martedì 7 febbraio 2023

Il bullismo, un’epidemia silenziosa che spesso inizia in contesti scolastici: il ruolo del fumo di tabacco


Il bullismo è un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Gli attori principali di questo comportamento di prevaricazione sono il bullo e la vittima. Il bullo, è colui o colei che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte vi è la vittima, colui o colei che invece subisce tali atteggiamenti. Il fumo si inserisce nello scenario del bullismo in vario modo, infatti, spesso rappresenta un elemento caratterizzante dei bulli e delle vittime contribuendo all’impatto negativo sul clima scolastico e alla violazione del diritto dei ragazzi ad imparare in un ambiente sicuro.

I bulli si possono distinguere in dominanti e gregari.
Bullo dominante:
·         Più forte della media dei coetanei
·         Forte bisogno di potere, dominio e autoaffermazione
·         Impulsivo e difficoltà a rispettare le regole
·         Scarsa consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni
·         Nessun senso di colpa per gli esiti delle prepotenze
·         Rendimento scolastico nella media, ma tende a peggiorare nel tempo
·         Abilità particolari nello sport e nelle attività di gioco
·         Popolare, soprattutto tra i più piccoli.
 
Bullo gregario:
·         Ruolo di sobillatori o seguaci del bullo dominante
·         Di solito non agiscono autonomamente, ma eseguono gli "ordini" del "capo"
·         Soggetti ansiosi e insicuri
·         Scarso rendimento scolastico.

Se da un lato non si può dire che tutti i bulli fumano sigarette, è altrettanto vero che il fumo di sigaretta è associato a comportamenti maggiormente aggressivi, impulsivi e di prepotenza. Il bullismo è un comportamento complesso che può manifestarsi in molte forme diverse e fumare sigarette può essere solo uno dei comportamenti associati al bullismo specie in alcuni contesti sociali dove il fumo è ampiamente accettato.

Il bullo dominante potrebbe fumare come un modo per rispondere alla necessità di affermarsi e rivendicare la propria autonomia di scelta, dimostrare il proprio potere e trasgredire le regole, per mostrare a sé stesso e agli altri di essere più forte del fumo. Talora usa la sigaretta in modo perverso come strumento di offesa o tortura; peraltro, frequenti sono i fatti di cronaca in cui il bullo lancia o spegne le sigarette addosso alla vittima di turno (
a, b, c, d, e)

Il bullo gregario, d'altro canto, potrebbe iniziare a fumare per imitare il comportamento del bullo dominante e cercare di ottenere accettazione e appartenenza all'interno del gruppo. Usa il tabacco per rispondere al proprio bisogno di sicurezza.

In entrambi i casi, il fumo di tabacco può essere un comportamento associato all'atteggiamento del bullo, sebbene per motivazioni diverse.

Le vittime possono distinguersi in passive/sottomesse e provocatrici.
Vittima passiva/sottomessa:
·         soggetto insicuro, ansioso
·         tendenza all’isolamento sociale
·         bassa autostima e calo dell’umore.
 
Vittima provocatrice:
·         contrattacca in maniera inefficace le provocazioni del bullo.

La vittima passiva/sottomessa sentendosi insicura e non a proprio agio nelle situazioni sociali tende a cercare conforto nel fumo di tabacco, e la sigaretta funge da oggetto transizionale per colmare il senso di vuoto o di solitudine, il passaggio da uno stato di maggiore insicurezza a uno di relativo benessere e calma, anche se effimero.
Le vittime provocatrici utilizzano il fumo di tabacco come strumento per attirare l’attenzione del bullo fumando in modo vistoso o inappropriato. Il fumo, comportamento vietato e guardato male dagli adulti, attrarrà sicuramente le attenzioni su di loro, compresa quella dei bulli. Perverso meccanismo per sentire di esistere agli occhi degli altri, seppur in modo negativo. In definitiva, nelle vittime provocatrici il fumo può avere diverse funzioni psicologiche, tutte legate al desiderio di controllare una situazione di vittimizzazione che sfugge loro di mano e alla ricerca di una ribellione, di attenzioni o di sedativi per ansie insopportabili. Ma si tratta sempre di strategie maladattive di coping.

In base a numerosi studi, il bullismo è risultato associato al fumo (1, 2, 5, 7, 8, 13), ma anche all’alcol (1, 2, 5, 8, 13), alle droghe illegali (1, 2, 3, 4, 6) e al fallimento scolastico (1). Evidenze ancora maggiori dimostrano un'associazione tra l'essere vittima di bullismo e un’aumentata suscettibilità a comportamenti impulsivi e a rischio (9) come l'uso successivo di fumo (7, 10), svapo (11), e-cig (12) e di sostanze illegali (11).
 
I tipi di bullismo più diffusi sono:
·         Il bullismo verbale, in cui gli autori di bullismo usano parole, affermazioni e soprannomi per ottenere il controllo sul loro bersaglio scelto spesso tra soggetti con difficoltà o disabili
·         Il bullismo relazionale, il cui scopo è di escludere il soggetto dal gruppo, spesso diffondendo voci o svelando confidenze a scapito della vittima.
·         Il cyberbullismo, consiste nel molestare, minacciare o imbarazzare la vittima con immagini o testi offensivi
·         Il bullismo sessuale consiste spesso in commenti e gesti volgari a sfondo sessuale che colpiscono la vittima.
·         Il bullismo fisico si verifica quando il bullo usa azioni fisiche per opprimere la propria vittima.
·         Il bullismo basato sul pregiudizio consiste nel prendere di mira qualcuno perché diverso per razza, scelte sessuali, religione e può comprendere tutti gli altri tipi di bullismo.

L'uso di sigarette può essere presente nelle diverse forme di bullismo in cui l'aggressore può minacciare di usare violenza se la vittima non fornisce le sigarette richieste o non fuma (bullismo fisico), nel caso di diffusione di immagini manipolate in cui la vittima viene mostrata mentre fuma (cyberbullismo), etc.

Dalla VI rilevazione 2022 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, si rileva che il bullismo colpisce circa il 15% dei ragazzi, senza differenze significative tra le Regioni italiane, con una percentuale del 20% nei bambini di 11 anni (1 su 5), che scende al 10% nei ragazzi più grandi. Il cyberbullismo, risulta aumentato nei giovani di 11 e 13 anni per la diffusione sempre maggiore dei social. Strettamente correlato al bullismo è il fenomeno della violenza domestica. I minori esposti a episodi di violenza familiare sono più propensi a esercitare forme attive di bullismo nei confronti dei compagni o a essere vittime di bullismo. Inoltre, va detto che spesso gli atti di bullismo possono essere avvallati dall'educazione che le famiglie danno ai loro figli e dall'eccessiva tolleranza di alcuni insegnanti. 

In occasione del 7 Febbraio – Giornata mondiale contro il bullismo ed il cyberbullismo si vuole evidenziare come la sigaretta, da droga della gestualità e dell’identità personale, possa svolgere un certo ruolo anche nelle manifestazioni associate al bullismo. Infatti, essa può diventare elemento caratterizzante di un disagio, un mezzo per gestire le emozioni negative, per far fronte a situazioni di stress, di insoddisfazione, di noia, o viceversa uno strumento di ribellione, un’espressione di appartenenza ad un gruppo.

   Un'altra categoria che spesso condivide con i bulli problematiche familiari e di disagio socio-economico è quella dei NEET.  Il fenomeno sociale dei NEET, acronimo inglese che sta per "Non [engaged] in Education, Employment or Training" (lett. "Non [attivi] in istruzione, in lavoro o in formazione"), vede l'Italia al primo posto in Europa, probabilmente a causa degli effetti della lunga crisi economica.

  Secondo uno studio dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) del 2021, in Italia i giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione professionale sono oltre 3 milioni, equivalenti al 26% del totale. Diversi studi hanno rilevato che i NEET sono maggiormente esposti a svantaggi socio-economici e presentano condizioni di salute mentale e fisica peggiori rispetto ai coetanei occupati. Inoltre, è più probabile che assumano comportamenti a rischio, come abuso di fumo, alcol, droghe e comportamenti problematici a causa della bassa autostima e del senso di insoddisfazione (14, 15). Chi è stato vittima di bullismo a scuola ha più probabilità di lasciare precocemente gli studi e ritrovarsi NEET. Alcuni NEET, per ribellione o noia, possono assumere atteggiamenti provocatori o aggressivi che li portano ad agire da bulli, in cerca di potere e riconoscimento.

 
1. Ricardo Azevedo da Silva, Taiane de Azevedo Cardoso, Karen Jansen, Luciano Dias de Mattos Souza, Russélia Vanila Godoy, Ana Laura Sica Cruzeiro, Bernardo Lessa Horta, Ricardo Tavares Pinheiro: Bullying and associated factors in adolescents aged 11 to 15 years. Trends Psychiatry Psychother. 2012;34(1):19-24.
2. Apolinaras Zaborskis, Inga Vareikiene: [School bullying and its association with health and lifestyle among schoolchildren]. Medicina (Kaunas). 2008;44(3):232-9.
3. Beena Shawki, Tariq Al-Hadithi 2, Nazar Shabila: Association of bullying behaviour with smoking, alcohol use and drug use among school students in Erbil City, Iraq. East Mediterr Health J. 2021 May 27;27(5):483-490.
4. Catherine A Quinn, Sally Fitzpatrick, Kay Bussey, Leanne Hides, Gary C K Chan: Associations between the group processes of bullying and adolescent substance use. Addict Behav. 2016 Nov;62:6-13.
5. A-H Luukkonen, K Riala, H Hakko, P Räsänen; Study-70 workgroup: Bullying behaviour and substance abuse among underage psychiatric inpatient adolescents. Eur Psychiatry. 2010 Nov;25(7):382-9.
6. Laura J Lambe, Wendy M Craig: Bullying involvement and adolescent substance use: A multilevel investigation of individual and neighbourhood risk factors. Drug Alcohol Depend. 2017 Sep 1;178:461-468.
7. Lan Guo, Lingyao Hong, Xue Gao, Jinhua Zhou, Ciyong Lu, Wei-Hong Zhang: Associations between depression risk, bullying and current smoking among Chinese adolescents: Modulated by gender. Psychiatry Res. 2016 Mar 30;237:282-9.
8. Kastytis Šmigelskas, Tomas Vaičiūnas, Justė Lukoševičiūtė, Marta Malinowska-Cieślik, Marina Melkumova, Eva Movsesyan, Apolinaras Zaborskis: Sufficient Social Support as a Possible Preventive Factor against Fighting and Bullying in School Children. Int J Environ Res Public Health. 2018 Apr 26;15(5):870.
9. R Shah, M Dodd, E Allen, R Viner, C Bonell: Is being a victim of bullying or cyberbullying in secondary school associated with subsequent risk-taking behavior in adolescence? A longitudinal study in secondary schools. J Adolesc. 2022 Jun;94(4):611-627.
10. Sunday Azagba: School bullying and susceptibility to smoking among never-tried cigarette smoking students. Prev Med. 2016 Apr;85:69-73. 
11. Cashen M Boccio, Wanda E Leal, Dylan B Jackson: Bullying victimization and nicotine and marijuana vaping among Florida adolescents. Drug Alcohol Depend. 2022 Aug 1;237:109536.
12. Julia Hansen, Matthis Morgenstern, Barbara Isensee, Artur Galimov, Reiner Hanewinkel: Association between bullying victimization and e-cigarette use among German students. Aggress Behav. 2021 Jul;47(4):421-429.
13. Alessio Vieno, Gianluca Gini, Massimo Santinello: Different forms of bullying and their association to smoking and drinking behavior in Italian adolescents. J Sch Health. 2011 Jul;81(7):393-9.
14. Clare Tanton, Lorraine McDonagh, Melissa Cabecinha, Soazig Clifton, Rebecca Geary, Greta Rait, John Saunders, Jackie Cassell, Chris Bonell, Kirstin R Mitchell, Catherine H Mercer: How does the sexual, physical and mental health of young adults not in education, employment or training (NEET) compare to workers and students? BMC Public Health. 2021 Feb 26;21(1):412.
15. Catherine H Stewart, Philip Berry, Dunja Przulj, Charlene Treanor: Cancer-related health behaviours of young people not in education, employment or training ('NEET'): a cross-sectional study. BMC Cancer. 2017 Mar 2;17(1):165.
Guglielmo Lauro
(medico)
v. anche:

domenica 1 gennaio 2023

Il ruolo del tabacco sui 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile – agenda ONU 2030


I 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel 2015 hanno approvato 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – da raggiungere entro il 2030. Ognuno deve fare la propria parte per costruire un mondo diverso e dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, economico.

La lotta al tabagismo incide in maniera concreta e diretta sui 17 traguardi oggetto della cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. In effetti, a causa dell’evidente conflitto di interessi di dimensioni planetarie tra il tabacco, che genera ingenti vantaggi economici alle multinazionali, e i diritti umani alla vita e alla salute, i governi dovrebbero impegnarsi particolarmente nella lotta al tabagismo.

Goal 1: sconfiggere la povertà

È il primo degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il consumo di tabacco favorisce direttamente la povertà, in diversi modi. L’acquisto dei prodotti da fumo ha un impatto immediato sullo standard di vita soprattutto di coloro che percepiscono redditi modesti. Questi, infatti, per soddisfare la loro dipendenza dal tabacco, spesso rinunciano a spese necessarie per sé stessi e per la loro famiglia. Le malattie fumo correlate possono portare a conseguenze economiche disastrose per le economie familiari soprattutto quando i membri della famiglia dipendono dallo stipendio della persona che si ammala. Peraltro, l'OMS da anni riconosce il tabacco come "una minaccia per lo sviluppo" principalmente per il fatto che le coltivazioni del tabacco sono dislocate soprattutto nei Paesi più poveri le cui risorse sono ulteriormente depauperate dagli effetti della catena produttiva del tabacco sull'ambiente.

Goal 2: sconfiggere la fame

Il secondo obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite è eliminare la fame nel mondo e raggiungere la sicurezza alimentare ovunque entro il 2030. Per realizzare questo obiettivo, le misure di lotta al tabagismo svolgono un ruolo essenziale. Nei Paesi a basso o medio reddito i costi del fumo impediscono a molte famiglie di offrire ai figli un'alimentazione equilibrata. Le colture di tabacco sottraggono preziose terre coltivabili alla produzione alimentare e, peraltro, le rendono inutilizzabili per le colture alimentari in quanto impoveriscono il suolo e lo degradano. Se i campi utilizzati per le colture di tabacco fossero utilizzati per coltivare alimenti, potrebbero sfamare decine di milioni di persone. Intanto, nonostante il chiaro legame causale tra la coltivazione del tabacco e l’insicurezza alimentare, le multinazionali del tabacco cercano di lavarsi la coscienza attirando l’attenzione sulle iniziative che patrocinano per combattere la fame.

Goal 3: Salute e benessere

Il fumo rappresenta, a livello globale, la principale causa di mortalità e la prima dipendenza in termini di incidenza e di patologie correlate. Il fumo uccide circa 6 milioni di persone ogni anno, di cui 600 mila sono non fumatori esposti al fumo passivo; di questi 600 mila oltre un quarto sono bambini che non hanno ancora compiuto cinque anni. A livello mondiale, il consumo di tabacco è responsabile del 90% dei tumori polmonari, del 25% delle morti per cancro, del 20% dei decessi per malattie cardiovascolari.


Goal 4: Istruzione di qualità

Nei paesi produttori di tabacco, il fumo influisce indirettamente sul diritto all’istruzione, poiché costringe molti bambini e adolescenti ad abbandonare la scuola per lavorare nelle piantagioni. In tutto il pianeta si contano circa 1,3 milioni di giovani non ancora quattordicenni che lavorano in produzioni di questo tipo; inoltre, il 10–14% dei figli di coltivatori di tabacco non frequenta la scuola. Nella sola India, i bambini che si trovano in questa situazione sono ben 500 mila. Dalle testimonianze dei bambini “sfruttati” si viene a conoscenza dei massacranti turni a cui vengono sottoposti: anche 18 ore al giorno di lavoro in ambienti estremamente pericolosi e a continuo contatto con sostanze nocive. Dunque invece di andare a scuola o giocare, lavorano! Lavorano ovunque vi sia l'opportunità di guadagnare qualcosa per aiutare la famiglia. In tali Paesi, se una madre o un padre si ammala come frequentemente avviene a causa del consumo di tabacco, sovente i figli sono costretti a interrompere gli studi per prendersene cura e, a volte, devono persino trovarsi un impiego per compensare la perdita di reddito causata dall’incapacità al lavoro del genitore. A livello globale comunque il fumo minorile mette anche in pericolo le capacità di apprendimento dei bambini e degli adolescenti, poiché ha un impatto sul loro sviluppo cerebrale con conseguente maggiore rischio di sviluppare problemi psichiatrici o un deficit di attenzione compromettendo notevolmente il rendimento scolastico.

Goal 5: Parità di genere

Storicamente, il numero di fumatori è sempre stato maggiore rispetto a quello delle fumatrici. Tuttavia, negli ultimi anni questo divario si è assottigliato soprattutto nei Paesi sviluppati, cosicché possiamo dire che il fumo di tabacco può costituire senza ombra di dubbio l'inquinante delle pari opportunità, nel senso che, senza risparmiare niente e nessuno, attacca le vulnerabilità di genere. In tal modo il fumo promuove un finto paritarismo al ribasso che appunto svilisce il concetto di parità di genere.

Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Nel 2021 si stima che siano stati raccolti, nel quadro di operazioni di pulizia delle spiagge, oltre 4,2 milioni di mozziconi di sigaretta. Tuttavia, questa non è che una parte insignificante dei 6,5 trilioni di sigarette prodotte nel mondo ogni anno, di cui almeno il 75% finisce nei fiumi e negli oceani. Ciò non può che entrare in totale contraddizione con il sesto Obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, ossia fare in modo, da un lato, che l’acqua pulita sia alla portata di tutti e, dall’altro, che le risorse idriche siano gestite in modo sostenibile. Chi fuma getta sovente i mozziconi di sigaretta per terra, nello spazio pubblico condiviso da tutti, ad esempio sui marciapiedi o nell’erba dei parchi. Da lì i mozziconi vengono trascinati via dall’acqua piovana, dapprima verso gli scarichi e in seguito verso la rete di corsi d’acqua, fino ai mari e agli oceani. Stessa sorte, per i mozziconi che vengono gettati nei servizi igienici e nelle caditoie stradali.
Poiché i mozziconi di sigaretta sono essenzialmente composti da un filtro di acetato di cellulosa, che è una plastica e non è biodegradabile, restano a lungo (circa 15 anni) sulle rive o sul fondo dei fiumi, dei laghi e dei mari. Dopodiché si separano in minuscole particelle che finiscono ingerite dagli organismi acquatici. Come se non bastasse, i mozziconi rilasciano anche molte sostanze tossiche, tra le quali arsenico, piombo e etilfenolo, che sono estremamente inquinanti. Basta un solo mozzicone per contaminare fino a 1000 litri d’acqua.
Nei bacini e corsi d’acqua non ci sono solo i mozziconi, ma anche accendini, mozziconi di sigari, pacchetti di sigarette e sigarette elettroniche, che contengono circuiti, batterie (ossia piombo e mercurio) e cartucce di liquidi (contenenti a loro volta sali di nicotina e metalli pesanti): anche questi possono contaminare grandi masse d’acqua. La produzione di sigarette riduce anche la quantità di acqua potabile cui può attingere la popolazione dei paesi poveri, dove si trova la maggior parte delle piantagioni di tabacco. Per coltivare una tonnellata di foglie di tabacco ci vogliono 2925 m3 d’acqua e questo la rende una delle colture con il maggiore impatto idrico.

Goal 7: Energia pulita e accessibile

La produzione del tabacco determina l'abbattimento di ettari ed ettari di foreste sia per coltivare su terreni vergini, sia per avere legna da ardere utilizzata nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco (uno dei processi produttivi del tabacco meno sostenibili). Detta deforestazione rappresenta un serio fattore responsabile dell'aumento di anidride carbonica (CO2) in atmosfera, essendovi da un lato la riduzione di "polmone verde" che assorbirà meno CO2, e dall'altro l'immissione in atmosfera di CO2 prodotta dalla combustione del legname. Poi il consumo di sigarette e lo smaltimento delle stesse, anche se attraverso termovalorizzatori, comporta altra produzione di gas di serra (il cui componente principale è l'anidride carbonica).
Non meno importante è il problema degli incendi che spesso partono da un semplice mozzicone abbandonato e i risultati sono devastanti specie nei mesi estivi. Gli incendi, in effetti, contribuiscono alla liberazione in atmosfera di gas serra e di tante altre sostanze più o meno tossiche e cancerogene (particolato, idrocarburi complessi -compresi gli idrocarburi policiclici aromatici- e gas irritanti).
Cosicché l'industria del tabacco rappresenta la prima causa evitabile di emissioni di CO2 e dunque la più insostenibile delle industrie. 
Peraltro, i milioni di ettari di terreno coltivati a tabacco potrebbero essere utilizzati per istallazioni di fonti di energia rinnovabile (parchi eolici o pannelli solari) o per coltivare piante tipicamente usate nella produzione di biocombustibili (mais, colza, barbabietola o palma).

Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

L'industria del tabacco ha un impatto negativo non solo sull’accesso a un lavoro dignitoso, ma anche sulla crescita economica in generale.
La realtà lavorativa soprattutto nei Paesi in via di sviluppo si basa spesso sul lavoro minorile e su forme di abuso lavorativo. Il tabacco rimane una minaccia per lo sviluppo e la crescita economica attraverso la riduzione della produttività per disabilità e malattie fumo-correlate, nonché attraverso le morti premature che nei Paesi a basso e medio reddito per l'80% sono conseguenza del fumo di tabacco. Ai costi sanitari e sociali del fumo vanno aggiunti gli ulteriori danni economici in termini di contrabbando, criminalità, sfruttamento e impoverimento generale. Per cui la lotta al fumo rappresenta uno degli investimenti più redditizi non solo in ambito sanitario, ma a livello globale.

Goal 9: Industria, innovazione e infrastrutture

Il nono obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite chiede infrastrutture affidabili, incoraggiando l'innovazione soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, promuovendo un'industria rispettosa dell'ambiente. Tuttavia la realtà innovativa dell'industria del tabacco non rispecchia gli obiettivi di sostenibilità; utilizza un modello economico colonialista basato sullo sfruttamento dei Paesi in via di sviluppo. Infine, le infrastrutture specifiche per la raccolta dei rifiuti derivanti dal consumo dei prodotti del tabacco sono praticamente inesistenti. A tale proposito si chiarisce che ciò che i fumatori percepiscono come “rifiuto ambientale relativamente accettabile” è in realtà un inquinante tossico che rappresenta il 50% dei rifiuti mondiali raccolti nelle aree urbane, nonché il 40% di quelli raccolti nel Mar Mediterraneo.

Goal 10: Ridurre le disuguaglianze

Ridurre le disuguaglianze tra i Paesi e nei Paesi appartenenti alle Nazioni Unite è il decimo obiettivo. Sebbene il consumo di tabacco sia mediamente diminuito nei Paesi ad alto reddito, il consumo globale di sigarette continua ad aumentare, in gran parte a causa della crescente diffusione del fumo da parte Paesi in via di sviluppo che, peraltro, sono sempre più sottoposti a sfruttamento da parte dell'industria del tabacco. A livello globale, il numero di decessi in relazione al tabacco è stato di 7,69 milioni nel 2019 ed è in costante aumento. L'80% delle persone che fumano vive in Paesi in via di sviluppo. Infatti, l'industria del tabacco approfitta dell’assenza di leggi sulla sponsorizzazione delle sigarette nei Paesi emergenti (sudest asiatico, Africa), promovendo il fumo in modo molto subdolo e accattivante soprattutto tra i giovani. In Nigeria non è raro vedere cortili di scuole circondati da cartelloni pubblicitari di sigarette Marlboro o Lucky Strike. In questo Paese, inoltre, è autorizzata una pratica altrove vietata: le sigarette possono essere acquistate anche sciolte, e questo le rende accessibili ai bambini o alle persone con un reddito molto basso. Queste disparità non sono casuali. L’industria del tabacco ha da sempre preso di mira le popolazioni vulnerabili con tattiche di marketing aggressive. La popolazione di Paesi a reddito basso quali India, Pakistan e Zimbabwe subisce un impatto pubblicitario 81 volte maggiore rispetto alla popolazione canadese o svedese. Queste disuguaglianze si percepiscono anche all’interno dei singoli Paesi, in cui i fumatori si riscontrano principalmente nelle fasce di popolazione economicamente più svantaggiate. Peraltro le bambine e i bambini che crescono in una comunità dove il tabagismo è parte della vita quotidiana hanno maggiori probabilità di subire gli effetti del fumo passivo e di diventare a loro volta fumatrici e fumatori. Dette disuguaglianze hanno anche un impatto negativo sulla salute a causa di una maggiore esposizione a tutta una serie di malattie fumo-correlate (enfisema, tumori) che spesso vengono diagnosticati a uno stadio più avanzato e sono dunque più difficili da trattare.

Goal 11: Città e comunità sostenibili

La realizzazione di tale obiettivo prevede lo sviluppo di una comunità con una migliore qualità di vita, garantendo una maggiore cura del territorio e dell’ambiente. La realizzazione di questo obiettivo è ostacolata dal tabagismo innanzitutto per il suo impatto sull'aspetto degli spazi urbani invasi da mozziconi di sigarette. Si stima che a livello mondiale vengano gettati a terra ogni giorno circa 18 miliardi di mozziconi. Tali rifiuti gettati a terra possono essere pericolosi se vengono raccolti da bambini, da animali domestici e dagli uccelli. Per gli animali domestici la nicotina è un veleno neurotossico ed è frequente che, soprattutto i cani attirati dalla saliva umana, ne ingeriscano una quantità potenzialmente letale. Gli uccelli oramai utilizzano fra l'altro i mozziconi di sigaretta per costruire i loro nidi che, anche se possono funzionare da repellente nei confronti di parassiti dannosi, verosimilmente esercitano effetti dannosi per la presenza di cancerogeni e pesticidi. Nella maggior parte di aree da gioco per i bambini, nei parchi pubblici, sulle spiagge e alle fermate dei trasporti pubblici non vi è divieto di fumo e quando c'è, spesso non è rispettato. Peraltro non è raro che il divieto di fumo venga disatteso nelle pertinenze di ospedali e delle scuole.

Goal 12: Consumo e produzione responsabili

Qual è il prodotto commerciale che più degli altri uccide le persone che ne fanno uso? Il fumo di tabacco il cui consumo e produzione non rispettano minimamente il requisito di responsabilità. La coltivazione del tabacco provoca deforestazione e impoverimento del suolo, contamina corsi d’acqua e monopolizza terreni che potrebbero essere destinati alla produzione di alimenti e materie prime essenziali. Bisognerebbe dunque convertire le coltivazioni di tabacco a coltivazioni alternative. Un'iniziativa del genere è stata attivata solo recentemente in Kenya dove la coltivazione del tabacco è stata abbandonata in favore di quella di fagioli. A tale proposito l'OMS ha affermato che "il progetto ha visto migliorare la salute degli agricoltori, aumentare la frequenza scolastica dei bambini che precedentemente lavoravano nelle fattorie e migliori raccolti per l'ambiente sostituendo il tabacco". Tuttavia ad oggi rappresenta un progetto pionieristico di agricoltura sostenibile e responsabile che dovrebbe essere riproposto in numerose altre realtà per essere in linea con un obiettivo di consumo e produzione responsabili.

Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico

Anno dopo anno gli effetti disastrosi delle politiche ambientali fallimentari dei governi di tutto il mondo si fanno sempre più pesanti per la popolazione. La filiera del tabacco ha un impatto ambientale notevole, soprattutto per la necessità di terreni di coltivazione vergini con abbattimento di ettari ed ettari di foreste. Si tratta di una deforestazione di migliaia di ettari ogni anno e quindi di una riduzione di "polmone verde" che assorbendo meno anidride carbonica (CO2) rappresenta una delle maggiori cause di cambiamento climatico. A ciò di aggiunge la CO2 derivante dall'immissione in atmosfera di CO2 prodotta dalla combustione del legname nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco (uno dei processi produttivi del tabacco meno sostenibili). Poi, va considerato il consumo di sigarette che contribuisce all'inquinamento dell'aria per la presenza di diversi gas ad effetto serra come anidride carbonica e metano che vengono emessi nell'atmosfera dai fumatori rispettivamente per 2,6 miliardi di kg e 5,2 miliardi di kg ogni anno. Infine, va sottolineato il problema dello smaltimento dei mozziconi,  che anche se effettuato attraverso termovalorizzatori, comporta altra produzione di gas di serra (il cui componente principale è l'anidride carbonica).
I paesi dell'UE si sono impegnati a rendere l'UE climaticamente neutra entro il 2050 e con tappa intermedia di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Ciò non significa azzerare completamente le emissioni di CO2: la neutralità climatica si raggiunge infatti quando le emissioni prodotte dalle attività umane sono compensate da quelle assorbite, ad es. attraverso il suolo, le foreste, etc. Per raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, è fondamentale affrontare tutte le fonti di emissioni di gas serra, compresa l'industria del tabacco. Ciò potrebbe significare intensificare il contrasto alla produzione di tabacco attraverso politiche adeguate per garantire una transizione equa verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Goal 14: Vita sott’acqua

Il tabagismo ha un notevole impatto sulla vita acquatica sia in fase di produzione che in fase di consumo. Le fabbriche di sigarette generano numerosi residui tossici tra cui ammoniaca, nicotina, acido cloridrico, metanolo o nitrati, che spesso contaminano i corsi d'acqua. I mozziconi di sigaretta rappresentano il primo contaminante degli oceani a livello mondiale e la tipologia di rifiuto più numeroso raccolto sulle coste di tutto il pianeta, così come riportato dall'Ocean Conservancy, associazione no-profit che da 32 anni organizza l’International Coastal Cleanup (associazione internazionale di pulizia costiera). I mozziconi contengono, nella parte del filtro, acetato di cellulosa, un tipo di plastica molto dannoso, non solo per la facile disgregazione in microplastiche che entrano nella catena alimentare marina, ma perché oltre a contenere i residui tossici del fumo, tendono a catturare tanti altri inquinanti presenti nell’ambiente marino e dunque fungono da vettori degli inquinanti catturati. In effetti, la pericolosità per l’uomo è legata principalmente a questo processo. Infatti, le microplastiche che si accumulano nei visceri addominali dei pesci, sebbene non tendano a risalire lungo la rete alimentare umana perché in genere i visceri vengono scartati, rappresentano comunque un veicolo di inquinanti che si accumulano nella fauna marina. Dal bioaccumulo alla biomagnificazione il passo è breve. La biomagnificazione è il processo grazie al quale l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi (il bioaccumulo) aumenta di concentrazione man mano che si sale al livello trofico successivo (cioè da preda a predatore), ovvero procedendo dal basso verso l’alto nella catena alimentare. In altre parole, diccome i pesci si mangiano l’un l’altro interi, la concentrazione di microplastiche e quindi di inquinanti può crescere in maniera esponenziale.

Goal 15: Vita sulla Terra

Tale obiettivo è dedicato alla protezione e al ripristino degli ecosistemi terrestri già ampiamente sfruttati. Ogni anno l’organizzazione no-profit Global Footprint Network calcola il Giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day) che rappresenta il giorno in cui, a livello globale, l’umanità esaurisce completamente le risorse prodotte dalla Terra, superando in consumi la capacità che il nostro Pianeta ha di produrne in un anno. Per l'anno che si è appena concluso, il 2022, l’Earth Overshoot Day a livello globale è caduto lo scorso 28 luglio, che in termini pratici vuol dire che successivamente a tale data decorre il debito con la Terra. Il tabacco è responsabile di numerosi di effetti nocivi sugli ecosistemi terrestri: la deforestazione, l'impoverimento del suolo, la desertificazione, l'uso di grandi quantità di pesticidi, fungicidi e fertilizzanti, ed infine il rilascio nell'ambiente dei prodotti di scarto del fumo (mozziconi, packaging del tabacco, e-cig usa e getta, etc.).
Pertanto si riportano degli esempi di impatto ambientale del tabacco che destano crescente preoccupazione:
-riduzione delle aree per specie animali selvatiche (elefanti, leoni, etc.)
-minaccia per la biodiversità a causa del potere inquinante derivante dalla produzione e consumo del tabacco (avvelenamento della fauna selvatica e inquinamento delle falde acquifere e degli ecosistemi di acqua dolce terrestri, etc.)
-interferenza con il ruolo insostituibile degli insetti nell'ecosistema (i pesticidi utilizzati nella tabacchicoltura uccidono gli insetti che si cibano di larve di zanzare responsabili della diffusione della malaria, provocando un riacutizzarsi di questa malattia).

Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Detto obiettivo impone di intervenire attivamente nei confronti di tutte le forme di violenza (abusi e sfruttamenti, maltrattamenti), di traffici illeciti e di interferenze nelle decisioni politiche. A tale proposito il tabagismo solleva pesanti interrogativi etici, con particolare riguardo alle responsabilità primarie dei governi nei confronti dei cittadini a causa del conflitto fondamentale e insanabile tra gli interessi dell'industria del tabacco e le finalità delle politiche per la salute pubblica.
Gli incassi delle 6 multinazionali che producono sigarette (American Brands, BAT, Hanson, Philip Morris, Rembrandt, RJR Nabisco) sono pari a una cifra 60 volte superiore al bilancio annuale dell'OMS al quale contribuiscono i 194 Stati membri delle Nazioni Unite (in misura proporzionale al rispettivo PIL), e altre organizzazioni, fondazioni e imprese. Dunque, l’industria del tabacco è una lobby potentissima e come tale esercita la propria influenza economica al fine di orientare le politiche sanitarie e finanziarie al loro utile (tassazioni ridotte, benefici normativi, etc).
Non sempre le istituzioni sono abbastanza solide per rifiutare finanziamenti dalle industrie del tabacco per cui le inevitabili ingerenze che ne derivano sono alla base di forme di corruzione, comportamenti scorretti, pubblicità più o meno occulta, tattiche manipolative, etc.
La giustizia sociale dovrebbe portare a rivedere i parametri in base ai quali un’azienda viene dichiarata sostenibile da un punto di vista ambientale e della collettività, ma la realtà appare ben altra. Infatti, le aziende che sono riuscite a raggiungere la vetta delle classifiche di sostenibilità ambientale sono proprio le maggiori aziende del tabacco (BAT, PMI, Japan Tobacco International e Imperial Brands). Questo, soprattutto grazie alla pratica ingannevole del greenwashing, strategia di marketing in cui si dà ad intendere un impegno nei confronti dell'ambiente, magari etichettando i propri prodotti come ecosostenibili, in modo da guadagnare in termini di credibilità.
Infine, non vanno sottovalutati gli interessi economico-finanziari del contrabbando di sigarette particolarmente «appetibile» per le organizzazioni criminali e terroristiche (Al Qaeda, ISIL/ISIS, Hezbollah, Hamas, FARC, IRA, ETA, PKK, al-Nusra Front).

Goal 17: Partnership per gli obiettivi

L’ultimo obiettivo promuove la collaborazione internazionale a favore dei Paesi meno sviluppati attraverso lo sviluppo tecnologico (maggiore accesso all'informazione), il sostegno ad un commercio equo e solidale e attraverso progetti di partenariato rivolti a contribuire al bene comune globale.
Il tabacco non può essere considerato un prodotto eticamente accettabile dal punto di vista sociale, sanitario o ecologico e quindi non è un prodotto equo e solidale. Stiamo parlando di prodotto che genera dipendenza e mette in pericolo la salute non solo dei fumatori, ma anche di chi lavora nelle piantagioni di tabacco nei Paesi di produzione. Anzi il tabacco nuoce all’immagine del commercio equosolidale e compromette il raggiungimento degli obiettivi di responsabilità sociale d'impresa.

Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 4 dicembre 2022

Il ruolo del fumo nella transizione epidemiologica

Gli anni '60 del secolo scorso sono stati il decennio del boom economico italiano, ma anche il periodo in cui si sono iniziati a diffondere nella popolazione i cosiddetti fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, alimentazione scorretta e inattività). In effetti, tali fattori di rischio hanno accelerato il fenomeno della transizione epidemiologica definita come lo spostamento delle caratteristiche delle malattie da quelle trasmissibili (malattie infettive) a quelle non trasmissibili (malattie croniche degenerative, cardiopatie e tumori) internazionalmente conosciute come Non Communicable Diseases (NCDs).
Poi negli anni '70, quando non fumare era quasi un difetto e la lotta al tabacco era ancora un’utopia, si iniziavano a diffondere degli studi che dimostravano i danni del fumo e le campagne antifumo dell'epoca sebbene avessero una buona forza comunicativa rimanevano deboli lucine nei fumosi ambienti di quel periodo dove fumare ovunque era la regola.
Una campagna antifumo di quegli anni diffondeva manifesti con ciuccio e sigaretta che riportava la frase “rimanere bambini anche da adulti può costare caro". Probablmente era troppo avanti rispetto ai tempi ...in maniera paternalistica metteva il fumatore di fronte ad una dissonanza cognitiva: Vuoi crescere o vuoi continuare a fare il bambino con il ciuccio? Se persisti in questo comportamento sei responsabile delle conseguenze!
E così gli italiani capirono che forse le conseguenze dannose si manifestavano solo se si superavano le 15 sigarette al giorno; pertanto, il tabacco ancora coinvolgeva una buona fetta di popolazione soprattutto maschile.

In effetti, il fumo di tabacco è stato uno dei comportamenti che ha maggiormente accelerato la transizione epidemiologica verso le malattie croniche e degenerative.
Ora osserviamo come il fumo di tabacco è alla base di tutte le NCDs le quali, come già detto, comprendono soprattutto tumori, malattie respiratorie croniche, diabete e patologie cardiovascolari.
Malattie respiratorie croniche: Il fumo di tabacco rappresenta il più importante fattore di rischio per lo sviluppo di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) (1): infatti, circa il 10-15% di fumatori sviluppa una ostruzione clinicamente significativa (2); inoltre, è anche fattore di rischio per lo sviluppo di altre malattie respiratorie croniche: enfisema (3), bronchiectasie (4), fibrosi polmonare (5) e asma soprattutto se al fumo tradizionale e associato anche lo svapo con e-cig (6).
Diabete: Secondo studi di metanalisi, i fumatori presentano un aumento del rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 pari al 44% rispetto ai non fumatori (7); addirittura il fumo passivo è correlato allo sviluppo del diabete, con un'associazione di tipo indipendente (8).
Tumori: Il fumo di tabacco nell’uomo è la causa principale di cancro del polmone ed inoltre può sicuramente causare altri 16 tipi di cancro: vescica, prostata, rene, uretere, intestino, esofago, bocca, gola, naso, seni paranasali, pancreas, stomaco, fegato, ovaio, cervice, leucemia mieloide acuta (*)
Patologie cardiovascolari: Il fumo favorisce le malattie cardiovascolari con diversi meccanismi: riduce la quantità di ossigeno che arriva al cuore, aumenta la pressione sanguigna e la frequenza del battito cardiaco, danneggia la superficie interna dei vasi sanguigni, favorisce la vasocostrizione o gli spasmi delle arterie, accresce la probabilità di sviluppare placche ostruttive e trombi nei vasi sanguigni. Tutto ciò aumenta le probabilità di ictus o infarto. I fumatori, dunque, hanno una probabilità di 2-4 volte superiore di andare incontro a patologie cardiovascolari rispetto a chi non fuma; e peraltro il fumo aumenta anche il rischio di aneurismi.
Dunque ritornando a considerare il fenomeno della transizione epidemiologica va osservato che mentre grazie alla terapia antibiotica e ai vaccini si è avuto un innalzamento della vita in tutte le fasce di età, ora con il passaggio alle NCDs la sfida si fa più difficile, perché per alzare l’aspettativa di vita è necessario guadagnare anni in età sempre più avanzata e ciò non è facile se c'è di mezzo il fumo di tabacco.
L'epidemia globale di malattie non trasmissibili (NCD), sta creando oneri insostenibili per i sistemi sanitari di tutto il mondo soprattutto a causa del fatto che da un lato i fattori di rischio sono associati alla modernità e all'idea di prosperità, ma nel contempo sono ingannevoli nel senso che sono facili da ignorare anche dopo la diagnosi. L'assunzione di farmaci per via orale per abbassare la pressione alta, la glicemia e il colesterolo, non fornisce alcun beneficio visibile giorno per giorno, né la mancata assunzione sembra arrecare danno. Quindi molti pazienti tendono a non assumerli come prescritto. E così è anche con l'eccesso di cibo, la vita sedentaria e il fumo, i cui effetti diventano più manifesti a mano a mano che si va avanti nella vita. Poi quando le complicazioni delle malattie non trasmissibili diventano evidenti, ci si accorge che dette complicazioni non sono più irrilevanti e anzi condizionano irreversibilmente la qualità di vita dell'individuo.

Le malattie non trasmissibili nell'ultimo decennio stanno diventando sempre più diffuse di pari passo alla  evoluzione che rende sempre più disponibili gratificazioni immediate, legali e a buon mercato, dai prodotti del tabacco nelle sue varie forme, all'alcol, dal junk food (reso gustoso da additivi, ma che in realtà è cibo spazzatura: ricco di sale, grassi e zucchero) fino alle dipendenze comportamentali (disturbo da gioco d'azzardo, social media addiction, porn addiction, shopping compulsivo, etc.); tutti generatori automatici di dopamina. Intanto, il nostro cervello si trova sempre in maggiore difficoltà a capitalizzare i nuovi vantaggi dell'evoluzione; infatti, essendo esposto ai tanti generatori automatici di dopamina oggi disponibili ed accessibili senza grandi sforzi, può facilmente sviluppare dipendenze.
Comunque tra le forme di gratificazione immediata la più pericolosa, la più subdola, la più nefasta rimane il fumo di tabacco che agisce con danni diretti (NCDs) e indiretti (come fumo passivo, come porta di ingresso di altre dipendenzem come danno ambientale, etc.).
Dunque, la transizione epidemiologica ci ha regalato la riduzione dei rischi di morte in età infantile, giovanile e adulta, ma oggi la sfida si fa più difficile, perché il campo di battaglia per la salute si è spostato nella fascia di età più avanzata, la fascia di età dove la patologia da addiction fa le sue vittime. Pertanto, un primo passo per guadagnare vita e salute è quello di tenersi lontani da ciò che non ha un limite minimo al di sotto del quale non vi siano rischi: il tabacco!
 
1. Murin S, Hilbert J, Reilly SJ: Cigarette smoking and the lung. Clin Rev All Immunol 1997;15:307-36.
2. Paola Martucci: Danno polmonare indotto da fumo di tabacco e patogenesi delle interstiziopatie fumo-correlate. Fumo e interstiziopatie polmonari a cura di Sandra Nutini e Valerio Poletti. Pacini Editore maggio 2008.
3. Qi Ding, Jie Li, Shudi Xu, Yanzhong Gao, Youmin Guo, Baozhu Xie, Hua Li, Xia Wei: Different Smoking Statuses on Survival and Emphysema in Patients with Acute Exacerbation of Chronic Obstructive Pulmonary Disease. Int J Chron Obstruct Pulmon Dis. 2022 Mar 5;17:505-515.
4. Bumhee Yang, Kyungdo Han, Bongseong Kim, Hyung Koo Kang, Jung Soo Kim, Eung-Gook Kim, Hayoung Choi, Hyun Lee: Association between Smoking Status and Incident Non-Cystic Fibrosis Bronchiectasis in Young Adults: A Nationwide Population-Based Study. J Pers Med. 2022 Apr 26;12(5):691.
5. Vanesa Bellou, Lazaros Belbasis, Evangelos Evangelou: Tobacco Smoking and Risk for Pulmonary Fibrosis: A Prospective Cohort Study From the UK Biobank. Chest. 2021 Sep;160(3):983-993.
6. Dharma N Bhatta, Stanton A Glantz: Association of E-Cigarette Use With Respiratory Disease Among Adults: A Longitudinal Analysis. Am J Prev Med. 2020 Feb;58(2):182-190.
7. Willi C, Bodenmann P, Ghali WA, Faris PD, Cornuz J: Active smoking and the risk of type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Department of Ambulatory Care and Community Medicine, University of Lausanne, Lausanne, Switzerland. carole.willi@hospvd.ch. JAMA. 2007 Dec 12;298(22):2654-64
8 Sun K, Liu D, Wang C, Ren M, Yang C, Yan L: Passive smoke exposure and risk of diabetes: a meta-analysis of prospective studies. Endocrine. 2014 Nov;47(2):421-7.
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 27 novembre 2022

Smetti prima… le cicogne detestano l’odore del fumo!

La gravidanza è definita come il periodo più intenso e carico di emozioni che una donna può vivere. È anche e soprattutto un periodo di cambiamento, sia dal punto di vista fisico (il corpo cambia per far posto alla nuova vita), sia dal punto di vista psicologico. 
Aumenta la percezione emotiva e la consapevolezza di sé, altresì cresce il senso di responsabilità e di premura nei confronti della nuova vita che sta per venire al mondo. 
La vita del nascituro, si sa inizia già dal concepimento, ed è qui che i sentimenti di responsabilità e protezione iniziano a maturare. È da quel momento che bisognerebbe iniziare a prendersi maggiormente cura sia di sé che della piccola creatura che cresce dentro di noi. 
Le future mamme lo sanno bene, ci sono accorgimenti da adottare, vitamine da prendere e stili di vita da cambiare. Soprattutto smettere di fumare. 
Non è una novità che fumare durante la gravidanza comporta una lunghissima serie di rischi sia per sé, ma soprattutto per il nascituro. 
La letteratura scientifica di riferimento tratta l’argomento in lungo e largo e le evidenze scientifiche sui danni del fumo sono molto chiare: fumare in gravidanza fa male, anzi malissimo! 
L’effetto principale riguarda la riduzione dell’apporto di ossigeno, essenziale per la corretta crescita del bambino.
Molti studi dimostrano che il fumo della madre, durante la gravidanza, è una delle cause di aborto spontaneo, di parto prematuro, così come di aumento della mortalità e morbilità perinatale e infantile.
Il fumo materno durante la gravidanza, inoltre, è la principale causa di morte improvvisa del lattante (SIDS) e di altri effetti sulla salute, incluso il basso peso alla nascita e una ridotta funzionalità respiratoria; sono documentati nei nati da madri fumatrici, peraltro, anche disturbi della sfera neuropsichica: handicap neurologici, disturbi da comportamento dirompente, abuso di sostanze e criminalità in età adulta (1).
Il fumo di tabacco in gravidanza sia attivo che passivo porta ad una riduzione dei livelli di vitamina D sia nella madri che nei loro bambini (2). Bassi livelli di vitamina D durante la gravidanza possono portare a preeclampsia e diabete gestazionale nella madre, mentre possono causare basso peso alla nascita e problemi respiratori nel bambino (2). Inoltre, la co-esposizione al fumo passivo e alla carenza di vitamina D è stata associata ad un elevato rischio di aborto spontaneo (3).

Da un’indagine svolta al Centro Antifumo di Aversa su un campione di 200 fumatrici, circa il 58% ha dichiarato di aver fumato in gravidanza; valore in linea con quanto riportato a livello mondiale secondo studi di revisione sistematica (4). Probabilmente detto valore è anche sottostimato poiché, a causa della diffusa conoscenza dei danni del tabacco, si tende a non fornire informazioni attendibili sulle proprie abitudini al fumo. Peraltro, non raramente viene riferito dalle donne in gravidanza che il loro medico abbia acconsentito il fumo di poche sigarette al giorno. Ottenere un tale consenso, permette in qualche modo di continuare a fumare anche se in misura limitata e di non avvertire il senso di colpa in quanto la responsabilità sulla salute del bambino è attribuita al proprio sanitario di riferimento. In realtà ciò rappresenta una sorta di deresponsabilizzazione per continuare a mettere in atto un comportamento dannoso. In effetti, smettere durante la gravidanza, può essere particolarmente difficile, se non è di aiuto la finestra di opportunità rappresentata dalle nausee del primo trimestre. Infatti, il maggiore nevroticismo che si riscontra nelle donne fumatrici (4) è alla base di tale difficoltà. In altre parole i sentimenti di ansia, preoccupazione, paura, rabbia, senso di colpa, umore depresso, etc. vengono amplificati quando si cerca di smettere di fumare; anche ritardare la gratificazione della sigaretta diventa difficile perché il metabolismo nicotinico in gravidanza essendo più rapido induce a maggiore difficoltà a rinunciare alla sigaretta.

Possiamo ritenere almeno sul piano psichico che maggiore è l’attaccamento materno-fetale più si ha la probabilità di non fumare in gravidanza; ovvero quando il bene del nascituro ha la priorità si evidenziano, da parte della madre, l'accettazione dei cambiamenti del corpo, la disponibilità e l'impegno a cambiare abitudini, seguire una dieta sana e rinunciare a comportamenti  malsani. D’altra parte un attaccamento prenatale più profondo può anche proteggere la donna dai sintomi depressivi nella tarda gravidanza e, a sua volta, può contribuire all'astensione dal fumo di tabacco.
Peraltro, è stato osservato che smettere di fumare in vista di una gravidanza dimostra un attaccamento materno-fetale anche più forte rispetto a donne incinte che non hanno mai fumato (5). Detta osservazione si deve alla dissonanza cognitiva causata dalla consapevolezza degli effetti dannosi del fumo sul feto che si traduce in una tendenza a risolvere la situazione contraddittoria preparandosi a smettere di fumare (5).
Dunque il senso di colpa, tanto difficile da digerire, può diventare un elemento determinante per far scattare l’immediata cessazione del fumo in gravidanza.

Sentirsi in colpa, in questo caso, sembrerebbe essere utile per favorire e incrementare la possibilità di smettere di fumare e di conseguenza migliorare la propria qualità di vita e quella del piccolo. 
Il periodo della vita nel quale la donna decide di avere un figlio e poi lo aspetta può costituire un terreno particolarmente fertile rispetto all’intervento di disassuefazione e pertanto deve essere oggetto di particolare attenzione. È fondamentale pertanto realizzare con tutte le donne gravide fumatrici interventi per promuovere la cessazione del fumo e adottare comportamenti virtuosi pensando al benessere di una nuova vita che si prepara a nascere.

1. Suena H Massey, Margaret H Bublitz, Susanna R Magee, Amy Salisbury, Raymond S Niaura, Lauren S Wakschlag, Laura R Stroud: Maternal-fetal attachment differentiates patterns of prenatal smoking and exposure. Addict Behav. 2015 Jun;45:51-6.
2. Süleyman Yıldız, Ömer Tammo: Comparison of Vitamin D Levels and Related Factors in Pregnant Women and Neonates Exposed to Second-Hand Smoke. Cureus. 2022 Aug 23;14(8):e28287. 
3. Shiqi Lin, Jiajia Li, Yuan Zhang, Xinming Song, Gong Chen, Lijun Pei: Maternal Passive Smoking, Vitamin D Deficiency and Risk of Spontaneous Abortion. Nutrients. 2022 Sep 6;14(18):3674.
4. Ângela Tamye Lopes Fujita, Antonio Luiz Rodrigues-Junior, Nayna Cândida Gomes, Bruno Spinosa de Martinis, José Antonio Baddini-Martinez: Socio-demographic and psychological features associated with smoking in pregnancy. J Bras Pneumol. 2021 Sep 1;47(5):e20210050.
5. Heidi Jussila, Juho Pelto, Riikka Korja, Eeva Ekholm, Marjukka Pajulo, Linnea Karlsson, Hasse Karlsson: The association of maternal-fetal attachment with smoking and smoking cessation during pregnancy in The FinnBrain Birth Cohort Study. BMC Pregnancy Childbirth. 2020 Nov 30;20(1):741.
Roberta Della Valle
(psicologa)
vedi anche:

giovedì 20 ottobre 2022

20.10.2022 World Osteoporosis Day - Osteoporosi e fumo: due killer silenziosi

Una delle più grandi conquiste degli ultimi decenni è l'aumento dell'aspettativa di vita. Tuttavia alla maggiore longevità ha fatto seguito l'incremento di patologie legate all'invecchiamento, come l'osteoporosi. In occasione della giornata mondiale dedicata a tale patologia (World Osteoporosis Day) verranno trattati i rapporti tra l'osteoporosi e il fumo di tabacco; il tema di tale giornata è “Step up for bone health” (“Fai un passo avanti per la salute delle ossa”) e mira a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di adottare sani stili di vita, primo fra tutti smettere di fumare. L'osteoporosi è un disturbo scheletrico caratterizzato da una compromessa resistenza ossea e conseguente aumentato rischio di fratture. Di per sé non si accompagna a sintomi finché non si verificano fratture, responsabili a loro volta di disabilità e mortalità (1). Quindi l'osteoporosi fa parte della schiera dei killer silenziosi come l'ipertensione, il diabete, il fumo e tante altre. In effetti, il fumo di tabacco grazie alla sua capacità di rendere più nocivi altri concomitanti killer silenziosi, si può definire una patologia sindemica (dal greco: insieme - σύν (di patologie) nella popolazione - δῆμος), cioè una patologia i cui effetti negativi si manifestano in maniera sinergica attraverso l’interazione tra essa e una o più malattie che abbiano caratteristiche endemiche, epidemiche o pandemiche. Peraltro, va sottolineato che la pandemia del tabagismo non ha eguali a livello storico; infatti, essa si protrae senza interruzioni in un arco temporale così esteso che difficilmente si può riscontrare in altre pandemie conosciute.
Le osteoporosi si possono distinguere in primitive e secondarie.
Le osteoporosi primitive sono rappresentate a) dall’osteoporosi senile in cui vi è una perdita di massa ossea sia corticale (quella esterna più compatta) che trabecolare (quella interna più spugnosa) e  b) dall’osteoporosi post-menopausale che è caratterizzata da una maggiore perdita della componente trabecolare rispetto a quella corticale.
Le osteoporosi secondarie sono quelle associate ad alcuni quadri di malattia (BPCO, artrite reumatoide, alcolismo cronico, neoplasie, etc.).
Il fumo di tabacco porta ad una significativa perdita ossea, tanto che esso è riconosciuto come fattore di rischio indipendente per l'osteoporosi, cioè da solo è in grado di aumentare l'incidenza dell'osteoporosi, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predisponenti (2, 3).
È noto, infatti, che le tossine del tabacco attraverso meccanismi di morte cellulare programmata dipendente dal ferro (ferroptosi) distruggono le cellule mesenchimali staminali del midollo osseo; queste ultime, peraltro, svolgono un importante ruolo nella produzione e riparazione di tessuti scheletrici (3).
Dunque, la perdita ossea che si riscontra nei fumatori predispone a fratture e a ritardata guarigione di esse (2) con conseguenti degenze ospedaliere prolungate ed eccessivo consumo di risorse.
Le modalità con cui il fumo di tabacco porta all'osteoporosi sono molteplici; si riportano le più note:
-attraverso la riduzione dei livelli di leptina (2), ormone che agisce sul metabolismo osseo importante per l'accrescimento e la resistenza ossea (2);
-la nicotina aumenta l'invecchiamento della pelle, facendole perdere la capacità di sintetizzare vitamina D sotto l’influenza dei raggi ultravioletti della luce solare (4);
-interferenza sull'asse vitamina D - paratormone (inibendo la produzione di paratormone e sottoregolando i livelli sierici di vitamina D) con conseguente ridotto assorbimento di calcio soprattutto in post-menopausa (2, 5); inoltre, il fumo determinando un cattivo assorbimento intestinale di calcio limita anche l’utilità della supplementazione di calcio nella dieta;
-attraverso la diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) e del peso corporeo che portano ad una riduzione dello stimolo osteogenico (4);
-alterando il metabolismo degli estrogeni (nicotina e cotinina sopprimono l'attività dell'enzima chiave per la biosintesi degli estrogeni, l’aromatasi) (2); la carenza di estrogeni che si osserva in menopausa causa una perdita soprattutto della parte interna delle ossa (cioè, l’osso trabecolare o spugnoso) particolarmente rappresentato a livello vertebrale (6, 7) (gli estrogeni fisiologicamente sopprimono l'attività degli osteoclasti) (4);
-diminuzione dei livelli di testosterone che fisiologicamente aumenta direttamente la proliferazione degli osteoblasti (attraverso i recettori degli androgeni presenti sulla loro superficie) (4);
-attraverso la produzione di radicali liberi a contenuto di ossigeno, i cosiddetti Reacting Oxygen Species (ROS) che stimolando l'attività degli osteoclasti e sopprimendo quella degli osteoblasti, portano a una riduzione della massa ossea (2);
-il cadmio derivante dal fumo può competere con l’assorbimento del calcio con conseguente ridotta densità minerale ossea (8).
Il fumo di tabacco oltre ad intervenire nella perdita ossea sistemica (osteoporosi) interviene anche in quella localizzata come la parodontite, malattia odontoiatrica che in fase avanzata è caratterizzata da perdita di osso alveolare (5). In effetti, osteoporosi e parodontite rappresentano due disturbi ossei strettamente associati che condividono due principali fattori di rischio: il fumo e la carenza di vitamina D (9). L'elevata risposta infiammatoria, spesso presente nella parodontite e nell'osteoporosi, acuisce il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti e inibisce la formazione ossea degli osteoblasti.
 
L’osteoporosi si combatte in larga parte intervenendo sui fattori di rischio.
Dunque, il fumo va evitato non solo perché anticipa la menopausa che a sua volta amplifica i disturbi dell’apparato scheletrico, ma anche perché già nella tarda adolescenza può compromettere l’accrescimento osseo con conseguente aumento del rischio di frattura nell’età adulta (10, 11). L'adolescenza è una fase critica per la maturazione ossea in termini di densità minerale ossea (12) e fumare in giovane età è associato a minore densità minerale ossea e a più alto rischio di frattura oltre che negli anziani anche nei giovani (13).
È importante mantenere un’attività fisica regolare o aumentarla. Adottare un'alimentazione corretta che favorisca il mantenimento del peso e la salute dell’osso. Privilegiare alimenti ricchi di calcio, come latticini, verdure a foglia larga come il cavolo, la frutta secca come le mandorle, quella fresca come le arance, cereali integrali, i legumi come la soia, olio EVO e soprattutto l'acqua con un contenuto medio di minerali. Limitare carni insaccate che contengono molto sale e alimenti che contengono elevate quantità di fosforo come la carne rossa, in quanto un eccesso di fosforo nella dieta accelera la perdita di calcio e magnesio nelle ossa. Evitare alcol, caffè, bevande energizzanti, zuccherate e gassate. Non di meno è importante una corretta esposizione al sole o un'eventuale integrazione di vitamina D in caso fosse carente.

1. Marian Szamatowicz, Jacek Szamatowicz: Recent advances in prophylactics and treatment of osteoporosis. Prz Menopauzalny. 2022 Jun;21(2):133-137.
2. Weidong Weng, Hongming Li, Sheng Zhu: An Overlooked Bone Metabolic Disorder: Cigarette Smoking-Induced Osteoporosis. Genes (Basel). 2022 Apr 30;13(5):806.
3. Zheng Jing, Yuzhou Li, He Zhang, Tao Chen, Jinrui Yu, Xinxin Xu, Yulong Zou, Xu Wang, Kai Xiang, Xuerui Gong, Ping He, Yiru Fu, Mingxing Ren, Ping Ji, Sheng Yang: Tobacco toxins induce osteoporosis through ferroptosis. Redox Biol. 2023 Nov:67:102922. 
4. Umberto Tarantino, Ida Cariati, Chiara Greggi, Elena Gasbarra, Alberto Belluati, Luigi Ciolli, Giulio Maccauro, Alberto Momoli, Simone Ripanti, Francesco Falez, Maria Luisa Brandi: Skeletal System Biology and Smoke Damage: From Basic Science to Medical Clinic. Int J Mol Sci. 2021 Jun 21;22(12):6629.
5. Need AG, Kemp A, Giles N, Morris HA, Horowitz M, Nordin BE: Relationships between intestinal calcium absorption, serum vitamin D metabolites and smoking in postmenopausal women. Osteoporos Int. 2002 Jan;13(1):83-8
6. Thorin MH, Wihlborg A, Åkesson K, Gerdhem P: Smoking, smoking cessation, and fracture risk in elderly women followed for 10 years. Osteoporos Int. 2016 Jan;27(1):249-55
7. Szulc P, Garnero P, Claustrat B, Marchand F, Duboeuf F, Delmas PD: Increased bone resorption in moderate smokers with low body weight: the Minos study. J Clin Endocrinol Metab. 2002 Feb;87(2):666-74
8. Abeer Abdulrahman Banjabi, Kannan Kurunthachalam, Taha Abdullah Kumosani, Khalid Omar Abulnaja, Abdulrahman Labeed Al-Malki, Said Salama Moselhy: Serum heavy metals of passive smoker females and its correlation to bone biomarkers and risk of osteoporosis. Environ Sci Pollut Res Int. 2022 Jan;29(5):6943-6948.
9. Bo Yu, Cun-Yu Wang: Osteoporosis and periodontal diseases - An update on their association and mechanistic links. Periodontol 2000. 2022 Jun;89(1):99-113.
10. Ole Andreas Nilsen, Nina Emaus, Tore Christoffersen, Anne Winther, Elin Evensen, Gyrd Thrane, Anne-Sofie Furberg, Guri Grimnes, Luai Awad Ahmed: The influence of snuff and smoking on bone accretion in late adolescence. The Tromsø study, Fit Futures. Arch Osteoporos. 2021 Sep 27;16(1):143.
11. Rudäng R., Darelid A., Nilsson M., Nilsson S., Mellström D., Ohlsson C., Lorentzon M. Smoking is associated with impaired bone mass development in young adult men: A 5-year longitudinal study. J. Bone Miner. Res. 2012;27:2189–2197.
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Guglielmo Lauro
(medico)