Mission p. 8 n. 3, 2002.
4) Lugoboni F, Pajusco B, Chimulera C, Moro L, GICS: Figli di nessuno: lo smoking status dei tossicodipendenti da eroina in terapia sostitutiva. Confronto con i fumatori della popolazione generale intenzionati a smettere. Tabaccologia 2011; 4:16-23.
5) Harrell PT, Montoya ID, Preston KL, Juliano LM, Gorelick DA: Cigarette smoking and short-term addiction treatment outcome. Drug Alcohol Depend. 2011 Jun 1;115(3):161-6.
6) Lajtha A, Sershen H: Nicotine: alcohol reward interactions. Nathan Kline Institute, Orangeburg, NY 10962, USA. Neurochem Res. 2010 Aug;35(8):1248-58
7) Steensland P, Simms JA, Holgate J, Richards JK, Bartlett SE: Varenicline, an alpha4beta2 nicotinic acetylcholine receptor partial agonist, selectively decreases ethanol consumption and seeking. Ernest Gallo Clinic and Research Center, University of California, San Francisco, 5858 Horton Street, Suite 200, Emeryville, CA 94608, USA. Proc Natl Acad Sci U S A. 2007 Jul 24;104(30):12518-23
8) Ericson M, Löf E, Stomberg R, Söderpalm B: The smoking cessation medication varenicline attenuates alcohol and nicotine interactions in the rat mesolimbic dopamine system. Institute of Neuroscience and Physiology, The Sahlgrenska Academy at University of Gothenburg, Gothenburg, Sweden. J Pharmacol Exp Ther. 2009 Apr;329(1):225-30
9) Jackson KM, Rohsenow DJ, Piasecki TM, Howland J, Richardson AE: Role of tobacco smoking in hangover symptoms among university students. Center for Alcohol and Addiction Studies, Brown University, Providence, Rhode Island. J Stud Alcohol Drugs. 2013 Jan;74(1):41-9.
10) Bertoli G, Cosci F: I disturbi affettivi nei fumatori. Tabaccologia 2011; 4:33-38.
11) Lugoboni F, Faccini M, Casari R, Guadagnini P, Gamba F: Figli di un dio minore. Il trattamento del tabagismo nei pazienti con malattie mentali. Tabaccologia 2011; 2:37-43.
Guglielmo Lauro
vedi anche:

lunedì 2 aprile 2012

"Aprile: mese della prevenzione alcologica" - esaminiamo le interazioni con il tabacco

Una delle più comuni forme di dipendenza multipla da sostanze è quella dell'associazione di alcol e di fumo di tabacco. Etanolo e nicotina sono sostanze vicendevolmente associate attraverso meccanismi di tolleranza crociata funzionale e/o metabolica (1). Studi sull'uomo e sugli animali indicano che la nicotina incrementa gli effetti di ricompensa dell'alcol e la motivazione a consumarlo (2). Pertanto, così come il fumo di tabacco rappresenta un fattore di rischio per l'alcolismo, l'abuso di alcol rappresenta un fattore di rischio per diventare fumatore (3). In altre parole chi beve molto tende a fumare molto e si ritiene che l'uso di nicotina possa incrementare l'eliminazione di etanolo e viceversa (1).

Da studi recenti è emerso che i recettori nicotinici neuronali svolgono un ruolo oltre che nella dipendenza nicotinica anche nell'abuso di alcol. Ciò giustifica le prove di efficacia ottenute utilizzando, nel trattamento dell'alcolismo, la vareniclina, il farmaco elettivamente impiegato nel trattamento del tabagismo (4). Da riscontri clinici, infatti, i tabagisti trattati con vareniclina riferiscono una concomitante riduzione del consumo di alcol (5).

Passando ora a descrivere gli aspetti fisiopatologici relativi al danno congiunto da nicotina ed etanolo,  si ricorda che il fumo di tabacco è notoriamente classificato come cancerogeno di Gruppo 1 dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) e nello stesso Gruppo 1 è stata recentemente inclusa anche l'acetaldeide (6) che si forma per iniziale ossidazione dell'etanolo nel fegato ad opera dell'enzima alcol-deidrogenasi. L'acetaldeide si legherebbe al DNA modificandolo e portando ad alterazioni cromosomiche tali da favorire lo sviluppo di cellule neoplastiche. L'acetaldeide è un metabolita intermedio del catabolismo dell'alcol (etanolo) recentemente passato dal gruppo 2B IARC (sospetti cancerogeni dell'uomo) al gruppo 1 IARC (cancerogeno accertato per l'uomo).

L'interazione del fumo e dell'alcol incrementa significativamente il rischio di cancri aero-digestivi (7); peraltro, è noto che la maggior parte delle cause del cancro orale sono date dall'esposizione a tabacco e/o alcol (8).

Dunque fumo e alcol costituiscono un connubio pericoloso, una trappola letale da cui prendere le dovute distanze.

1.
Schoedel KA, Tyndale RF: Induction of nicotine-metabolizing CYP2B1 by ethanol and ethanol-metabolizing CYP2E1 by nicotine: summary and implications. Department of Pharmacology, University of Toronto, Ontario, M5S 1A8, Toronto, Canada. Biochim Biophys Acta. 2003 Feb 17;1619(3):283-90.
2.Kristjansson SD, Agrawal A, Littlefield AK, Pergadia ML, Lessov-Schlaggar CN, Sartor CE, Bucholz KK, Madden PA, Cooper ML, Sher KJ, Heath AC: Drinking motives in female smokers: factor structure, alcohol dependence, and genetic influences. Department of Psychiatry, Washington University School of Medicine, St Louis, Missouri 63110, USA. kristjas@psychiatry.wustl.edu. Alcohol Clin Exp Res. 2011 Feb;35(2):345-54.
3.Lajtha A, Sershen H: Nicotine: alcohol reward interactions. Nathan Kline Institute, Orangeburg, NY 10962, USA. Neurochem Res. 2010 Aug;35(8):1248-58.
4.Steensland P, Simms JA, Holgate J, Richards JK, Bartlett SE: Varenicline, an alpha4beta2 nicotinic acetylcholine receptor partial agonist, selectively decreases ethanol consumption and seeking. Ernest Gallo Clinic and Research Center, University of California, San Francisco, 5858 Horton Street, Suite 200, Emeryville, CA 94608, USA. Proc Natl Acad Sci U S A. 2007 Jul 24;104(30):12518-23.
5.Ericson M, Löf E, Stomberg R, Söderpalm B: The smoking cessation medication varenicline attenuates alcohol and nicotine interactions in the rat mesolimbic dopamine system. Institute of Neuroscience and Physiology, The Sahlgrenska Academy at University of Gothenburg, Gothenburg, Sweden. J Pharmacol Exp Ther. 2009 Apr;329(1):225-30.
6.Mikko S: Interactions of alcohol and tobacco in gastrointestinal cancer. Research Unit on Acetaldehyde and Cancer, Biomedicum Helsinki, University of Helsinki, Helsinki, Finland. mikko.salaspuro@hus.fi. J Gastroenterol Hepatol. 2012 Mar;27 Suppl 2:135-9.
7.Zygogianni A, Kyrgias G, Mystakidou K, Antypas C, Kouvaris J, Papadimitriou C, Armonis V, Alkati H, Kouloulias V: Potential role of the alcohol and smoking in the squamous cell carcinoma of the head and neck: review of the current literature and new perspectives. 1st Radiology Department, Aretaieion Hospital, Kapodistrian University Hospital, Athens, Greece. Asian Pac J Cancer Prev. 2011; 12 (2):339-44.
8.Taniyama Y, Takeuchi S, Kuroda Y: Genetic polymorphisms and oral cancer. Department of Public Health, Faculty of Medicine, University of Miyazaki, Kiyotake-cho, Miyazaki-city 889-1692, Japan. J UOEH. 2010 Sep 1;32(3):221-36.

Guglielmo Lauro
vedi anche:
pagina: Fumatori difficili