mercoledì 28 febbraio 2018

28.02.2018 Giornata delle Malattie Rare. Se non ci fosse il fumo sarebbe ancora più rara: Istiocitosi Polmonare a Cellule di Langerhans (PLCH)




L'ultimo giorno del mese di febbraio si celebra la Giornata delle Malattie Rare; in tale occasione si vuole dare visibilità ad una malattia rara che si osserva quasi esclusivamente nei fumatori, l'Istiocitosi Polmonare a Cellule di Langerhans (PLCH). 
L'Istiocitosi a Cellule di Langerhans (LCH), può interessare organi isolati (principalmente i polmoni (PLCH), la cute, le ossa, l'ipofisi e i linfonodi) o più organi insieme. Nella maggior parte dei casi la forma polmonare è isolata.
Il quadro clinico della PLCH è rappresentato da tosse secca (50-70%), ridotta tolleranza all'esercizio (40-80%), dispnea da sforzo (40-87%), affaticamento (50-80%), perdita di peso (20-30%), dolore al torace (10–30%), sudorazione notturna (10–20%) e febbre (10–15%) (1). Circa il 10-30% dei pazienti affetti viene diagnosticato a seguito di pneumotorace accidentale (1).
Il fumo di sigaretta produce marcate alterazioni nel parenchima polmonare e nella popolazione di cellule immunitarie e infiammatorie presenti nel tratto respiratorio inferiore (2). Più in particolare la nicotina incrementa:
a) la secrezione di GM-CSF (Granulocyte-Macrophage Colony-Stimulating Factor = Fattore di crescita dei granulociti e dei macrofagi);
b) la produzione di osteopontina da parte dei macrofagi dell'epitelio bronchiolare (4, 5).
Il GM-CSF è responsabile di un iniziale accumulo di numerose cellule di Langerhans le quali possono organizzarsi in lesioni granulomatose che attaccano le pareti dei bronchioli distali distruggendoli (3); ne possono conseguire insufficienza respiratoria cronica e pneumotorace (4).
Secondo recenti studi l'incrementata produzione di osteopontina promuoverebbe l'accumulo di macrofagi e cellule di Langerhans (5). Le suddette alterazioni, indotte dal fumo di tabacco, fanno sì che la PLCH si manifesti quasi esclusivamente nei fumatori (2, 6); anzi il fumo sembra essere il fattore di rischio più importante per tale patologia (7). Peraltro, i pazienti affetti da PLCH coinvolti nel fumo di tabacco presentano generalmente un grado di dipendenza molto elevato (8) ovvero un disturbo da uso di tabacco di grado grave (sec. il DSM-5). In effetti, tali pazienti spesso persistono nel fumo nonostante la diagnosi e mostrano difficoltà significative a smettere di fumare rientrando nella categoria dei cosiddetti fumatori difficili (9). La cessazione del fumo in tali pazienti è fortemente consigliata anche per l'aumentato rischio di sviluppare carcinoma broncogeno (10). Va osservato che la cessazione del fumo di tabacco nei pazienti con PLCH porta spesso ad un miglioramento spontaneo della malattia (11, 12); anzi, smettere di fumare sembra la misura terapeutica più importante (7, 13). È dunque fondamentale che i pazienti con Istiocitosi a cellule di Langerhans (LCH) siano informati sulla morbilità polmonare correlata al fumo (14) e di come il fumo sia un fattore di rischio nello sviluppo di PLCH (15). È importante sapere che la gravidanza in pazienti con PLCH è sicura e non associata a deterioramento della funzionalità polmonare o ossigenazione del sangue (16); ciò non vuol dire che il nascituro non risenta degli effetti negativi del fumo materno. Comunque per le donne con PLCH viene raccomandato il parto con taglio cesareo a causa della maggiore probabilità di pneumotorace (1). Tuttavia si sottolinea, che anche esporre un bambino piccolo al fumo passivo di sigaretta può rappresentare un significativo fattore di rischio sia per la patogenesi che per un eventuale successivo sviluppo di PLCH anche stesso in età pediatrica (1, 17).

1. Elzbieta Radzikowska: Update on Pulmonary Langerhans Cell Histiocytosis. Front Med (Lausanne). 2021 Mar 8;7:582581. 
2. Hance AJ, Basset F, Saumon G, Danel C, Valeyre D, Battesti JP, Chrétien J, Georges R: Smoking and interstitial lung disease. The effect of cigarette smoking on the incidence of pulmonary histiocytosis X and sarcoidosis. Ann N Y Acad Sci. 1986;465:643-56.
3. Tazi A, Soler P, Hance AJ: [Pathogenesis of adult pulmonary Langerhans-cell histiocytosis]. Rev Mal Respir. 1999 Apr;16(2):151-9.
4. Mendez JL, Nadrous HF, Vassallo R, Decker PA, Ryu JH: Pneumothorax in pulmonary Langerhans cell histiocytosis. Chest. 2004 Mar;125(3):1028-32.
5. Prasse A, Stahl M, Schulz G, Kayser G, Wang L, Ask K, Yalcintepe J, Kirschbaum A, Bargagli E, Zissel G, Kolb M, Müller-Quernheim J, Weiss JM, Renkl AC: Essential role of osteopontin in smoking-related interstitial lung diseases. Am J Pathol. 2009 May;174(5):1683-91.
6. Travis WD, Borok Z, Roum JH, Zhang J, Feuerstein I, Ferrans VJ, Crystal RG: Pulmonary Langerhans cell granulomatosis (histiocytosis X). A clinicopathologic study of 48 cases. Am J Surg Pathol. 1993 Oct;17(10):971-86.
7. Harari S, Comel A: Pulmonary Langerhans cell Histiocytosis. Sarcoidosis Vasc Diffuse Lung Dis. 2001 Oct;18(3):253-62.
8. Tazi A, de Margerie C, Naccache JM, Fry S, Dominique S, Jouneau S, Lorillon G, Bugnet E, Chiron R, Wallaert B, Valeyre D, Chevret S: The natural history of adult pulmonary Langerhans cell histiocytosis: a prospective multicentre study. Orphanet J Rare Dis. 2015 Mar 14;10:30.
9. J Perriot, M Underner, G Peiffer, P Arvers: [Smoking cessation in smokers with pulmonary Langerhans cell histiocytosis - considerations from the management of ten patients]. Rev Mal Respir. 2021 Jan 27;S0761-8425(21)00002-4.
10. Sadoun D, Vaylet F, Valeyre D, Natali F, Georges R, Allard P, Battesti JP: Bronchogenic carcinoma in patients with pulmonary histiocytosis X. Chest. 1992 Jun;101(6):1610-3.
11. Akçay S, Eyüboglu FO, Arícan A, Demírhan B: Effect of pulse steroid therapy in a patient with Langerhans' cell histiocytosis. Respirology. 2001 Dec;6(4):357-60.
12. Mogulkoc N, Veral A, Bishop PW, Bayindir U, Pickering CA, Egan JJ: Pulmonary Langerhans' cell histiocytosis: radiologic resolution following smoking cessation. Chest. 1999 May;115(5):1452-5.
13. Mayer D, Gadient G, Kuhn M: [A rare interstitital lung disease in two smokers]. Praxis (Bern 1994). 2010 May 26;99(11):671-4.
14. Bernstrand C, Cederlund K, Sandstedt B, Ahström L, Lundell M, Dahlquist G, Henter JI: Pulmonary abnormalities at long-term follow-up of patients with Langerhans cell histiocytosis. Med Pediatr Oncol. 2001 Apr;36(4):459-68.
15. Bernstrand C, Cederlund K, Ashtröm L, Henter JI: Smoking preceded pulmonary involvement in adults with Langerhans cell histiocytosis diagnosed in childhood. Acta Paediatr. 2000 Nov;89(11):1389-92.
16. Radzikowska E, Wiatr E, Franczuk M, Bestry I, Roszkowski-Śliż K: Lung Function in Pregnancy in Langerhans Cell Histiocytosis. Adv Exp Med Biol. 2018;1023:73-83.
17. Nagy B, Soós G, Nagy K, Dezso B: Natural course of isolated pulmonary langerhans' cell histiocytosis in a toddler. 3-year follow-up. Respiration. 2008;75(2):215-20. Epub 2005 Dec 6.

Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 14 gennaio 2018

15.01.2018 La sigaretta, un'esca molto efficace: 2 su 3 abboccano all'amo!

Secondo il rapporto annuale sul fumo 2017 (ISS-OSFAD), in Italia vi sono circa 11,7 milioni di fumatori con un’età maggiore ai 15 anni, pari al 22,3% della popolazione e questa quota percentuale è pressoché stabile da circa 7 anni; peraltro, il 12,2% dei suddetti 11,7 milioni di fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.
Una delle maggiori attività di prevenzione del tabagismo sta proprio nel ridurre il coinvolgimento nel fumo al di sotto dei 15 anni che rappresenta una fascia di età particolarmente a rischio per lo sviluppo di una forte dipendenza dal fumo di tabacco. A proposito dell'importanza di un'attività di prevenzione mirata agli under 15, si segnala un recente studio di meta-analisi (1) che ha considerato un campione di 215'000 intervistati in otto sondaggi tra il 2000 ed il 2006, e che ha documentato significativo legame tra "il provare la prima sigaretta" ed "il diventare un fumatore abituale". Tale studio (1) ha rilevato che il "tasso di conversione" dalla sperimentazione iniziale al fumo quotidiano è di circa due terzi, un dato alquanto allarmante che conferma l'importanza della prevenzione primaria in tema di tabagismo. 
In altre parole la sigaretta rappresenta un'esca molto efficace: 2 su 3 abboccano all'amo! Altra allarmante conseguenza è che 2 su 3 muoiono per malattie fumo-correlate!
Lo scorso anno il Centro Antifumo Quit ha proposto un'indagine conoscitiva online sul tabagismo rivolta a studenti di età inferiore a 15 anni. A tale indagine hanno aderito alcune insegnanti particolarmente sensibili al problema del tabagismo in età adolescenziale (la vicepreside dell'Istituto Superiore Marconi di Giugliano in Campania, prof.ssa Beatrice Chianese, nonché alcune insegnanti dell'ISIS Moscati di Sant'Antimo). I principali risultati di questa indagine sono i seguenti. Il 27% degli studenti sotto i 15 anni risulta coinvolto nel fumo di sigaretta per cui, in base al "tasso di conversione" sopra menzionato, è verosimile ipotizzare che i 2/3, ovvero il 18% di questi under-15, andrà a sostenere e alimentare lo zoccolo duro dei fumatori e cioè quella quota pressoché invariata di fumatori in Italia che negli ultimi 7 anni si attesta stabilmente intorno al 22%. Altro dato preoccupante è che 2 studenti su 3 hanno familiari che fumano, con la conseguenza che spesso questi ragazzi sono esposti al fumo passivo, oltre a non avere buoni esempi in famiglia. Quale risulta il motivo che maggiormente induce a fumare? La curiosità! Si tratta di uno stimolo importante nei giovani specialmente per accrescere le proprie conoscenze, tuttavia iniziare a fumare sotto la spinta della curiosità rappresenta il modo peggiore di sfruttare questo potente motore della conoscenza. Insomma, bisogna far capire agli adolescenti, per natura desiderosi di fare esperienze nuove, che una prima sigaretta spesso non è mai l'ultima. Maggiori dettagli di questa indagine si possono consultare sul post di gennaio 2017.
In base a quanto sopra esposto si evince chiaramente l'importanza di attuare interventi di prevenzione aventi come obiettivo quello di evitare negli adolescenti il primo contatto con il fumo.

1. Birge M, Duffy S, Miler JA, Hajek P: What proportion of people who try one cigarette become daily smokers? A meta analysis of representative surveys. Nicotine Tob Res. 2017 Nov 4.
Guglielmo Lauro
(medico)

sabato 30 dicembre 2017

30.12.2017 Lotta al tabagismo: igiene e decoro dei luoghi adibiti all'erogazione delle prestazioni sanitarie


L'immagine sopra riportata è stata scattata pochi giorni fa ed è esemplificativa della situazione attuale riscontrabile immediatamente fuori le strutture sanitarie del nostro territorio; insomma, in queste cosiddette pertinenze esterne sono disseminati numerosi mozziconi che, nel caso specifico, abbondano soprattutto attorno al cartello "vietato fumare" con un'immagine di degrado che dequalifica l'intera struttura.

A fine settembre 2017 il Consiglio Regionale della Campania ha approvato all'unanimità la proposta di legge “Interventi di lotta al tabagismo per la tutela della salute” (Legge regionale 9 ottobre 2017, n. 30 - BURC n. 74 del 09.10.17).
I tre obiettivi prioritari di questa legge sono:
1. ridurre il numero di fumatori attivi
2. tutelare i fumatori passivi
3. contrastare la dispersione nell'ambiente derivante dagli scarti di fumo, i cosiddetti mozziconi o cicche di sigaretta.
La novità più importante sarà il piano regionale triennale per la lotta al tabagismo che dovrà entrare in vigore fra pochi giorni. Esso prevede: 
a) la prevenzione del tabagismo attraverso la promozione di stili di vita sani e liberi dal fumo nella comunità;
b) l'assistenza ed il supporto alla disassuefazione dal tabagismo, prevedendo l'accesso gratuito ai servizi aziendali per la cura del tabagismo e per smettere di fumare;
c) la valorizzazione dell’ambiente contro l’inquinamento causato dai rifiuti generati dal fumo;
d) il rispetto del divieto di fumare nei luoghi pubblici e di lavoro, prevedendo che, ai fini di tale divieto, si intenda per utente anche il personale dipendente o altrimenti addetto ad attività lavorativa;
e) la tutela dei non fumatori;
f) la promozione di servizi, iniziative, progetti locali dedicati presso i Centri territoriali per la disassuefazione dal fumo di tabacco operativi presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il Dipartimento Dipendenze dell'ASL Caserta cui afferisce il Centro Antifumo Quit, già da ottobre 2017, si è attivato a rendere immediatamente gratuito l'accesso a detto Centro per promuovere i percorsi di disassuefazione al fumo, che sono stati sempre erogati a titolo gratuito per tutto il personale ASL. Peraltro, il Centro Antifumo Quit promuove da sempre stili di vita sani e liberi dal fumo ed è l'unico Centro in Italia ad avere un blog mensilmente aggiornato attraverso il quale svolge la predetta attività mettendo a disposizione online post di informazione e prevenzione (dal 2009) con live chat, nonché un canale pubblico su piattaforma Telegram per approfondimenti e notizie sul tabagismo.
Un recente studio (1) effettuato in Campania ha evidenziato che, nonostante le norme di legge a tutela dei lavoratori dal fumo passivo, è ancora molto diffuso il consumo di tabacco e dei nuovi dispositivi elettronici in ambienti chiusi come uffici, corridoi, disimpegni, scale, servizi igienici anche in edifici dell’amministrazione regionale dalle particolari caratteristiche logistiche (grattacieli); inoltre, tale studio ha evidenziato che più del 41% dei dipendenti ha dichiarato di non sapere chi fosse l’addetto antifumo nella propria struttura di lavoro (1). Nelle strutture sanitarie dell'ASL Caserta tale situazione sembra ancora più preoccupante in considerazione del fatto che sui cartelli di divieto quasi mai è riportato il responsabile della vigilanza (ai sensi della legge 16 gennaio 2003 - art. 51 e successive modificazioni e integrazioni).
In attesa che vengano messe in atto concrete misure di controllo previste dalla nuova legge regionale, si sottolinea come sia assai lunga la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi di tale legge, essendo ancora consistente il numero di fumatori fra il personale dipendente nonché di coloro che sono esposti al fumo passivo, e massiccia la presenza di fumatori fra gli addetti alla vigilanza (guardie giurate) che, in base alla nuova legge, dovrebbero intervenire nell'applicazione delle sanzioni. Nel frattempo perdura la dispersione incontrollata di mozziconi nelle pertinenze non solo delle strutture sanitarie, ma anche degli istituti scolastici e dei luoghi pubblici.

1. Martucci P, Barbato N, Del Donno M, Mastroberardino M, Gargiulo P: Regole ed educazione per ambienti di lavoro smoke free. Il progetto "respirare in libertà" della regione Campania. Tabaccologia 4:28, 2017.
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche

mercoledì 1 novembre 2017

Fumo e stress

Lo stress rappresenta un fattore di rischio significativo per il fumo di sigarette (1); specificamente, lo stress percepito mostra una forte associazione con l'entità della sintomatologia astinenziale da nicotina in entrambi i sessi, ma in maniera più marcata nel sesso femminile (1). Questo rappresenta spesso uno dei motivi che rendono particolarmente difficile il percorso di cessazione nelle donne. Pertanto, nei fumatori è di prioritaria importanza ridurre lo stress allo scopo di contrastare i sintomi astenziali e rendere più efficace il percorso di cessazione (1).
Anche nei giovani lo stress rappresenta un fattore che incide sul fumo di tabacco. Infatti, dall'esame delle indagini conoscitive effettuate dal Centro Antifumo Quit nel corso degli ultimi 8 anni e a cui hanno partecipato numerosi studenti, emerge che i bisogni soddisfatti dal fumo nei giovani sono solo in minima parte legati al piacere, mentre sono più strettamente connessi ad altri bisogni di natura socio-emozionale (immagine positiva di sé, senso di appartenenza, buona autostima). Peraltro, quando tali bisogni non vengono soddisfatti si genera aumento dello stress. Questa modalità di approccio al fumo da parte dei giovani non fa altro che compromettere le loro capacità di affrontare in maniera matura ed equilibrata le situazioni di stress con le più opportune strategie. Fumare permette solo di attenuare temporaneamente gli effetti emotivi legati ad una situazione ansiogena o stressante, ma non di affrontarla per poterla gestire e risolvere.
Senza un aiuto esterno e una buona disposizione ad essere introspettivi, il fumatore non si rende conto di come il fumo possa interferire col modo di interagire con la vita.
Innanzitutto è consigliabile operare un cambiamento alla volta; ad es. smettere di fumare e mettersi a dieta contemporaneamente aumenta il carico di stress. Si ricorda, peraltro, di prendere sempre in considerazione una modalità di cessazione in maniera assistita, perché il fai da te ha, in questo campo, dei margini di successo molto più bassi. Con un aiuto di tipo psicologico si conoscerà meglio sé stessi e le proprie reazioni di fronte ad un avvenimento stressante; smettere di fumare è un percorso che genera stress e dunque, con una cessazione assistita, si può imparare ad affrontare lo stress in maniera più efficace, adottando tecniche di coping adeguate e magari trasformando una fonte di difficoltà in opportunità per migliorare sé stessi.

Per combattere lo stress è importante sviluppare una maggiore consapevolezza interiore che aiuti a comprendere quali sono le situazioni che creano tensione emotiva; insomma è importante imparare a riconoscere i propri segnali dello stress.

Controlla il tuo stress percepito compilando il seguente questionario
(cliccare sul link che segue).
Scala per lo Stress Percepito
per la lettura del punteggio realizzato clicca qui (dopo qualche minuto)




1. Lawless MH, Harrison KA, Grandits GA, Eberly LE, Allen SS: Perceived stress and smoking-related behaviors and symptomatology in male and female smokers. Addict Behav. 2015 Dec;51:80-3.
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 1 ottobre 2017

Non "inchiostriamoci" soprattutto se si fuma

Il tatuaggio è una pratica estetica popolare in continuo aumento che coinvolge circa 7 milioni di italiani e costituisce verosimilmente un marker per comportamenti a rischio (1, 2); anzi secondo la letteratura scientifica più recente i tatuaggi rappresentano anche un potenziale marker per problemi di salute mentale (2).
Diversi studi hanno trovato una significativa associazione fra tatuaggio e/o piercing e fumo di tabacco (1, 3, 4); confermano che i fumatori hanno probabilmente una percentuale di tatuaggi molto più alta rispetto ai non fumatori — in alcuni studi più del doppio (5, 6).
Il desiderio di un tatuaggio e/o piercing nei giovani è stato correlato ad una maggiore dipendenza da ricompensa, maggiore probabilità di avere conflitti familiari e minore percezione di sostegno, pertanto in coloro che si tatuano vi è una maggiore tendenza alla ricerca di "novità", di nuove sensazioni (3). 
Ci sono milioni di persone che si fanno tatuaggi senza pensare che così facendo si iniettano sostanze chimiche sotto la pelle. Molte di queste sostanze sono contenute nel fumo di tabacco che milioni di persone tatuate e non, più o meno coscientemente, inalano.
La maggior parte degli inchiostri da tatuaggio contengono un pigmento nero il carbon black e un pigmento bianco il biossido di titanio (TiO2applicato soprattutto per creare le varie tonalità quando mescolato con altri coloranti. Ulteriori elementi contenuti nella composizione chimica dei pigmenti sono: nichel, cromo, alluminio, ferro, rame, manganese, piombo, litio e cobalto.
Studi recenti hanno osservato che il biossido di titanio migra dalla pelle nel sistema linfatico in forma di micro- e di nanoparticelle (7) condizionando un rigonfiamento cronico dei linfonodi che a loro volta ne acquisiscono il colore.
Il biossido di titanio, può avere anche altri canali di accumulo, ad es. può giungere nel nostro organismo attraverso l'alimentazione essendo un additivo molto diffuso nell'industria alimentare con il codice di E171 (confetti, caramelle, chewing gum, salse, gelati, creme di pasticceria, integratori alimentari, alcune bevande gassate, etc.), nell'industria farmaceutica (compresse, paste dentifricie, farmaci in generale, creme solari, etc.) e in altri prodotti con cui possiamo venire in contatto (profumi, deodoranti, vernici, fumo di tabacco, etc.). Recenti studi effettuati su linee animali hanno dimostrato una stretta relazione tra l'esposizione al biossido di titanio e l'insorgenza di malattie tumorali come il cancro colon-rettale (8), tuttavia non essendoci studi condotti sull'uomo il suo uso è ancora considerato lecito. Nel frattempo la European Chemicals Agency ha inserito il biossido di titanio nell'elenco delle sostanze sospettate di provocare il cancro per inalazione.
L'anilina, altra sostanza pericolosa, è presente sia nel fumo di tabacco, sia nell'inchiostro per tatuaggi (9). Si tratta di una sostanza cancerogena che provoca in primis tumori della vescica ma anche tumori renali, cutanei, epatici e del sangue. Specificamente il fumo di tabacco rappresenta la principale fonte di esposizione all'anilina nella popolazione generale cui si può aggiungere la quota presente nei coloranti compreso l'inchiostro per tatuaggi (9).
Altra sostanza tossica che si trova sia nel fumo di sigaretta che nell'inchiostro per tatuaggi è il carbazolo, un idrocarburo policiclico aromatico che ha un'influenza tossica sugli organismi viventi (10).

Peraltro, lo strato dermico dove vengono depositati i pigmenti del tatuaggio è sede anche delle ghiandole sudoripare che intervengono nei meccanismi di termoregolazione. A tale proposito studi scientifici hanno rilevato che nelle sedi di tatuaggio vi è una compromissione della sudorazione (con riduzione dei tassi di sudore di circa il 53% in meno) (11).
I risultati di un recente studio scientifico sollevano preoccupazioni in merito all'associazione tra l'esposizione ai tatuaggi e un rischio aumentato di sviluppare linfoma maligno, una forma di cancro del sistema linfatico (12). A tale proposito va ricordato che il fumo di tabacco è anche riconosciuto come uno dei fattori di rischio per i linfomi. Pertanto, è lecito ipotizzare che un individuo che sia fumatore e abbia tatuaggi possa trovarsi esposto a un rischio ancora maggiore di sviluppare questa grave patologia.

Farsi un tatuaggio è più o meno doloroso, ma rimuoverlo lo è sicuramente di più e con risultati talora inattesi.
La rimozione dei tatuaggi viene praticata attraverso una frammentazione e polverizzazione della capsula d’inchiostro sottocutanea via laser con aumento delle nanoparticelle che devono essere riassorbite da parte del sistema linfatico dell'organismo e fagocitate da macrofagi e fibroblasti. L'efficienza della rimozione dipende da colore (il giallo, il verde e il blu sono più difficili da togliere del rosso e del nero), profondità, densità e tipo di pigmento, da fototipo del paziente (cioè dal colore della sua pelle), dalla sede (ad es. sono più resistenti alla rimozione i tatuaggi agli arti inferiori, dove più facilmente vi possono essere disturbi circolatori) e nei fumatori (per i quali è meno efficiente l'azione dei macrofagi).
Altro problema per chi ha tatuaggi è l’individuazione di possibili melanomi, che diventano più difficili da intercettare. In effetti i tatuaggi rendono più difficile la diagnosi di melanoma per cui andrebbero evitati specie in coloro che hanno casi di melanoma in famiglia ed in coloro che presentano nei atipici o pelle molto chiara con numerosi nei.
Infine, va anche preso in considerazione che tatuaggi e/o piercing rappresentano una modalità di trasmissione del virus dell'epatite C (HCV) (13) la cui aggressività è alimentata dal fumo di tabacco (14).
Il buon senso ci dovrebbe guidare a limitare, quanto più possibile, le fonti inutili di accumulo di biossido di titanio, anilina, etc., come i tatuaggi. Dunque, prima di fumare sigarette e di volersi "inchiostrare" vale la pena di riflettere se proprio si vogliono introdurre nel corpo sostanze chimiche inutili e che sicuramente non fanno bene.

Il primo tatuaggio i fumatori lo fanno ai propri polmoni!

1. Heywood W, Patrick K, Smith AM, Simpson JM, Pitts MK, Richters J, Shelley JM: Who gets tattoos? Demographic and behavioral correlates of ever being tattooed in a representative sample of men and women. Ann Epidemiol. 2012 Jan;22(1):51-6.
2. Mortensen K, French MT, Timming AR: Are tattoos associated with negative health-related outcomes and risky behaviors? Int J Dermatol. 2019 Jan 24.
3. Bosello R, Favaro A, Zanetti T, Soave M, Vidotto G, Huon G, Santonastaso P: [Tattoos and piercings in adolescents: family conflicts and temperament]. Riv Psichiatr. 2010 Mar-Apr;45(2):102-6.
4. Guéguen N: Tattoo, piercing, and adolescent tobacco consumption. Int J Adolesc Med Health. 2013;25(1):87-9.
5. Robert Morlock, Amy Morlock: Think Before You Ink: Perception, Prevalence, and Correlates of Tattooing and Tattoo Regret in US Adults. Cureus. 2023 Nov 2;15(11):e48167.
6. Signe B Clemmensen, Jonas Mengel-From, Jaakko Kaprio, Jennifer R Harris, Henrik Frederiksen, Jacob von Bornemann Hjelmborg: Tattooing is Mainly Cultural: A Representative Twin Study of Tattooing Determinants. Behav Genet. 2025 Mar;55(2):114-123.
7. Schreiver I, Hesse B, Seim C, Castillo-Michel H, Villanova J, Laux P, Dreiack N, Penning R, Tucoulou R, Cotte M, Luch A: Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin. Sci Rep. 2017 Sep 12;7(1):11395.
8. Bettini S, Boutet-Robinet E, Cartier C, Coméra C, Gaultier E, Dupuy J, Naud N, Taché S, Grysan P, Reguer S, Thieriet N, Réfrégiers M, Thiaudière D, Cravedi JP, Carrière M, Audinot JN, Pierre FH, Guzylack-Piriou L, Houdeau E: Food-grade TiO2 impairs intestinal and systemic immune homeostasis, initiates preneoplastic lesions and promotes aberrant crypt development in the rat colon. Sci Rep. 2017 Jan 20;7:40373.
9. IARC Working Group on the Identification of Carcinogenic Hazards to Humans: Some Aromatic Amines and related Compounds. Lyon (FR): International Agency for Research on Cancer; 2021.
10. Ajeet K Srivastav, Divya Dubey, Deepti Chopra, Jyoti Singh, Sandeep Negi, Syed Faiz Mujtaba, Ashish Dwivedi, Ratan Singh Ray: Oxidative stress-mediated photoactivation of carbazole inhibits human skin cell physiology. J Cell Biochem. 2020 Feb;121(2):1273-1282.
11. Luetkemeier MJ, Hanisko JM, Aho KM: Skin Tattoos Alter Sweat Rate and Na+ Concentration. Med Sci Sports Exerc. 2017 Jul;49(7):1432-1436.
12. Christel Nielsen,  Mats Jerkeman, Anna Saxne Jöud: Tattoos as a risk factor for malignant lymphoma: a population-based case–control study. eClinicalMedicine June 2024, 102649.
13. Tohme RA, Holmberg SD: Transmission of hepatitis C virus infection through tattooing and piercing: a critical review. Clin Infect Dis. 2012 Apr;54(8):1167-78.
14. Pessione F, Ramond MJ, Njapoum C, Duchatelle V, Degott C, Erlinger S, Rueff B, Valla DC, Degos F: Cigarette smoking and hepatic lesions in patients with chronic hepatitis C. Hepatology. 2001 Jul;34(1):121-5.
Guglielmo Lauro
medico