lunedì 8 marzo 2010

8 marzo 2010 - giornata internazionale della donna (international women's day)

Il messaggio in occasione della giornata internazionale della donna per il 2010 è "Uguali Diritti, Uguali opportunità: Progresso per tutti".
Sul piano del tabagismo sembra più un "regresso per tutti"! Infatti, facendo riferimento agli ultimi dati OSSFAD - Indagine DOXA-ISS 2009, i fumatori sono aumentati di 2 milioni rispetto allo scorso anno, soprattutto per la crescita delle donne; effettivamente la percentuale attuale di donne fumatrici è salita al 22,3%, valore più alto rispetto a quello registrato negli ultimi 4 anni. 
Un aspetto poco noto del fumo di tabacco è rappresentato dalle alterazioni neurologiche a carico del cervello dei fumatori che condizionano comportamenti aggressivi accentuandone la comparsa e rendendo le persone incapaci di frenare risposte inappropriate.
Il tabagismo, infatti, è un problema che va di pari passo con i comportamenti violenti, specie quelli contro le donne e la violenza contro le donne rimane un motivo di vergogna per tutta l’umanità.
Guglielmo Lauro
(medico)

giovedì 4 febbraio 2010

4 febbraio 2010: World Cancer Day

In un'epoca in cui il cancro resta una malattia paurosa e fonte di grande preoccupazione, il tema della giornata mondiale sul cancro "Anche il cancro può essere prevenuto" può sembrare un'affermazione troppo ottimistica e poco credibile. Tuttavia, secondo le linee guida di prevenzione oncologica, il primo intervento per ridurre il rischio di cancro è quello di evitare il tabacco in qualsiasi forma. Il tabacco è collegato oltre che al 90% dei casi di cancro polmonare anche a numerose altre forme tumorali: cancro del pancreas, della bocca, della gola, di esofago e stomaco, della cervice uterina, del rene e della vescica.
Quanto riportato si riferisce alle correlazioni più consolidate dalla ricerca scientifica, però c'è il sospetto che numerose altre forme tumorali siano influenzate dal fumo di sigaretta. Peraltro, secondo altri studi emerge il sospetto che il fumo favorisca anche la comparsa di metastasi tumorali.
Se fino a qualche anno fa i dati sulla correlazione fra tabagismo e cancro del colon sembravano contrastanti, recentemente ogni incertezza è stata fugata da una metanalisi condotta da un gruppo di studiosi italiani dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università della Bicocca di Milano. Dopo aver passato al setaccio più di un centinaio di studi, i ricercatori possono affermare che il tabacco aumenta sia l’incidenza sia la mortalità da tumore del colon, con un aumento del rischio assoluto di malattia di quasi 11 casi e di 6 decessi per 100.000 persone l’anno. I risultati si sono dimostrati dose dipendenti, con un effetto che aumenta all’aumentare del numero di pacchetti anno. (JAMA 2008; 300: 2765). Insomma essere fumatore comporta un rischio di morire a causa del cancro di circa 14 volte rispetto a un non fumatore e più di un quarto di tutte le forme di cancro nel mondo è causata dal fumo del tabacco. 
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 10 gennaio 2010

IX Giornata Nazionale per i Diritti dei Non Fumatori

Questa domenica si celebra la "Giornata nazionale per i diritti dei non fumatori" giunta alla nona edizione e promossa da 64 organizzazioni, tra cui Gea, Sitab e Lilt.
Stando alle ultime indagini DOXA sul fumo di sigarette in Italia, si è registrato un significativo aumento della prevalenza del fumo sia fra gli uomini che fra le donne. Un dato francamente in controtendenza rispetto all'andamento degli anni precedenti.

Dunque, oggi è più che mai indispensabile tutelare i diritti di chi, facendo una scelta responsabile, ha smesso o di chi non ha mai fumato.
Questa giornata è nata proprio per continuare la battaglia contro il fumo passivo che ha portato formalmente all’esclusione delle sigarette dai locali pubblici, dai treni, dai bar e da tutti quei posti chiusi in cui fumare lede la libertà ed il diritto alla salute dei non fumatori. Tuttavia la battaglia contro il fumo passivo richiederà ancora anni di impegno, in quanto il divieto del fumo nei locali pubblici è ancora largamente disatteso.
Nel 1948 l'articolo 32 della Costituzione Italiana stabilisce che la salute è un fondamentale diritto dell'individuo e anche interesse della collettività. In altre parole la salute di ciascuno di noi è un pezzetto del benessere di tutti e avere una forza lavoro sana è un importante investimento per la società. Pertanto, è importante che tutti si adoperino perché si prevenga e si curi il tabagismo che costituisce una vera e propria patologia a rilevanza sociale (*).

(*) Marsella, L. (1998). Le malattie sociali. In Trattato di Medicina Legale e Scienze Affini (pp. 1287-1305). CEDAM.
Guglielmo Lauro
(medico)

mercoledì 30 dicembre 2009

Fattori predittivi positivi e negativi per smettere di fumare

Numerosi studi clinici hanno evidenziato la presenza di diversi fattori che incidono sull'efficacia dei trattamenti per il tabagismo.
Certamente la volonta di smettere da parte del paziente gioca a suo favore, rispetto a situazioni in cui giunge al Centro Antifumo su pressione dei familiari. Il supporto di amici e familiari è importante purché c'è la volontà di smettere. Diversamente, se vi è una pressione sociale che induce a fumare (fumo in famiglia, nell'ambiente di lavoro, fumo del partner, etc.), smettere di fumare diventa un percorso ad ostacoli.
Peraltro, si riportano dei fattori che intervengono sulla capacità di smettere di fumare meno prevedibili. Le probabilità di smettere sono più alte fra se le sigarette fumate sono maggiori di 10; chi fuma meno di 10 sigarette al giorno probabilmente perché sono più inclini a sottostimare il rischio del fumo, di essere capaci di controllare la dipendenza e di smettere quando vogliono. Secondo un recente studio (1) effettuato su 1230 pazienti mettendo a confronto il numero di sigarette con le percentuali di successo si sono riscontrate le seguenti percentuali:





Anche il numero di tentativi hanno un certo valore predittivo, nel senso che si hanno maggiori probabilità di successo al 2° e al 3° tentantativo rispetto al primo tentativo di cessazione.
È più facile smettere per le persone che dichiarano di fumare per compensare lo stress rispetto alle persone che fumano per “relax” o “fumano continuamente”.
È più facile smettere per coloro che si trovano in un periodo positivo della vita, e quindi di generale soddisfazione, rispetto a coloro che si trovano in un periodo di forti tensioni; infatti, i primi hanno più energia per prendersi cura di sé stessi, rispetto ai secondi che possono essere meno in grado di resistere alle pressioni esterne (presenza di altri fumatori, invito a fumare e offerta di sigarette).
Infine, vi è la categoria dei fumatori per i quali è particolarmente difficile smettere, i cosiddetti "fumatori difficili", coloro che hanno in anamnesi: fumo di droghe illegali, anomalo consumo di alcol (dipendenza, abuso o uso per sostituire le sigarette), trattamento con analgesici oppioidi, patologie psichiatriche, gioco d'azzardo patologico, malattia rare tabacco correlate. 

1. Biagio Tinghino, Valeria Andreoni, Teresa Ciociola, Valeria Colombo, Antonio Crocco, Valeria De Giovanni, Barbara Lissoni, Giuseppe Monaco, Lorenza Palmieri, Francesca Zucchetta: Questionario Multiarea per la valutazione del tabagismo. Tabaccologia 2009; 4: 20-26.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 30 novembre 2009

Cattivi modelli istituzionali non fanno bene alla salute pubblica

Gli operatori della salute, ed in primis i medici, se fumatori, inviano messaggi comportamentali scorretti e non possono invitare in maniera convincente i propri pazienti a smettere di fumare, né tanto meno possono essere in grado di curare i disturbi da addiction (dipendenze da sostanze, da farmaci, le dipendenze comportamentali, etc).
I loro comportamenti, infatti, non sono sicuramente ininfluenti sugli stili di vita dei propri pazienti e i loro interventi di prevenzione saranno meno efficaci, anzi i medici che fumano rappresentano una sorta di promotori occulti del tabacco.
Soprattutto i medici di famiglia, dovrebbero svolgere un ruolo importante nel settore dell'educazione sanitaria al pubblico; e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda il fumo di tabacco. Tale ruolo può essere svolto proficuamente solo se non fuma. Tra i medici fumatori vi è difficoltà a parlare al pubblico sui danni da fumo e vi è anche un maggiore permissivismo nel consentire il fumo là dove è vietato, come per esempio nelle strutture sanitarie.
Purtroppo, in Italia la prevalenza di medici fumatori è addirittura superiore a quella della popolazione generale, con punte che raggiungono il 40%, contro il 2% del dato epidemiologico statunitense. Questo è un fenomeno oggettivamente grave, che è indispensabile correggere, pena la mancanza di credibilità dell’intera categoria (1).
A tal proposito si ricorda che nel 2003 il direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri Silvio Garattini ha proposto di "Escludere dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) i medici che fumano nell'esercizio della loro professione".
Per il noto farmacologo dell’Istituto Mario Negri se un medico fuma durante le ore di lavoro scatta il conflitto di interesse con la struttura sanitaria dove lavora e quindi con il SSN. Infatti il cattivo esempio del sanitario induce a fumare il suo “cliente” e questo, a sua volta, costa di più a causa delle malattie che sopravvengono per colpa della sigaretta. Per Garattini occorre inserire una clausola nel prossimo contratto nazionale di categoria.
Può essere una provocazione, ma si dovrebbero riprendere realmente i medici che fumano in servizio e invitarli seriamente a partecipare a percorsi antifumo.
Alcuni affermano che la sigaretta è legale e ognuno è libero di fumare, e dunque rivendicano la propria libertà di fumare, ma quanto è possibile parlare di libertà nei confronti dell’uso di sostanze che sono in grado di creare dipendenza e che quindi non ci rendono liberi, bensì schiavi?
 
1. Enea D, Tinghino B: Medici che fumano. Tabaccologia, p. 46-47 2/2003.
Guglielmo Lauro
(medico)