giovedì 17 agosto 2023

Grafico a …“bare”: tabacco, alcol e droghe a confronto!


Ad integrazione di quanto esposto nel precedente post, si vuole approfondire quali fattori concorrono a rendere le droghe illegali, come eroina e cocaina, meno letali rispetto a quelle legali, tabacco e alcol.
In realtà ciò che fa la differenza è il contesto in cui una qualsiasi sostanza viene utilizzata. Chi inizia a fumare e chi inizia a bere in genere lo fa in un contesto di socialità, per cui l'uso del fumo e dell'alcol non viene percepito come dannoso, ma un piacere conviviale. L'inizio dell'uso delle droghe illegali avviene, invece, in un contesto solitamente di isolamento sociale o di isolamento emotivo.

La comunità scientifica ha a lungo creduto che la dipendenza da qualsiasi droga fosse causata dalle proprietà intrinseche di dipendenza della sostanza. Questa deduzione è riconducibile ad esperimenti condotti utilizzando la scatola Skinner, una gabbia inventata negli anni '30 del secolo scorso dallo psicologo americano Burrhus Frederic Skinner, e che hanno rivelato che i ratti tenuti in cattività, isolati e posti davanti alla scelta fra acqua semplice e acqua drogata si auto-somministravano droghe fino a morirne rapidamente. Da ciò fu dedotto che la dipendenza fosse causata dalle droghe stesse, trasformando coloro che le consumavano in tossicodipendenti.

Tuttavia, nel 1978, Bruce K. Alexander, uno psicologo canadese, ha condotto lo studio Rat Park, rivoluzionando la comprensione della dipendenza. Come noi, i topi sono creature sociali e desiderano fortemente il contatto e la comunicazione con i loro simili. Alexander e il suo team crearono un parco abbastanza grande da ospitare da 16 a 20 ratti maschi e femmine, allestito come un parco giochi completo di ruote e palline da gioco, spazi per l'accoppiamento, cibo ed acqua a volontà, ma anche disponibilità di acqua drogata (soluzione contenente morfina). Il risultato fu che, a differenza della scatola di Skinner, in Rat Park i topi non sceglievano più di consumare morfina.

Il concetto che le persone isolate in uno spazio ristretto mostrassero una minore esitazione nell'utilizzare una sostanza d'abuso per combattere la noia, la solitudine o le condizioni di vita sfavorevoli, andava contro le precedenti "prove" che attribuivano la dipendenza alla sostanza stessa. Di conseguenza, i risultati dello psicologo Bruce K. Alexander, pubblicati nel 1981, non furono inizialmente accolti favorevolmente.
D’altra parte un’esperienza che ha coinvolto esseri umani e che ha permesso di giungere a conclusioni analoghe a quelle riportate dallo psicologo canadese, era storicamente già avvenuta: la Guerra del Vietnam (1955-1975). Durante tale conflitto circa il 20% dei soldati statunitensi diventò dipendente dall'eroina, essendo tale droga ampiamente disponibile. In effetti si contavano più tossicodipendenti americani in Vietnam che in tutti gli Stati Uniti. Ciò suscitò grande preoccupazione: quali sarebbero state le conseguenze al momento del ritorno a casa? Si temevano scenari apocalittici, ma in realtà non accadde nulla del genere. Nel giro di un anno, il 95% dei soldati smise di assumere l'eroina. Per quanto riguarda il restante 5%, molti di loro erano già consumatori di eroina prima di partire.
È importante notare che, sebbene tutti inevitabilmente entriamo in contatto con sostanze e comportamenti che possono portare all'insorgenza di dipendenza, non è detto che ne diventiamo automaticamente dipendenti. Ad esempio, non possiamo presupporre che tutte le persone che hanno bevuto alcolici sviluppino problemi di alcolismo, o che chiunque abbia provato una sigaretta diventi un fumatore accanito. Allo stesso modo, non tutti coloro che hanno giocato d'azzardo diventeranno giocatori patologici, né chi ha ricevuto trattamenti farmacologici a base di morfina svilupperà una dipendenza da eroina.
Dunque, gli esperimenti condotti con la scatola di Skinner evidenziano che le cavie hanno un innato bisogno di connessione, ma se private di legami adeguati, si attaccheranno a qualunque cosa offra un senso di conforto, anche se in modo disfunzionale o addirittura pericoloso per la propria vita. Gli esseri umani sperimentano qualcosa di molto simile quando avvertono il peso di una gabbia mentale, ovvero quando ci si sente bloccati, insoddisfatti e senza una via di fuga.
L’attuale contesto sociale vuole farci passare il fumo e l’alcol come mezzi di connessione sociale legati a momenti di gioia, divertimento, amicizia e successo, ma si tratta solo di stereotipi e idee distorte che ci intrappolano in gabbie mentali. Ciò viene realizzato attraverso pubblicità che mostra persone attraenti e felici mentre brindano o fumano, creando l'idea che il consumo di queste sostanze sarebbe legato ad una migliore socializzazione, soddisfazione o successo. Ad esempio, il vino essendo stato parte integrante di molte culture influenzando l'arte, la letteratura, la religione, la gastronomia è rientrato in tradizioni sociali difficili da scardinare. Il tabacco, nonostante non possieda una tradizione millenaria come l'alcol, ha tratto vantaggio da una diffusione basata principalmente su sofisticate strategie di marketing che sono state in grado di associare il fumo a ideali di libertà, avventura, seduzione e successo, creando peraltro connessioni tra il fumo e l'identità personale. Dunque se l’influenza socio ambientale è parte del problema, logicamente dovrebbe essere parte della soluzione!
In effetti, se non fosse per l'influenza sociale spesso ingannevole e per i modelli di marketing guidati da interessi economici, il fumo e l'alcol non sarebbero così diffusi e conseguentemente correlati a tassi di letalità talmente elevati da superare di gran lunga quelli delle droghe illegali.

Dunque, per contrastare efficacemente l'abuso di sostanze, la società dovrebbe offrire opportunità gratificanti per interagire, dovrebbe sollecitare a condividere momenti speciali e coltivare interessi, incoraggiando un impiego costruttivo del tempo libero. Supportare occasioni ricreative non dannose ma coinvolgenti aiuta le persone a soddisfare il proprio bisogno di socializzazione in modo sano, riducendo i fattori di rischio per la dipendenza e migliorando il benessere psicofisico individuale e collettivo. Tuttavia la nostra società non sembra pronta a rinunciare a certe sostanze e comportamenti dannosi, né riesce a valorizzare alternative positive come svaghi non rischiosi e attività edificanti nel tempo libero, nonché occasioni produttive di crescita personale. 
Guglielmo Lauro
(medico)


lunedì 31 luglio 2023

Sostanze inutili, dannose e ...sorprendentemente mortali!

Qual è l'attività oggettivamente più inutile e più dannosa per la salute dell'uomo con ricadute deleterie sull'ambiente, oltre ad essere la più diffusa?
Senza dubbio, fumare! Il fumo di tabacco ha, infatti, tanti poco invidiabili primati che lo rendono un flagello di dimensioni planetarie, provocando ogni anno circa 8 milioni di morti nel mondo, di cui oltre 7 milioni sono causati da malattie legate al cancro (fonte: Ministero della Salute). 

Di seguito sono riportate alcune evidenze scientifiche riguardanti il fumo di tabacco e su cui vale la pena riflettere:
-Sotto diversi punti di vista, la nicotina è la droga che crea più dipendenza al mondo e il tabacco è la sostanza più letale (1, 2, 3); in effetti, il fumo di tabacco porta a una delle dipendenze di più lunga durata della vita, danneggiando progressivamente tutte le strutture dell'organismo in un processo cui non è possibile sottrarsi;
-Il fumo rappresenta, a livello globale, il più forte fattore di rischio stile di vita-correlato, seguito da consumo di alcol e obesità (4);
-Il tabacco è considerato il motore primario delle dipendenze patologiche (5);
-Il disturbo da uso di tabacco è il più comune disturbo da uso di sostanze nel mondo;
-Il fumo rappresenta la prima causa di morte evitabile nei Paesi occidentali, sicuramente più dell’AIDS, incidenti stradali, suicidi, abuso di alcol, droghe, incendio ed omicidi presi tutti assieme (6);
-Il 90% dei tumori polmonari è dovuto al fumo di sigaretta. Il fumo è, inoltre, la maggiore causa di cancro delle mucose orali e della laringe, del pancreas e della cervice uterina;
-Il fumo rappresenta il più importante fattore di rischio per lo sviluppo di broncopneumopatia cronica ostruttiva (7): circa il 10-15% di fumatori sviluppa un'ostruzione bronchiale clinicamente significativa (8);
-Il fumo costituisce il principale fattore di rischio di pneumotorace spontaneo primario (PSP) (9);
-Il tabagismo rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per l'insorgenza di patologie nei pazienti HIV (10);
-L'industria del tabacco costituisce la prima causa evitabile di emissioni di CO2 e dunque la più insostenibile delle industrie;
- I mozziconi di sigaretta rappresentano il primo contaminante degli oceani a livello mondiale e la tipologia di rifiuto più numeroso raccolto sulle coste di tutto il pianeta, così come riportato dall'Ocean Conservancy, associazione no-profit che da 32 anni organizza l’International Coastal Cleanup (associazione internazionale di pulizia costiera).

Il tabacco, come droga, va posto in una categoria di sostanze che possiamo considerare speciale, perché l'uso comune non comporta le alterazioni mentali acute, con perdita del controllo delle proprie azioni, così come quelle che si possono osservare con l'uso di altre droghe illegali e che contribuiscono alla loro pericolosità. Tuttavia, per la sua azione subdola il tabacco inevitabilmente prima o poi ci chiederà un conto spesso salato in termini di salute. Peraltro, a differenza dell’alcol e delle droghe illegali, riesce a fare danni alle persone anche in modalità passiva, cioè attraverso il fumo di seconda mano, il fumo di terza mano, e l’after smoke, nonché all’ambiente mediante i suoi rifiuti tossici, i mozziconi.

Insomma la sigaretta è il prodotto commerciale che più degli altri uccide le persone che ne fanno uso. Il consumo e la produzione delle sigarette non rispettano minimamente il requisito di responsabilità, e probabilmente è anche uno dei prodotti meno etici, danneggiando la salute dell'uomo, degli animali e delle piante. Ogni anno, le sigarette gettate per terra producono circa 800.000 tonnellate di rifiuti. Questi rifiuti contengono sostanze chimiche tossiche che possono contaminare il suolo e l'acqua.

Ora osserviamo la dimensione del fenomeno tabagismo rispetto all’alcol e alle droghe illegali.

Se i consumatori di tabacco in Italia sono circa 12 milioni e i morti a causa del tabacco sono circa 90 mila all'anno (11), a quanto ammonta il tasso di letalità?
Il tasso di letalità si calcola dividendo il numero di morti per tabacco per il numero di fumatori moltiplicato 100 = (90 000/12 000 000)*100=0,75%.
Effettuando analogo calcolo per i consumatori di bevande alcoliche in Italia che ammontano a circa 40 milioni (12) e preso atto che le morti per alcol in Italia sono circa 25 mila all’anno, avremo un tasso di letalità pari a (25 000/40 000 000)*100=0,06%.
Ripetendo, infine, lo stesso calcolo per coloro che fanno uso di sostanze illegali che in Italia ammontano a circa 6 milioni e per i morti da tali sostanze che ammontano a circa 300 unità (Fig.1), avremo un tasso di letalità pari a (300/6 000 000)*100=0,005%.
Fig. 1: quasi 300 decessi nel 2015

Nel Regno Unito, dove la prevalenza dei fumatori è di alcuni punti percentuali inferiore a quella dell'Italia, sono state messe esplicitamente a paragone le morti da tabacco, da alcol e da eroina, riportandole nel seguente grafico (Fig.2). Confrontando tali dati con quelli con quelli dell'Italia, il tasso di letalità del tabacco mantiene più o meno le stesse proporzioni rispetto all'alcol e alle droghe illegali.
Fig. 2: Numero di morti all'anno nel Regno Unito per le principali droghe (13)

Dunque, in Italia (e non solo) il tabacco uccide almeno 12 volte di più dell’alcol e 150 volte di più delle droghe illegali!
Il che è in linea con quanto riporta il Ministero della Salute e cioè che nell'Unione Europea  "circa il 50% dei fumatori muore prematuramente, con conseguente perdita media di 14 anni di vita per fumatore" (11).
Per quanto i dati sopra riportati possano essere considerati valori stimati e messi in relazione con una certa approssimazione, va osservato che trattandosi di numeri con ordini di grandezza molto differenti, il risultato di queste correlazioni non cambia significativamente e le suddette conclusioni rimangono valide dal punto di vista analitico.
Questi concetti dovrebbero rappresentare una solida base su cui costruire stili di vita più equilibrati e salutari e meritano sicuramente un successivo post di approfondimento.
 
2. Henri-Jean Aubin, Amandine Luquiens, Nicolas Bonnet, Anne Borgne: [From nicotine dependence to addictology]. Rev Prat. 2012 Mar;62(3):356-9.
3. J Slade: Introductory notes on the tobacco problem. Nicotine Tob Res. 1999;1 Suppl 2:S27-30.
4. Katzke VA, Kaaks R, Kühn T: Lifestyle and cancer risk. Cancer J. 2015 Mar-Apr;21(2):104-10.
5. Eliza L Gordon, Aviva H Ariel-Donges, Viviana Bauman, Lisa J Merlo: What Is the Evidence for "Food Addiction?" A Systematic Review. Nutrients. 2018 Apr 12;10(4):477.
6. Tinghino B: Tabagismo, dimensioni del problema e aspetti terapeutici. Mission p. 8 n. 3, 2002.
7. Murin S, Hilbert J, Reilly SJ: Cigarette smoking and the lung. Clin Rev All Immunol 1997;15:307-36.
8. Paola Martucci: Danno polmonare indotto da fumo di tabacco e patogenesi delle interstiziopatie fumo-correlate. Fumo e interstiziopatie polmonari a cura di Sandra Nutini e Valerio Poletti. Pacini Editore maggio 2008.
9. Tschopp JM, Bintcliffe O, Astoul P, Canalis E, Driesen P, Janssen J, Krasnik M, Maskell N, Van Schil P, Tonia T, Waller DA, Marquette CH, Cardillo G: ERS task force statement: diagnosis and treatment of primary spontaneous pneumothorax. Eur Respir J. 2015 Aug;46(2):321-35.
10. Encrenaz G, Bénard A, Rondeau V, Bonnet F, Lazaro E, Neau D, Dupon M, Dabis F, Mercié P, Chêne G; ANRS CO3 Aquitaine Study Group (Grouped'Epidémiologie Clinique du Sida en Aquitaine): Determinants of smoking cessation attempts among HIV-infected patients results from a hospital-based prospective cohort. INSERM, U897, CIC-EC7,Bordeaux, F-33076 France. Gaelle.Encrenaz@isped.u-bordeaux2.fr. Curr HIV Res. 2010 Apr;8(3):212-7.
11. Ministero della Salute: Tabagismo. 30 maggio 2022 (link 1, link2, link3)
13. David Nutt: Drugs Without the Hot Air: Minimising the harms of legal and illegal drugs. UIT Cambridge, England, May 31, 2012.
Guglielmo Lauro
(medico)

venerdì 30 giugno 2023

Quando smetti di fumare e cadi nella trappola dei comportamenti disfunzionali

Non di rado quando si smette di fumare il desiderio nicotinico non soddisfatto può mimare altre voglie. A volte questo desiderio si traveste da voglia di cioccolato o di dolci in generale, altre volte prendono il sopravvento comportamenti compensatori per scaricare la tensione (come rosicchiare ripetutamente rametti di liquirizia, rimpinzarsi di caramelle balsamiche, buttarsi a capofitto in attività ginniche, etc.). Tali comportamenti compensatori si riscontrano maggiormente quando i prodotti del tabacco sono utilizzati dai fumatori come strumenti per colmare un vuoto, placare bisogni insoddisfatti o disturbi psicologici sotto soglia che smettendo di fumare possono riaffiorare (ansia, depressione, traumi passati, bassa autostima o problemi di relazione).
Fumare sigarette aumenta nel cervello i livelli di dopamina, che è un neurotrasmettitore associato alla sensazione di piacere e gratificazione; tuttavia si tratta di effetti temporanei che richiedono un uso continuativo del tabacco, per mantenere il grado di soddisfazione. Però il fumo inevitabilmente porta a danni alla salute costringendo il fumatore a smettere. Quando si smette di fumare, i livelli di dopamina nel cervello diminuiscono, per cui possono riaffiorare le sensazioni di mancanza e di privazione. 
I comportamenti compensatori sono quelli che vengono adottati per alleviare gli effetti della carenza dopaminica come il senso di insoddisfazione o di frustrazione.
Il cibo può diventare un surrogato di questa mancanza di gratificazione, poiché anche il consumo di cibo può aumentare i livelli di dopamina nel cervello.
Il cioccolato, i dolci o il cibo in generale possono fornire  sensazioni di conforto e di gratificazione simili a quelle procurate dal fumo.
Inoltre, quando si smette di fumare il gusto e l'olfatto migliorando rendono il cibo più appetitoso e piacevole da consumare. Questo può portare ad un aumento dell'assunzione soprattutto di cibi spazzatura (junk food) grassi e ipercalorici che possono rapidamente causare un aumento di peso. 
Ma perché, la carenza di nicotina viene compensata più frequentemente dal cibo? Perché il cibo è accessibile facilmente e senza sforzo, è socialmente accettato e, quando si tratta di cibo spazzatura, è anche particolarmente economico. Altrettanto pericoloso, se non di più, è spostare su bevande alcoliche che possono ridurre la capacità di controllo e favorire la ripresa del fumo di tabacco.
Altro interrogativo è il perché i fumatori spesso sono attratti da bibite zuccherate (Coca cola) e da cibo cosiddetto spazzatura? Perché fumare indebolisce la capacità gustativa cosicché spesso il livello di dolcezza dei cibi naturali non ha più alcun appeal. Ciò giustifica la maggior tendenza a consumare cibi particolarmente ricchi di ingredienti come sale, zucchero e grasso manipolati dall'industria alimentare in modo da ottenere il cosiddetto "bliss point", il punto di massimo godimento sensoriale che ci spinge alla continua ricerca di determinati cibi o bevande. Gli alimenti iperpalatabili possono sovrastimolare le vie della ricompensa non soltanto prevalendo sui segnali di sazietà fisiologici, ma potenzialmente anche sul nostro buon senso: a chi non è capitato di ritrovarsi a mangiare anche quando non si ha più fame o continuare a mangiare consapevoli che sarebbe meglio fermarsi?
Non tutti i fumatori che smettono di fumare sviluppano comportamenti compensatori dannosi; infatti, vi possono essere comportamenti salutari come trovare attività creative (pittura, scrittura, musica), partecipare ad attività socializzanti (ballo, volontariato, corsi vari come quelli di cucina o di lingua straniera, club di lettura, etc.), gestione dello stress (attività fisica, meditazione, yoga, etc.).
È importante ricordare che ogni persona è diversa e ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un'altra. Tuttavia cercare di mantenere uno stile di vita sano (dieta equilibrata, esercizio fisico regolare, sonno di qualità, riduzione dello stress) e affidarsi al supporto di specialisti nel campo delle dipendenze può aiutare a prevenire comportamenti compensatori dannosi e migliorare la salute complessiva.
Guglielmo Lauro
(medico)

mercoledì 31 maggio 2023

31.05.23 Giornata Mondiale senza Tabacco: Coltiva cibo, non tabacco

 

La Giornata Mondiale senza Tabacco 2023 ha come tema "Grow food, not tobacco" - "Coltiva cibo, non tabacco" e punta a incentivare la riconversione dei terreni a coltura alimentare, interrompendo la concessione di sussidi per la coltivazione del tabacco e supportando colture sostenibili. Il principale produttore di tabacco in Europa è l'Italia dove il tabacco rappresenta la causa primaria e più rilevante di morte e disabilità. Peraltro, oltre il 70% del tabacco italiano proviene dalla Campania, Regione che ha guadagnato il discutibile appellativo di "eccellenza" italiana per il tabacco avendo prodotto circa la metà del quantitativo di tabacco commissionato in Italia dalla British American Tobacco (BAT) nel 2022.

A livello globale, sebbene si sia registrata una riduzione del 15,8% delle aree coltivate a tabacco dal 2005 al 2020, è importante sottolineare che in Africa queste aree sono aumentate del 19,8%. Questo fenomeno è particolarmente significativo, in quanto l'agricoltura in Africa avrebbe maggiormente bisogno di essere dedicata alla produzione di cibi destinati al consumo umano anziché alla coltivazione di tabacco.
Comunque, che si continui ad impiegare delle superfici agricole per la produzione di prodotti che danneggiano la salute come il tabacco è assolutamente inaccettabile.

In occasione del XXV CONVEGNO NAZIONALE TABAGISMO E SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE tenutosi il 31.05.2023, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha riportato il dato positivo di una chiara riduzione della prevalenza di fumatori in Italia, con un valore che si attesta al 20,5%, il più basso mai registrato. 



Tuttavia, la situazione è diversa al Sud, dove si riscontra una prevalenza di fumatori sia tra gli uomini (29,7%) che tra le donne (18,9%).
Inoltre, se da un lato si è riscontrata una riduzione del consumo di sigarette confezionate e rollate a mano, per contro si è osservato un incremento dei nuovi prodotti del tabacco (HTP, ecig con ricariche, ecig usa e getta) soprattutto fra gli adolescenti e fra questi ultimi si è rilevata una maggiore prevalenza nelle ragazze.
I dati dell'ISS riportano che i consumatori adolescenti di prodotti del tabacco si espongono a maggiori rischi di uso problematico di alcol, cannabis, sostanze psicoattive e ansiolitici, con conseguenze come ansia, depressione, impulsività, dipendenza dai social media, dipendenza dal cibo, dipendenza dal gioco, peggiore qualità del sonno e scarsi risultati scolastici.
La situazione è aggravata dalla bassa natalità in Italia, con quasi 1,4 milioni di under 18 che vivono al di sotto della soglia di povertà. Purtroppo, proprio nelle fasce deboli della popolazione si riscontra la maggiore incidenza di abitudini voluttuarie come il fumo, l'alcol e il gioco problematico. Inoltre, oltre il 40% dei figli di fumatori sono esposti al fumo passivo, aumentando i rischi per la salute dei giovani. In sintesi, pochi giovani con tante fragilità.
È stato evidenziato, infine, come le informazioni sul fumo circolino soprattutto attraverso i social-media, dove le pressioni promozionali dell'industria del tabacco dominano la scena e non vengono bilanciate da informazioni basate su evidenze scientifiche.

In un contesto come questo, diventa ancora più cruciale promuovere la consapevolezza sui pericoli del fumo e incentivare la conversione dei terreni a coltura alimentare. Solo così potremo garantire un futuro migliore per i giovani e una maggiore sostenibilità ambientale.
Lauro Guglielmo
(medico)


giovedì 20 aprile 2023

Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro: Luoghi di Lavoro che Promuovono Salute


La Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, che si celebra il 28 aprile di ogni anno, è un'occasione importante per riflettere sull'importanza di creare ambienti di lavoro sani e sicuri per i dipendenti. In questo contesto, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato il modello "Healthy Workplace: a model for action" per promuovere cambiamenti organizzativi nei luoghi di lavoro al fine di renderli ambienti favorevoli all'adozione consapevole e alla diffusione di stili di vita salutari.
Secondo i dati ISTAT (01.01.2021) l'età media dei lavoratori in Italia ha raggiunto i 46 anni, la più alta in Europa con un invecchiamento della forza lavoro che in nessun altro Paese europeo è stato così rilevante.
Il progressivo aumento dell’età dei soggetti che rimangono al lavoro dovrebbe rappresentare una risorsa per i luoghi di lavoro. Infatti, con l’avanzare dell’età, i lavoratori sviluppano abilità e competenze diverse rispetto alle generazioni più giovani, come la saggezza, il pensiero strategico, la capacità di giudizio, e l'esperienza lavorativa. Inoltre, sono depositari di un bagaglio di conoscenze che possono trasferire alle generazioni meno esperte. Tutto ciò purché i lavoratori adottino stili di vita corretti e i luoghi di lavoro diano il loro contributo per mantenere in salute i propri dipendenti.
L'invecchiamento della forza lavoro rappresenta dunque un tema di grande rilievo, soprattutto in considerazione dell'allungamento delle aspettative di vita e del calo della natalità che pongono nuove sfide in termini di salute e sicurezza sul lavoro. A tale proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito come lavoratore “che invecchia” il soggetto che supera l’età di 45 anni, e come lavoratore “anziano” chi supera i 55 anni compiuti, in modo che gli ambienti di lavoro sostengano i lavoratori in varie fasce di età e prevedano modifiche ragionevoli per adattarsi alle loro esigenze contribuendo a mantenere elevata la capacità lavorativa il più a lungo possibile.

Purtroppo la concentrazione di fumatori è spesso maggiore nelle fasce di età dei lavoratori over 45 (lavoratore che invecchia) e over 55 (lavoratore anziano), per cui il valore aggiunto di questi lavoratori viene ad essere seriamente compromesso.
Quindi il fumo che già da solo è base di tutte le malattie croniche non trasmissibili (tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie croniche, diabete), si accompagna a minore efficienza e produttività di questi fumatori che vengono visti come meno professionali e meno rispettosi della salute degli altri lavoratori, influenzando negativamente l'immagine dell'intero Servizio.

L’ASL Caserta, attraverso il Dipartimento di Prevenzione, in linea con le direttive OMS ha recentemente avviato il programma denominato “Luoghi di Lavoro che Promuovono Salute” favorendo e sostenendo l’accesso dei lavoratori delle Imprese del territorio a vari servizi ASL: Servizi per le Dipendenze, Centro Antifumo, servizi di screening oncologici, servizi nutrizionali, etc.
Un aspetto di particolare criticità riguarda la lotta contro il fumo nei luoghi di lavoro soprattutto in considerazione che, in detti luoghi, i lavoratori vi trascorrono circa un terzo della propria giornata lavorativa.
Secondo uno studio trasversale effettuato nella Regione Lazio e che ha preso in considerazione 59 aziende di diversi settori lavorativi (trasporti, sanità e edilizia) più della metà degli intervistati ha dichiarato che il divieto di fumo non è rispettato sul posto di lavoro nonostante siano regolarmente sono esposti cartelli di divieto (1).
In base ad un progetto/attività svolto dal Centro Antifumo Quit di Aversa da febbraio 2018 a febbraio 2019 e basato sul monitoraggio dei fumatori negli ambienti di lavoro nell’ambito delle UUOO afferenti al Dipartimento Dipendenze ASL Caserta, con contestuale sensibilizzazione del personale dipendente in tema di lotta al tabagismo, è stata riscontrata, nonostante i divieti, una percentuale media di fumatori pari al 29,6%, tra personale di comparto e dirigenziale; valore nettamente al di sopra della media nazionale dei fumatori (v. Fig.1).
Fig. 1: prevalenza fumatori negli ambienti di lavoro nell’ambito delle UUOO afferenti al Dipartimento Dipendenze ASL Caserta

A conclusione del periodo di monitoraggio (2018-2019) è stata rilevata una tendenza alla riduzione del 10% circa (v. linea di tendenza) con passaggio dal 32.83% al 23,76% di fumatori nelle strutture afferenti al Dipartimento Dipendenze. Una prevalenza che comunque rimane largamente inaccettabile, soprattutto se si considera che si tratta di luoghi di lavoro di tipo sanitario e che in tale studio osservazionale i dipendenti fumatori appartengono alle fasce di età degli over 45 e over 55.
Dunque, all’apposita cartellonistica di divieto dovrebbero essere affiancati interventi proattivi atti a promuovere una cultura aziendale salutare e rendere il fumo meno socialmente accettabile attraverso policy aziendali chiare e stringenti contro il fumo, fino a provvedimenti più incisivi (ad es. sanzioni disciplinari, trattenute in busta paga, etc.) per proibire il fumo di tabacco. La cultura della salute e del benessere dovrebbe coinvolgere tutti i lavoratori compresi i dirigenti e i responsabili delle politiche aziendali.

Promuovere la salute sul luogo di lavoro richiede un impegno costante e continuo, e rappresenta un investimento in campo sanitario sostenibile ed efficace non solo per i lavoratori ma anche per datori di lavoro e aziende. Infatti, gli utili derivanti dall'applicazione di politiche sanitarie volte a creare ambienti di lavoro che promuovono salute, sono rappresentati da maggiore produttività, minor assenteismo e risparmi sui costi sanitari. Rendere salubri gli ambienti lavorativi dovrebbe dunque essere una priorità per tutti.

Enti, istituzioni pubbliche, imprese e aziende private interessate ad aderire al Programma "Luoghi di Lavoro Promotori di Salute" (LLPS) possono ottenere informazioni più dettagliate cliccando qui.
L'obiettivo è quello di rendere facilmente accessibili i dettagli e le opportunità offerte dal Programma LLPS, in modo da incoraggiare un numero sempre maggiore di organizzazioni a impegnarsi attivamente nella promozione della salute e del benessere dei propri dipendenti.
 
1. Luca Enrico Ruscitti, Fulvio Castellani, Giuseppe La Torre, Maria De Giusti, Fabio Dominici, Pasquale Valente: Smoking at the workplaces in Italy after the smoking ban in the Lazio Region. Med Lav. 2021 Feb 23;112(1):44-57.
Guglielmo Lauro
(medico)
v. anche: