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venerdì 21 settembre 2018

21.09.18 Giornata mondiale dell'Alzheimer: un nuovo caso di demenza ogni 3 secondi e una morte per fumo di tabacco ogni 6 secondi!


Il 21 settembre è la giornata mondiale della malattia di Alzheimer; tema di quest'anno è "Every 3 seconds" in riferimento al dato epidemiologico che nel mondo ogni 3 secondi qualcuno sviluppa demenza. Tra le varie forme di demenza, la più diffusa è la malattia di Alzheimer.
La demenza è attualmente considerata una delle maggiori sfide in campo medico a livello globale. Il numero sempre crescente di casi, insieme alla mancanza di cure che modificano la malattia e all'impatto socioeconomico della sua gestione, rappresentano una seria minaccia alla sostenibilità del nostro sistema sanitario. Studi recenti hanno dimostrato che la prevenzione dei noti fattori di rischio vascolare, come fumo, ipertensione, diabete, obesità, vita sedentaria, sono in grado di ridurre l’incidenza di demenza. 
L'Italia è attualmente il secondo paese, dopo la Germania, con la più alta percentuale di anziani (≥65 anni) in Europa, con circa 1 milione di soggetti affetti da demenza (1). Tuttavia, il problema della prevenzione primaria non è ancora incluso in un piano nazionale sulla demenza, né nel piano di azione europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (1). Sarebbe dunque importante iniziare a lavorare almeno sulla prevenzione dei fattori di rischio modificabili quali il fumo, la sedentarietà, la bassa scolarità, l'assunzione di alcol. Altrettanto importante è conoscere i fattori di protezione: stile alimentare sano (dieta mediterranea), mantenere allenato il fisico e il cervello, mantenere buone relazioni sociali.

È stato osservato che il fumo cronico di sigarette è associato ad una serie di alterazioni osservabili attraverso tecniche di Risonanza Magnetica:
  • alterazioni morfologiche (atrofia, assottigliamento corticale) e riduzione dell'irrorazione delle regioni corticali anteriori coinvolte nei disturbi da addiction (la corteccia cingolata anteriore, la corteccia orbitofrontale, la corteccia prefrontale dorsale e l'insula) (2).
  • riduzione del flusso sanguigno nelle regioni posteriori del cervello che nei fumatori cronici mostrano delle aberrazioni morfologiche (bassa densità di materia grigia nel cingolo posteriore) e metaboliche (2).
  • elevata deposizione di beta-amiloide come quella che spesso si riscontra precocemente nella malattia di Alzheimer (2).

Peraltro, è stato rilevato che maggiori sono gli anni di vita da fumatore minore è la perfusione cerebrale (2).
Un grosso studio durato 23 anni e nel corso del quale sono stati osservati 21123 volontari, ha rilevato che chi fuma due o più pacchetti di sigarette al giorno vede aumentare il rischio di Alzheimer a più del 157% e quello di demenza vascolare a più del 172% (3).
Una recente ricerca ha rilevato una interazione tra il fumo di tabacco e lo stato di portatore della variante ε4 di apolipoproteina E (APOE) (4), che rappresenta il più forte fattore di rischio genetico per esordio tardivo (dopo i 65 anni) di morbo di Alzheimer.
Recenti ricerche hanno evidenziato che soggetti con malattia di Alzheimer e demenza vascolare presentano livelli sierici di vitamina D significativamente inferiori rispetto a pazienti senza demenza (5). In questi casi, non è da escludere un possibile ruolo del fumo di sigaretta. Infatti, è noto che il consumo di tabacco è sovente causa di riduzione dei valori circolanti di vitamina D. Pertanto, la deplezione di questo importante neuro-nutriente indotta dal fumo potrebbe costituire uno dei fattori che concorrono all'insorgenza e alla progressione delle forme degenerative del sistema nervoso centrale.
Smettere di fumare ha un notevole valore di prevenzione della demenza; infatti, studi di metanalisi hanno rilevato che se da un lato i fumatori mostrano un aumento del rischio di demenza, dall'altro la cessazione del fumo diminuisce il rischio che può diventare pari a quello dei mai fumatori (6).

1. Mayer F, Di Pucchio A, Lacorte E, Bacigalupo I, Marzolini F, Ferrante G, Minardi V, Masocco M, Canevelli M, Di Fiandra T, Vanacore N: An Estimate of Attributable Cases of Alzheimer Disease and Vascular Dementia due to Modifiable Risk Factors: The Impact of Primary Prevention in Europe and in Italy. Dement Geriatr Cogn Dis Extra. 2018 Feb 21;8(1):60-71.
2. Durazzo TC, Meyerhoff DJ, Murray DE: Comparison of Regional Brain Perfusion Levels in Chronically Smoking and Non-Smoking Adults. Int J Environ Res Public Health. 2015 Jul 16;12(7):8198-213.
3. Rusanen M, Kivipelto M, Quesenberry CP Jr, Zhou J, Whitmer RA: Heavy smoking in midlife and long-term risk of Alzheimer disease and vascular dementia. Department of Neurology, University of Eastern Finland, Kuopio, Finland. Arch Intern Med. 2011 Feb 28;171(4):333-9
4. Durazzo TC, Mattsson N, Weiner MW3; Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative: Interaction of Cigarette Smoking History With APOE Genotype and Age on Amyloid Level, Glucose Metabolism, and Neurocognition in Cognitively Normal Elders. Nicotine Tob Res. 2015 Apr 6.
5. André Janse, Ondine van de Rest, Lisette C P G M de Groot, Renger F Witkamp: The Association of Vitamin D Status with Mild Cognitive Impairment and Dementia Subtypes: A Cross-Sectional Analysis in Dutch Geriatric Outpatients. J Alzheimers Dis. 2023;91(4):1359-1369.
6. Zhong G, Wang Y, Zhang Y, Guo JJ, Zhao Y: Smoking is associated with an increased risk of dementia: a meta-analysis of prospective cohort studies with investigation of potential effect modifiers. PLoS One. 2015 Mar 12;10(3):e0118333.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 11 marzo 2019

11-17 marzo 2019 - settimana di sensibilizzazione sul cervello (Brain Awareness Week): AMA IL TUO CERVELLO, NON FUMARE!

La settimana di sensibilizzazione sul cervello (Brain Awareness Week) è un’opportunità per ricordare che i danni del fumo di tabacco non risparmiano l'organo più affascinante e misterioso del nostro corpo: il cervello. Diverse ricerche attribuiscono all'esposizione del fumo di tabacco l'insorgenza di deficit cognitivi (1, 2, 3) nonché strutturali (significativa riduzione di volume e densità della materia grigia in determinate aree cerebrali) (4, 5).
Uno studio condotto su 8800 persone over 50, ha rilevato che uno dei fattori che maggiormente interferiscono con il benessere cerebrale è il fumo di tabacco il quale agisce danneggiando la memoria, l'apprendimento e il ragionamento (6). Il meccanismo con cui il fumo incide negativamente sulla perdita di memoria e, più in generale, sul deterioramento cognitivo probabilmente è collegato ai disturbi cardiovascolari e respiratori, molto frequenti nei fumatori, che causano un minore afflusso di sangue e ossigeno nel cervello.
In effetti i danni sulla memoria interessano in primis i fumatori abituali che, secondo una recente ricerca, dimenticano per il 30% in più rispetto ai non fumatori non esposti al fumo passivo; inoltre, coloro che sono esposti al fumo passivo dimenticano quasi il 20% in più rispetto a coloro che non lo sono (3). A quanto pare se vogliamo preservarci la memoria non fumare serve a poco se siamo circondati da fumatori!

Delle 4700 sostanze riscontrabili nel fumo di tabacco, molte sono associate a tossicità cerebrale:
- il cloruro di vinile, fattore di rischio per il cancro del cervello (7);
- la nicotina stessa genera stress ossidativo negli astrociti (le cellule più abbondanti del cervello) attraverso il citocromo P450 2A6 (CYP2A6) (8);
- il 4-Methylnitrosamino-1-(3-piridil)-1-butanone (NNK) che è un procarcinogeno tabacco-specifico (9);
- il perossido di idrogeno, perossinitrito e altri composti altamente reattivi di ossigeno i quali causano danni ossidativi a livello vascolare e possono acuire fenomeni infiammatori specie della barriera ematoencefalica con conseguente sviluppo di vari disturbi neurologici (10); peraltro, l'esposizione combinata di fumo e alcol aumenta il livello di perossidazione lipidica nel cervello (11).

Il fumo, sia attivo che passivo, è un noto fattore di rischio per tutte le forme di ictus (12), nonché di infarto cerebrale ed emorragia subaracnoidea (13).
Nella donna c'è un ulteriore aspetto da non sottovalutare, e cioè che la nicotina agisce sul metabolismo degli estrogeni (ormoni sessuali femminili) riducendone i livelli in circolo con conseguente menopausa precoce e perdita del fattore preventivo dei disturbi cerebrovascolari (14).
Secondo un grosso studio durato 23 anni e nel corso del quale sono stati osservati 21123 volontari, è risultato che chi fuma due o più pacchetti di sigarette al giorno vede il rischio di Alzheimer a più 157% e quello di demenza vascolare a più 172% (15).
Peraltro, sono stati osservati valori bassi di vitamina D nei pazienti con Alzehimer e demenza vascolare. Data la capacità del fumo di ridurre la vitamina D, è ipotizzabile che esso giochi un ruolo nello sviluppo di tali patologie neurodegenerative (16).
Recenti studi di metanalisi hanno confermato l’aumento del rischio di demenza nei fumatori, tuttavia hanno anche rilevato una progressiva diminuzione del rischio di demenza a quello dei mai fumatori con la cessazione (17).

Nell’ambito progetto europeo NeuroproMiSe “Neuroprotective strategies for multiple sclerosis” uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori svedesi ha rilevato che fumare tabacco aumenta il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, una malattia caratterizzata da demielinizzazione infiammatoria del sistema nervoso centrale. Sebbene i ricercatori abbiano individuato una componente genetica nella malattia, alcuni fattori ambientali – come ad esempio il fumo – rivestono un ruolo significativo per quanto riguarda l’aumento del rischio di svilupparla (18). Numerosi e più recenti studi hanno confermato quest'associazione (19, 20, 21, 22), tanto che il fumo di tabacco in base a studi osservazionali è stato considerato come fattore di rischio indipendente per la sclerosi multipla (23) oltre a dare un significativo contributo nell'accrescere la mortalità dei pazienti affetti da tale patologia (24).
Peraltro, il fumo di tabacco favorisce altri due fattori di rischio ambientale per l'insorgenza della sclerosi multipla: il deficit di vitamina D e l'infezione da Epstein Barr virus (25, 26, 27, 28).
 AMA IL TUO CERVELLO, NON FUMARE!

1. Swan GE, Lessov-Schlaggar CN: The effects of tobacco smoke and nicotine on cognition and the brain. Center for Health Sciences, SRI International, 333 Ravenswood Avenue, Menlo Park, CA 94025, USA. gary.swan@sri.com. Neuropsychol Rev. 2007 Sep;17(3):259-73.
2. Corley J, Gow AJ, Starr JM, Deary IJ: Smoking, childhood IQ, and cognitive function in old age. Department of Psychology, University of Edinburgh, UK. J Psychosom Res. 2012 Aug;73(2):132-8.
3. Heffernan TM, O'Neill TS: Exposure to second-hand smoke damages everyday prospective memory. Collaboration for Drug and Alcohol Research (CDAR), Division of Psychology, Northumbria University, Newcastle upon Tyne, UK. Addiction. 2012 Aug 23.
4. Gallinat J, Meisenzahl E, Jacobsen LK, Kalus P, Bierbrauer J, Kienast T, Witthaus H, Leopold K, Seifert F, Schubert F, Staedtgen M: Smoking and structural brain deficits: a volumetric MR investigation. Clinic for Psychiatry and Psychotherapy, Charité University Medicine, St Hedwig Krankenhaus, Turmstrasse 21, 10559 Berlin, Germany. juergen.gallinat@charite.de. Eur J Neurosci. 2006 Sep;24(6):1744-50.
5. Zhang X, Salmeron BJ, Ross TJ, Geng X, Yang Y, Stein EA: Factors underlying prefrontal and insula structural alterations in smokers. Neuroimaging Research Branch, Intramural Research Program, National Institute on Drug Abuse, NIH, Baltimore, MD 21224, USA. Neuroimage. 2011 Jan 1;54(1):42-8.
6. Dregan A, Stewart R, Gulliford MC: Cardiovascular risk factors and cognitive decline in adults aged 50 and over: a population-based cohort study. Kings College London, UK. Age and Ageing 2012; 0: 1–8.
7. Bankhole A Johnson: Addiction Medicine: Science and Practice. Springer, 2011.
8. Ande A, Earla R, Jin M, Silverstein PS, Mitra AK, Kumar A, Kumar S: An LC-MS/MS method for concurrent determination of nicotine metabolites and the role of CYP2A6 in nicotine metabolite-mediated oxidative stress in SVGA astrocytes. Pharmacology and Toxicology, School of Pharmacy, 3253 Health Sciences Building, University of Missouri-Kansas City, 2464 Charlotte Street, Kansas City, MO 64108, USA.Drug Alcohol Depend. 2012 Sep 1;125(1-2):49-59.
9. Ghosh D, Mishra MK, Das S, Kaushik DK, Basu A: Tobacco carcinogen induces microglial activation and subsequent neuronal damage. National Brain Research Centre, Manesar, Haryana, India. J Neurochem. 2009 Aug;110(3):1070-81.
10. Hossain M, Mazzone P, Tierney W, Cucullo L: In vitro assessment of tobacco smoke toxicity at the BBB: do antioxidant supplements have a protective role? Cerebrovascular Research, Department of Pulmonary Medicine, Cleveland Clinic, Cleveland, OH 44195 USA. BMC Neurosci. 2011 Sep 24;12:92.
11. Florek E, Ignatowicz E, Nowakowska A, Piekoszewski W, Kulza M, Saija A, Chuchracki M, Seńczuk-Przybyłowska M, Kramer L: [Effect of combined exposure to ethanol and tobacco smoke on lipid peroxidation in rats]. Laboratorium Badań Srodowiskowych, Katedry i Zakładu Toksykologii, Uniwersytet Medyczny im. Karola Marcinkowskiego, Poznań. eflorek@ump.edu.pl. Przegl Lek. 2009;66(10):655-9.
12. Oono IP, Mackay DF, Pell JP: Meta-analysis of the association between secondhand smoke exposure and stroke. Centre for Population Health Sciences, University of Glasgow, Glasgow G12 8RZ, UK. J Public Health (Oxf). 2011 Dec;33(4):496-502.
13. Hashimoto Y: [Smoking and stroke]. Department of Neurology, Kumamoto City Hospital, Kotoh, Kumamoto, Japan. Brain Nerve. 2011 May;63(5):483-90.
14. Raval AP: Nicotine addiction causes unique detrimental effects on women's brains. Cerebral Vascular Disease Research Center, Department of Neurology, 1501NW9th Avenue, NPF/3015, LeonardM.Miller School of Medicine, University of Miami, Miami, FL 33136, USA. ARaval@med.miami.edu. J Addict Dis. 2011 Apr;30(2):149-58.
15. Rusanen M, Kivipelto M, Quesenberry CP Jr, Zhou J, Whitmer RA: Heavy smoking in midlife and long-term risk of Alzheimer disease and vascular dementia. Department of Neurology, University of Eastern Finland, Kuopio, Finland. Arch Intern Med. 2011 Feb 28;171(4):333-9.
16. André Janse, Ondine van de Rest, Lisette C P G M de Groot, Renger F Witkamp: The Association of Vitamin D Status with Mild Cognitive Impairment and Dementia Subtypes: A Cross-Sectional Analysis in Dutch Geriatric Outpatients. J Alzheimers Dis. 2023;91(4):1359-1369.
17. Zhong G, Wang Y, Zhang Y, Guo JJ, Zhao Y: Smoking is associated with an increased risk of dementia: a meta-analysis of prospective cohort studies with investigation of potential effect modifiers. PLoS One. 2015 Mar 12;10(3):e0118333
18. Hedström AK, Bäärnhielm M, Olsson T, Alfredsson L: Exposure to environmental tobacco smoke is associated with increased risk for multiple sclerosis. Institute of Environmental Medicine, Karolinska Institutet, Stoccolma, Svezia. anna.hedstrom @ ki.se. Mult Scler 2011 Lug, 17 (7) :788-93.
19. Ascherio A, Munger KL, Lünemann JD: The initiation and prevention of multiple sclerosis. Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, 677 Huntington Avenue, Boston, MA 02115, USA. Nat Rev Neurol. 2012 Oct 9.
20. Ciccolo JT, Lo AC, Jennings EG, Motl RW: Rationale and design of a clinical trial investigating resistance training as an aid to smoking cessation in persons with multiple sclerosis. Centers for Behavioral and Preventive Medicine, The Miriam Hospital and Brown University, Providence, RI 02903, USA. joseph_ciccolo@brown.edu. Contemp Clin Trials. 2012 Jul;33(4):848-52.
21. Wingerchuk DM: Smoking: effects on multiple sclerosis susceptibility and disease progression. Ther Adv Neurol Disord. 2012 Jan;5(1):13-22.
22. Jafari N, Hintzen RQ: The association between cigarette smoking and multiple sclerosis. Department of Neurology, ErasMS, Erasmus Medical Centre, Rotterdam, The Netherlands. n.jafari@erasmusmc.nl. J Neurol Sci. 2011 Dec 15;311(1-2):78-85.
23. Arruti M, Castillo-Trivino T, Egues N, Olascoaga J: [Smoking and multiple sclerosis]. Rev Neurol. 2015 Feb 16;60(4):169-78.
24. Manouchehrinia A, Weston M, Tench CR, Britton J, Constantinescu CS: Tobacco smoking and excess mortality in multiple sclerosis: a cohort study. J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2014 Oct;85(10):1091-5.
25. Gunnar Houen, Nicole Hartwig Trier, Jette Lautrup Frederiksen: Epstein-Barr Virus and Multiple Sclerosis. Front Immunol. 2020 Dec 17:11:587078. 
26. Maher Taan, Farah Al Ahmad, Mohammad Karim Ercksousi, Ghassan Hamza: Risk Factors Associated with Multiple Sclerosis: A Case-Control Study in Damascus, Syria. Mult Scler Int. 2021 Jun 1:2021:8147451. 
27. Jake M Cashion, Kaylene M Young, Brad A Sutherland: How does neurovascular unit dysfunction contribute to multiple sclerosis? Neurobiol Dis. 2023 Mar:178:106028.
28. Hui Li, Ya-Wen Xue, Yuan Quan1, Hong-Yu Zhang: Reducing Virus Infection Risk in Space Environments through Nutrient Supplementation. Genes (Basel). 2022 Aug 26;13(9):1536. 

Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

giovedì 29 febbraio 2024

L'importanza della supplementazione di vitamina D nei fumatori

Nella scienza della nutrizione, dopo i 3 principali nutrienti (carboidrati, proteine e grassi), il quarto nutriente è rappresentato dalle vitamine (1). Di queste solo la vitamina D viene prodotta nel nostro organismo (1). In effetti, essa per l'80-90% è sintetizzata dalla pelle sotto l'azione dei raggi ultravioletti (soprattutto UVB) della luce solare, per il resto è ottenuta tramite l'alimentazione. Gli alimenti che ne sono più ricchi sono: salmone, aringa, trote, uova (tuorlo), semi oleosi (mandorle, noci).

La funzione principale e più nota della vitamina D è quella di favorire il processo di mineralizzazione dell'osso, aumentando l'assorbimento intestinale di fosforo e calcio, e diminuendo l’escrezione di calcio nell’urina. Oltre alle azioni sul tessuto osseo, la vitamina D ne svolge numerose altre, raggruppate comunemente sotto il termine di azioni extra-scheletriche, quali la modulazione del sistema immunitario, il controllo della proliferazione cellulare, la salute metabolica, etc.; infatti, quasi tutte le cellule del nostro corpo sono dotate di recettori per la vitamina D.

In considerazione che il fumo contribuisce ad innescare nell'organismo uno stato infiammatorio cronico, risulta particolarmente importante il ruolo della vitamina D. Essa, infatti, inibisce la liberazione di citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) (1). A tale proposito si ricorda che l'infiammazione cronica indotta dalla produzione continua di TNF-α rappresenta una delle principali cause di malattie come l'obesità, la dislipidemia, il diabete, le malattie cardiache e cerebrali (come il morbo di Alzheimer), le malattie autoimmuni e il cancro (1).

Alla luce delle evidenze epidemiologiche e dell’importante ruolo biologico della Vitamina D, la supplementazione di questa vitamina nei fumatori, in caso di deficit, potrebbe rivelarsi utile nei seguenti casi:

  • nel controllo della progressione di patologie croniche fumo-correlate come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), apnee ostruttive del sonno (OSAS) e/o di malattie cardiovascolari.
    • Nella BPCO sono comuni bassi livelli di vitamina D (2) specialmente quando si associa a osteoporosi secondaria; peraltro, bassi livelli di vitamina D sono stati associati a sintomi respiratori peggiori nei pazienti con BPCO stabile (3). Diversi studi sostengono che basse concentrazioni di 25-idrossivitamina D siano un indicatore di cattiva salute nella BPCO (4). 
    • Il fumo concorre all'insorgenza e al mantenimento di disturbi come la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS); infatti, la riduzione dei livelli circolanti di vitamina D, su cui intervniene anche il fumo, può essere responsabile della presenza e della gravità dell'apnea ostruttiva del sonno (5).
    • Le malattie cardiovascolari (ipertensione, ipertrofia ventricolare sinistra, scompenso cardiaco) fumo-correlate sono spesso peggiorate dalla carenza di vitamina D.
  • nella funzione di sostegno del sistema immunitario e quindi per quelle patologie immunologiche per le quali il fumo ne condiziona un peggioramento, come la psoriasi, la sclerosi sistemica, la sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico.
  • nella regolazione di patologie comuni come influenza, infezione severa da coronavirus, ipertensione arteriosa, osteoporosi, parodontite, sindrome da apnea ostruttiva del sonno, in forme diabetiche (diabete di tipo 2, diabete gestazionale) (6), in patologie neurodegenerative (Alzheimer, demenza vascolare) (7).
  • nella protezione nei confronti del cancro del colon-retto su cui incide sfavorevolmente il fumo di tabacco. A tale proposito è stato riscontrato che la vitamina D ha proprietà anticancerogene probabilmente anche attraverso la modulazione della risposta immunitaria; una metanalisi di quattro studi che hanno coinvolto 2.628 pazienti ha rivelato che bassi livelli di vitamina D circolante sono associati ad un aumento del 13% del rischio di recidiva per cancro del colon-retto (hazard ratio [HR], 1,13 [0,84-1,53]) e a un aumento del 38% del rischio di morte per lo stesso tumore (HR, 1,38 [0,71-2,71]) (8).
  • in alcune categorie di fumatori difficili: diabetici (9), turnisti, fumatori con sintomi depressivi (10), tossicodipendenti (11):
    • Diabetici: Bassi livelli di vitamina D sono collegati a un aumento del rischio di sviluppare resistenza all’insulina, sindrome metabolica e diabete mellito (12)
    • Turnisti: Il lavoro su turni notturni è correlato a disturbi del sonno, a interruzione del ritmo circadiano e a bassi livelli sierici di vitamina D (13); alcuni studi hanno riscontrato nei turnisti un'alta prevalenza di deficit di vitamina D rispetto ai lavoratori giornalieri (14).
    • Fumatori con sintomi depressivi: Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto luce su nuovi ruoli della vitamina D, che sembrerebbe essere in grado di regolare l'umore. In particolare, si ipotizza che la vitamina D agisca come un fattore antinfiammatorio, contrastando l'infiammazione cronica che spesso si osserva in casi di depressione (15).
    • Tossicodipendenti: Nel Disturbo da Uso di Sostanze (DUS) sarebbe stata riscontrata una relazione tra la carenza di vitamina D e il craving, per cui in carenza di vitamina D l’individuo sarebbe più sensibile agli effetti degli oppioidi esaltandone il desiderio; d’altra parte è stato anche osservato che i pazienti con diagnosi di DUS risultano mediamente più carenti di vitamina D rispetto alla popolazione normale (16).

Nei suddetti casi l'eventuale carenza di vitamina D dovrebbe essere valutata attraverso la concentrazione sierica di 25(OH)D. 
Calcolo integrazione Vitamina D

Calcolo stato Vitamina D e dose da integrare

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L'indicazione sulla necessità di integrare la vitamina D e la quantità consigliata riportate in questo post sono fornite a scopo informativo e dovrebbero essere discusse con il proprio medico curante.Infatti, andrebbe considerata soprattutto la presenza di situazioni in cui la supplementazione è sconsigliabile: disfunzioni renali (creatinina > 1,2 mg/dl), disordini epatici (transaminasi 2 volte sopra il limite maggiore della norma, inversione del rapporto albumina/globulina, prolungamnento del PT), calcolosi renale di tipo calcico, ipercalcemia etc.

1. Kazuki Santa, Yoshio Kumazawa, Kenji Watanabe, Isao Nagaoka: The Potential Use of Vitamin D3 and Phytochemicals for Their Anti-Ageing Effects. Int J Mol Sci. 2024 Feb 9;25(4):2125.
2. Maria Minter, Hanna Augustin, Jenny van Odijk, Lowie E G W Vanfleteren: Gender Differences in Vitamin D Status and Determinants of Vitamin D Insufficiency in Patients with Chronic Obstructive Pulmonary Disease. Nutrients. 2023 Jan 13;15(2):426
3. Chai Young Lee, Sun Hye Shin, Hye Sook Choi, Yunjoo Im, Bo-Guen Kim, Ju Yeun Song, Daegeun Lee, Hye Yun Park, Jun Hyeok Lim: Association Between Vitamin D Level and Respiratory Symptoms in Patients with Stable Chronic Obstructive Pulmonary Disease. Int J Chron Obstruct Pulmon Dis. 2022 Mar 17:17:579-590.
4. Gitte Færk, Yunus Çolak, Shoaib Afzal, Børge G Nordestgaard: Low concentrations of 25-hydroxyvitamin D and long-term prognosis of COPD: a prospective cohort study. Eur J Epidemiol. 2018 Jun;33(6):567-577.
5. Michael Georgoulis, Meropi D Kontogianni, Ioanna Kechribari, Roxane Tenta, Elizabeth Fragopoulou, Kallirroi Lamprou, Eleni Perraki, Emmanouil Vagiakis, Nikos Yiannakouris: Associations between serum vitamin D status and the cardiometabolic profile of patients with obstructive sleep apnea. Hormones (Athens). 2023 Sep;22(3):477-490.
6. Amna Nadeem, Muniza Saeed, Ayesha Sadiqa, Hira Moin, Qudsia U Khan: The Effect of Vitamin D3 Intervention on the Association Among Vitamin D3, Adiponectin, and Body Mass Index in Pregnant Women With Gestational Diabetes. Cureus. 2023 Aug 15;15(8):e43506. 
7. Ottaiano A, Facchini S, Santorsola M, et al. Circulating vitamin D level and its impact on mortality and recurrence in stage III colorectal cancer patients: a systematic review and meta-analysis. Cancers (Basel). 2023;15:3012.
8. Aaron Jones, Muhammad Usman Ali, Meghan Kenny, Alexandra Mayhew, Vishal Mokashi, Henry He, Sabrina Lin, Ehsan Yavari, Karen Paik, Deejesh Subramanian, Robert Dydynsky, Komal Aryal, Rebecca H Correia, Darly Dash, Derek R Manis, Megan O'Connell, Teresa Liu-Ambrose, Vanessa Taler, Jacqueline M McMillan, David B Hogan, Susan Kirkland, Andrew P Costa, Christina Wolfson, Parminder Raina, Lauren Griffith: Potentially modifiable risk factors for dementia and mild cognitive impairment: an umbrella review and meta-analysis. Dement Geriatr Cogn Disord. 2024 Feb 12.
9. Nianrong Mi, Mingyuan Liu, Chao Meng, Fangming Fu: Evaluation of the effects of vitamin D deficiency and cigarette smoking on insulin resistance in type 2 diabetes mellitus: A meta-analysis of randomized controlled trials. Adv Clin Exp Med. 2023 Oct 30. 
10. Soheil Bagheri, Ahmad Reza Saghazade, Samira Abbaszadeh-Mashkani, Hamid Reza Banafshe, Fatemeh Sadat Ghoreishi, Azam Mesdaghinia, Amir Ghaderi: The effect of vitamin D supplementation on tobacco-related disorders in individuals with a tobacco use disorder: a randomized clinical trial. J Addict Dis. 2022 Jul-Sep;40(3):382-393.
11. Mitra Bemanian, Ranadip Chowdhury, Krister Stokke, Christer Frode Aas, Kjell Arne Johansson, Jørn Henrik Vold, Lars Thore Fadnes: Vitamin D status and associations with substance use patterns among people with severe substance use disorders in Western Norway. Sci Rep. 2022 Aug 11;12(1):13695.
12. Sami Hamdan Alzahrani, Mukhtiar Baig, Khaled A Yaghmour, Sarah Al Muammar: Determinants of Vitamin D deficiency among type 2 diabetes mellitus patients: A retrospective study. Medicine (Baltimore). 2024 Feb 23;103(8):e37291.
13. Margherita Martelli, Gianmaria Salvio, Raffaella Lazzarini, Marijana Milinkovic, Alessandro Ciarloni, Giancarlo Balercia, Lory Santarelli, Massimo Bracci: Night shift work and serum markers of bone turnover in male shift workers. Chronobiol Int. 2023 Sep 2;40(9):1270-1278.
14. Romano A, Vigna L, Belluigi V, Conti DM, Barberi CE, Tomaino L, Consonni D, Riboldi L, Tirelli AS, Andersen LL: Shift work and serum 25-OH vitamin D status among factory workers in Northern Italy: Cross-sectional study. Chronobiol Int. 2015;32(6):842-7.
15. Mina Kaviani, Bahareh Nikooyeh, Farnaz Etesam, Siroos Jahangiri Behnagh, Hamed Mohammadi Kangarani, Mohammad Arefi, Parichehreh Yaghmaei, Tirang R Neyestani: Effects of vitamin D supplementation on depression and some selected pro-inflammatory biomarkers: a double-blind randomized clinical trial. BMC Psychiatry. 2022 Nov 11;22(1):694.
16. Enrico De Vivo: La vitamina D, gli effetti neurobiologici sorprendenti di questo neurosteroide nel cervello e il suo potenziale ruolo nel DUS. DAL FARE AL DIRE Numero Speciale 2023.
Lauro Guglielmo
(medico)