giovedì 20 aprile 2023

Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro: Luoghi di Lavoro che Promuovono Salute


La Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, che si celebra il 28 aprile di ogni anno, è un'occasione importante per riflettere sull'importanza di creare ambienti di lavoro sani e sicuri per i dipendenti. In questo contesto, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato il modello "Healthy Workplace: a model for action" per promuovere cambiamenti organizzativi nei luoghi di lavoro al fine di renderli ambienti favorevoli all'adozione consapevole e alla diffusione di stili di vita salutari.
Secondo i dati ISTAT (01.01.2021) l'età media dei lavoratori in Italia ha raggiunto i 46 anni, la più alta in Europa con un invecchiamento della forza lavoro che in nessun altro Paese europeo è stato così rilevante.
Il progressivo aumento dell’età dei soggetti che rimangono al lavoro dovrebbe rappresentare una risorsa per i luoghi di lavoro. Infatti, con l’avanzare dell’età, i lavoratori sviluppano abilità e competenze diverse rispetto alle generazioni più giovani, come la saggezza, il pensiero strategico, la capacità di giudizio, e l'esperienza lavorativa. Inoltre, sono depositari di un bagaglio di conoscenze che possono trasferire alle generazioni meno esperte. Tutto ciò purché i lavoratori adottino stili di vita corretti e i luoghi di lavoro diano il loro contributo per mantenere in salute i propri dipendenti.
L'invecchiamento della forza lavoro rappresenta dunque un tema di grande rilievo, soprattutto in considerazione dell'allungamento delle aspettative di vita e del calo della natalità che pongono nuove sfide in termini di salute e sicurezza sul lavoro. A tale proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito come lavoratore “che invecchia” il soggetto che supera l’età di 45 anni, e come lavoratore “anziano” chi supera i 55 anni compiuti, in modo che gli ambienti di lavoro sostengano i lavoratori in varie fasce di età e prevedano modifiche ragionevoli per adattarsi alle loro esigenze contribuendo a mantenere elevata la capacità lavorativa il più a lungo possibile.

Purtroppo la concentrazione di fumatori è spesso maggiore nelle fasce di età dei lavoratori over 45 (lavoratore che invecchia) e over 55 (lavoratore anziano), per cui il valore aggiunto di questi lavoratori viene ad essere seriamente compromesso.
Quindi il fumo che già da solo è base di tutte le malattie croniche non trasmissibili (tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie croniche, diabete), si accompagna a minore efficienza e produttività di questi fumatori che vengono visti come meno professionali e meno rispettosi della salute degli altri lavoratori, influenzando negativamente l'immagine dell'intero Servizio.

L’ASL Caserta, attraverso il Dipartimento di Prevenzione, in linea con le direttive OMS ha recentemente avviato il programma denominato “Luoghi di Lavoro che Promuovono Salute” favorendo e sostenendo l’accesso dei lavoratori delle Imprese del territorio a vari servizi ASL: Servizi per le Dipendenze, Centro Antifumo, servizi di screening oncologici, servizi nutrizionali, etc.
Un aspetto di particolare criticità riguarda la lotta contro il fumo nei luoghi di lavoro soprattutto in considerazione che, in detti luoghi, i lavoratori vi trascorrono circa un terzo della propria giornata lavorativa.
Secondo uno studio trasversale effettuato nella Regione Lazio e che ha preso in considerazione 59 aziende di diversi settori lavorativi (trasporti, sanità e edilizia) più della metà degli intervistati ha dichiarato che il divieto di fumo non è rispettato sul posto di lavoro nonostante siano regolarmente sono esposti cartelli di divieto (1).
In base ad un progetto/attività svolto dal Centro Antifumo Quit di Aversa da febbraio 2018 a febbraio 2019 e basato sul monitoraggio dei fumatori negli ambienti di lavoro nell’ambito delle UUOO afferenti al Dipartimento Dipendenze ASL Caserta, con contestuale sensibilizzazione del personale dipendente in tema di lotta al tabagismo, è stata riscontrata, nonostante i divieti, una percentuale media di fumatori pari al 29,6%, tra personale di comparto e dirigenziale; valore nettamente al di sopra della media nazionale dei fumatori (v. Fig.1).
Fig. 1: prevalenza fumatori negli ambienti di lavoro nell’ambito delle UUOO afferenti al Dipartimento Dipendenze ASL Caserta

A conclusione del periodo di monitoraggio (2018-2019) è stata rilevata una tendenza alla riduzione del 10% circa (v. linea di tendenza) con passaggio dal 32.83% al 23,76% di fumatori nelle strutture afferenti al Dipartimento Dipendenze. Una prevalenza che comunque rimane largamente inaccettabile, soprattutto se si considera che si tratta di luoghi di lavoro di tipo sanitario e che in tale studio osservazionale i dipendenti fumatori appartengono alle fasce di età degli over 45 e over 55.
Dunque, all’apposita cartellonistica di divieto dovrebbero essere affiancati interventi proattivi atti a promuovere una cultura aziendale salutare e rendere il fumo meno socialmente accettabile attraverso policy aziendali chiare e stringenti contro il fumo, fino a provvedimenti più incisivi (ad es. sanzioni disciplinari, trattenute in busta paga, etc.) per proibire il fumo di tabacco. La cultura della salute e del benessere dovrebbe coinvolgere tutti i lavoratori compresi i dirigenti e i responsabili delle politiche aziendali.

Promuovere la salute sul luogo di lavoro richiede un impegno costante e continuo, e rappresenta un investimento in campo sanitario sostenibile ed efficace non solo per i lavoratori ma anche per datori di lavoro e aziende. Infatti, gli utili derivanti dall'applicazione di politiche sanitarie volte a creare ambienti di lavoro che promuovono salute, sono rappresentati da maggiore produttività, minor assenteismo e risparmi sui costi sanitari. Rendere salubri gli ambienti lavorativi dovrebbe dunque essere una priorità per tutti.

Enti, istituzioni pubbliche, imprese e aziende private interessate ad aderire al Programma "Luoghi di Lavoro Promotori di Salute" (LLPS) possono ottenere informazioni più dettagliate cliccando qui.
L'obiettivo è quello di rendere facilmente accessibili i dettagli e le opportunità offerte dal Programma LLPS, in modo da incoraggiare un numero sempre maggiore di organizzazioni a impegnarsi attivamente nella promozione della salute e del benessere dei propri dipendenti.
 
1. Luca Enrico Ruscitti, Fulvio Castellani, Giuseppe La Torre, Maria De Giusti, Fabio Dominici, Pasquale Valente: Smoking at the workplaces in Italy after the smoking ban in the Lazio Region. Med Lav. 2021 Feb 23;112(1):44-57.
Guglielmo Lauro
(medico)
v. anche:

martedì 14 marzo 2023

Dolore alla spalla e lesioni della cuffia dei rotatori: un'altra ragione per smettere di fumare

Il fumo di tabacco ha un impatto innegabile sul sistema muscolo-scheletrico ed è responsabile di esiti post-operatori scadenti soprattutto dopo procedure chirurgiche della spalla (1). Infatti, è riconosciuta un'associazione significativa tra il fumo e il verificarsi di gravi rotture della cuffia dei rotatori, ovvero di quel complesso di muscoli e tendini che ha il compito fondamentale di stabilizzare l'articolazione della spalla e assicurarne il movimento (1).
A costituire la cuffia dei rotatori sono i muscoli sovraspinato, sottospinato (o infraspinato), piccolo rotondo e sottoscapolare, e i loro rispettivi tendini.
I tendini della cuffia dei rotatori e del bicipite hanno normalmente delle aree di scarso afflusso di sangue e queste aree ipovascolarizzate sono particolarmente sensibili all'ipossia e ai problemi metabolici con una minore capacità di recupero in caso di danno. 
È noto che la nicotina riduce l'espressione dell'enzima MMP-9 (un enzima coinvolto nella degradazione della matrice extracellulare) nelle cellule tendinee (tenociti) con conseguente alterazione dell'elasticità dei tendini e aumentato rischio di lesioni (2). Peraltro, il fumo di tabacco determina una condizione di ipossia che a livello della cuffia dei rotatori diventa particolarmente marcata con conseguente riduzione della sintesi del collagene che compromette eventuali processi di guarigione; peraltro, tale condizione determina un aumento delle citochine proinfiammatorie circolanti che prolungano l'infiammazione e accrescono la sensibilità al dolore; infine nei fumatori si è riscontrato anche una riduzione del numero di tenociti (3).
Il fumo di tabacco, nello specifico, è riconosciuto principalmente come fattore di rischio per la lacerazione dei muscoli sopraspinato (4) e sottospinato (5).

In generale la chirurgia ortopedica considera il fumo di tabacco
un elemento di danno in quanto esso è responsabile di ritardato consolidamento delle fratture, aumentato rischio di infezione, compromissione della guarigione delle ferite e aumento del tasso di ulteriori complicanze (1). 
Il fumo, la carenza di vitamina D sono riconosciuti fattori di rischio indipendenti per il fallimento di una riparazione primaria della cuffia dei rotatori (6).

Naturalmente, non possiamo affermare che il fumo sia l'unica causa di tutte le complicanze muscolo-scheletriche, ma sicuramente possiamo dire che nei fumatori sono più frequenti microlesioni e degenerazioni tendinee soprattutto alla spalla (1), che il fumo può aumentare il rischio di malattia sintomatica della cuffia dei rotatori (7) e che il fumo rappresenti indubbiamente un fattore di rischio modificabile nella chirurgia della spalla e come tale andrebbe affrontato prima per evitare complicanze post-intervento.

Keywords: shoulder AND (smok* OR nicotine OR tobacco)

1. Jan Zabrzyński, Gazi Huri, Maciej Gagat, Łukasz Łapaj, Alper Yataganbaba, Dawid Szwedowski, Mehmet Askin, Łukasz Paczesny: The Impact of Smoking on Clinical Results Following the Rotator Cuff and Biceps Tendon Complex Arthroscopic Surgery. J Clin Med. 2021 Feb 5;10(4):599.
2. Ildeu Afonso de Almeida Filho, Daniel Andrade Coelho: Rotator Cuff Healing. Rev Bras Ortop (Sao Paulo). 2021 Jun;56(3):291-298.
3. Kirsten Lundgreen, Oystein Bjerkestrand Lian, Alex Scott, Paulina Nassab, Angela Fearon, Lars Engebretsen: Rotator cuff tear degeneration and cell apoptosis in smokers versus nonsmokers. Arthroscopy. 2014 Aug;30(8):936-41. 
4. Jinlong Zhao, Minghui Luo, Guihong Liang, Ming Wu, Jianke Pan, Ling-Feng Zeng, Weiyi Yang, Jun Liu: Risk Factors for Supraspinatus Tears: A Meta-analysis of Observational Studies. Orthop J Sports Med. 2021 Oct 12;9(10):23259671211042826.
5. Steven M Kane, Amish Dave, Abida Haque, Kimber Langston: The incidence of rotator cuff disease in smoking and non-smoking patients: a cadaveric study. Orthopedics. 2006 Apr;29(4):363-6.

6. Evan A O'Donnell, Michael C Fu, Alex E White, Samuel A Taylor, Joshua S Dines, David M Dines, Russell F Warren, Lawrence V Gulotta: The Effect of Patient Characteristics and Comorbidities on the Rate of Revision Rotator Cuff Repair. Arthroscopy. 2020 Sep;36(9):2380-2388. 
7. Bishop JY, Santiago-Torres JE, Rimmke N, Flanigan DC: Smoking Predisposes to Rotator Cuff Pathology and Shoulder Dysfunction: A Systematic Review. Arthroscopy. 2015 Mar 19.

Guglielmo Lauro
(medico)

martedì 28 febbraio 2023

28.02.2023 Giornata delle Malattie Rare: come il fumo di tabacco può influire sulla prognosi dell’arterite a cellule giganti


L'arterite a cellule giganti (GCA) è una patologia che può essere difficile da gestire soprattutto se ci sono fattori che possono peggiorarla, come il fumo di tabacco. Ecco perché, in occasione della Giornata delle Malattie Rare, si vuole illustrare la suddetta patologia e l'impatto del fumo di tabacco sugli aspetti prognostici.
Sir Jonathan Hutchinson descrisse per la prima volta l'arterite a cellule giganti (GCA) nel 1890 e, successivamente, il Dr. Bayard T. Horton descrisse l'aspetto istologico delle arterie granulomatose dell'arterite temporale (1). La GCA è stata anche conosciuta con molti altri nomi, tra cui l'arterite di Horton, l'arterite temporale, l'arterite dell'anziano, l'arterite cranica e l'arterite granulomatosa (1).

L'arterite a cellule giganti dunque è un’infiammazione che colpisce alcune grandi e medie arterie del corpo, in particolare e con maggior frequenza, alcune arterie che irrorano il capo (arterie temporali), ma anche l'area oculare (oftalmiche, ciliari posteriori) e l'area di collo e tronco (arterie vertebrali).
La GCA rientra nelle malattie rare e la sua esatta eziologia è sconosciuta, ciò che si sa da un punto di vista eziologico è che il fumo di tabacco è indipendentemente associato (*) all'arterite temporale nelle donne, specialmente in caso si supera i 10 pack-year (20 sigarette al giorno per 10 anni) (2). Il fumo è il fattore di rischio ambientale più solidamente riconosciuto dell'arterite a cellule giganti (3, 4, 5).  Nelle CGA il fumo potrebbe influenzare direttamente la parete arteriosa in vari modi: attraverso l'ispessimento intimale indotto dalla reazione infiammatoria fumo-correlata, carenza di estrogeni attraverso l'effetto antiestrogenico del fumo (6).
L’arterite temporale sembrerebbe interessare da 2 a 6 volte maggiormente il sesso femminile rispetto a quello maschile, con probabilità di sviluppare la patologia che crescono con l’avanzare dell’età (tipicamente non si manifesta prima dei 50 anni), tanto che a 90 anni il rischio è 20 volte superiore rispetto ai 50/60 anni.
 
L’infiammazione forma degli agglomerati (granulomi) composti da vari elementi, come cellule del sistema immunitario e frammenti di tessuto connettivo, che vanno ad infiltrarsi prevalentemente nello strato intermedio del vaso sanguigno (tonaca media), ma che possono anche interessare tutti e 3 gli strati costituenti le pareti dell’arteria (tonaca intima, tonaca media e tonaca avventizia).
Fra i principali sintomi della patologia vanno indicati:
-cefalea: circa il 90% dei soggetti presenta un’intensa cefalea che può essere localizzata in varie aree: zona temporale, vertice del capo, zona occipitale
-dolore alla muscolatura scapolare: nel 15-30% dei casi (se vi è interessamento di rami arteriosi che irrorano tale muscolatura)
-febbre: presente in circa il 15% dei casi (raramente superiore ai 39° C)
-dolore durante la masticazione, a causa di insufficiente apporto di sangue alla muscolatura masticatoria
-tosse in genere per interessamento delle arterie bronco-polmonari
-artrite periferica, a carico delle grandi articolazioni (ginocchio, caviglia, gomito, polso) a seguito dell'estensione della vasculite infiammatoria alle arterie delle articolazioni, con conseguenti fenomeni di ischemia, irritazione e danno delle strutture articolari
-neuropatie periferiche (dolore spesso bruciante o pungente agli arti specie di notte, parestesie, deficit motori, etc.) ca. il 15%
-sintomi oculari (cecità transitoria che può divenire permantente se non opportunamente trattata, diplopia)
-sintomi rari come ischemia cerebrale; infarto midollare; demenza; necrosi del cuoio capelluto.
 
All’esame obiettivo, circa il 50% dei soggetti manifesta dolore al tocco dell’arteria temporale che risulta ispessita e/o con noduli.
Esami di laboratorio: aumento della VES, della Proteina C reattiva, della fosfatasi alcalina, anemia normocromica e normocitica, aumentati livelli sierici di IL-6.
Biopsia dell'arteria temporale procedura invasiva che spesso viene sostituita da esami strumentali (ecografia, PET/TC).
 
Il trattamento precoce con corticosteroidi può salvare la vista e studi recenti che mostrano l'efficacia degli inibitori dell'interleuchina-6 (tocilizumab) hanno mostrato un futuro promettente nella gestione della GCA. L'aspirina a basse dosi è stata associata a una riduzione dei tassi di perdita della vista e ictus nella GCA e può essere considerata come terapia adiuvante se non esistono controindicazioni. Il trattamento con bifosfonati generalmente viene preso in considerazione per prevenire l'osteoporosi e le fratture indotte da steroidi. La carenza di vitamina D, se presente, deve essere corretta. La cessazione del fumo è consigliata anche per una migliore gestione di ipertensione e diabete mellito che possono essere accelerati dal trattamento con corticosteroidi ad alte dosi.
Il fumo di tabacco può influire sulla risposta alla terapia con corticosteroidi, che è il trattamento principale per la GCA. Studi hanno dimostrato che i fumatori possono richiedere dosi più elevate di corticosteroidi per controllare la malattia rispetto ai non fumatori, e possono avere una risposta più lenta alla terapia. Questo è dunque uno dei principali motivi per cui i pazienti con GCA dovrebbero essere incoraggiati a smettere di fumare: migliorare il loro stato di salute generale e la risposta alla terapia.

(*) fattore di rischio indipendente indica che da solo è in grado di aumentare l'incidenza di una patologia, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predisponenti.
 
1. Muhammad Atif Ameer, Ryan J. Peterfy, Babak Khazaeni: Temporal Arteritis. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2023 Jan. 2023 May 1.
2. P Duhaut, L Pinede, S Demolombe-Rague, R Loire, D Seydoux, J Ninet, J Pasquier: [Horton's disease, polymyalgia rheumatica, and cardiovascular risk factors. A case-control, prospective multicenter study]. Ann Med Interne (Paris). 1998 Nov;149(7):433-40.
3. A Mahr, A Aouba, P Richebé, S Gonzalez-Chiappe: [Epidemiology and natural history of giant cell arteritis]. Rev Med Interne. 2017 Oct;38(10):663-669.
4. David N Brennan, Patompong Ungprasert, Kenneth J Warrington, Matthew J Koster: Smoking as a risk factor for giant cell arteritis: A systematic review and meta-analysis. Semin Arthritis Rheum. 2018 Dec;48(3):529-537.
5. Amir Dagan, Naim Mahroum, Gad Segal, Shmuel Tiosano, Abdulla Watad, Doron Comaneshter, Arnon D Cohen, Howard Amital: The Association Between Giant Cell Arteritis and Ischemic Heart Disease: A Population Based Cross-Sectional Study. Isr Med Assoc J. 2017 Jul;19(7):411-414.
6. K Larsson, D Mellström, E Nordborg, A Odén, E Nordborg: Early menopause, low body mass index, and smoking are independent risk factors for developing giant cell arteritis. Ann Rheum Dis. 2006 Apr;65(4):529-32.
Guglielmo Lauro
(medico)

martedì 7 febbraio 2023

Il bullismo, un’epidemia silenziosa che spesso inizia in contesti scolastici: il ruolo del fumo di tabacco


Il bullismo è un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Gli attori principali di questo comportamento di prevaricazione sono il bullo e la vittima. Il bullo, è colui o colei che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte vi è la vittima, colui o colei che invece subisce tali atteggiamenti. Il fumo si inserisce nello scenario del bullismo in vario modo, infatti, spesso rappresenta un elemento caratterizzante dei bulli e delle vittime contribuendo all’impatto negativo sul clima scolastico e alla violazione del diritto dei ragazzi ad imparare in un ambiente sicuro.

I bulli si possono distinguere in dominanti e gregari.
Bullo dominante:
·         Più forte della media dei coetanei
·         Forte bisogno di potere, dominio e autoaffermazione
·         Impulsivo e difficoltà a rispettare le regole
·         Scarsa consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni
·         Nessun senso di colpa per gli esiti delle prepotenze
·         Rendimento scolastico nella media, ma tende a peggiorare nel tempo
·         Abilità particolari nello sport e nelle attività di gioco
·         Popolare, soprattutto tra i più piccoli.
 
Bullo gregario:
·         Ruolo di sobillatori o seguaci del bullo dominante
·         Di solito non agiscono autonomamente, ma eseguono gli "ordini" del "capo"
·         Soggetti ansiosi e insicuri
·         Scarso rendimento scolastico.

Se da un lato non si può dire che tutti i bulli fumano sigarette, è altrettanto vero che il fumo di sigaretta è associato a comportamenti maggiormente aggressivi, impulsivi e di prepotenza. Il bullismo è un comportamento complesso che può manifestarsi in molte forme diverse e fumare sigarette può essere solo uno dei comportamenti associati al bullismo specie in alcuni contesti sociali dove il fumo è ampiamente accettato.

Il bullo dominante potrebbe fumare come un modo per rispondere alla necessità di affermarsi e rivendicare la propria autonomia di scelta, dimostrare il proprio potere e trasgredire le regole, per mostrare a sé stesso e agli altri di essere più forte del fumo. Talora usa la sigaretta in modo perverso come strumento di offesa o tortura; peraltro, frequenti sono i fatti di cronaca in cui il bullo lancia o spegne le sigarette addosso alla vittima di turno (
a, b, c, d, e)

Il bullo gregario, d'altro canto, potrebbe iniziare a fumare per imitare il comportamento del bullo dominante e cercare di ottenere accettazione e appartenenza all'interno del gruppo. Usa il tabacco per rispondere al proprio bisogno di sicurezza.

In entrambi i casi, il fumo di tabacco può essere un comportamento associato all'atteggiamento del bullo, sebbene per motivazioni diverse.

Le vittime possono distinguersi in passive/sottomesse e provocatrici.
Vittima passiva/sottomessa:
·         soggetto insicuro, ansioso
·         tendenza all’isolamento sociale
·         bassa autostima e calo dell’umore.
 
Vittima provocatrice:
·         contrattacca in maniera inefficace le provocazioni del bullo.

La vittima passiva/sottomessa sentendosi insicura e non a proprio agio nelle situazioni sociali tende a cercare conforto nel fumo di tabacco, e la sigaretta funge da oggetto transizionale per colmare il senso di vuoto o di solitudine, il passaggio da uno stato di maggiore insicurezza a uno di relativo benessere e calma, anche se effimero.
Le vittime provocatrici utilizzano il fumo di tabacco come strumento per attirare l’attenzione del bullo fumando in modo vistoso o inappropriato. Il fumo, comportamento vietato e guardato male dagli adulti, attrarrà sicuramente le attenzioni su di loro, compresa quella dei bulli. Perverso meccanismo per sentire di esistere agli occhi degli altri, seppur in modo negativo. In definitiva, nelle vittime provocatrici il fumo può avere diverse funzioni psicologiche, tutte legate al desiderio di controllare una situazione di vittimizzazione che sfugge loro di mano e alla ricerca di una ribellione, di attenzioni o di sedativi per ansie insopportabili. Ma si tratta sempre di strategie maladattive di coping.

In base a numerosi studi, il bullismo è risultato associato al fumo (1, 2, 5, 7, 8, 13), ma anche all’alcol (1, 2, 5, 8, 13), alle droghe illegali (1, 2, 3, 4, 6) e al fallimento scolastico (1). Evidenze ancora maggiori dimostrano un'associazione tra l'essere vittima di bullismo e un’aumentata suscettibilità a comportamenti impulsivi e a rischio (9) come l'uso successivo di fumo (7, 10), svapo (11), e-cig (12) e di sostanze illegali (11).
 
I tipi di bullismo più diffusi sono:
·         Il bullismo verbale, in cui gli autori di bullismo usano parole, affermazioni e soprannomi per ottenere il controllo sul loro bersaglio scelto spesso tra soggetti con difficoltà o disabili
·         Il bullismo relazionale, il cui scopo è di escludere il soggetto dal gruppo, spesso diffondendo voci o svelando confidenze a scapito della vittima.
·         Il cyberbullismo, consiste nel molestare, minacciare o imbarazzare la vittima con immagini o testi offensivi
·         Il bullismo sessuale consiste spesso in commenti e gesti volgari a sfondo sessuale che colpiscono la vittima.
·         Il bullismo fisico si verifica quando il bullo usa azioni fisiche per opprimere la propria vittima.
·         Il bullismo basato sul pregiudizio consiste nel prendere di mira qualcuno perché diverso per razza, scelte sessuali, religione e può comprendere tutti gli altri tipi di bullismo.

L'uso di sigarette può essere presente nelle diverse forme di bullismo in cui l'aggressore può minacciare di usare violenza se la vittima non fornisce le sigarette richieste o non fuma (bullismo fisico), nel caso di diffusione di immagini manipolate in cui la vittima viene mostrata mentre fuma (cyberbullismo), etc.

Dalla VI rilevazione 2022 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, si rileva che il bullismo colpisce circa il 15% dei ragazzi, senza differenze significative tra le Regioni italiane, con una percentuale del 20% nei bambini di 11 anni (1 su 5), che scende al 10% nei ragazzi più grandi. Il cyberbullismo, risulta aumentato nei giovani di 11 e 13 anni per la diffusione sempre maggiore dei social. Strettamente correlato al bullismo è il fenomeno della violenza domestica. I minori esposti a episodi di violenza familiare sono più propensi a esercitare forme attive di bullismo nei confronti dei compagni o a essere vittime di bullismo. Inoltre, va detto che spesso gli atti di bullismo possono essere avvallati dall'educazione che le famiglie danno ai loro figli e dall'eccessiva tolleranza di alcuni insegnanti. 

In occasione del 7 Febbraio – Giornata mondiale contro il bullismo ed il cyberbullismo si vuole evidenziare come la sigaretta, da droga della gestualità e dell’identità personale, possa svolgere un certo ruolo anche nelle manifestazioni associate al bullismo. Infatti, essa può diventare elemento caratterizzante di un disagio, un mezzo per gestire le emozioni negative, per far fronte a situazioni di stress, di insoddisfazione, di noia, o viceversa uno strumento di ribellione, un’espressione di appartenenza ad un gruppo.

   Un'altra categoria che spesso condivide con i bulli problematiche familiari e di disagio socio-economico è quella dei NEET.  Il fenomeno sociale dei NEET, acronimo inglese che sta per "Non [engaged] in Education, Employment or Training" (lett. "Non [attivi] in istruzione, in lavoro o in formazione"), vede l'Italia al primo posto in Europa, probabilmente a causa degli effetti della lunga crisi economica.

  Secondo uno studio dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) del 2021, in Italia i giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione professionale sono oltre 3 milioni, equivalenti al 26% del totale. Diversi studi hanno rilevato che i NEET sono maggiormente esposti a svantaggi socio-economici e presentano condizioni di salute mentale e fisica peggiori rispetto ai coetanei occupati. Inoltre, è più probabile che assumano comportamenti a rischio, come abuso di fumo, alcol, droghe e comportamenti problematici a causa della bassa autostima e del senso di insoddisfazione (14, 15). Chi è stato vittima di bullismo a scuola ha più probabilità di lasciare precocemente gli studi e ritrovarsi NEET. Alcuni NEET, per ribellione o noia, possono assumere atteggiamenti provocatori o aggressivi che li portano ad agire da bulli, in cerca di potere e riconoscimento.

 
1. Ricardo Azevedo da Silva, Taiane de Azevedo Cardoso, Karen Jansen, Luciano Dias de Mattos Souza, Russélia Vanila Godoy, Ana Laura Sica Cruzeiro, Bernardo Lessa Horta, Ricardo Tavares Pinheiro: Bullying and associated factors in adolescents aged 11 to 15 years. Trends Psychiatry Psychother. 2012;34(1):19-24.
2. Apolinaras Zaborskis, Inga Vareikiene: [School bullying and its association with health and lifestyle among schoolchildren]. Medicina (Kaunas). 2008;44(3):232-9.
3. Beena Shawki, Tariq Al-Hadithi 2, Nazar Shabila: Association of bullying behaviour with smoking, alcohol use and drug use among school students in Erbil City, Iraq. East Mediterr Health J. 2021 May 27;27(5):483-490.
4. Catherine A Quinn, Sally Fitzpatrick, Kay Bussey, Leanne Hides, Gary C K Chan: Associations between the group processes of bullying and adolescent substance use. Addict Behav. 2016 Nov;62:6-13.
5. A-H Luukkonen, K Riala, H Hakko, P Räsänen; Study-70 workgroup: Bullying behaviour and substance abuse among underage psychiatric inpatient adolescents. Eur Psychiatry. 2010 Nov;25(7):382-9.
6. Laura J Lambe, Wendy M Craig: Bullying involvement and adolescent substance use: A multilevel investigation of individual and neighbourhood risk factors. Drug Alcohol Depend. 2017 Sep 1;178:461-468.
7. Lan Guo, Lingyao Hong, Xue Gao, Jinhua Zhou, Ciyong Lu, Wei-Hong Zhang: Associations between depression risk, bullying and current smoking among Chinese adolescents: Modulated by gender. Psychiatry Res. 2016 Mar 30;237:282-9.
8. Kastytis Šmigelskas, Tomas Vaičiūnas, Justė Lukoševičiūtė, Marta Malinowska-Cieślik, Marina Melkumova, Eva Movsesyan, Apolinaras Zaborskis: Sufficient Social Support as a Possible Preventive Factor against Fighting and Bullying in School Children. Int J Environ Res Public Health. 2018 Apr 26;15(5):870.
9. R Shah, M Dodd, E Allen, R Viner, C Bonell: Is being a victim of bullying or cyberbullying in secondary school associated with subsequent risk-taking behavior in adolescence? A longitudinal study in secondary schools. J Adolesc. 2022 Jun;94(4):611-627.
10. Sunday Azagba: School bullying and susceptibility to smoking among never-tried cigarette smoking students. Prev Med. 2016 Apr;85:69-73. 
11. Cashen M Boccio, Wanda E Leal, Dylan B Jackson: Bullying victimization and nicotine and marijuana vaping among Florida adolescents. Drug Alcohol Depend. 2022 Aug 1;237:109536.
12. Julia Hansen, Matthis Morgenstern, Barbara Isensee, Artur Galimov, Reiner Hanewinkel: Association between bullying victimization and e-cigarette use among German students. Aggress Behav. 2021 Jul;47(4):421-429.
13. Alessio Vieno, Gianluca Gini, Massimo Santinello: Different forms of bullying and their association to smoking and drinking behavior in Italian adolescents. J Sch Health. 2011 Jul;81(7):393-9.
14. Clare Tanton, Lorraine McDonagh, Melissa Cabecinha, Soazig Clifton, Rebecca Geary, Greta Rait, John Saunders, Jackie Cassell, Chris Bonell, Kirstin R Mitchell, Catherine H Mercer: How does the sexual, physical and mental health of young adults not in education, employment or training (NEET) compare to workers and students? BMC Public Health. 2021 Feb 26;21(1):412.
15. Catherine H Stewart, Philip Berry, Dunja Przulj, Charlene Treanor: Cancer-related health behaviours of young people not in education, employment or training ('NEET'): a cross-sectional study. BMC Cancer. 2017 Mar 2;17(1):165.
Guglielmo Lauro
(medico)
v. anche:

domenica 1 gennaio 2023

Il ruolo del tabacco sui 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile – agenda ONU 2030


I 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel 2015 hanno approvato 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – da raggiungere entro il 2030. Ognuno deve fare la propria parte per costruire un mondo diverso e dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, economico.

La lotta al tabagismo incide in maniera concreta e diretta sui 17 traguardi oggetto della cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. In effetti, a causa dell’evidente conflitto di interessi di dimensioni planetarie tra il tabacco, che genera ingenti vantaggi economici alle multinazionali, e i diritti umani alla vita e alla salute, i governi dovrebbero impegnarsi particolarmente nella lotta al tabagismo.

Goal 1: sconfiggere la povertà

È il primo degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il consumo di tabacco favorisce direttamente la povertà, in diversi modi. L’acquisto dei prodotti da fumo ha un impatto immediato sullo standard di vita soprattutto di coloro che percepiscono redditi modesti. Questi, infatti, per soddisfare la loro dipendenza dal tabacco, spesso rinunciano a spese necessarie per sé stessi e per la loro famiglia. Le malattie fumo correlate possono portare a conseguenze economiche disastrose per le economie familiari soprattutto quando i membri della famiglia dipendono dallo stipendio della persona che si ammala. Peraltro, l'OMS da anni riconosce il tabacco come "una minaccia per lo sviluppo" principalmente per il fatto che le coltivazioni del tabacco sono dislocate soprattutto nei Paesi più poveri le cui risorse sono ulteriormente depauperate dagli effetti della catena produttiva del tabacco sull'ambiente.

Goal 2: sconfiggere la fame

Il secondo obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite è eliminare la fame nel mondo e raggiungere la sicurezza alimentare ovunque entro il 2030. Per realizzare questo obiettivo, le misure di lotta al tabagismo svolgono un ruolo essenziale. Nei Paesi a basso o medio reddito i costi del fumo impediscono a molte famiglie di offrire ai figli un'alimentazione equilibrata. Le colture di tabacco sottraggono preziose terre coltivabili alla produzione alimentare e, peraltro, le rendono inutilizzabili per le colture alimentari in quanto impoveriscono il suolo e lo degradano. Se i campi utilizzati per le colture di tabacco fossero utilizzati per coltivare alimenti, potrebbero sfamare decine di milioni di persone. Intanto, nonostante il chiaro legame causale tra la coltivazione del tabacco e l’insicurezza alimentare, le multinazionali del tabacco cercano di lavarsi la coscienza attirando l’attenzione sulle iniziative che patrocinano per combattere la fame.

Goal 3: Salute e benessere

Il fumo rappresenta, a livello globale, la principale causa di mortalità e la prima dipendenza in termini di incidenza e di patologie correlate. Il fumo uccide circa 6 milioni di persone ogni anno, di cui 600 mila sono non fumatori esposti al fumo passivo; di questi 600 mila oltre un quarto sono bambini che non hanno ancora compiuto cinque anni. A livello mondiale, il consumo di tabacco è responsabile del 90% dei tumori polmonari, del 25% delle morti per cancro, del 20% dei decessi per malattie cardiovascolari.


Goal 4: Istruzione di qualità

Nei paesi produttori di tabacco, il fumo influisce indirettamente sul diritto all’istruzione, poiché costringe molti bambini e adolescenti ad abbandonare la scuola per lavorare nelle piantagioni. In tutto il pianeta si contano circa 1,3 milioni di giovani non ancora quattordicenni che lavorano in produzioni di questo tipo; inoltre, il 10–14% dei figli di coltivatori di tabacco non frequenta la scuola. Nella sola India, i bambini che si trovano in questa situazione sono ben 500 mila. Dalle testimonianze dei bambini “sfruttati” si viene a conoscenza dei massacranti turni a cui vengono sottoposti: anche 18 ore al giorno di lavoro in ambienti estremamente pericolosi e a continuo contatto con sostanze nocive. Dunque invece di andare a scuola o giocare, lavorano! Lavorano ovunque vi sia l'opportunità di guadagnare qualcosa per aiutare la famiglia. In tali Paesi, se una madre o un padre si ammala come frequentemente avviene a causa del consumo di tabacco, sovente i figli sono costretti a interrompere gli studi per prendersene cura e, a volte, devono persino trovarsi un impiego per compensare la perdita di reddito causata dall’incapacità al lavoro del genitore. A livello globale comunque il fumo minorile mette anche in pericolo le capacità di apprendimento dei bambini e degli adolescenti, poiché ha un impatto sul loro sviluppo cerebrale con conseguente maggiore rischio di sviluppare problemi psichiatrici o un deficit di attenzione compromettendo notevolmente il rendimento scolastico.

Goal 5: Parità di genere

Storicamente, il numero di fumatori è sempre stato maggiore rispetto a quello delle fumatrici. Tuttavia, negli ultimi anni questo divario si è assottigliato soprattutto nei Paesi sviluppati, cosicché possiamo dire che il fumo di tabacco può costituire senza ombra di dubbio l'inquinante delle pari opportunità, nel senso che, senza risparmiare niente e nessuno, attacca le vulnerabilità di genere. In tal modo il fumo promuove un finto paritarismo al ribasso che appunto svilisce il concetto di parità di genere.

Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Nel 2021 si stima che siano stati raccolti, nel quadro di operazioni di pulizia delle spiagge, oltre 4,2 milioni di mozziconi di sigaretta. Tuttavia, questa non è che una parte insignificante dei 6,5 trilioni di sigarette prodotte nel mondo ogni anno, di cui almeno il 75% finisce nei fiumi e negli oceani. Ciò non può che entrare in totale contraddizione con il sesto Obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, ossia fare in modo, da un lato, che l’acqua pulita sia alla portata di tutti e, dall’altro, che le risorse idriche siano gestite in modo sostenibile. Chi fuma getta sovente i mozziconi di sigaretta per terra, nello spazio pubblico condiviso da tutti, ad esempio sui marciapiedi o nell’erba dei parchi. Da lì i mozziconi vengono trascinati via dall’acqua piovana, dapprima verso gli scarichi e in seguito verso la rete di corsi d’acqua, fino ai mari e agli oceani. Stessa sorte, per i mozziconi che vengono gettati nei servizi igienici e nelle caditoie stradali.
Poiché i mozziconi di sigaretta sono essenzialmente composti da un filtro di acetato di cellulosa, che è una plastica e non è biodegradabile, restano a lungo (circa 15 anni) sulle rive o sul fondo dei fiumi, dei laghi e dei mari. Dopodiché si separano in minuscole particelle che finiscono ingerite dagli organismi acquatici. Come se non bastasse, i mozziconi rilasciano anche molte sostanze tossiche, tra le quali arsenico, piombo e etilfenolo, che sono estremamente inquinanti. Basta un solo mozzicone per contaminare fino a 1000 litri d’acqua.
Nei bacini e corsi d’acqua non ci sono solo i mozziconi, ma anche accendini, mozziconi di sigari, pacchetti di sigarette e sigarette elettroniche, che contengono circuiti, batterie (ossia piombo e mercurio) e cartucce di liquidi (contenenti a loro volta sali di nicotina e metalli pesanti): anche questi possono contaminare grandi masse d’acqua. La produzione di sigarette riduce anche la quantità di acqua potabile cui può attingere la popolazione dei paesi poveri, dove si trova la maggior parte delle piantagioni di tabacco. Per coltivare una tonnellata di foglie di tabacco ci vogliono 2925 m3 d’acqua e questo la rende una delle colture con il maggiore impatto idrico.

Goal 7: Energia pulita e accessibile

La produzione del tabacco determina l'abbattimento di ettari ed ettari di foreste sia per coltivare su terreni vergini, sia per avere legna da ardere utilizzata nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco (uno dei processi produttivi del tabacco meno sostenibili). Detta deforestazione rappresenta un serio fattore responsabile dell'aumento di anidride carbonica (CO2) in atmosfera, essendovi da un lato la riduzione di "polmone verde" che assorbirà meno CO2, e dall'altro l'immissione in atmosfera di CO2 prodotta dalla combustione del legname. Poi il consumo di sigarette e lo smaltimento delle stesse, anche se attraverso termovalorizzatori, comporta altra produzione di gas di serra (il cui componente principale è l'anidride carbonica).
Non meno importante è il problema degli incendi che spesso partono da un semplice mozzicone abbandonato e i risultati sono devastanti specie nei mesi estivi. Gli incendi, in effetti, contribuiscono alla liberazione in atmosfera di gas serra e di tante altre sostanze più o meno tossiche e cancerogene (particolato, idrocarburi complessi -compresi gli idrocarburi policiclici aromatici- e gas irritanti).
Cosicché l'industria del tabacco rappresenta la prima causa evitabile di emissioni di CO2 e dunque la più insostenibile delle industrie. 
Peraltro, i milioni di ettari di terreno coltivati a tabacco potrebbero essere utilizzati per istallazioni di fonti di energia rinnovabile (parchi eolici o pannelli solari) o per coltivare piante tipicamente usate nella produzione di biocombustibili (mais, colza, barbabietola o palma).

Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

L'industria del tabacco ha un impatto negativo non solo sull’accesso a un lavoro dignitoso, ma anche sulla crescita economica in generale.
La realtà lavorativa soprattutto nei Paesi in via di sviluppo si basa spesso sul lavoro minorile e su forme di abuso lavorativo. Il tabacco rimane una minaccia per lo sviluppo e la crescita economica attraverso la riduzione della produttività per disabilità e malattie fumo-correlate, nonché attraverso le morti premature che nei Paesi a basso e medio reddito per l'80% sono conseguenza del fumo di tabacco. Ai costi sanitari e sociali del fumo vanno aggiunti gli ulteriori danni economici in termini di contrabbando, criminalità, sfruttamento e impoverimento generale. Per cui la lotta al fumo rappresenta uno degli investimenti più redditizi non solo in ambito sanitario, ma a livello globale.

Goal 9: Industria, innovazione e infrastrutture

Il nono obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite chiede infrastrutture affidabili, incoraggiando l'innovazione soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, promuovendo un'industria rispettosa dell'ambiente. Tuttavia la realtà innovativa dell'industria del tabacco non rispecchia gli obiettivi di sostenibilità; utilizza un modello economico colonialista basato sullo sfruttamento dei Paesi in via di sviluppo. Infine, le infrastrutture specifiche per la raccolta dei rifiuti derivanti dal consumo dei prodotti del tabacco sono praticamente inesistenti. A tale proposito si chiarisce che ciò che i fumatori percepiscono come “rifiuto ambientale relativamente accettabile” è in realtà un inquinante tossico che rappresenta il 50% dei rifiuti mondiali raccolti nelle aree urbane, nonché il 40% di quelli raccolti nel Mar Mediterraneo.

Goal 10: Ridurre le disuguaglianze

Ridurre le disuguaglianze tra i Paesi e nei Paesi appartenenti alle Nazioni Unite è il decimo obiettivo. Sebbene il consumo di tabacco sia mediamente diminuito nei Paesi ad alto reddito, il consumo globale di sigarette continua ad aumentare, in gran parte a causa della crescente diffusione del fumo da parte Paesi in via di sviluppo che, peraltro, sono sempre più sottoposti a sfruttamento da parte dell'industria del tabacco. A livello globale, il numero di decessi in relazione al tabacco è stato di 7,69 milioni nel 2019 ed è in costante aumento. L'80% delle persone che fumano vive in Paesi in via di sviluppo. Infatti, l'industria del tabacco approfitta dell’assenza di leggi sulla sponsorizzazione delle sigarette nei Paesi emergenti (sudest asiatico, Africa), promovendo il fumo in modo molto subdolo e accattivante soprattutto tra i giovani. In Nigeria non è raro vedere cortili di scuole circondati da cartelloni pubblicitari di sigarette Marlboro o Lucky Strike. In questo Paese, inoltre, è autorizzata una pratica altrove vietata: le sigarette possono essere acquistate anche sciolte, e questo le rende accessibili ai bambini o alle persone con un reddito molto basso. Queste disparità non sono casuali. L’industria del tabacco ha da sempre preso di mira le popolazioni vulnerabili con tattiche di marketing aggressive. La popolazione di Paesi a reddito basso quali India, Pakistan e Zimbabwe subisce un impatto pubblicitario 81 volte maggiore rispetto alla popolazione canadese o svedese. Queste disuguaglianze si percepiscono anche all’interno dei singoli Paesi, in cui i fumatori si riscontrano principalmente nelle fasce di popolazione economicamente più svantaggiate. Peraltro le bambine e i bambini che crescono in una comunità dove il tabagismo è parte della vita quotidiana hanno maggiori probabilità di subire gli effetti del fumo passivo e di diventare a loro volta fumatrici e fumatori. Dette disuguaglianze hanno anche un impatto negativo sulla salute a causa di una maggiore esposizione a tutta una serie di malattie fumo-correlate (enfisema, tumori) che spesso vengono diagnosticati a uno stadio più avanzato e sono dunque più difficili da trattare.

Goal 11: Città e comunità sostenibili

La realizzazione di tale obiettivo prevede lo sviluppo di una comunità con una migliore qualità di vita, garantendo una maggiore cura del territorio e dell’ambiente. La realizzazione di questo obiettivo è ostacolata dal tabagismo innanzitutto per il suo impatto sull'aspetto degli spazi urbani invasi da mozziconi di sigarette. Si stima che a livello mondiale vengano gettati a terra ogni giorno circa 18 miliardi di mozziconi. Tali rifiuti gettati a terra possono essere pericolosi se vengono raccolti da bambini, da animali domestici e dagli uccelli. Per gli animali domestici la nicotina è un veleno neurotossico ed è frequente che, soprattutto i cani attirati dalla saliva umana, ne ingeriscano una quantità potenzialmente letale. Gli uccelli oramai utilizzano fra l'altro i mozziconi di sigaretta per costruire i loro nidi che, anche se possono funzionare da repellente nei confronti di parassiti dannosi, verosimilmente esercitano effetti dannosi per la presenza di cancerogeni e pesticidi. Nella maggior parte di aree da gioco per i bambini, nei parchi pubblici, sulle spiagge e alle fermate dei trasporti pubblici non vi è divieto di fumo e quando c'è, spesso non è rispettato. Peraltro non è raro che il divieto di fumo venga disatteso nelle pertinenze di ospedali e delle scuole.

Goal 12: Consumo e produzione responsabili

Qual è il prodotto commerciale che più degli altri uccide le persone che ne fanno uso? Il fumo di tabacco il cui consumo e produzione non rispettano minimamente il requisito di responsabilità. La coltivazione del tabacco provoca deforestazione e impoverimento del suolo, contamina corsi d’acqua e monopolizza terreni che potrebbero essere destinati alla produzione di alimenti e materie prime essenziali. Bisognerebbe dunque convertire le coltivazioni di tabacco a coltivazioni alternative. Un'iniziativa del genere è stata attivata solo recentemente in Kenya dove la coltivazione del tabacco è stata abbandonata in favore di quella di fagioli. A tale proposito l'OMS ha affermato che "il progetto ha visto migliorare la salute degli agricoltori, aumentare la frequenza scolastica dei bambini che precedentemente lavoravano nelle fattorie e migliori raccolti per l'ambiente sostituendo il tabacco". Tuttavia ad oggi rappresenta un progetto pionieristico di agricoltura sostenibile e responsabile che dovrebbe essere riproposto in numerose altre realtà per essere in linea con un obiettivo di consumo e produzione responsabili.

Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico

Anno dopo anno gli effetti disastrosi delle politiche ambientali fallimentari dei governi di tutto il mondo si fanno sempre più pesanti per la popolazione. La filiera del tabacco ha un impatto ambientale notevole, soprattutto per la necessità di terreni di coltivazione vergini con abbattimento di ettari ed ettari di foreste. Si tratta di una deforestazione di migliaia di ettari ogni anno e quindi di una riduzione di "polmone verde" che assorbendo meno anidride carbonica (CO2) rappresenta una delle maggiori cause di cambiamento climatico. A ciò di aggiunge la CO2 derivante dall'immissione in atmosfera di CO2 prodotta dalla combustione del legname nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco (uno dei processi produttivi del tabacco meno sostenibili). Poi, va considerato il consumo di sigarette che contribuisce all'inquinamento dell'aria per la presenza di diversi gas ad effetto serra come anidride carbonica e metano che vengono emessi nell'atmosfera dai fumatori rispettivamente per 2,6 miliardi di kg e 5,2 miliardi di kg ogni anno. Infine, va sottolineato il problema dello smaltimento dei mozziconi,  che anche se effettuato attraverso termovalorizzatori, comporta altra produzione di gas di serra (il cui componente principale è l'anidride carbonica).
I paesi dell'UE si sono impegnati a rendere l'UE climaticamente neutra entro il 2050 e con tappa intermedia di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Ciò non significa azzerare completamente le emissioni di CO2: la neutralità climatica si raggiunge infatti quando le emissioni prodotte dalle attività umane sono compensate da quelle assorbite, ad es. attraverso il suolo, le foreste, etc. Per raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, è fondamentale affrontare tutte le fonti di emissioni di gas serra, compresa l'industria del tabacco. Ciò potrebbe significare intensificare il contrasto alla produzione di tabacco attraverso politiche adeguate per garantire una transizione equa verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Goal 14: Vita sott’acqua

Il tabagismo ha un notevole impatto sulla vita acquatica sia in fase di produzione che in fase di consumo. Le fabbriche di sigarette generano numerosi residui tossici tra cui ammoniaca, nicotina, acido cloridrico, metanolo o nitrati, che spesso contaminano i corsi d'acqua. I mozziconi di sigaretta rappresentano il primo contaminante degli oceani a livello mondiale e la tipologia di rifiuto più numeroso raccolto sulle coste di tutto il pianeta, così come riportato dall'Ocean Conservancy, associazione no-profit che da 32 anni organizza l’International Coastal Cleanup (associazione internazionale di pulizia costiera). I mozziconi contengono, nella parte del filtro, acetato di cellulosa, un tipo di plastica molto dannoso, non solo per la facile disgregazione in microplastiche che entrano nella catena alimentare marina, ma perché oltre a contenere i residui tossici del fumo, tendono a catturare tanti altri inquinanti presenti nell’ambiente marino e dunque fungono da vettori degli inquinanti catturati. In effetti, la pericolosità per l’uomo è legata principalmente a questo processo. Infatti, le microplastiche che si accumulano nei visceri addominali dei pesci, sebbene non tendano a risalire lungo la rete alimentare umana perché in genere i visceri vengono scartati, rappresentano comunque un veicolo di inquinanti che si accumulano nella fauna marina. Dal bioaccumulo alla biomagnificazione il passo è breve. La biomagnificazione è il processo grazie al quale l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi (il bioaccumulo) aumenta di concentrazione man mano che si sale al livello trofico successivo (cioè da preda a predatore), ovvero procedendo dal basso verso l’alto nella catena alimentare. In altre parole, diccome i pesci si mangiano l’un l’altro interi, la concentrazione di microplastiche e quindi di inquinanti può crescere in maniera esponenziale.

Goal 15: Vita sulla Terra

Tale obiettivo è dedicato alla protezione e al ripristino degli ecosistemi terrestri già ampiamente sfruttati. Ogni anno l’organizzazione no-profit Global Footprint Network calcola il Giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day) che rappresenta il giorno in cui, a livello globale, l’umanità esaurisce completamente le risorse prodotte dalla Terra, superando in consumi la capacità che il nostro Pianeta ha di produrne in un anno. Per l'anno che si è appena concluso, il 2022, l’Earth Overshoot Day a livello globale è caduto lo scorso 28 luglio, che in termini pratici vuol dire che successivamente a tale data decorre il debito con la Terra. Il tabacco è responsabile di numerosi di effetti nocivi sugli ecosistemi terrestri: la deforestazione, l'impoverimento del suolo, la desertificazione, l'uso di grandi quantità di pesticidi, fungicidi e fertilizzanti, ed infine il rilascio nell'ambiente dei prodotti di scarto del fumo (mozziconi, packaging del tabacco, e-cig usa e getta, etc.).
Pertanto si riportano degli esempi di impatto ambientale del tabacco che destano crescente preoccupazione:
-riduzione delle aree per specie animali selvatiche (elefanti, leoni, etc.)
-minaccia per la biodiversità a causa del potere inquinante derivante dalla produzione e consumo del tabacco (avvelenamento della fauna selvatica e inquinamento delle falde acquifere e degli ecosistemi di acqua dolce terrestri, etc.)
-interferenza con il ruolo insostituibile degli insetti nell'ecosistema (i pesticidi utilizzati nella tabacchicoltura uccidono gli insetti che si cibano di larve di zanzare responsabili della diffusione della malaria, provocando un riacutizzarsi di questa malattia).

Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Detto obiettivo impone di intervenire attivamente nei confronti di tutte le forme di violenza (abusi e sfruttamenti, maltrattamenti), di traffici illeciti e di interferenze nelle decisioni politiche. A tale proposito il tabagismo solleva pesanti interrogativi etici, con particolare riguardo alle responsabilità primarie dei governi nei confronti dei cittadini a causa del conflitto fondamentale e insanabile tra gli interessi dell'industria del tabacco e le finalità delle politiche per la salute pubblica.
Gli incassi delle 6 multinazionali che producono sigarette (American Brands, BAT, Hanson, Philip Morris, Rembrandt, RJR Nabisco) sono pari a una cifra 60 volte superiore al bilancio annuale dell'OMS al quale contribuiscono i 194 Stati membri delle Nazioni Unite (in misura proporzionale al rispettivo PIL), e altre organizzazioni, fondazioni e imprese. Dunque, l’industria del tabacco è una lobby potentissima e come tale esercita la propria influenza economica al fine di orientare le politiche sanitarie e finanziarie al loro utile (tassazioni ridotte, benefici normativi, etc).
Non sempre le istituzioni sono abbastanza solide per rifiutare finanziamenti dalle industrie del tabacco per cui le inevitabili ingerenze che ne derivano sono alla base di forme di corruzione, comportamenti scorretti, pubblicità più o meno occulta, tattiche manipolative, etc.
La giustizia sociale dovrebbe portare a rivedere i parametri in base ai quali un’azienda viene dichiarata sostenibile da un punto di vista ambientale e della collettività, ma la realtà appare ben altra. Infatti, le aziende che sono riuscite a raggiungere la vetta delle classifiche di sostenibilità ambientale sono proprio le maggiori aziende del tabacco (BAT, PMI, Japan Tobacco International e Imperial Brands). Questo, soprattutto grazie alla pratica ingannevole del greenwashing, strategia di marketing in cui si dà ad intendere un impegno nei confronti dell'ambiente, magari etichettando i propri prodotti come ecosostenibili, in modo da guadagnare in termini di credibilità.
Infine, non vanno sottovalutati gli interessi economico-finanziari del contrabbando di sigarette particolarmente «appetibile» per le organizzazioni criminali e terroristiche (Al Qaeda, ISIL/ISIS, Hezbollah, Hamas, FARC, IRA, ETA, PKK, al-Nusra Front).

Goal 17: Partnership per gli obiettivi

L’ultimo obiettivo promuove la collaborazione internazionale a favore dei Paesi meno sviluppati attraverso lo sviluppo tecnologico (maggiore accesso all'informazione), il sostegno ad un commercio equo e solidale e attraverso progetti di partenariato rivolti a contribuire al bene comune globale.
Il tabacco non può essere considerato un prodotto eticamente accettabile dal punto di vista sociale, sanitario o ecologico e quindi non è un prodotto equo e solidale. Stiamo parlando di prodotto che genera dipendenza e mette in pericolo la salute non solo dei fumatori, ma anche di chi lavora nelle piantagioni di tabacco nei Paesi di produzione. Anzi il tabacco nuoce all’immagine del commercio equosolidale e compromette il raggiungimento degli obiettivi di responsabilità sociale d'impresa.

Guglielmo Lauro
(medico)