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domenica 1 maggio 2016

Grasso addominale: il fumo è tra i fattori che influenzano la forma del corpo

Con l’aumento delle temperature molte persone iniziano a pensare all'estate ed ai metodi migliori per rimettersi in forma per la bella stagione. La voglia di scoprirsi, il mare, il desiderio di apparire al meglio per cui in questo periodo è un fiorire di diete dimagranti, tante redatte da professionisti del settore e altrettante invece adottate col metodo “fai da te”.

Maggio è il mese dei fioretti alimentari, spesso altro, poco camuffato, tentativo di stringere il punto vita prima delle vacanze; solo a poche persone viene in mente di fare il fioretto “di non fumare”. Forse il numero di fumatori (e soprattutto di fumatrici) che proverebbe a smettere aumenterebbe se si conoscessero le influenze che il fumo ha sul giro-vita, oltre che sulla vita in generale. Ormai tutti sono consapevoli degli effetti nocivi del fumo, ma poche persone sanno che ha un effetto anche sull'accumulo di grasso addominale. In generale i dati delle ricerche riportano che nei fumatori, sebbene si riscontri un indice di massa corporea tendenzialmente più basso rispetto ai non fumatori, il rapporto vita-fianchi (Waist to Hip Ratio - WHR) è positivamente associato con la quantità di sigarette fumate al giorno (1); in altre parole, il fumo è associato ad un minore peso corporeo, tuttavia quanto maggiore è il numero di sigarette fumate/dì, tanto maggiore è l'accumulo di grasso addominale (2) con conseguente sviluppo della forma corporea cosiddetta "a mela". L'assai poco invidiabile distribuzione del grasso corporeo "a mela" è ancor meno desiderabile nel sesso femminile in quanto richiama ad un biotipo più tipicamente maschile (biotipo androide). Il biotipo "a pera" (biotipo ginoide), con distribuzione del grasso al di sotto della vita, è caratteristico del sesso femminile fino alla menopausa (estrogeno-dipendente); dopo la menopausa, questo biotipo tende ad assumere quello “a mela”, androide. Pertanto il fumo di tabacco tende a mascolinizzare precocemente le donne nell'aspetto e nella forma corporea, oltre che, come si è già detto, attraverso la ridistribuzione dei depositi adiposi, anche attraverso l'anticipo della menopausa. Il fumo, infatti, specie in donne predisposte, può anticipare la menopausa di diversi anni (3).







Recenti studi rilevano che l'accumulo di grasso addominale associato al fumo è particolarmente evidente nelle donne (4, 5). Il grasso viscerale (detto anche intra-addominale) è un fattore determinante del rischio cardiovascolare; infatti, il rapporto vita-fianchi (WHR) è positivamente correlato, oltre che con il fumo, anche con la pressione sanguigna (6, 7), con la sindrome metabolica (7), con anomalie lipidiche (7) e aterosclerosi precoce (8, 9).
Infine, bisogna aggiungere anche che recenti studi hanno rilevato che l'accumulo di grasso addominale può avere effetti deleteri sulla salute del cervello, soprattutto negli uomini (10, 11).
È pur vero che la cessazione del fumo è associata con un aumento di peso soprattutto per l'aumento della massa grassa, ma va osservato che l'incremento di peso è dovuto anche alla massa muscolare e della densità minerale ossea che tendono ad aumentare dopo aver smesso di fumare (12). Però è importante non farsi condizionare dalla preoccupazione di aumentare di peso dopo la cessazione del fumo, perché ciò potrebbe influenzare la motivazione a smettere e la fiducia nelle proprie capacità di raggiungere l'obiettivo della cessazione completa (13).

1. Bamia C, Trichopoulou A, Lenas D, Trichopoulos D: Tobacco smoking in relation to body fat mass and distribution in a general population sample. Int J Obes Relat Metab Disord. 2004 Aug;28(8):1091-6.
2. Kwok S, Canoy D, Soran H, Ashton DW, Lowe GD, Wood D, Humphries SE, Durrington PN: Body fat distribution in relation to smoking and exogenous hormones in British women. Clin Endocrinol (Oxf). 2012 Dec;77(6):828-33.
3. Wainer R: [Smoking and ovarian fertility]. Gynecol Obstet Fertil. 2001 Dec;29(12):881-7.
4. Akbartabartoori M, Lean ME, Hankey CR: Relationships between cigarette smoking, body size and body shape. Int J Obes (Lond). 2005 Feb;29(2):236-43.
5. Clair C, Chiolero A, Faeh D, Cornuz J, Marques-Vidal P, Paccaud F, Mooser V, Waeber G, Vollenweider P: Dose-dependent positive association between cigarette smoking, abdominal obesity and body fat: cross-sectional data from a population-based survey. BMC Public Health. 2011 Jan 11;11:23.
6. van Rooyen JM, Kruger HS, Huisman HW, Wissing MP, Margetts BM, Venter CS, Vorster HH: An epidemiological study of hypertension and its determinants in a population in transition: the THUSA study. J Hum Hypertens. 2000 Dec;14(12):779-87.
7. Gupta R, Rastogi P, Sarna M, Gupta VP, Sharma SK, Kothari K: Body-mass index, waist-size, waist-hip ratio and cardiovascular risk factors in urban subejcts. J Assoc Physicians India. 2007 Sep;55:621-7. 
8. Lee CD, Jacobs DR Jr, Schreiner PJ, Iribarren C, Hankinson A: Abdominal obesity and coronary artery calcification in young adults: the Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA) Study. Am J Clin Nutr. 2007 Jul;86(1):48-54.
9. Ge W, Parvez F, Wu F, Islam T, Ahmed A, Shaheen I, Sarwar G, Demmer RT, Desvarieux M, Ahsan H, Chen Y: Association between anthropometric measures of obesity and subclinical atherosclerosis in Bangladesh. Atherosclerosis. 2014 Jan;232(1):234-41.
10. Cyrus A Raji, Somayeh Meysami, Sam Hashemi, Saurabh Garg, Nasrin Akbari, Ahmed Gouda, Yosef Gavriel Chodakiewitz, Thanh Duc Nguyen, Kellyann Niotis, David A Merrill, Rajpaul Attariwala: Visceral and Subcutaneous Abdominal Fat Predict Brain Volume Loss at Midlife in 10,001 Individuals. Aging Dis. 2023 Aug 28. 
11. Sapir Golan Shekhtman, Ethel Boccara, Ramit Ravona-Springer, Yael Inbar, Hila Zelicha, Abigail Livny, Barbara B Bendlin, Orit Lesman-Segev, Iscka Yore, Anthony Heymann, Mary Sano, Yael Mardor, Joseph Azuri, Michal Schnaider Beeri: Abdominal fat depots are related to lower cognitive functioning and brain volumes in middle-aged males at high Alzheimer's risk. Obesity (Silver Spring). 2024 Feb 27.
12. Rom O, Reznick AZ, Keidar Z, Karkabi K, Aizenbud D: Smoking cessation-related weight gain--beneficial effects on muscle mass, strength and bone health. Addiction. 2015 Feb;110(2):326-35.
13. Tuovinen EL, Saarni SE, Kinnunen TH, Haukkala A, Jousilahti P, Patja K, Kaprio J, Korhonen T: Associations of Weight Concerns With Self-Efficacy and Motivation to Quit Smoking: A Population-Based Study Among Finnish Daily Smokers. Nicotine Tob Res. 2015 Sep;17(9):1134-41. 
Nicoletta De Stefano
(psicologa)
Guglielmo Lauro
(medico)
Il rapporto vita fianchi (Waist to Hip Ratio - WHR) può rappresentare una misura del grasso viscerale; misuriamolo cliccando qui.

martedì 26 gennaio 2016

26.01.2016 Fondamenti psicologici del disturbo da uso di tabacco

Per “dipendenza” si intende una relazione particolare con una persona od oggetto, tale per cui non se ne può fare a meno senza accusare disagio o patire forte stress.
Sul versante biologico si osserva che l’organismo col tempo si adatta alla sostanza e necessita di dosi crescenti, con la conseguenza che la brusca sospensione produce una sindrome d’astinenza, più o meno sfumata a seconda dei casi.
Spesso alla componente biologica della dipendenza si associa quella psicologica, per cui il comportamento del tabagista può essere influenzato da dinamiche intrapsichiche e relazionali profonde. Tali componenti frequentemente risultano collegate ad una fissazione allo stadio orale dello sviluppo psicosessuale infantile per cui grande valenza assumono le esperienze incentrate sulla stimolazione della bocca e del cavo orale.
Il neonato attraverso il succhiare, ingoiare, alimentarsi, ha modo di conoscere sé stesso, attraverso le sensazioni fisiche, e il mondo mediante le prime interazioni con la madre.
L’ esperienza di soddisfazione derivante dal piacere orale hanno grande importanza nella strutturazione psichica e costituiscono un fattore protettivo che consente di superare nel migliore dei modi i vissuti di frustrazione che sono, tuttavia, altrettanto necessari per uno sviluppo equilibrato.
Il neonato nei momenti di frustrazione impara a portare tutto alla bocca alla ricerca di quelle sensazioni piacevoli di cui serba memoria. La fissazione a questo stadio dello sviluppo può essere causata dall’eccessiva gratificazione o all’opposto da eventi traumatici che vanno a causare un arresto dello sviluppo libidico.
Molte sono le problematiche che possono conseguire a tale configurazione tra cui lo stabilirsi di una “personalità orale”. Si tratta di individui che conservano in età adulta le stesse modalità intrapsichiche che caratterizzano il neonato per la risoluzione degli stati di tensione ed ansia. Secondo il “principio del piacere” si è alla ricerca dell’appagamento immediato, privo di attesa, agendo d’impulso e quasi in maniera automatica. Il fumatore rimuove il pensiero delle conseguenze nocive del fumo poiché sente più urgente il bisogno di soddisfare una pulsione. Fumare diventa, così, una modalità orale attraverso la quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensione e disagio psichico.
Nell’adolescenza rappresenta un comportamento rituale, di passaggio, attestante l’inclusione o l’esclusione dal gruppo dei pari. Veicola comunicazioni, è uno dei modi per manifestare il proprio disagio oppure l’opposizione nei confronti della famiglia alla ricerca di una definizione identitaria.
È possibile in tal caso che l’uso di sigarette sia solo transitorio mentre l’acquisizione di una dipendenza necessita di un substrato nella struttura psicologica individuale, che non di rado trova rinforzo nel contesto sociale. Infatti, tra i fumatori adulti si stabilisce una complicità di gruppo per cui ci si ritrova insieme per ripetere il consueto rito della sigaretta in un luogo dove nessuno ostacoli questo comportamento e nessuno ricordi quanto è dannoso. Occorre precisare che una volta instaurata la dipendenza tabagica, intervengono numerosi meccanismi per cui essa viene mantenuta in età adulta. Essa sembra essere una risposta funzionale alle difficoltà a relazionarsi, capace di placare lo stato di malessere, almeno in parte. Tale comportamento rientra, quindi, tra le modalità di autogratificazione più comuni (Tinghino, 2003).
Nel nuovo sistema di codifica delle dipendenze patologiche che si rileva nel DSM-5 (edizione del 2014), le categorie diagnostiche di abuso e dipendenza sono state fuse in un unico disturbo da uso di sostanze misurato su un continuum da lieve a grave.
Nel DSM-5 vengono individuati i criteri specifici per porre diagnosi di disturbo da uso di tabacco. Il criterio A vede un pattern problematico dell’uso di tabacco che porta a disagio come riscontrabile attraverso almeno due delle seguenti condizioni, che si verificano entro un periodo di almeno 12 mesi:
- utilizzo di tabacco per un periodo e in un quantitativo maggiore di quanto fosse nelle intenzioni;
- desiderio di smettere o controllare l’uso e sforzi infruttuosi in tal senso;
- forte desiderio o spinta all’uso;
- uso ricorrente di tabacco in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso (fumare a letto);
- uso continuato di tabacco nonostante se ne conoscano gli effetti nocivi;
- importanti attività (lavoro, attività sociali e ricreative) vengono abbandonate, interrotte a causa dell’ uso di tabacco;
- continuare a usare tabacco nonostante si incorra in problematiche relazionali (discussioni altri dovute all’uso);
- presenza di tolleranza;
- presenza di astinenza;
Attualmente si tratta di un fenomeno ancora molto diffuso. Secondo i dati ISTAT 2011 in Italia fuma il 22,3% della popolazione di età dai 14 anni in su. I fumatori sono il 28,4% dei maschi e il 16,6% delle femmine. Percentuali ancora piuttosto ampie nonostante le campagne informative sui danni del tabagismo promulgate a livello nazionale.
Sono, infatti, ormai note le conseguenze negative sulla salute associate all’uso di tabacco, inclusi i danni alla propria persona e quelli determinati dal respirare fumo passivo; eppure moltissime persone ancora oggi iniziano o proseguono a fumare. Le iniziative assunte nel nostro paese dal Ministero della Salute per contrastare il fenomeno, utilizzando anche immagini choc e frasi stampate sui pacchetti di sigarette ricordanti la nocività del fumo, non sembrano aver raggiunto i risultati sperati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tabacco è la principale causa di morte evitabile nel mondo. Poiché le campagne di informazione sui rischi sono state massive e riproposte ciclicamente è evidente che nel mondo occidentale quasi tutti conoscono i pericoli in cui si incorre fumando. Pertanto, molto ci si è interrogati sui motivi che portano a perseverare in tale comportamento e su come si possa risolvere la “dissonanza cognitiva” destata da tale paradosso.
Non di rado il fumatore fa appello persino al fatto che ormai l’aria è talmente inquinata che non sarà qualche sigaretta a “fare la differenza”, oppure che senza fumare starebbe peggio. 
Abbiamo già affermato quanto sia corretto considerare il tabagismo una vera e propria dipendenza, talvolta più marcata sul versante fisico, altre volte riconducibile maggiormente al versante psicologico, senza dimenticare l’influenza sociale che può accentuare e incentivare il fenomeno.
Il fumo può essere sintomo di un disagio maggiore e quindi le strategie per contrastare efficacemente tale comportamento richiedono che lo si inquadri nella complessità che assume nella vita quotidiana del fumatore.
È possibile smettere di fumare attraverso un percorso di sostegno individuale o di gruppo presso uno dei Servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco.
Questo Blog svolge anche funzione informativa, non solo territoriale, che mira ad ampliare la conoscenza di coloro che abbiano intenzione di “smettere” del fatto che può rivolgersi al Centro Antifumo (localizzando il Centro più vicino) per ottenere un sostegno concreto (medico e psicologico) e affiancamento per tutta la durata del percorso.
Nicoletta De Stefano
(psicologa)

lunedì 27 giugno 2016

27.06.16: National PTSD Awareness Day - Cessazione del fumo: un modello di cura integrata per fumatori con PTSD

La Giornata Nazionale di Sensibilizzazione al Disturbo da Stress Post Traumatico (Post Traumatic Stress Syndrome - PTSD) è stata istituita negli USA, dove tale patologia è stata principalmente studiata e definita soprattutto a partire dall’epoca della guerra in Vietnam. Infatti, durante tale guerra il governo americano definì il tabacco come necessità militare includendolo nella razione di base destinata alle truppe del fronte (1). Tuttavia già all'epoca della I guerra mondiale i comandanti militari avevano compreso che truppe con abbondanza di sigarette erano considerate più facili da controllare e che inoltre le sigarette mantenevano i soldati in allerta e li aiutava a rilassarsi (1). Insomma una droga a buon mercato che ha creato tanti veterani vittime dell'addiction da tabacco con le relative conseguenze fisiche (tumori, infarti, etc.) e psichiche (PTSD, depressione, suicidi, etc.). Che dalla dipendenza tabagica si sia passati all’uso di droghe come l’eroina (che si diffuse particolarmente nella guerra in Vietnam con una prevalenza del 10-15% di soldati eroinomani) è un’evoluzione ben nota nel campo di studio sull’addiction.
Dunque, il PTSD è stato inizialmente descritto per indicare gli esiti dello stress nei veterani di guerra (2), ma attualmente possiamo riscontrare nella vita quotidiana numerosi traumi e fattori scatenanti responsabili dello sviluppo di PTSD: episodi di violenza (stupri, minacce di morte) o legati a criminalità (furti, rapine, uccisioni), calamità che mettono a repentaglio la vita (incendi, terremoti), etc.
Quindi si tratta di un disturbo molto diffuso, ma spesso sottostimato e per il quale è stato possibile evidenziare un certo legame con il fumo di tabacco non solo in termini di comorbidità (3).
In altre parole il disturbo 
da stress post-traumatico è associato ad alti tassi di fumo di tabacco (4, 5, 6) che a sua volta rende gli individui maggiormente suscettibili a manifestare il PTSD, nonché tratti di depressione e di ansia, così come osservato in studi effettuati su veterani del Vietnam (7, 8). Certamente gli esiti bellici hanno permesso di definire meglio il quadro sintomatologico del PTSD, tuttavia tale disturbo è legato, come abbiamo evidenziato, a ben più estese cause di stress. Pertanto è possibile individuare delle categorie che risultano particolarmente esposte al rischio di PTSD, quali agenti di pubblica sicurezza, vigili del fuoco, membri della protezione civile, volontari e personale impiegato in operazioni di soccorso, etc. (9).
Segue una breve descrizione dei sintomi del disturbo da stress post traumatico.
La difficoltà a fronteggiare gli eventi traumatici (diretti o indiretti) si manifesta con riviviscenze del trauma (flashback) sotto forma di ricordi o sogni, evitamento persistente degli stimoli associati al trauma (luoghi, persone, oggetti), alterazione negativa dei pensieri (difficoltà a ricordare l'evento traumatico, sensi di colpa, perdita della fiducia nel prossimo) e improvvise alterazioni neurovegetative (alterazioni dell’arausal) (10).
Le suddette difficoltà sono maggiori se si tratta di un fumatore. Infatti, diversi studi hanno mostrato una correlazione positiva tra PTSD, il fumare e la dipendenza nicotinica (11, 12, 13). Più specificamente emerge una verosimile relazione causale di tipo bidirezionale tra fumo e PTSD (12), sottolineando come i due aspetti si potenzino reciprocamente.
Per quanto il fumo di tabacco sembri ridurre lo stress come avevano intuito i comandanti militari, si tratta di un sollievo momentaneo espressione della dipendenza tabagica. Infatti, per quanto studi recenti abbiano accertato che il fumo di tabacco sembri ridurre alcuni sintomi della PTSD, esso in realtà va a colpire le possibilità di recupero (14). A conferma di ciò è stato riscontrato che i tassi di cessazione del fumo negli individui con PTSD sono più bassi rispetto alla popolazione generale (15).
Queste evidenze sono importanti perché permettono una migliore programmazione del trattamento. Di fatto, un fattore protettivo per il disturbo 
da stress post-traumatico è rappresentato dalla resilienza, che riflette la capacità di ognuno di fronteggiare lo stress (6). Tale resilienza è ridotta per coloro che presentano alti livelli di astinenza nicotinica (6).
È importante sottolineare che smettere di fumare non è associato né ad un peggioramento della PTSD, né della depressione (16). Anzi sebbene molti fumatori con PTSD riferiscono che il fumo riduce i sintomi del loro disturbo, i risultati degli studi suggeriscono che il fumo può potenziare o mantenere un'esagerata risposta di allarme (17).
Nei trattamenti di cessazione per persone che soffrono di PTSD c'è bisogno di un aiuto globale da un punto di vista medico e psicologico (18) o integrando il trattamento di cessazione con quello delle cure psichiatriche (19).
Tra i farmaci impiegati per aiutare i pazienti che desiderano smettere di fumare e con un concomitante disturbo di ansia come ad es. il PTSD può essere efficace il bupropione a rilascio prolungato (20). Secondo uno studio effettuato in soggetti con PTSD trattati con vareniclina (il principio attivo abitualmente utilizzato nei trattamenti antifumo) è stato riscontrato che tale farmaco sembra avere effetti destabilizzanti sulla salute mentale (21); a tale proposito è stato anche descritto un caso di allucinazioni visive in un paziente con doppia diagnosi (PTSD, depressione NOS e dipendenza da alcol) (22).
Ad oggi, gli interventi psicologici più efficaci per il trattamento del PTSD sono:
I primi due approcci, evidence-based, sono attualmente raccomandati nelle linee guida internazionali sul trattamento delle condizioni specificamente correlate allo stress (OMS, 2013).

1. Tate C: Cigarette Wars: The Triumph of the Little White Slaver. Oxford University Press, 01 mag 2000.
2. Bergman BP, Mackay DF, Morrison D, Pell JP: Smoking-related cancer in military veterans: retrospective cohort study of 57,000 veterans and 173,000 matched non-veterans. BMC Cancer. 2016 May 14;16:311
3. Dedert EA, Resick PA, McFall ME, Dennis PA, Olsen M, Beckham JC: Pilot Cases of Combined Cognitive Processing Therapy and Smoking Cessation for Smokers With Posttraumatic Stress Disorder. Behav Ther. 2016 Jan;47(1):54-65
4. Cook JW, McFall MM, Calhoun PS, Beckham JC: Posttraumatic stress disorder and smoking relapse: A theoretical model. J Trauma Stress. 2007 Dec;20(6):989-98.
5. Feldner MT, Vujanovic AA, Gibson LE, Zvolensky MJ: Posttraumatic stress disorder and anxious and fearful reactivity to bodily arousal: a test of the mediating role of nicotine withdrawal severity among daily smokers in 12-hr nicotine deprivation. Send to: Exp Clin Psychopharmacol. 2008 Apr;16(2):144-55.
6. Asnaani A, Alpert E, McLean CP, Foa EB: Resilient but addicted: The impact of resilience on the relationship between smoking withdrawal and PTSD. J Psychiatr Res. 2015 Jun;65:146-53.
7. Beckham JC, Roodman AA, Shipley RH, Hertzberg MA, Cunha GH, Kudler HS, Levin ED, Rose JE, Fairbank JA: Smoking in Vietnam combat veterans with post-traumatic stress disorder. J Trauma Stress. 1995 Jul;8(3):461-72.
8. Stellman JM, Stellman SD, Sommer JF Jr: Social and behavioral consequences of the Vietnam experience among American Legionnaires. Environ Res. 1988 Dec;47(2):129-49.
9. Colombo PP, Muntua V: Il Disturbo Post-traumatico da Stress nella vita quotidiana. Post-Traumatic Stress Disorder in ordinary life. III Clinica Psichiatrica, Università di Roma, La Sapienza. Rivista di psichiatria, 2001.
10. American Psychiatric Association, (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5. Washington, D.C: American Psychiatric Association.
11. van der Velden PG, Kleber RJ, Koenen KC: Smoking predicts posttraumatic stress symptoms among rescue workers: a prospective study of ambulance personnel involved in the Enschede Fireworks Disaster. Drug Alcohol Depend. 2008 Apr 1;94(1-3):267-71.
12. Fu SS, McFall M, Saxon AJ, Beckham JC, Carmody TP, Baker DG, Joseph AM: Post-traumatic stress disorder and smoking: a systematic review. Nicotine Tob Res. 2007 Nov;9(11):1071-84.
13. Feldner MT, Babson KA, Zvolensky MJ: Smoking, traumatic event exposure, and post-traumatic stress: a critical review of the empirical literature. Clin Psychol Rev. 2007 Jan;27(1):14-45.
14. McFall M, Cook J: PTSD and Health Risk Behavior. PTSD Research Quarterly, 17(4), 2006.
15. Baschnagel JS, Coffey SF, Schumacher JA, Drobes DJ, Saladin ME: Relationship between PTSD symptomatology and nicotine dependence severity in crime victims. Addict Behav. 2008 Nov;33(11):1441-7.
16. McFall M, Atkins DC, Yoshimoto D, Thompson CE, Kanter E, Malte CA, Saxon AJ: Integrating tobacco cessation treatment into mental health care for patients with posttraumatic stress disorder. Am J Addict. 2006 Sep-Oct;15(5):336-44.
17. Calhoun PS, Wagner HR, McClernon FJ, Lee S, Dennis MF, Vrana SR, Clancy CP, Collie CF, Johnson YC, Beckham JC: The effect of nicotine and trauma context on acoustic startle in smokers with and without posttraumatic stress disorder. Psychopharmacology (Berl). 2011 May;215(2):379-89.
18. Hapke U, Schumann A, Rumpf HJ, John U, Konerding U, Meyer C: Association of smoking and nicotine dependence with trauma and posttraumatic stress disorder in a general population sample. J Nerv Ment Dis. 2005 Dec;193(12):843-6.
19. McFall M, Saxon AJ, Thompson CE, Yoshimoto D, Malte C, Straits-Troster K, Kanter E, Zhou XH, Dougherty CM, Steele B: Improving the rates of quitting smoking for veterans with posttraumatic stress disorder. Am J Psychiatry. 2005 Jul;162(7):1311-9.
20. Hertzberg MA, Moore SD, Feldman ME, Beckham JC: A preliminary study of bupropion sustained-release for smoking cessation in patients with chronic posttraumatic stress disorder. J Clin Psychopharmacol. 2001 Feb;21(1):94-8.
21. Campbell AR, Anderson KD: Mental health stability in veterans with posttraumatic stress disorder receiving varenicline. Am J Health Syst Pharm. 2010 Nov 1;67(21):1832-7.
22. Raidoo BM, Kutscher EC: Visual hallucinations associated with varenicline: a case report. J Med Case Rep. 2009 May 8;3:7560.
Nicoletta De Stefano
(psicologa)
Guglielmo Lauro
(medico)