martedì 27 ottobre 2026

Citisina e cessazione del fumo: tra appropriatezza prescrittiva, accesso alle cure e diritto alla salute


La citisina è uno dei principi attivi impiegati nel trattamento della dipendenza da nicotina e rappresenta una risorsa terapeutica importante nell'attività dei Centri Antifumo. Il suo meccanismo d'azione si basa sull'interazione con i recettori nicotinici dell'acetilcolina, in particolare con quelli coinvolti nei processi di dipendenza da nicotina. In questo modo, contribuisce a ridurre il desiderio di fumare e i sintomi dell'astinenza, facilitando il percorso verso la cessazione.
Come per ogni trattamento farmacologico, i risultati dipendono da diversi fattori: l'appropriatezza della prescrizione, l'aderenza allo schema terapeutico, la motivazione del paziente e l'integrazione del farmaco con un percorso di supporto comportamentale e psicologico.
Per molti anni, in Italia, la citisina è stata utilizzata nei Centri Antifumo soprattutto sotto forma di preparazione galenica magistrale. Questa modalità ha consentito di rendere disponibile il principio attivo quando non era ancora presente sul mercato nazionale una formulazione industriale di riferimento. Nel corso di circa un decennio, la citisina galenica è diventata così una componente consolidata dell'offerta terapeutica di numerosi servizi dedicati alla lotta al tabagismo. Oggi, tuttavia, il quadro è cambiato con la disponibilità di una specialità medicinale industriale autorizzata a base di citisina, il Recigar.

Dalla citisina galenica al Recigar: cosa cambia?
L'introduzione di un medicinale industriale autorizzato contenente lo stesso principio attivo del galenico che è stato precedentemente utilizzato per anni, ha importanti conseguenze sul piano prescrittivo e organizzativo.
L'articolo 5 della Legge 94/1998 disciplina l'impiego delle preparazioni magistrali, prevedendo specifiche condizioni per il loro utilizzo. In particolare, quando è disponibile un medicinale industriale autorizzato con lo stesso principio attivo, il ricorso alla preparazione galenica deve essere giustificato da esigenze specifiche del singolo paziente, adeguatamente motivate dal medico.
Di conseguenza, la precedente diffusione della citisina galenica non è sufficiente, da sola, a giustificarne la prosecuzione indiscriminata. La scelta terapeutica deve essere ricondotta a criteri di appropriatezza clinica e prescrittiva, nel rispetto della normativa vigente.

Dunque, nel passaggio dalla formulazione galenica al farmaco industriale è utile chiarire alcuni aspetti che possono generare dubbi tra operatori sanitari e pazienti.
1. Il costo più elevato del farmaco commerciale: Il prezzo indicato per una confezione di Recigar è pari a 110,78 euro. Si tratta di una spesa significativa per chi deve sostenere personalmente il costo del trattamento, soprattutto in un periodo caratterizzato dall'aumento del costo della vita.
Il prezzo, tuttavia, non costituisce di per sé una specifica esigenza clinica del paziente tale da giustificare il ricorso alla preparazione magistrale in presenza di un medicinale industriale autorizzato equivalente per principio attivo e dosaggio. La questione economica deve essere affrontata attraverso gli strumenti previsti per l'accesso al farmaco, compresa la rimborsabilità, ove applicabile.
2. La preferenza o l'abitudine a utilizzare la preparazione galenica: Per molti professionisti dei Centri Antifumo, la citisina galenica ha rappresentato per anni una soluzione terapeutica abituale. Anche numerosi pazienti hanno maturato familiarità con questa formulazione. Tuttavia, la disponibilità di una specialità medicinale autorizzata richiede di rivalutare le precedenti modalità operative, evitando che consuetudini consolidate diventino l'unica ragione per mantenere una determinata formulazione.
3. La convinzione che uno schema di 40 giorni sia necessariamente più efficace di uno di 25 giorni: Uno degli argomenti talvolta richiamati a favore della citisina galenica riguarda la durata del trattamento, tipicamente 40 giorni per alcuni schemi galenici, rispetto ai 25 giorni previsti per la formulazione commerciale qui considerata.
Tuttavia eventuali differenze tra gli schemi terapeutici devono essere valutate sulla base delle evidenze disponibili senza ricorrere a confronti semplicistici.
La prescrizione deve pertanto seguire la posologia prevista per il medicinale utilizzato, salvo le diverse condizioni adeguatamente motivate sul piano clinico.

Un passaggio fondamentale in questo scenario è rappresentato dalla rimborsabilità del farmaco industriale.
Il Recigar ha ottenuto dall'AIFA la rimborsabilità totale per una singola confezione. L'accesso effettivo a tale beneficio, tuttavia, dipende anche dall'attuazione delle procedure regionali e aziendali e dalle modalità operative previste per la prescrizione e la dispensazione. La possibilità di ricevere il trattamento senza sostenerne direttamente il costo può rappresentare un fattore determinante per molti pazienti. Il disturbo da uso di tabacco, infatti, non riguarda soltanto la salute: coinvolge anche condizioni sociali e risorse economiche che possono influenzare concretamente la possibilità di intraprendere e completare un percorso terapeutico.
La rimborsabilità può contribuire a ridurre una barriera economica e a favorire l'accesso a un trattamento nell'ambito di un programma strutturato di disassuefazione.

La questione assume particolare rilevanza in Campania e, nello specifico, nell’ASL Caserta.
In diverse Regioni italiane, le procedure per garantire la disponibilità del Recigar in regime di rimborsabilità sono attive ormai da diversi mesi. In Campania, tutte le ASL dotate di Centri Antifumo, ad eccezione dell’ASL Caserta, hanno reso operative, da circa un mese, le procedure per l’abilitazione alla compilazione del Piano Terapeutico attraverso la piattaforma regionale.

Il ritardo dell’ASL Caserta si ripercuote su un ambulatorio caratterizzato da un volume di attività particolarmente elevato. Dall’inizio del 2026, infatti, il Centro Antifumo di Aversa ha preso in carico oltre 460 persone, collocandosi tra i Centri Antifumo con il maggior numero di accessi a livello nazionale. Attualmente, inoltre, si registra una lista d’attesa che supera le 700 prenotazioni. Tale ritardo è stato ricondotto alla necessità di individuare soluzioni organizzative adeguate a fronteggiare una domanda assistenziale crescente, proveniente da un bacino d’utenza già particolarmente ampio. In questo contesto, risulta prioritario orientare gli interventi organizzativi verso un monitoraggio sistematico degli accessi e l’implementazione di modalità di follow-up anche mediante teleconsulto, laddove appropriato. Queste misure potrebbero contribuire a ottimizzare la gestione dei percorsi terapeutici, migliorare l’efficienza organizzativa e programmare più efficacemente l’approvvigionamento dei farmaci soggetti a Piano Terapeutico, senza compromettere la qualità e la continuità dell’assistenza.

In assenza di una disponibilità effettiva del farmaco rimborsabile e non potendo più fare affidamento sulla precedente preparazione galenica nelle condizioni ordinarie, alcuni pazienti si trovano davanti a una scelta difficile: sostenere una spesa importante per acquistare il medicinale oppure rinviare l'inizio del trattamento.
Il problema è particolarmente evidente per chi vive una condizione di difficoltà economica. L'incremento delle spese quotidiane e la crisi economica che si sta verificando di recente in Italia può contribuire a rendere meno accessibile anche un trattamento che, dal punto di vista clinico, potrebbe rappresentare una componente importante del percorso di cessazione.
Il risultato è un paradosso: persone che hanno già compiuto il passo fondamentale di rivolgersi a un Centro Antifumo, manifestando la volontà di smettere di fumare e accettando di intraprendere un percorso assistenziale, stanno rimandando la terapia farmacologica per ragioni economiche e organizzative (praticamente rimangono in attesa del Recigar rimborsabile).
Si crea così un circolo vizioso: gli assistiti che ritardano l’avvio della terapia farmacologica rimangono più a lungo nella fase iniziale del percorso assistenziale, richiedendo ulteriori contatti e rivalutazioni. Ciò determina un aumento del carico di lavoro del Centro Antifumo, sottraendo risorse alla presa in carico dei nuovi utenti e contribuendo ad allungare i tempi di attesa. 
Di conseguenza, la lista d’attesa tende ad aumentare, con il rischio di alimentare sfiducia, demotivazione e malcontento tra le persone che chiedono aiuto, alcune delle quali potrebbero rinunciare al percorso prima ancora di iniziare il trattamento. L’ostacolo all’accesso al farmaco, pertanto, non penalizza soltanto i singoli pazienti, ma compromette la capacità complessiva del servizio di rispondere a una domanda assistenziale che ha già superato i limiti delle risorse attualmente disponibili. Ogni percorso interrotto o rinviato rappresenta un'occasione mancata per migliorare la salute individuale e collettiva.
Per questo motivo, l'organizzazione dei servizi e l'accessibilità dei trattamenti non dovrebbero essere considerate questioni secondarie rispetto alla prescrizione farmacologica. Sono, al contrario, elementi essenziali di una strategia efficace di contrasto al tabagismo.
Sarebbe inoltre utile garantire ai Centri Antifumo indicazioni operative chiare e uniformi sulle modalità di prescrizione, erogazione e monitoraggio del farmaco, così da evitare incertezze che potrebbero ricadere direttamente sui pazienti, soprattutto in considerazione che al Centro Antifumo dell'ASL Caserta si rivolge una percentuale pari al 30% proveniente da fuori ASL Caserta (altre province, altre regioni, etc.).
Allo stesso tempo, l'accesso alle cure deve essere organizzato in modo da non scoraggiare chi chiede aiuto. Un paziente che si rivolge a un Centro Antifumo ha già compiuto un passo importante; il compito del servizio è valorizzare questa disponibilità e accompagnarlo, per quanto possibile, verso un trattamento appropriato, sicuro e sostenibile.
Guglielmo Lauro
medico