sabato 6 febbraio 2016

14.02.16 Smettere di fumare: per gli innamorati è più facile!

In occasione della nota ricorrenza del 14 febbraio dedicata agli innamorati (festa di San Valentino) si riportano alcuni recenti studi da cui emerge come l'amore romantico e passionale possa aiutare a smettere di fumare attraverso il meccanismo della self-expansion.
È noto che impegnarsi con trasporto in una storia d'amore, attiva il circuito mesolimbico dopaminergico che è lo stesso responsabile degli effetti gratificanti della nicotina (1, 2). Secondo recenti studi l'aumento dell'eccitazione derivante da un innamoramento può rendere il fumatore meno recettivo agli stimoli della sigaretta in caso di deprivazione nicotinica (1, 2). Ma quale aspetto dell'amore è coinvolto? Il cosiddetto meccanismo dell'espansione del sé (self-expansion).
L'espansione del sé rappresenta una dimensione soggettiva del piacere che si esprime come crescita personale; essa si esprime attraverso il/la partner, e dunque è quel motore dell'approccio che unisce i partners e motiva l'euforia dell'innamoramento, è ciò che rende le unioni più felici, soddisfacenti e anche più durature. Quando le coppie si impegnano in attività emozionanti congiunte si sentono maggiormente legate e più soddisfatte (3, 4). La coppia che funziona è quella che consente vicendevolmente ai partner di ampliare il sé attraverso l'altro, e cioè di migliorarsi, di completarsi, di accumulare esperienza, abilità, consapevolezza personale, di realizzarsi come individuo attraverso l'altro partner. Questo modello di crescita personale, di espansione del sé (self-expansion), sviluppato dallo psicologo statunitense Arthur Aron (5), protrebbe essere sfruttato negli interventi clinici per smettere di fumare (1, 2). Infatti, studi recenti mettono in risalto come possa essere importante, in alcuni percorsi di cessazione tabagica, sviluppare il meccanismo dell'espansione del sé attraverso attività emozionanti o piacevoli che si basano sulle relazioni interpersonali: organizzare e intraprendere un viaggio, dare inizio ad un nuovo hobby, una nuova attività sportiva, stringere nuove relazioni, etc. D'altra parte un suggerimento per rilanciare l'entusiasmo in una coppia è quello di proiettarsi in novità condivise, fare nuove attività stimolanti che rappresentano lo starter per l'espansione del sé
Sia la nicotina e sia il meccanismo dell'espansione del sé agiscono sul sistema mesolimbico dopaminergico, agendo come ricompensa per attenuare la reattività del cervello agli stimoli delle sigarette (es. osservare una sigaretta accesa) (1, 2). Pertanto, il meccanismo relazionale della self-expansion può rappresentare un adeguato sostituto della nicotina (2).
L'espansione del sé, derivante dall'esperienza potente e coinvolgente dell'amore romantico e passionale, mitiga la sindrome astinenziale (4), e diversamente da quanto si potrebbe ipotizzare, lo fa attraverso un meccanismo differente da quello della distrazione (6). Peraltro, si è riscontrato che i fumatori che smettono con successo sono coloro che hanno sperimentato maggiori eventi di self-expansion durante i tentativi di cessazione tabagica (4).
Nelle coppie in cui uno o entrambi fumano, la festa di San Valentino potrebbe rivelarsi l'occasione per un "impegno condiviso" di cessazione, che rimettendo in moto la continua moltiplicazione per due, potrebbe anche rapprensentare uno dei segreti dello stare bene assieme.

1. Xu X, Wang J, Aron A, Lei W, Westmaas JL, Weng X: Intense passionate love attenuates cigarette cue-reactivity in nicotine-deprived smokers: an FMRI study. PLoS One. 2012;7(7):e42235.
2. Xu X, Aron A, Westmaas JL, Wang J, Sweet LH: An fMRI study of nicotine-deprived smokers' reactivity to smoking cues during novel/exciting activity. PLoS One. 2014 Apr 11;9(4):e94598.
3. Graham JM: Self-expansion and flow in couples' momentary experiences: an experience sampling study. J Pers Soc Psychol. 2008 Sep;95(3):679-94.
4. Xu X, Floyd AH, Westmaas JL, Aron A: Self-expansion and smoking abstinence. Addict Behav. 2010 Apr;35(4):295-301.
5. Aron A, Aron EN, Norman C (2001) The self-expansion model of motivation and cognition in close relationships and beyond. In: Clark M, Fletcher G, editors. Blackwell handbook in social psychology, Vol. 2: Interpersonal processes Oxford: Blackwell. pp. 478–501.
6. Younger J, Aron A, Parke S, Chatterjee N, Mackey S (2010) Viewing pictures of a romantic partner reduces experimental pain: Involvement of neural reward systems. PLoS ONE, 5(10), 1–7.
Guglielmo Lauro
(medico)
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CESSAZIONE E SELF-EXPANSION
Smettere facendo leva su ciò che il nostro partner rappresenta per noi. Con il test di Gary W. Lewandowski Jr. (professore di psicologia della Monmouth University del New Jersey) possiamo misurare la nostra self-expansion, una misura della crescita personale e del senso di solidità e stabilità che ci conferisce il rapporto di coppia. Si tratta di quel meccanismo che esprime come ciascuno di noi espande le proprie competenze nell'altro partner. Se la self-expansion di coppia risulterà forte, ciò costituirà anche una buona leva per raggiungere facilmente l'obiettivo di cessazione del fumo.

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giovedì 4 febbraio 2016

World Cancer Day (04.02.2016) - Il fumo di tabacco: il principale fattore di rischio oncologico




Il fumo di sigaretta si conferma come principale fattore di rischio oncologico. Infatti, gli studi di settore più recenti ribadiscono come smettere di fumare rappresenti il passo più importante per prevenire il cancro (1). Sono riconducibili al tabagismo fino al 90% dei casi di carcinoma polmonare e il 75% di quelli alla testa e collo.

Lo slogan della Giornata mondiale contro il cancro 2106 "We can, I can" sta ad indicare ciò che possiamo fare assieme (i governi, le istituzioni, etc.) e ciò che possiamo fare da soli nella lotta al cancro. Ma siamo sicuri che i buoni propositi vengono rispettati?

Cosa possono fare le istituzioni
…e invece
far rispettare i divieti del fumo nei luoghi pubblici
basta osservare i cartelli di divieto per rendersi conto che in oltre il 90% non è indicato a chi spetta vigilare o a chi compete accertare le infrazioni con conseguente maggiore disorientamento per chi vorrebbe far rispettare il divieto a chi di competenza
ridurre i fattori di rischio (tassazioni più alte su prodotti del tabacco)
il prezzo delle sigarette in Italia (standardizzato per Prodotto Interno Lordo) risulta quasi la metà rispetto al Regno Unito e un quarto inferiore rispetto alla Francia
educare e informare sui fattori di rischio ambientali
se osserviamo l'inquinamento ambientale di cicche e i numerosi incendi da mozziconi accesi i provvedimenti adottati appaiono largamente inefficaci
inasprire la lotta al contrabbando
in base ai dati più recenti il contrabbando di sigarette in Italia è tornato a essere uno dei traffici più redditizi


Nel frattempo che le istituzioni si attivano al WE CAN, che ancora fatica ad essere esecutivo, ciascuno di noi passi all’azione, e cioè all’I CAN.
Cosa possiamo fare da soli:

  • seguire uno stile di vita sano e stare lontano dal fumo di sigaretta
  • aderire alle campagne di diagnosi precoce e comprendere come ciò può salvarci la vita
  • dare supporto a chi è malato!


1. Bottorff JL, Oliffe JL, Sarbit G, Kelly MT, Cloherty A: Men's Responses to Online Smoking Cessation Resources for New Fathers: The Influence of Masculinities. JMIR Res Protoc. 2015 May 13;4(2):e54.
Guglielmo Lauro
(medico) 

martedì 26 gennaio 2016

26.01.2016 Fondamenti psicologici del disturbo da uso di tabacco

Per “dipendenza” si intende una relazione particolare con una persona od oggetto, tale per cui non se ne può fare a meno senza accusare disagio o patire forte stress.
Sul versante biologico si osserva che l’organismo col tempo si adatta alla sostanza e necessita di dosi crescenti, con la conseguenza che la brusca sospensione produce una sindrome d’astinenza, più o meno sfumata a seconda dei casi.
Spesso alla componente biologica della dipendenza si associa quella psicologica, per cui il comportamento del tabagista può essere influenzato da dinamiche intrapsichiche e relazionali profonde. Tali componenti frequentemente risultano collegate ad una fissazione allo stadio orale dello sviluppo psicosessuale infantile per cui grande valenza assumono le esperienze incentrate sulla stimolazione della bocca e del cavo orale.
Il neonato attraverso il succhiare, ingoiare, alimentarsi, ha modo di conoscere sé stesso, attraverso le sensazioni fisiche, e il mondo mediante le prime interazioni con la madre.
L’ esperienza di soddisfazione derivante dal piacere orale hanno grande importanza nella strutturazione psichica e costituiscono un fattore protettivo che consente di superare nel migliore dei modi i vissuti di frustrazione che sono, tuttavia, altrettanto necessari per uno sviluppo equilibrato.
Il neonato nei momenti di frustrazione impara a portare tutto alla bocca alla ricerca di quelle sensazioni piacevoli di cui serba memoria. La fissazione a questo stadio dello sviluppo può essere causata dall’eccessiva gratificazione o all’opposto da eventi traumatici che vanno a causare un arresto dello sviluppo libidico.
Molte sono le problematiche che possono conseguire a tale configurazione tra cui lo stabilirsi di una “personalità orale”. Si tratta di individui che conservano in età adulta le stesse modalità intrapsichiche che caratterizzano il neonato per la risoluzione degli stati di tensione ed ansia. Secondo il “principio del piacere” si è alla ricerca dell’appagamento immediato, privo di attesa, agendo d’impulso e quasi in maniera automatica. Il fumatore rimuove il pensiero delle conseguenze nocive del fumo poiché sente più urgente il bisogno di soddisfare una pulsione. Fumare diventa, così, una modalità orale attraverso la quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensione e disagio psichico.
Nell’adolescenza rappresenta un comportamento rituale, di passaggio, attestante l’inclusione o l’esclusione dal gruppo dei pari. Veicola comunicazioni, è uno dei modi per manifestare il proprio disagio oppure l’opposizione nei confronti della famiglia alla ricerca di una definizione identitaria.
È possibile in tal caso che l’uso di sigarette sia solo transitorio mentre l’acquisizione di una dipendenza necessita di un substrato nella struttura psicologica individuale, che non di rado trova rinforzo nel contesto sociale. Infatti, tra i fumatori adulti si stabilisce una complicità di gruppo per cui ci si ritrova insieme per ripetere il consueto rito della sigaretta in un luogo dove nessuno ostacoli questo comportamento e nessuno ricordi quanto è dannoso. Occorre precisare che una volta instaurata la dipendenza tabagica, intervengono numerosi meccanismi per cui essa viene mantenuta in età adulta. Essa sembra essere una risposta funzionale alle difficoltà a relazionarsi, capace di placare lo stato di malessere, almeno in parte. Tale comportamento rientra, quindi, tra le modalità di autogratificazione più comuni (Tinghino, 2003).
Nel nuovo sistema di codifica delle dipendenze patologiche che si rileva nel DSM-5 (edizione del 2014), le categorie diagnostiche di abuso e dipendenza sono state fuse in un unico disturbo da uso di sostanze misurato su un continuum da lieve a grave.
Nel DSM-5 vengono individuati i criteri specifici per porre diagnosi di disturbo da uso di tabacco. Il criterio A vede un pattern problematico dell’uso di tabacco che porta a disagio come riscontrabile attraverso almeno due delle seguenti condizioni, che si verificano entro un periodo di almeno 12 mesi:
- utilizzo di tabacco per un periodo e in un quantitativo maggiore di quanto fosse nelle intenzioni;
- desiderio di smettere o controllare l’uso e sforzi infruttuosi in tal senso;
- forte desiderio o spinta all’uso;
- uso ricorrente di tabacco in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso (fumare a letto);
- uso continuato di tabacco nonostante se ne conoscano gli effetti nocivi;
- importanti attività (lavoro, attività sociali e ricreative) vengono abbandonate, interrotte a causa dell’ uso di tabacco;
- continuare a usare tabacco nonostante si incorra in problematiche relazionali (discussioni altri dovute all’uso);
- presenza di tolleranza;
- presenza di astinenza;
Attualmente si tratta di un fenomeno ancora molto diffuso. Secondo i dati ISTAT 2011 in Italia fuma il 22,3% della popolazione di età dai 14 anni in su. I fumatori sono il 28,4% dei maschi e il 16,6% delle femmine. Percentuali ancora piuttosto ampie nonostante le campagne informative sui danni del tabagismo promulgate a livello nazionale.
Sono, infatti, ormai note le conseguenze negative sulla salute associate all’uso di tabacco, inclusi i danni alla propria persona e quelli determinati dal respirare fumo passivo; eppure moltissime persone ancora oggi iniziano o proseguono a fumare. Le iniziative assunte nel nostro paese dal Ministero della Salute per contrastare il fenomeno, utilizzando anche immagini choc e frasi stampate sui pacchetti di sigarette ricordanti la nocività del fumo, non sembrano aver raggiunto i risultati sperati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tabacco è la principale causa di morte evitabile nel mondo. Poiché le campagne di informazione sui rischi sono state massive e riproposte ciclicamente è evidente che nel mondo occidentale quasi tutti conoscono i pericoli in cui si incorre fumando. Pertanto, molto ci si è interrogati sui motivi che portano a perseverare in tale comportamento e su come si possa risolvere la “dissonanza cognitiva” destata da tale paradosso.
Non di rado il fumatore fa appello persino al fatto che ormai l’aria è talmente inquinata che non sarà qualche sigaretta a “fare la differenza”, oppure che senza fumare starebbe peggio. 
Abbiamo già affermato quanto sia corretto considerare il tabagismo una vera e propria dipendenza, talvolta più marcata sul versante fisico, altre volte riconducibile maggiormente al versante psicologico, senza dimenticare l’influenza sociale che può accentuare e incentivare il fenomeno.
Il fumo può essere sintomo di un disagio maggiore e quindi le strategie per contrastare efficacemente tale comportamento richiedono che lo si inquadri nella complessità che assume nella vita quotidiana del fumatore.
È possibile smettere di fumare attraverso un percorso di sostegno individuale o di gruppo presso uno dei Servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco.
Questo Blog svolge anche funzione informativa, non solo territoriale, che mira ad ampliare la conoscenza di coloro che abbiano intenzione di “smettere” del fatto che può rivolgersi al Centro Antifumo (localizzando il Centro più vicino) per ottenere un sostegno concreto (medico e psicologico) e affiancamento per tutta la durata del percorso.
Nicoletta De Stefano
(psicologa)

sabato 12 dicembre 2015

La logica distruttiva nel tabagismo

La dipendenza da prodotti del tabacco è forte segue una logica emozionale e non razionale. Infatti, l'elenco INFINITO delle malattie da fumo perde di INTERESSE in modo ingannevole finché si continua a ragionare con la sigaretta fra le dita e specialmente se queste sono ingiallite dal tabacco. Considerata in questo modo la relazione emotiva che porta alla dipendenza inizia ad avere CHIAREZZA. Il tabagismo è una relazione affettiva con un mezzo, la sigaretta, attraverso il quale la persona dipendente cerca di soddisfare i propri bisogni; cosicché quando detta persona avverte MOMENTI di tristezza, di agitazione, di ansia, di deconcentrazione, fuma per sentirsi meglio in una logica distruttiva che rinforza il comportamento dipendente.
Fumare altera l'umore e ci rende pericolosamente instabili specie se siamo sotto stress. I motivi per i quali si manifesta tale instabilità emotiva sono molteplici:
-interruzione delle attività in corso perché riaffiora più volte nella giornata la necessità di assumere nicotina;
-farsi carico dei problemi relativi all'approvvigionamento del tabacco, alla possibilità o meno di fumare a seconda del luogo in cui si trova;
-mettere in conto la disapprovazione di chi non sopporta il fumatore, senso di colpa per spreco di denaro, di tempo, etc.
Uno dei pensieri più ingannevoli nei fumatori è l'idea che si possa fumare una singola sigaretta senza conseguenze e limitarsi a quella; e ciò avviene specialmente nei fumatori che hanno smesso da qualche mese. Osserviamo come basta meno di un tiro per ricadere!
In effetti, vi è una componente somatosensoriale della dipendenza, dovuta all'attivazione di memorie visuo-spaziali che sono in grado di innescare il craving (desiderio impellente); un esempio grossolano può essere il vedere accendere una sigaretta, ma il cervello del fumatore è anche più sottile e truffaldino, gli basta creare un'immagine mentale collegata al fumo per far scattare il craving.

Dunque, oltre alla dissipare in toto la vitalità del nostro organismo, il fumo conduce ad una particolare consunzione psicologica che avanza in maniera impercettibile, progressiva e inesorabile e può trasformare un'esistenza normale in una schiavitù silenziosa. Il nostro cervello assuefatto dal tabacco si trasforma in un abile truffatore del nostro corpo, è sempre pronto a trovare scuse pur di posticipare l'eventuale percorso di cessazione o per attendere un momento più favorevole per smettere e che mai verrà.
Il momento giusto per smettere è SUBITO!
Guglielmo Lauro
(medico)
post scritto ispirandosi ai seguenti hashtag
#INTERESSE #INFINITO #CHIAREZZA #MOMENTI
in occasione dell'evento "SEGUI HASHTAG e CREA IL TUO ARTICOLO" - Blogger and Blog - #bloggerblog

martedì 1 dicembre 2015

1 dicembre - World AIDS Day 2015 - (#rethinkhiv hashtag on Twitter)

Il  fumo, particolarmente diffuso nelle persone HIV+ (40-75%) (1), aumenta in tali individui il rischio di infezioni HIV correlate, quali la candidosi orale, la leucoplachia capelluta (Oral Hairy Leukoplakia), la polmonite batterica (1) e la polmonite da Pneumocystis. Inoltre, il fumo rende più severe una serie di affezioni nei soggetti HIV+: broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) (1, 2), malattie cardiache e ictus, cancro polmonare (1, 2), cancro della testa e del collo (3), cancro cervicale e cancro anale (4).
Con la cessazione tabagica si potrebbero evitare oltre il 40% degli infarti del miocardio tra gli individui HIV+ (5).
Da indagini effettuate si è rilevato che circa due terzi dei fumatori HIV+ desiderano smettere di fumare anche perché si sta iniziando a prendere coscienza che il fumo rappresenta un fattore prognostico negativo per il soggetto HIV+. Infatti, il fumo di tabacco rappresenta attualmente uno dei maggiori fattori di rischio modificabili che incidono sul decorso della malattia e sulla mortalità delle persone sieropositive per HIV. Peraltro, è riconosciuto che i fumatori HIV+ perdono più anni di vita con il fumo che dalla stessa infezione HIV (2).
Dunque, sempre più studi confermano come la cessazione del fumo dovrebbe essere un obiettivo primario nella moderna cura dell'HIV (5).

1. Pacek LR, Cioe PA: Tobacco Use, Use Disorders, and Smoking Cessation Interventions in Persons Living With HIV. Curr HIV/AIDS Rep. 2015 Dec;12(4):413-20.
2. Rossouw TM, Anderson R, Feldman C: Impact of HIV infection and smoking on lung immunity and related disorders. Eur Respir J. 2015 Dec;46(6):1781-95.
3. Mourad WF, Hu KS, Concert C, Shasha D, Harrison LB: (S008) The Impact of HPV, HIV, and Smoking on Oncologic and Functional Outcomes in Patients With Head and Neck Cancer. Oncology (Williston Park). 2015 Apr 21;29(4 Suppl 1).
4. Wieland U, Hellmich M, Wetendorf J, Potthoff A, Höfler D, Swoboda J, Fuchs W, Brockmeyer N, Pfister H, Kreuter A: Smoking and anal high-risk human papillomavirus DNA loads in HIV-positive men who have sex with men. Int J Med Microbiol. 2015 Oct;305(7):689-96.
5. Rasmussen LD, Helleberg M, May MT, Afzal S, Kronborg G, Larsen CS, Pedersen C, Gerstoft J, Nordestgaard BG, Obel N: Myocardial infarction among Danish HIV-infected individuals: population-attributable fractions associated with smoking. Clin Infect Dis. 2015 May 1;60(9):1415-23.
Guglielmo Lauro
(medico)

Si può scaricare un opuscolo, indirizzato per lo più ai medici, sui metodi farmacologici e comportamentali per aiutare i pazienti HIV nel percorso di cessazione del fumo cliccando sull'immagine che segue:
vedi anche: