martedì 28 giugno 2022

28.06.2022 - Giornata nazionale di prevenzione e cura dell'incontinenza: l'impatto del fumo di tabacco


In Italia si contano circa 3 milioni di donne e 2 milioni di uomini che soffrono di incontinenza urinaria.
Spesso se ne parla in termini di sensibilizzazione per combattere lo stigma sociale che pesa sulle persone coinvolte e si affronta l'aspetto certamente importantissimo relativo alla cura delle patologie concomitanti (cistiti, BPCO, neoplasie con interessamento della pelvi, etc.). Più di rado si prende in considerazione il tema della prevenzione in termini di stili di vita corretti come cessazione del fumo e controllo dell'eccesso di peso corporeo.
Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di sviluppare sintomi del basso tratto urinario (difficoltà a urinare, urgenza minzionale, incompleto svuotamento della vescica) in entrambi i sessi (1) e incontinenza urinaria soprattutto nel sesso femminile (2). È noto che la nicotina stimola la contrazione del detrusore, il muscolo della vescica e che il fumo di sigaretta, danneggiando le cellule uroteliali (3), rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di cistiti e tumori vescicali che non raramente possono accompagnarsi a perdite involontarie d'urina.
Il fumo è fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi del pavimento pelvico in gravidanza e nel post partum soprattutto se associati a sovrappeso (4). Quindi l'incontinenza urinaria in gravidanza rappresenta un motivo in più per smettere di fumare (5).
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle principali patologie causate dal fumo e si manifesta con tosse cronica: gli accessi di tosse ripetuti portando ad aumenti improvvisi della pressione intraaddominale vanno ad indebolire le strutture di sostegno degli organi pelvici e predispongono ad un maggior rischio di prolasso di detti organi con comparsa di incontinenza urinaria da sforzo. In effetti anche la muscolatura pelvica si riduce e si indebolisce per effetto del fumo predisponendo ad un maggior rischio di perdite urinarie o anche di gas e feci in entrambi i sessi.
Nella gestione dell'incontinenza urinaria le prime misure da adottare sono la cessazione del fumo e ridurre l'eccesso di peso (6) che rappresentano dei fattori di rischio la cui rimozione può rendere anche reversibile l'incontinenza urinaria (7).
Dunque quali sono le misure di prevenzione in termini di stili di vita da adottare per l'incontinenza urinaria? È importante bere nella prima parte della giornata evitando bevande zuccherate, alcol, caffè e tè per la presenza di sostanze che possono irritare la vescica e accentuare il problema delle perdite di urina. Mantenere una buona regolarità intestinale con un'alimentazione sana, ricca di fibre, frutta e verdura, per evitare pressioni eccessive sulla vescica da parte dell'intestino. Ridurre l'eventuale eccesso di peso e qualora si fosse fumatori è essenziale smettere. A tale proposito che vi sono numerosi recenti studi che individuano nel fumo un significativo fattore di rischio per incontinenza urinaria (8, 9, 10, 11, 12).
 
1. Takashi Kawahara, Hiroki Ito, Hiroji Uemura: The impact of smoking on male lower urinary tract symptoms (LUTS). Sci Rep. 2020 Nov 19;10(1):20212.
2. Gülşah Balik, Emine Seda G Güven, Yeşim B Tekin, Şenol Şentürk, Mehmet Kağitci, Işık Üstüner, Ülkü Mete Ural, Figen K Şahin: Lower Urinary Tract Symptoms and Urinary Incontinence During Pregnancy. Low Urin Tract Symptoms. 2016 May;8(2):120-4.
3. Shannon E Kispert, John Marentette, E Cristian Campian, T Scott Isbell, Hannah Kuenzel, Jane McHowat: Cigarette smoke-induced urothelial cell damage: potential role of platelet-activating factor. Physiol Rep. 2017 Mar;5(5):e13177.
4. Stefania Palmieri, Sarah Sonia De Bastiani, Rebecca Degliuomini, Alessandro Ferdinando Ruffolo, Arianna Casiraghi, Patrizia Vergani, Pasquale Gallo, Giulia Magoga, Marta Cicuti, Marta Parma, Matteo Frigerio, Urogynecology-Pelvic Floor Working Group (GLUP): Prevalence and severity of pelvic floor disorders in pregnant and postpartum women. Int J Gynaecol Obstet. 2022 Aug;158(2):346-351.
5. Fernanda Borsatto Caruso, Lucas Schreiner, Alexandra Damasio Todescatto, Isabel Crivelatti, Julia Monteiro de Oliveira: Risk Factors for Urinary Incontinence in Pregnancy: A Case Control Study. Rev Bras Ginecol Obstet. 2020 Dec;42(12):787-792.
6. Gemma Nightingale: Management of urinary incontinence. Post Reprod Health. 2020 Jun;26(2):63-70.
7. Paulo Emilio Fuganti, John Michael Gowdy, Nilton Cesar Santiago: Obesity and smoking: are they modulators of cough intravesical peak pressure in stress urinary incontinence? Int Braz J Urol. 2011 Jul-Aug;37(4):528-33.
8. Amna M Alshenqeti, Rawabi E Almutairi, Amal M Keram: Impact of Urinary Incontinence on Quality of Life Among Women of Childbearing Age in Al Madinah Al Munawara, Saudi Arabia. Cureus. 2022 May 10;14(5):e24886.
9. H Pang, J Lv, T Xu, Z Li, J Gong, Q Liu, Y Wang, J Wang, Z Xia, Z Li, L Li, L Zhu: Incidence and risk factors of female urinary incontinence: a 4-year longitudinal study among 24 985 adult women in China. BJOG. 2022 Mar;129(4):580-589.
10. Mohammad Abufaraj, Tianlin Xu, Chao Cao, Abdelmuez Siyam, Ula Isleem, Abdulla Massad, Francesco Soria, Shahrokh F Shariat, Siobhan Sutcliffe, Lin Yang: Prevalence and trends in urinary incontinence among women in the United States, 2005-2018. Am J Obstet Gynecol. 2021 Aug;225(2):166.e1-166.e12.
11. Sedighe Batmani, Rostam Jalali, Masoud Mohammadi, Shadi Bokaee: Prevalence and factors related to urinary incontinence in older adults women worldwide: a comprehensive systematic review and meta-analysis of observational studies. BMC Geriatr. 2021 Mar 29;21(1):212.
12. Rui Qin Zhang, Man Cheng Xia, Fan Cui, Jia Wei Chen, Xiao Dong Bian, Hong Jie Xie, Wei Bing Shuang: Epidemiological survey of adult female stress urinary incontinence. BMC Womens Health. 2021 Apr 22;21(1):172.
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 5 giugno 2022

05.06.2022 La Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day - WED) e gli ecologismi di facciata.



La campagna della Giornata mondiale senza tabacco del 2022 mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'impatto ambientale del tabacco durante tutto il suo ciclo di vita (1). L'impatto distruttivo del tabacco non si manifesta solo sulla salute umana, ma anche sull'intero pianeta (1). Ma basta far finta di essere "green", di dimostrare interessamento ai problemi ambientali per ripulire la propria reputazione, dare una buona immagine di sé e guadagnare consensi. Questa pratica è nota come greenwashing, alla lettera sarebbe "lavaggio col verde" nel senso che si dà una spennellata per ricoprire col verde ciò che verde non è. Il greenwashing è dunque una patina di credibilità ambientale, una verniciatura ecologista su un problema che rimane completamente irrisolto. Questa pratica ingannevole non è altro che una strategia di marketing in cui si finge un impegno dell'azienda nei confronti dell'ambiente e si cattura l'attenzione dei consumatori etichettando i propri prodotti come ecosostenibili.

L'industria del tabacco per spostare l'attenzione dell'impatto del fumo sull'ambiente in termini di inquinamento e deforestazione, ha effettuato investimenti in campagne di responsabilità ambientale come pulizia di spiagge, sostegno ad organizzazioni ambientaliste, la promessa del raggiungimento della neutralità carbonica attraverso la sostituzione delle sigarette con i prodotti alternativi senza combustione, etc.

In questo modo, se da un lato le aziende del tabacco manifestano il loro senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente, dall'altro continuano a lasciare inalterate le pratiche di produzione che hanno un pesante impatto ambientale in tutte le fasi, dalla coltivazione del tabacco, alla manifattura dei prodotti fino allo smaltimento dei rifiuti post-consumo. In effetti, l'ostentato impegno in un iter produttivo responsabile, rappresenta principalmente una forma di autotutela dell'industria del tabacco senza produrre risultati significativi nei confronti dell'impatto di trilioni di mozziconi di sigaretta scaricati ogni anno nell'ambiente globale (2).

Infatti, il denaro investito in progetti di sostenibilità ambientale preserva dette aziende dalle accuse di danni all'ambiente e quindi da eventuali richieste di risarcimento per danni all'ecosistema (inaridimento dei suoli) e danni sociali (lavoro minorile, impoverimento dei Paesi emergenti, sfruttamento dei lavoratori). Infatti, implementando una varietà di programmi di responsabilità  sociale (fondazione per eliminare il lavoro minorile nella tabacchicoltura, finanziamenti per migliorare gli standard di vita delle piccole famiglie di agricoltori, contributi di beneficenza, etc.), le maggiori aziende del tabacco (BAT, PMI, Japan Tobacco International e Imperial Brands) sono riuscite a raggiungere la vetta delle classifiche di sostenibilità ambientale (Carbon Disclosure Project, Dow Jones Sustainability Indices).

Dunque bisognerebbe rivedere i parametri in base ai quali un’azienda viene dichiarata sostenibile da un punto di vista sociale e ambientale e, inoltre, rivedere la regolamentazione del tabacco soprattutto nei Paesi economicamente svantaggiati dove detta regolamentazione è spesso più debole.
Se l’industria del tabacco dichiara di combattere il lavoro minorile e di prevenire altre forme di abuso lavorativo come il caporalato, peraltro presenti nella propria filiera produttiva, si sta solo limitando a sostenere il rispetto dei diritti umani dei propri lavoratori. Se l’industria del tabacco dichiara di adottare delle linee guida di buone pratiche agricole, processi produttivi che utilizzano energie alternative, sistemi di tracciabilità e digitalizzazione dei processi produttivi sta solo perseguendo, nel proprio interesse, la naturale evoluzione che si osserva in tutti i cicli produttivi soprattutto in quelli più redditizi come quelli del tabacco.
Passando a considerare le alternative alla sigaretta classica, HTP ed e-cig, va rilevato che anche queste rappresentano una minaccia ambientale poiché i rifiuti da essa derivati sono plastiche, sali di nicotina, metalli pesanti, piombo, mercurio e batterie agli ioni di litio infiammabili che inquinano. A tale proposito si ricorda quanto riportato in un recente studio in cui si evidenziano effetti ecotossici particolarmente preoccupanti dei mozziconi di sigarette a tabacco riscaldato che si associano a quelli già noti dei mozziconi delle sigarette tradizionali (3). Per le sigarette elettroniche i rischi ambientali sembrano dovuti essenzialmente ai contenitori di e-liquid di materiale plastico, agli elementi metallici e batterie (3). Prossimamente i rischi saranno superiori grazie alle sigarette elettroniche usa e getta di recente introduzione, infatti già se ne parla come di "mini bombe ecologiche legalizzate"!
Dunque, l'unico modo per fermare l'impatto del tabacco sull'ambiente consiste nell'adottare serie politiche di restrizione per arginare la diffusione fumo a livello globale.
1. Asmus Hammerich, Fatimah El-Awa, Nisreen Abdel Latif, Sophia El-Gohary, Ma Daniella Louise Borrero: Tobacco is a threat to the environment and human health. East Mediterr Health J. 2022 May 29;28(5):319-320.
2. Thomas E Novotny: Environmental accountability for tobacco product waste. Tob Control. 2019 May 30;e055023.
3.  Baran W, Madej-Knysak D, Sobczak A, Adamek E: The influence of waste from electronic cigarettes, conventional cigarettes and heat-not-burn tobacco products on microorganisms. J Hazard Mater. 2020 Mar 5;385:121591.
Lauro Guglielmo
(medico)

martedì 31 maggio 2022

31.05.2022 World No Tobacco Day 2022 - Tabacco: una minaccia per il nostro ambiente










  Il tema della giornata mondiale senza tabacco 2022 ha come punto focale la protezione dell'ambiente minacciato dal tabacco; Tobacco: Threat to our environment – Tabacco: una minaccia per il nostro ambiente.

L'impatto ambientale del tabacco costituisce una significativa quota dell'inquinamento antropico che agisce in maniera diversificata: mozziconi abbandonati che contaminano l'idrosfera dove disgregandosi entrano nella catena alimentare soprattutto della fauna marina, inquinamento dell'aria attraverso il fumo passivo detto di "seconda mano" e poi abbiamo il fumo di terza mano e l'after smoke, impoverimento dei terreni sottoposti alla tabacchicoltura, deforestazione con aumento di gas serra e depauperamento delle risorse idriche.

Intanto, sull'onda dell'emotività della guerra in Ucraina, l'inquinamento da tabacco sta passando in secondo piano, mentre in realtà si sta sommando all'inquinamento bellico che peraltro sta coinvolgendo le economie mondiali e conseguentemente sta sottraendo risorse per contenere l'inquinanento in maniera sostenibile.

Passando ad osservare i dati sul tabagismo nel nostro Paese, gli ultimi dati presentati dell'Istituto Superiore di Sanità in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco evidenziano un consumo di sigarette che tende ad un drammatico peggioramento.

In effetti, la prevalenza dei fumatori maschi in Italia, già in crescita al 28% nel 2019, si è ulteriormente innalzata al 30,2% nel 2022. Per osservare una percentuale così elevata e che giunge abbondantemente al 30% bisogna tornare indietro almeno al 2004. Pertanto, i maschi italiani rispetto al fumo sono regrediti ad una situazione di circa 18 anni fa, quando non era ancora entrata in vigore della Legge Sirchia (2005) che ha esteso il divieto di fumo a tutti i locali chiusi. Nel sesso femminile si è riscontrato un andamento analogo, fortunatamente di minore entità, ma non per questo meno allarmante. Dunque la prevalenza totale dei fumatori attuale è del 24,2%, cioè all'incirca 1 italiano su 4 è fumatore, il che rappresenta indubbiamente un dato preoccupante e su cui bisogna riflettere.

Secondo alcuni, l'impatto negativo sulle nostre vite determinato dalla pandemia COVID-19, ha avuto un ruolo sulla produzione del suddetto peggioramento del tabagismo in Italia. Ma un altro aspetto forse maggiormente responsabile dell'aumento del fumo è stata la diffusione dei prodotti alternativi alle sigarette classiche (e-cig e sigarette a tabacco riscaldato) che si sono aggiunte al consumo di sigarette tradizionali.

In effetti, dopo l'emergenza COVID-19 si è riscontrata, almeno presso il Centro Antifumo di Aversa, una diminuzione di nuovi accessi e tra questi un'incremento notevole di coloro che riferiscono di usare sigarette a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche.

In Italia le sigarette elettroniche si sono diffuse dal 2010 e i prodotti del tabacco riscaldato (HTP) dal 2016 (1). Se osserviamo l'andamento della prevalenza dei fumatori a partire dall'anno di diffusione in Italia delle e-cig e delle sigarette a tabacco riscaldato noteremo che le linee di tendenza indicano in entrambi i casi un aumento. 




Il consumo di sigarette a tabacco riscaldato è triplicato rispetto al 2019 (ultimo anno di rilevazione pre-pandemica) passando dall'1,1% al 3,3% del 2022.

Per le sigarette elettroniche si è registrato un incremento di oltre il 40% rispetto al 2019 (dall'1,7% al 2,4% del 2022); peraltro, si è osservato che gli utilizzatori di e-cig sono quasi esclusivamente consumatori duali. Infatti, l’81,9% di chi usa la sigaretta elettronica è un fumatore duale, cioè consuma contemporaneamente sigarette tradizionali ed e-cig. Quelli che riescono a spostarsi completamente dalla sigaretta convenzionale a quella elettronica per la maggior parte vanno incontro a ricaduta con la ripresa della sigaretta convenzionale da sola o in associazione all'elettronica.

Intanto l’industria dei nuovi prodotti del tabacco (HTC ed e-cig contenente nicotina) difende i propri interessi usando il concetto di riduzione del danno come scudo per continuare a diffondere e mantenere la dipendenza nicotinica, soprattutto negli adolescenti per i quali gli effetti della nicotina sono ancora più deleteri dato che agisce su un cervello in via di sviluppo. Insomma, la diffusione di nuovi prodotti del tabacco che si nascondono dietro il concetto della riduzione del danno stanno contribuendo a creare le condizioni per generare i dipendenti patologici di domani.

Altro dato preoccupante è quello della progressiva diminuzione dei Centri Antifumo che nel 2021 erano 268 e nel 2022, a seguito di una riduzione di circa il 17%, si è scesi a 223 Centri Antifumo.













1. Silvano Gallus, Elisa Borroni, Anna Odone, Piet A van den Brandt, Giuseppe Gorini, Lorenzo Spizzichino, Roberta Pacifici, Alessandra Lugo: The Role of Novel (Tobacco) Products on Tobacco Control in Italy. Int J Environ Res Public Health. 2021 Feb 16;18(4):1895.

Guglielmo Lauro
(medico)

martedì 10 maggio 2022

31.05.2022 World No Tobacco Day 2022: "Proteggi l'ambiente!" - I Mercanti di dubbi e la Strategia del Tabacco

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Anno dopo anno gli effetti disastrosi delle politiche ambientali fallimentari dei governi di tutto il mondo si fanno sempre più pesanti per la popolazione. Eppure, fino al 2004 tutti i media mondiali, sia pubblici e sia privati, trattavano con sufficienza il cambiamento climatico considerandolo alla stregua di una teoria pseudoscientifica: tutta da dimostrare. I cambiamenti climatici erano descritti come un’ipotesi non suffragata da prove scientifiche e, quindi, non degna d’attenzione. I media più “sensibili” al richiamo economico e ricattatorio delle sirene delle grandi multinazionali, dedite allo sfruttamento incontrollato d’ogni risorsa terrestre, descrivevano il fenomeno, all’epoca già ampiamente in atto, come una fantasia degli ambientalisti. Con toni, a volte accesi e a volte paternalistici, furono pubblicati articoli su articoli nei quali i cambiamenti climatici erano descritti come fenomeni assolutamente naturali, per nulla dipendenti dall’utilizzo intensivo globale e incontrollato dei combustibili di origine fossile e, tantomeno, dalle attività umane di sfruttamento delle risorse planetarie. Purtroppo il potere persuasivo dei mezzi d’informazione è riuscito negli anni a cogliere il drammatico obiettivo di far credere all’opinione pubblica che nulla di grave e irreparabile stesse accadendo. Una scienziata di nome Naomi Oreskes, docente di chiara fama presso la prestigiosa Università di Harvard, con uno studio del 2010, ormai passato alla storia, inchiodò alle proprie responsabilità i più importanti giornali e reti televisive americane dimostrando, in maniera inconfutabile, che per anni avevano censurato i risultati di quasi mille articoli, tutti soggetti a serratissimi controlli incrociati, pubblicati sull’argomento dalle più importanti riviste scientifiche internazionali che, nella quasi totalità, erano d'accordo nel ritenere che la Terra si stesse surriscaldando e che i responsabili di questi catastrofici cambiamenti climatici erano gli uomini che, con il loro assurdo sfruttamento selvaggio delle risorse planetarie e con l’assenza di qualsivoglia attenzione per l’ambiente di chi gestiva le varie attività umane, stavano portando la Terra verso il “punto di non ritorno”. Dopo la pubblicazione dei risultati della ricerca di Naomi Oreskes iniziò un dibattito che continua ancora oggi: è vero che è in atto un cambiamento climatico causato dall’uomo? Quando gli effetti di questo cambiamento diventeranno irreversibili? Nel dibattito furono protagonisti attivi, in senso negativo, i grandi mezzi di comunicazione. Iniziata con la ricerca di Oreskes la censura della verità da parte dei media ha, ormai, creato nell’opinione pubblica dubbi e incredulità sempre più crescenti. Questi dubbi sono sfruttati da chi ha tutto l’interesse a posticipare, o evitare del tutto, interventi legislativi seri per ristabilire l’equilibrio climatico ormai perso. Obiettivo di queste persone è evitare in ogni modo l’emanazione di leggi o provvedimenti a favore dell’ambiente e del clima. In quest’operazione di disinformazione un posto di rilievo lo ricoprono sin dagli anni Cinquanta alcuni scienziati di fama mondiale (purtroppo tra questi ci sono anche alcuni italiani) che utilizzano una tecnica di disinformazione chiamata “strategia del tabacco”. È una tecnica utilizzata con grande successo per condizionare il governo americano e bloccare ogni tipo di misura che potesse limitare o rallentare il consumo dei prodotti a base di tabacco. Gli anni Cinquanta furono il decennio nel quale s’iniziavano a leggere i primi dati riguardanti esperimenti e studi epidemiologici che dimostravano un chiaro e lampante nesso tra il consumo di prodotti legati al tabacco e il cancro polmonare. Negli U.S.A. e a livello internazionale questo nesso fu considerato, in pochissimo tempo, scientificamente provato e al di sopra d'ogni plausibile dubbio. Nonostante ciò, fino a pochi anni fa, il consumo di tabacco non è mai stato combattuto seriamente, a dispetto della sua estrema pericolosità. E tutto questo perché la strategia messa in campo dai grandi produttori di tabacco, tesa a creare e diffondere notizie false (quelle che oggi si chiamano fake news) riguardanti l’effettiva pericolosità del fumo di sigaretta, aveva creato nell’opinione pubblica dubbi difficili da confutare. Per condizionare gli americani (e il resto del mondo) e convincerli che il fumo “non fa male” sono stati erogati in poco più di sessanta anni finanziamenti per decine di miliardi di dollari a Istituti e Centri di Ricerca, Università, Cliniche, Ospedali, Fondazioni, Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. I più importanti College hanno ricevuto finanziamenti enormi per creare borse di studio e progetti di ricerca destinati a dimostrare che il fumo non fa male. A livello di comunicazione globale sono state create dalle più famose agenzie di pubblicità internazionali campagne per convincere la pubblica opinione che non esiste alcuna certezza della pericolosità del tabacco. La scelta decisiva, però, è stata quella di “convincere” molti famosi scienziati, alcuni noti per aver collaborato al Progetto Manhattan (quello per la creazione della prima bomba atomica) a mentire spudoratamente sul pericolo per la salute derivante dal tabacco. Numerosi tra questi scienziati furono scelti perché erano molto ben visti negli ambienti governativi, cosa molto utile quando una lobby deve bloccare una legge “sgradita”. La “strategia del tabacco” doveva, però, nel proprio egoistico interesse, rispettare le “regole della democrazia” e, pertanto, era necessario per i media rispettare il principio delle ”pari opportunità”. Chi era a favore dell’uso senza regole del tabacco e chi, invece, lo contestava, ferocemente, doveva avere spazi sui giornali e tempi radiotelevisivi uguali per esprimere le proprie convinzioni. In questo modo subdolo, esattamente com’è avvenuto per la COVID-19, tesi prive di qualsiasi base scientifica erano contrapposte “alla pari” ai risultati di ricerche scientifiche rigorose e approfondite. Nel libro “Merchants of Doubt” scritto nel 2010, Naomi Oreskes ed Erik M. Conway, oltre a ricostruire questa strategia, dimostrano che essa è stata utilizzata, senza apportare troppe modifiche, a tutte le grandi emergenze ambientali come, ad esempio quella legata agli ossidi di zolfo e d’azoto emessi dalle centrali di produzione di energia elettrica alimentate a carbone. Per bloccare l’adozione di misure efficaci a ridurne la quantità, i media complici della strategia censurarono i risultati delle ricerche che dimostravano che le emissioni erano la principale causa delle “piogge acide” che distruggevano pascoli e foreste. Altro esempio è la messa al bando dei prodotti a base di clorofluorocarburi. Dopo che era stato provato che l’intensivo utilizzo di queste sostanze chimiche stava distruggendo lo strato di ozono dell’atmosfera, ci sono voluti anni di dure battaglie per vedere emanati i primi interventi legislativi che ne vietavano l’uso. È un altro, però, il dato più impressionante citato nel libro di Naomi Oreskes ed Erik M. Conway: dietro la cosiddetta “strategia del tabacco” si nascondono sempre le stesse multinazionali, gli stessi “opinion leader” e gli stessi scienziati. Non a caso queste persone sono state denominate “mercanti di dubbi”. Per queste ragioni quando sentirete sminuire, ad esempio, i pericoli derivanti dalla presenza di sostanze chimiche nei prodotti industriali o la sicurezza dell’energia nucleare provate a riflettere con la vostra testa, fatevi venire ogni sorta di dubbio e, se quel prodotto, quella sostanza o quel comportamento umano non vi convince affatto, nel dubbio, evitatelo come la peste!

Giuseppe Cristiano
(giornalista)

mercoledì 6 aprile 2022

Non fumo, io respiro!


Tocco ancora la tasca posteriore dei jeans, sapete? Ma toccandomi mi dico: “Tutti abbiamo in tasca la medicina più antica del mondo, il respiro!”. L’aria entra fresca dal naso ed esce calda dalle labbra socchiuse. Insieme all’aria entra anche la luce, massaggia gli organi interni e quando esce, con il respiro, lasciamo andare un po' di grigio, un po' di buio, un po' di ansia. Da quando non mi faccio più di nicotina, ho iniziato a portare l’attenzione sul respiro. Questo non vuol dire intenzionalmente modificarlo ma solo rendermene conto, diventare più consapevole. Voi ci pensate mai all’atto di respirare? Vi soffermate mai al suo significato?

Sempre più spesso mi capita di chiudere gli occhi, di godere l’aria che entra e l’aria che esce. Ciò che accade è sorprendente. È come prender parte e rianimare il mio corpo per troppo tempo disabitato, desensibilizzato, anestetizzato e, semplicemente attraverso il respiro, restituirgli pian piano la possibilità di “sentire”. È così che, nei momenti in cui prende forte la voglia di fumare, gradatamente, mettendoci parole, affiora il dolore, la rabbia, la frustrazione per ciò che non posso cambiare, l’amarezza, la paura di fallire. Quella voglia di boccata tossica che molto spesso altro non è che la ricerca spasmodica di un rifugio sicuro, di uno stare al mondo senza più troppi affanni, senza più troppe ansie e fatica nell’incontrare l’altro diverso da sé. Desiderio di un abbraccio. Di qualcuno che ti dica: “Ci penso io a te, riposati!”.

La voglia di fumare copre la maschera, tatua perennemente l’imbroglio carnevalesco, il quale a sua volta cela sempre il disagio. Quando cresce il disagio, torna il bisogno di una dose... di una dose di fumo, così come potrebbe essere una dose di alcol, una dose di cibo, una dose di sesso, una dose di sport. Chi la traduce con il fumare, chi con il bere, chi con il cibo, chi con il sesso, chi con l’andare a correre, chi chiamando un amico.

Con la dose non stiamo bene, ma cerchiamo di non stare male. Sembrano la stessa cosa, ma la differenza è profonda. La maschera ci illude di vivere perennemente in un’agorà carnevalesca. In realtà, alla base, sussiste un enorme equivoco. Nell’istante immediatamente successivo, il livello del disagio regredisce. Ma il benessere, essendo fasullo, dura poco.

Confondere, quindi, l'essere felici e lo star bene, con il non essere infelici e il non star male, è un primo elemento di fraintendimento comune. Ed in questo impercettibile confine che può instaurarsi la dipendenza. Ci creiamo una distrazione perpetua dal disagio esistenziale. Ci aggrappiamo all’oggetto di dipendenza per non sentire. Ci si abitua a certe emozioni tossiche, pur di non sentirne altre che si sembrano più spaventose. Preferiamo una falsa felicità pulcinelliana piuttosto che correre il rischio di dover attraversare il vuoto, prima di un sorriso autentico. La paura non ci consente di attraversare tutta la grotta e vedere dall’altra parte cosa c’è. Ci interrompiamo sempre nello stesso punto. Infatti, pur cambiando corpi, maschere, oggetti, scenografie; le emozioni, le colpe e le pretese sono sempre le stesse.

Provare a rimanere senza soluzioni, senza correre verso la propria dose personale è l'azione più coraggiosa che si possa fare. La via verso la disintossicazione emozionale passa, necessariamente, per il sentire il proprio corpo. Il corpo che si risveglia, il respiro che ci tiene in vita e la mente che si placa e si abitua a trovare strategie di coping più sane per integrare il disagio. Togliersi la maschera, guardarsi allo specchio, entrare in contatto con la propria anima, vedere riflesso il proprio demone. Ombra che ci spaventa, sentire il terrore di essere uccisi da questa, e scoprire, alla fine, che non uccide. Nella solitudine contattiamo il vuoto, l’ombra, il sé autentico, l'assenza di direzione. Unica verità per accogliere il nuovo e far sì che quel vuoto sia fertile. Quando sentiamo la voglia della nostra dose, che sia una sigaretta o una relazione fasulla, che a mo’ di cerotto copre l’ansia, respira!

Dal respiro senti la fiducia che attraversa l’intero corpo, sensazioni che fanno sentire brividi di vita. Sì, sei vivo. Meglio vivo e dolorante, che morto e anestetizzato. Curare il proprio respiro è amarsi, è sperimentare con il corpo ogni emozione, la quale resta impressa per rimanervi registrata laddove prima era solo diffidenza. È così che si costruisce casa, sapete? L’unica casa reale e concreta da curare e amare è il nostro corpo. Il respiro allora diventa la strada per “riabitarsi”, sentire il vuoto, o le sofferenze personali, contattare le antiche ferite, sperimentare che al di là della grotta buia, c’è vita!

Respira…

(psicoterapeuta)
vedi anche: