Il World No Tobacco Day 2026 (Giornata Mondiale senza Tabacco), celebrato il 31 maggio, ha come tema ufficiale: "Smascherare il fascino: contrastare la dipendenza da nicotina e tabacco". L’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si focalizza sull’analisi critica delle strategie di marketing dell’industria del tabacco, che utilizza elementi di attrattività sensoriale (aromi), innovazione tecnologica (electronic nicotine delivery systems – ENDS; heated tobacco products – HTP) e design dei dispositivi per favorire l’iniziazione, in particolare nelle fasce di età più giovani, e sostenere il mantenimento della dipendenza nicotinica.
I dati
presentati in occasione del XXVIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio
Sanitario Nazionale” evidenziano un peggioramento della performance dell’Italia
nel panorama internazionale delle politiche di controllo del tabacco. Secondo
la Tobacco Control Scale (TCS) 2025, l’Italia si colloca al 32° posto su 37
Paesi, con un marcato arretramento rispetto alla 18ª posizione precedentemente
occupata. Un risultato che diventa ancora più preoccupante se si guarda
al passato. Nel 2005, dopo l'introduzione della Legge Sirchia, il nostro Paese
veniva indicato come un modello internazionale. Oggi, invece, siamo tra gli
ultimi in Europa, davanti soltanto a Romania e Bulgaria.
Le
principali criticità riguardano: (i) una politica fiscale poco incisiva, con
incrementi limitati della tassazione sui prodotti del tabacco; (ii) lacune
regolatorie relative alla pubblicità e all’utilizzo dei dispositivi elettronici
in ambienti pubblici; (iii) un’offerta disomogenea e non pienamente accessibile
dei trattamenti per la cessazione. In quest’ultimo ambito, il punteggio
assegnato all’Italia (5/10) evidenzia una performance insufficiente, nonostante
la presenza di servizi strutturati quali il Telefono Verde per la cessazione e
la rete dei Centri Antifumo (CAF). Coerentemente, l’Italia presenta una delle
più basse prevalenze di tentativi di cessazione in Europa, indicatore
strettamente correlato alla debolezza delle politiche di controllo.
Nel
confronto internazionale, l’Irlanda occupa il primo posto nella TCS 2025
(80/100), grazie a un approccio regolatorio restrittivo che include
l’equiparazione normativa degli HTP alle sigarette combustibili e
l’introduzione di misure fiscali e autorizzative stringenti per la vendita di
prodotti contenenti nicotina (da febbraio 2026, i rivenditori che
vogliono vendere tabacco devono pagare una licenza annuale di 1.000 euro, e 800
euro per vendere sostanze da inalazione con nicotina). Il Regno Unito, pur collocandosi ai vertici, non
beneficia ancora nella TCS 2025 degli effetti del Tobacco and Vapes Bill
(aprile 2026), che prevede il divieto di vendita di prodotti del tabacco alle
coorti nate dopo il 2009, in quanto la scala considera la normativa vigente al
1° gennaio 2026.
In Italia si osservano segnali di potenziale
miglioramento, tra cui l’introduzione della rimborsabilità della citisina,
inserita dall’OMS nella Model List of Essential Medicines (2025), e
l’iniziativa legislativa promossa dalla campagna “5 euro contro il fumo”.
La rimborsabilità della citisina rappresenta un
passo avanti fondamentale per la sanità pubblica italiana per cui è possibile
che si guadagni qualche posizione in avanti anche in considerazione della
campagna dell'AIOM "5 euro contro il fumo" che ha raggiunto
l'obiettivo delle 50mila firme. Tuttavia, vengono evidenziate diverse
problematiche operative
Il farmaco è gratuito solo per chi accede ai Centri
Antifumo (CAF) che sono sottodimensionati; attualmente se ne contano 221 (dato
aggiornato a maggio 2026), per cui le liste d'attesa, già lunghe,
"esploderanno" quando sarà attivata la distribuzione gratuita della
citisina commerciale. Peraltro la rimborsabilità è prevista per un ciclo di 25
giorni, mentre i protocolli terapeutici standard utilizzati in Italia ne
prevedono spesso 40 o più.
L'iniziativa della campagna "5 euro contro il
fumo" si integra perfettamente con le raccomandazioni degli esperti per
migliorare la posizione dell'Italia nella lotta al tabagismo, tuttavia bisogna
ancora attuare la consegna delle firme al Parlamento affinché la proposta di
legge possa essere discussa e sottoposta a votazione. Qualora la legge venisse
approvata, essa entrerebbe ufficialmente in vigore il giorno successivo alla
sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e
scatterebbe dal 1° gennaio dell'anno successivo all'entrata in vigore della
legge.
Intanto in Italia ci troviamo di fronte a un
paradosso inquietante: se il fumo di carta e tabacco declina, la dipendenza da
nicotina sta vivendo una rinascita silenziosa e tecnologicamente avanzata.
Nella fascia 11-13 anni il 6% degli studenti (circa 93.000 ragazzi) ha
consumato prodotti contenenti nicotina (sigarette tradizionali, HTP o e-cig)
negli ultimi 30 giorni (soprattutto e-cig). Nella fascia 14-17 anni: La
prevalenza sale drasticamente al 37% (oltre 850.000 ragazzi). Anche in questa
fascia la sigaretta elettronica resta il prodotto principale con il tabacco riscaldato
(HTP) che ha ormai superato per diffusione le sigarette tradizionali. Ma la
vera emergenza non è solo quantitativa, è l'intensità del consumo: chi usa
nicotina lo fa oggi in modo molto più compulsivo; praticamente è un'iniziazione
precoce a una dipendenza chimica cronica.
Altro dato negativo coinvolge il sesso femminile: Le
ragazze hanno superato i ragazzi con un distacco netto: nella fascia 14-17 anni
esiste un gap di ben 14 punti percentuali a favore della popolazione femminile.
Si osserva inoltre un’inversione del gradiente di
genere, con una prevalenza significativamente maggiore nelle adolescenti
rispetto ai coetanei maschi (differenziale di circa 14 punti percentuali nella
fascia 14–17 anni).
Ulteriore elemento critico è rappresentato dal
policonsumo: oltre il 50% dei soggetti 11–13 anni utilizza più prodotti in modo
combinato (dual/poly use), condizione associata a un incremento significativo
del rischio oncologico e cardiovascolare.
Un ulteriore ambito emergente riguarda le nicotine
pouches (bustine di nicotina per uso orale), caratterizzate da elevata
discrezionalità d’uso, assenza di combustione e rapido assorbimento
transmucosale. Tali prodotti possono contenere fino a 16,6 mg di nicotina per
unità, con rischio di sovradosaggio acuto, soprattutto nei soggetti giovani.
Sono stati segnalati quadri clinici compatibili con intossicazione nicotinica
acuta (vomito, tachicardia, vertigini), nonché casi di esposizione accidentale
in età pediatrica. Il Centro Antiveleni ha riportato accessi in pronto soccorso
anche in lattanti, con potenziale rischio tossicologico severo.
Dal punto di vista ambientale, si evidenzia una
criticità emergente legata alla normalizzazione dello svapo in ambito
domestico. La ridotta percezione del rischio associata agli aerosol da
dispositivi elettronici favorisce l’esposizione passiva dei minori,
configurando un possibile nuovo determinante di rischio per la salute
respiratoria e neurocomportamentale.
L'identikit del consumatore di tabacco e nicotina in
Italia si è evoluto significativamente negli ultimi anni, differenziandosi in
base alla tipologia di prodotto utilizzato e alla fascia d'età. Sulla base dei
dati delle sorveglianze nazionali e delle ultime ricerche del 2026, è possibile
tracciare i seguenti profili:
Il fumatore di sigarette tradizionali
Il fumatore di sigarette tradizionali è
prevalentemente adulto (25–34 anni), di sesso maschile, con basso livello di
istruzione e maggiore vulnerabilità economica, con una distribuzione geografica
più marcata nel Sud Italia.
L'identikit di chi "svapa" (Sigarette
Elettroniche e HTP)
L’utilizzatore di ENDS/HTP è più giovane (18–34 anni),
con una distribuzione di genere più equilibrata o a prevalenza femminile per
gli HTP, e senza una chiara associazione con lo svantaggio socioeconomico.
Infine, il consumo di nicotina si associa
frequentemente a cluster comportamentali a rischio, tra cui sedentarietà, dieta
non equilibrata e binge drinking. Nei soggetti adolescenti, è stata inoltre
documentata un’associazione significativa tra uso di nicotina e sintomatologia
ansioso-depressiva, suggerendo la necessità di approcci integrati che includano
dimensioni cliniche, preventive e psicosociali.
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