lunedì 2 aprile 2018

2 aprile 2018: giornata mondiale di sensibilizzazione sull'autismo (World Autism Awareness Day): studi sulla relazione fra autismo e fumo!

I pazienti con patologie di interesse psichiatrico sono più spesso fumatori, ma ciò non vale negli individui con disturbo dello spettro autistico (ASD) per i quali vi è una bassa prevalenza del fumo di tabacco (1). 
Tuttavia non va sottovalutato il ruolo del fumo di tabacco nell'autismo, patologia spesso definita emergente per le caratteristiche di crescente incidenza e per l'ingravescente impatto che esercita a livello familiare e sociale.
Le recenti statistiche sull’incidenza dell’autismo elaborate dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC, 2012) riportano che negli Stati Uniti d'America un bambino su 88 ha un disturbo dello spettro autistico con un incremento di 10 volte negli ultimi 40 anni. Studi accurati hanno mostrato come questo incremento possa essere solo in parte spiegato da un miglioramento nel processo diagnostico e da una maggiore consapevolezza. Infatti, iniziano ad essere chiamati in causa da recenti studi anche l'ambiente e gli stili di vita della famiglia d'origine (2).
Un studio dello scorso anno ha riscontrato un aumentato rischio di ASD in coloro che sono stati esposti nel periodo pre e post-natale all'esposizione di particolato sottile (PM2,5) (3). 
Il tema di quest'anno, Empowering Women and Girls with Autism, mette in evidenza l'importanza dell'emancipazione di donne e ragazze con autismo, contro ogni forma di discriminazione. Allo stesso modo sarebbe importante responsabilizzare tutte le donne e le ragazze sul tema dell'autismo. Infatti, sono state individuate delle influenze transgenerazionali dell'autismo che mostrano un particolare coinvolgimento delle ragazze e delle donne di oggi nonché delle nonne di domani; in altre parole, di coloro che, in qualità di madri, detengono la trasmissione del DNA mitocondriale.
Infatti, un recente studio ha evidenziato che se la nonna materna fuma aumenta del 53% il rischio che i suoi nipoti possano presentare un disturbo dello spettro autistico (4). Ciò risulta spiegabile attraverso la trasmissione del DNA mitocondriale che avviene di generazione in generazione attraverso la cellula uovo materna (5).
Le mutazioni del DNA mitocondriale indotte dal fumo sembrerebbero lievi nella prima generazione in cui si rileva solo un aumento dell’incidenza di sindrome di Asperger (6), una patologia che presenta molte similitudini con l'autismo ma senza ritardo mentale (condizione nota anche come High Functioning Autism). Nella successiva generazione, per il probabile accumulo di mutazioni nel DNA mitocondriale e/o per una sorta di "risposta adattiva" rispetto al fumo, il nipote appare più reattivo rispetto all'autismo.
Dunque, fermo restando l'importanza di mettere in luce le sfide affrontate da donne e ragazze con autismo, una delle cose migliori che tutte le donne in salute possano fare per i propri bambini (e per i loro eventuali futuri nipoti!) consiste nel proteggerli dall'esposizione al fumo soprattutto evitando il fumo in gravidanza.

1. Bejerot S, Nylander L: Low prevalence of smoking in patients with autism spectrum disorders. Psychiatry Res. 2003 Jul 15;119(1-2):177-82)
2. Qin YY, Jian B, Wu C, Jiang CZ, Kang Y, Zhou JX, Yang F, Liang Y: A comparison of blood metal levels in autism spectrum disorder and unaffected children in Shenzhen of China and factors involved in bioaccumulation of metals. Environ Sci Pollut Res Int. 2018 Apr 22.
3. Talbott EO, Arena VC, Rager JR, Clougherty JE, Michanowicz DR, Sharma RK, Stacy SL: Fine particulate matter and the risk of autism spectrum disorder. Environ Res. 2015 Jul;140:414-20.
4. Golding J, Ellis G, Gregory S, Birmingham K, Iles-Caven Y, Rai D, Pembrey M: Grand-maternal smoking in pregnancy and grandchild's autistic traits and diagnosed autism. Sci Rep. 2017 Apr 27;7:46179.
5. Pirini F, Guida E, Lawson F, Mancinelli A, Guerrero-Preston R: Nuclear and mitochondrial DNA alterations in newborns with prenatal exposure to cigarette smoke. Int J Environ Res Public Health. 2015 Jan 22;12(2):1135-55.
6. Kalkbrenner AE, Braun JM, Durkin MS, Maenner MJ, Cunniff C, Lee LC, Pettygrove S, Nicholas JS, Daniels JL: Maternal smoking during pregnancy and the prevalence of autism spectrum disorders, using data from the autism and developmental disabilities monitoring network. Environ Health Perspect. 2012 Jul;120(7):1042-8.
Lauro Guglielmo
(medico)

martedì 6 marzo 2018

8 marzo 2018 - giornata internazionale della donna (international women's day) #PressforProgress ma anche #QuitforProgress!

Oggi la parola chiave per esprimere l'indice delle pari opportunità è il glass-ceiling index (GCI); letteralmente "indice del soffitto di cristallo" ovvero quella barriera apparentemente insormontabile e invisibile che impedisce alle donne l'avanzamento professionale verso le posizioni apicali; infatti, le donne arrivate ad un certo punto della carriera rimarrebbero bloccate dal cosiddetto soffitto di cristallo. Ogni anno in occasione dell'8 marzo il noto settimanale inglese, The Economist, pubblica il report del glass-ceiling index dei Paesi membri dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Tale indice è ottenuto combinando i seguenti parametri: istruzione superiore, partecipazione alla forza lavoro, stipendio percepito, spese per la cura dei bambini, diritti di maternità, richieste di partecipazione a "business school", rappresentanza in posti di lavoro di alto livello.
Secondo le ultime statistiche del GCI risulta che nei Paesi OCSE le donne stanno gradualmente progredendo nel superamento del suddetto soffitto di cristallo, grazie a un lento ma costante miglioramento delle loro condizioni di lavoro, ed in questa classifica l’Italia si colloca al 17° posto, poco sopra la media OCSE e meglio di Paesi come Germania o Stati Uniti.

Il tema dell'8 marzo 2018 è #PressforProgress, cioè #SpingiperProgredire come invito a progredire verso la parità di genere e dunque a rompere il cosiddetto soffitto di cristallo. A tale proposito, un recente studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indagato la relazione tra il "potenziamento di genere" (gender empowerment) e propensione al fumo di tabacco tra le donne ed ha rilevato che nei Paesi UE, dove le pari opportunità hanno registrato i maggiori progressi, le donne fumano di più. Bisogna a questo proposito ricordare che il fumo di tabacco può costituisce senza ombra di dubbio l'inquinante delle pari opportunità, nel senso che, senza risparmiare niente e nessuno, riesce a causare ogni genere di danno biologico. In tal modo il fumo promuove un finto paritarismo al ribasso che appunto svilisce il concetto di parità di genere. Quindi, se è importante spingere per progredire è altrettanto importante smettere di fumare per progredire; dunque, #PressforProgress ma anche #QuitforProgress.
Lauro Guglielmo

mercoledì 28 febbraio 2018

28.02.2018 Giornata delle Malattie Rare. Se non ci fosse il fumo sarebbe ancora più rara: Istiocitosi Polmonare a Cellule di Langerhans (PLCH)




L'ultimo giorno del mese di febbraio si celebra la Giornata delle Malattie Rare; in tale occasione si vuole dare visibilità ad una malattia rara che si osserva quasi esclusivamente nei fumatori, l'Istiocitosi Polmonare a Cellule di Langerhans (PLCH). 
L'Istiocitosi a Cellule di Langerhans (LCH), può interessare organi isolati (principalmente i polmoni (PLCH), la cute, le ossa, l'ipofisi e i linfonodi) o più organi insieme. Nella maggior parte dei casi la forma polmonare è isolata.
Il quadro clinico della PLCH è rappresentato da tosse secca (50-70%), ridotta tolleranza all'esercizio (40-80%), dispnea da sforzo (40-87%), affaticamento (50-80%), perdita di peso (20-30%), dolore al torace (10–30%), sudorazione notturna (10–20%) e febbre (10–15%) (1). Circa il 10-30% dei pazienti affetti viene diagnosticato a seguito di pneumotorace accidentale (1).
Il fumo di sigaretta produce marcate alterazioni nel parenchima polmonare e nella popolazione di cellule immunitarie e infiammatorie presenti nel tratto respiratorio inferiore (2). Più in particolare la nicotina incrementa:
a) la secrezione di GM-CSF (Granulocyte-Macrophage Colony-Stimulating Factor = Fattore di crescita dei granulociti e dei macrofagi);
b) la produzione di osteopontina da parte dei macrofagi dell'epitelio bronchiolare (4, 5).
Il GM-CSF è responsabile di un iniziale accumulo di numerose cellule di Langerhans le quali possono organizzarsi in lesioni granulomatose che attaccano le pareti dei bronchioli distali distruggendoli (3); ne possono conseguire insufficienza respiratoria cronica e pneumotorace (4).
Secondo recenti studi l'incrementata produzione di osteopontina promuoverebbe l'accumulo di macrofagi e cellule di Langerhans (5). Le suddette alterazioni, indotte dal fumo di tabacco, fanno sì che la PLCH si manifesti quasi esclusivamente nei fumatori (2, 6); anzi il fumo sembra essere il fattore di rischio più importante per tale patologia (7). Peraltro, i pazienti affetti da PLCH coinvolti nel fumo di tabacco presentano generalmente un grado di dipendenza molto elevato (8) ovvero un disturbo da uso di tabacco di grado grave (sec. il DSM-5). In effetti, tali pazienti spesso persistono nel fumo nonostante la diagnosi e mostrano difficoltà significative a smettere di fumare rientrando nella categoria dei cosiddetti fumatori difficili (9). La cessazione del fumo in tali pazienti è fortemente consigliata anche per l'aumentato rischio di sviluppare carcinoma broncogeno (10). Va osservato che la cessazione del fumo di tabacco nei pazienti con PLCH porta spesso ad un miglioramento spontaneo della malattia (11, 12); anzi, smettere di fumare sembra la misura terapeutica più importante (7, 13). È dunque fondamentale che i pazienti con Istiocitosi a cellule di Langerhans (LCH) siano informati sulla morbilità polmonare correlata al fumo (14) e di come il fumo sia un fattore di rischio nello sviluppo di PLCH (15). È importante sapere che la gravidanza in pazienti con PLCH è sicura e non associata a deterioramento della funzionalità polmonare o ossigenazione del sangue (16); ciò non vuol dire che il nascituro non risenta degli effetti negativi del fumo materno. Comunque per le donne con PLCH viene raccomandato il parto con taglio cesareo a causa della maggiore probabilità di pneumotorace (1). Tuttavia si sottolinea, che anche esporre un bambino piccolo al fumo passivo di sigaretta può rappresentare un significativo fattore di rischio sia per la patogenesi che per un eventuale successivo sviluppo di PLCH anche stesso in età pediatrica (1, 17).

1. Elzbieta Radzikowska: Update on Pulmonary Langerhans Cell Histiocytosis. Front Med (Lausanne). 2021 Mar 8;7:582581. 
2. Hance AJ, Basset F, Saumon G, Danel C, Valeyre D, Battesti JP, Chrétien J, Georges R: Smoking and interstitial lung disease. The effect of cigarette smoking on the incidence of pulmonary histiocytosis X and sarcoidosis. Ann N Y Acad Sci. 1986;465:643-56.
3. Tazi A, Soler P, Hance AJ: [Pathogenesis of adult pulmonary Langerhans-cell histiocytosis]. Rev Mal Respir. 1999 Apr;16(2):151-9.
4. Mendez JL, Nadrous HF, Vassallo R, Decker PA, Ryu JH: Pneumothorax in pulmonary Langerhans cell histiocytosis. Chest. 2004 Mar;125(3):1028-32.
5. Prasse A, Stahl M, Schulz G, Kayser G, Wang L, Ask K, Yalcintepe J, Kirschbaum A, Bargagli E, Zissel G, Kolb M, Müller-Quernheim J, Weiss JM, Renkl AC: Essential role of osteopontin in smoking-related interstitial lung diseases. Am J Pathol. 2009 May;174(5):1683-91.
6. Travis WD, Borok Z, Roum JH, Zhang J, Feuerstein I, Ferrans VJ, Crystal RG: Pulmonary Langerhans cell granulomatosis (histiocytosis X). A clinicopathologic study of 48 cases. Am J Surg Pathol. 1993 Oct;17(10):971-86.
7. Harari S, Comel A: Pulmonary Langerhans cell Histiocytosis. Sarcoidosis Vasc Diffuse Lung Dis. 2001 Oct;18(3):253-62.
8. Tazi A, de Margerie C, Naccache JM, Fry S, Dominique S, Jouneau S, Lorillon G, Bugnet E, Chiron R, Wallaert B, Valeyre D, Chevret S: The natural history of adult pulmonary Langerhans cell histiocytosis: a prospective multicentre study. Orphanet J Rare Dis. 2015 Mar 14;10:30.
9. J Perriot, M Underner, G Peiffer, P Arvers: [Smoking cessation in smokers with pulmonary Langerhans cell histiocytosis - considerations from the management of ten patients]. Rev Mal Respir. 2021 Jan 27;S0761-8425(21)00002-4.
10. Sadoun D, Vaylet F, Valeyre D, Natali F, Georges R, Allard P, Battesti JP: Bronchogenic carcinoma in patients with pulmonary histiocytosis X. Chest. 1992 Jun;101(6):1610-3.
11. Akçay S, Eyüboglu FO, Arícan A, Demírhan B: Effect of pulse steroid therapy in a patient with Langerhans' cell histiocytosis. Respirology. 2001 Dec;6(4):357-60.
12. Mogulkoc N, Veral A, Bishop PW, Bayindir U, Pickering CA, Egan JJ: Pulmonary Langerhans' cell histiocytosis: radiologic resolution following smoking cessation. Chest. 1999 May;115(5):1452-5.
13. Mayer D, Gadient G, Kuhn M: [A rare interstitital lung disease in two smokers]. Praxis (Bern 1994). 2010 May 26;99(11):671-4.
14. Bernstrand C, Cederlund K, Sandstedt B, Ahström L, Lundell M, Dahlquist G, Henter JI: Pulmonary abnormalities at long-term follow-up of patients with Langerhans cell histiocytosis. Med Pediatr Oncol. 2001 Apr;36(4):459-68.
15. Bernstrand C, Cederlund K, Ashtröm L, Henter JI: Smoking preceded pulmonary involvement in adults with Langerhans cell histiocytosis diagnosed in childhood. Acta Paediatr. 2000 Nov;89(11):1389-92.
16. Radzikowska E, Wiatr E, Franczuk M, Bestry I, Roszkowski-Śliż K: Lung Function in Pregnancy in Langerhans Cell Histiocytosis. Adv Exp Med Biol. 2018;1023:73-83.
17. Nagy B, Soós G, Nagy K, Dezso B: Natural course of isolated pulmonary langerhans' cell histiocytosis in a toddler. 3-year follow-up. Respiration. 2008;75(2):215-20. Epub 2005 Dec 6.

Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 14 gennaio 2018

15.01.2018 La sigaretta, un'esca molto efficace: 2 su 3 abboccano all'amo!

Secondo il rapporto annuale sul fumo 2017 (ISS-OSFAD), in Italia vi sono circa 11,7 milioni di fumatori con un’età maggiore ai 15 anni, pari al 22,3% della popolazione e questa quota percentuale è pressoché stabile da circa 7 anni; peraltro, il 12,2% dei suddetti 11,7 milioni di fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.
Una delle maggiori attività di prevenzione del tabagismo sta proprio nel ridurre il coinvolgimento nel fumo al di sotto dei 15 anni che rappresenta una fascia di età particolarmente a rischio per lo sviluppo di una forte dipendenza dal fumo di tabacco. A proposito dell'importanza di un'attività di prevenzione mirata agli under 15, si segnala un recente studio di meta-analisi (1) che ha considerato un campione di 215'000 intervistati in otto sondaggi tra il 2000 ed il 2006, e che ha documentato significativo legame tra "il provare la prima sigaretta" ed "il diventare un fumatore abituale". Tale studio (1) ha rilevato che il "tasso di conversione" dalla sperimentazione iniziale al fumo quotidiano è di circa due terzi, un dato alquanto allarmante che conferma l'importanza della prevenzione primaria in tema di tabagismo. 
In altre parole la sigaretta rappresenta un'esca molto efficace: 2 su 3 abboccano all'amo! Altra allarmante conseguenza è che 2 su 3 muoiono per malattie fumo-correlate!
Lo scorso anno il Centro Antifumo Quit ha proposto un'indagine conoscitiva online sul tabagismo rivolta a studenti di età inferiore a 15 anni. A tale indagine hanno aderito alcune insegnanti particolarmente sensibili al problema del tabagismo in età adolescenziale (la vicepreside dell'Istituto Superiore Marconi di Giugliano in Campania, prof.ssa Beatrice Chianese, nonché alcune insegnanti dell'ISIS Moscati di Sant'Antimo). I principali risultati di questa indagine sono i seguenti. Il 27% degli studenti sotto i 15 anni risulta coinvolto nel fumo di sigaretta per cui, in base al "tasso di conversione" sopra menzionato, è verosimile ipotizzare che i 2/3, ovvero il 18% di questi under-15, andrà a sostenere e alimentare lo zoccolo duro dei fumatori e cioè quella quota pressoché invariata di fumatori in Italia che negli ultimi 7 anni si attesta stabilmente intorno al 22%. Altro dato preoccupante è che 2 studenti su 3 hanno familiari che fumano, con la conseguenza che spesso questi ragazzi sono esposti al fumo passivo, oltre a non avere buoni esempi in famiglia. Quale risulta il motivo che maggiormente induce a fumare? La curiosità! Si tratta di uno stimolo importante nei giovani specialmente per accrescere le proprie conoscenze, tuttavia iniziare a fumare sotto la spinta della curiosità rappresenta il modo peggiore di sfruttare questo potente motore della conoscenza. Insomma, bisogna far capire agli adolescenti, per natura desiderosi di fare esperienze nuove, che una prima sigaretta spesso non è mai l'ultima. Maggiori dettagli di questa indagine si possono consultare sul post di gennaio 2017.
In base a quanto sopra esposto si evince chiaramente l'importanza di attuare interventi di prevenzione aventi come obiettivo quello di evitare negli adolescenti il primo contatto con il fumo.

1. Birge M, Duffy S, Miler JA, Hajek P: What proportion of people who try one cigarette become daily smokers? A meta analysis of representative surveys. Nicotine Tob Res. 2017 Nov 4.
Guglielmo Lauro
(medico)

sabato 30 dicembre 2017

30.12.2017 Lotta al tabagismo: igiene e decoro dei luoghi adibiti all'erogazione delle prestazioni sanitarie


L'immagine sopra riportata è stata scattata pochi giorni fa ed è esemplificativa della situazione attuale riscontrabile immediatamente fuori le strutture sanitarie del nostro territorio; insomma, in queste cosiddette pertinenze esterne sono disseminati numerosi mozziconi che, nel caso specifico, abbondano soprattutto attorno al cartello "vietato fumare" con un'immagine di degrado che dequalifica l'intera struttura.

A fine settembre 2017 il Consiglio Regionale della Campania ha approvato all'unanimità la proposta di legge “Interventi di lotta al tabagismo per la tutela della salute” (Legge regionale 9 ottobre 2017, n. 30 - BURC n. 74 del 09.10.17).
I tre obiettivi prioritari di questa legge sono:
1. ridurre il numero di fumatori attivi
2. tutelare i fumatori passivi
3. contrastare la dispersione nell'ambiente derivante dagli scarti di fumo, i cosiddetti mozziconi o cicche di sigaretta.
La novità più importante sarà il piano regionale triennale per la lotta al tabagismo che dovrà entrare in vigore fra pochi giorni. Esso prevede: 
a) la prevenzione del tabagismo attraverso la promozione di stili di vita sani e liberi dal fumo nella comunità;
b) l'assistenza ed il supporto alla disassuefazione dal tabagismo, prevedendo l'accesso gratuito ai servizi aziendali per la cura del tabagismo e per smettere di fumare;
c) la valorizzazione dell’ambiente contro l’inquinamento causato dai rifiuti generati dal fumo;
d) il rispetto del divieto di fumare nei luoghi pubblici e di lavoro, prevedendo che, ai fini di tale divieto, si intenda per utente anche il personale dipendente o altrimenti addetto ad attività lavorativa;
e) la tutela dei non fumatori;
f) la promozione di servizi, iniziative, progetti locali dedicati presso i Centri territoriali per la disassuefazione dal fumo di tabacco operativi presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il Dipartimento Dipendenze dell'ASL Caserta cui afferisce il Centro Antifumo Quit, già da ottobre 2017, si è attivato a rendere immediatamente gratuito l'accesso a detto Centro per promuovere i percorsi di disassuefazione al fumo, che sono stati sempre erogati a titolo gratuito per tutto il personale ASL. Peraltro, il Centro Antifumo Quit promuove da sempre stili di vita sani e liberi dal fumo ed è l'unico Centro in Italia ad avere un blog mensilmente aggiornato attraverso il quale svolge la predetta attività mettendo a disposizione online post di informazione e prevenzione (dal 2009) con live chat, nonché un canale pubblico su piattaforma Telegram per approfondimenti e notizie sul tabagismo.
Un recente studio (1) effettuato in Campania ha evidenziato che, nonostante le norme di legge a tutela dei lavoratori dal fumo passivo, è ancora molto diffuso il consumo di tabacco e dei nuovi dispositivi elettronici in ambienti chiusi come uffici, corridoi, disimpegni, scale, servizi igienici anche in edifici dell’amministrazione regionale dalle particolari caratteristiche logistiche (grattacieli); inoltre, tale studio ha evidenziato che più del 41% dei dipendenti ha dichiarato di non sapere chi fosse l’addetto antifumo nella propria struttura di lavoro (1). Nelle strutture sanitarie dell'ASL Caserta tale situazione sembra ancora più preoccupante in considerazione del fatto che sui cartelli di divieto quasi mai è riportato il responsabile della vigilanza (ai sensi della legge 16 gennaio 2003 - art. 51 e successive modificazioni e integrazioni).
In attesa che vengano messe in atto concrete misure di controllo previste dalla nuova legge regionale, si sottolinea come sia assai lunga la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi di tale legge, essendo ancora consistente il numero di fumatori fra il personale dipendente nonché di coloro che sono esposti al fumo passivo, e massiccia la presenza di fumatori fra gli addetti alla vigilanza (guardie giurate) che, in base alla nuova legge, dovrebbero intervenire nell'applicazione delle sanzioni. Nel frattempo perdura la dispersione incontrollata di mozziconi nelle pertinenze non solo delle strutture sanitarie, ma anche degli istituti scolastici e dei luoghi pubblici.

1. Martucci P, Barbato N, Del Donno M, Mastroberardino M, Gargiulo P: Regole ed educazione per ambienti di lavoro smoke free. Il progetto "respirare in libertà" della regione Campania. Tabaccologia 4:28, 2017.
Guglielmo Lauro
(medico)
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