La lotta al tabagismo sta entrando in una nuova fase. Tra le novità più interessanti c'è la crescente attenzione verso la citisina, un farmaco utilizzato da decenni in diversi Paesi europei per aiutare le persone a smettere di fumare. Un riconoscimento importante è arrivato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ne ha raccomandato l'inserimento nella Model List of Essential Medicines 2025 tra i trattamenti farmacologici di supporto alla cessazione del fumo e dell'uso di tabacco (1, 2). Si tratta di un passaggio significativo perché la citisina viene così considerata tra le opzioni farmacologiche disponibili per affrontare uno dei principali problemi di salute pubblica legati alle dipendenze, accanto ad altri trattamenti farmacologici già consolidati (vareniclina, bupropione, NRT).
La Model List rappresenta uno strumento dell'OMS per identificare medicinali che rispondono a bisogni prioritari di salute pubblica, sulla base di rilevanza, evidenze di beneficio e rischio, disponibilità e altri fattori, compresi costi e accessibilità.
Con l'ingresso della citisina nella Model List 2025, il disturbo da uso di nicotina diventa, tra i disturbi da uso di sostanze quello con il maggior numero di opzioni farmacologiche: quattro trattamenti per la cessazione del fumo (vareniclina, bupropione, citisina, NRT), contro i due previsti per il disturbo da uso di alcol (acamprosato e naltrexone) e i due per il disturbo da uso di oppioidi (metadone e buprenorfina).
Dunque, nonostante l'OMS riconosca oggi un armamentario farmacologico ampio e specifico per la cessazione del fumo, il trattamento della dipendenza da tabacco continua spesso a ricevere un'attenzione molto inferiore rispetto a quella riservata ad altre dipendenze. È importante, invece, adottare una prospettiva clinica più ampia e integrata. Ad esempio, una persona che fuma e presenta contemporaneamente un disturbo da uso di alcol o di oppioidi non dovrebbe essere considerata esclusivamente “alcolista” o “tossicodipendente”, relegando il consumo di tabacco a un aspetto marginale. Si tratta di una persona con bisogni di salute molteplici e concomitanti, che meritano di essere riconosciuti e affrontati secondo priorità cliniche e con interventi integrati.
Peraltro, oggi la citisina è al centro dell'attenzione anche per un'altra ragione: la possibilità di accedere al trattamento attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nel corso del 2026, Recigar (citisina) diventa rimborsabile per la cessazione dell'abitudine al fumo negli adulti (per l'ASL Caserta la rimborsabilità è prevista nel corso del mese di ottobre 2026). La citisina, infatti, è stata classificata in A/PHT e la prescrizione a carico del SSN sarà subordinata alla compilazione di un Piano Terapeutico da parte dei Centri Antifumo individuati dalle Regioni.
La rimborsabilità della citisina rappresenta un importante intervento di sanità pubblica, in quanto consente di ampliare concretamente l’accesso a un trattamento farmacologico per la cessazione del fumo, riducendo le barriere economiche che possono limitarne l’utilizzo. Attualmente la rimborsabilità è prevista per un ciclo di 25 giorni, corrispondente a una confezione, con piano terapeutico non rinnovabile. Tale previsione costituisce un importante punto di partenza, ma pone anche una questione di particolare interesse per la pratica clinica: la possibilità di proseguire il trattamento oltre il ciclo iniziale rimborsato. La letteratura più recente suggerisce, infatti, che la durata della terapia possa rappresentare una variabile rilevante ai fini dell’efficacia, pur senza implicare che un trattamento prolungato debba essere necessariamente proposto a tutti i pazienti.
In questo contesto, assume particolare rilievo l’esperienza maturata dai Centri Antifumo italiani, che negli ultimi anni hanno frequentemente integrato/modificato il ciclo tradizionale di 25 giorni con schemi terapeutici più prolungati e articolati, adattati alle caratteristiche cliniche e alla risposta individuale del paziente. La possibilità di affiancare al ciclo iniziale rimborsato un percorso terapeutico più esteso può pertanto rappresentare un importante ampliamento dell’accesso effettivo al trattamento, consentendo di accompagnare più a lungo quei fumatori che necessitano di un supporto farmacologico continuativo per consolidare la cessazione. La prospettiva di sanità pubblica non riguarda quindi soltanto la disponibilità e la rimborsabilità del farmaco, ma anche la possibilità di costruire percorsi terapeutici flessibili, sostenibili e accessibili, capaci di tradurre le evidenze scientifiche e l’esperienza dei Centri Antifumo in interventi di cessazione realmente applicabili alla pratica clinica.
Un'esperienza particolarmente significativa arriva dal Centro Antifumo Quit di Aversa, afferente al Dipartimento delle Dipendenze dell'ASL Caserta, dove il trattamento del tabagismo si inserisce in un più ampio percorso di prevenzione. Grazie al protocollo d'intesa con il Polo Radiologico del Distretto 17-19, i soggetti che presentano i requisiti previsti – soprattutto forti fumatori ed ex-fumatori di età compresa tra 55 e 75 anni – possono accedere allo screening polmonare mediante TC toracica a basso dosaggio (LDCT). Pur potendosi avvalere anche della Rete Italiana Screening Polmonare (RISP), il Centro utilizza in via prioritaria il modello territoriale, che garantisce una maggiore continuità operativa, un'integrazione efficace tra trattamento del tabagismo e prevenzione, una gestione più snella e un accesso più equo e tempestivo alle cure. La prossimità, la flessibilità organizzativa e il rapporto diretto con il Polo Radiologico permettono di rispondere prontamente alle esigenze dei pazienti, rendendo questo modello particolarmente efficace e affidabile.
L'elemento di maggiore interesse dell'esperienza di Aversa è proprio l'integrazione tra trattamento farmacologico, motivazione alla cessazione e screening polmonare. L'inserimento della citisina in un percorso di prevenzione delle gravi patologie fumo-correlate può potenziare l'efficacia clinica complessiva: la percezione del proprio rischio e l'accesso allo screening rafforzano la motivazione, migliorano l'aderenza alla terapia e sostengono più concretamente il cammino verso la cessazione. In quest'ottica, smettere di fumare e diagnosi precoce non percorrono binari separati, ma si intrecciano all'interno dello stesso percorso di cura. È proprio questo uno dei punti di forza del modello di Aversa: l'aggancio terapeutico non viene proposto come intervento isolato, ma si inserisce in un percorso strutturato, nel quale terapia farmacologica, motivazione e prevenzione si rafforzano l'un l'altro. In questa prospettiva, il contesto assistenziale diventa parte integrante dell'efficacia clinica del trattamento.
L'esperienza di Aversa sta evidenziando però anche una criticità concreta: la domanda di accesso al Centro è molto elevata (circa 700 prenotazioni nonostante la presenza in carico di circa 500 pazienti), mentre l'attività ambulatoriale è concentrata in un paio di giorni a settimana.
Per cercare di rispondere a questa situazione pressante sono state attivate due strategie organizzative:
- Priorità clinica: i pazienti oncologici e i casi più urgenti possono inviare la documentazione clinica per valutare l'eventuale priorità della presa in carico.
- Lista d'attesa "last-minute": chi si rende disponibile, indicando il proprio Comune di residenza, può essere inserito tra i nominativi da contattare nel caso in cui si liberi improvvisamente un appuntamento per una disdetta. È una soluzione particolarmente utile perché consente di recuperare appuntamenti che altrimenti rimarrebbero inutilizzati anche se può trarne vantaggio chi può raggiungere il Centro con breve preavviso.
Non è una soluzione definitiva, ma una risposta concreta a un problema che si fa sempre più evidente: più cresce la consapevolezza dell'importanza di smettere di fumare, più cresce il bisogno di servizi capaci di accogliere questa domanda.
E realtà come quella di Aversa mostrano quale possa essere il passo successivo: costruire percorsi integrati, nei quali la cessazione del fumo possa convivere con lo screening polmonare e possibilmente anche con la possibilità di percorsi pneumologici dedicati.
La vera sfida dei prossimi anni sarà dunque rendere l’attività dei centri antifumo accessibile, continuativa, sostenibile e inserita in una rete di servizi. Perché quando una persona decide di smettere di fumare, la sua motivazione è una risorsa preziosa. Il compito del sistema sanitario è fare in modo che quella decisione trovi rapidamente un percorso, dei professionisti e strumenti terapeutici adeguati.
1. Donna Shelley, Nancy A Rigotti, Pratima Murthy, Hoang Van Minh, Kamran Siddiqi: Evidence-Based Tobacco-Cessation Strategies for Low- and Middle-Income Countries. N Engl J Med. 2026 Aug 13;395(7):684-693.
2. Riccardo Polosa, Gal Cohen: Rediscovering cytisine: Why the WHO's decision matters for global public health. iScience. 2026 Feb 4;29(3):114874.
Guglielmo Lauro
medico
Ho notato che non sono inclusi nella Model List altri farmaci molto usati nelle dipendenze: levometadone, buprenorfina/naloxone, sodio oxibato
RispondiEliminaGrazie per l’osservazione, ma ovviamente la loro assenza non va interpretata come una bocciatura da parte dell’OMS. Nella Model List vi sono medicinali considerati essenziali sulla base di specifici criteri: rilevanza per salute pubblica, evidenze di efficacia e sicurezza e valutazioni di costo-efficacia.
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