lunedì 17 dicembre 2018

17.12.18 ...e poi scopri che "strategia" è l'anagramma di "sigaretta"! - Giornata di prevenzione tabagismo all'ISISS Mattei di Aversa

17.12.2018: Giornata per la prevenzione del fumo di tabacco organizzata all'Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore (ISISS) E. Mattei di Aversa grazie all'interessamento della prof.ssa Anna Corvino e all'approvazione del dirigente scolastico prof. Giuseppe Manica.
In tale giornata si è attuato un incontro di prevenzione con gli studenti del biennio e con i rappresentanti di classe del triennio, preceduto da un’indagine conoscitiva online sul tabagismo rivolta a studenti di età inferiore ai 15 anni e a cui hanno risposto 434 ragazzi. 

Tale indagine condotta dal Centro Antifumo dell’ASL Caserta ha rilevato un 23% di fumatori under 15, in linea con l’attuale prevalenza del 23% della media nazionale dei fumatori di età superiore ai 15 anni. Altro dato preoccupante è che 2 studenti su 3, hanno fumatori in famiglia.  A ciò si aggiunge che oltre il 60% di coloro che fumano non si pone il problema di smettere e solo il 44% dei ragazzi ha una reale percezione che il fumo sia sicuramente dannoso.



È auspicabile che la prevenzione del tabagismo venga effettuata a vari livelli: scuola, famiglia, luoghi di aggregazione giovanile, luoghi di lavoro; ma anche a livello politico.
La legge italiana sul tabacco proibisce di vendere prodotti contenenti nicotina o tabacco (comprese sigarette elettroniche) a chi non abbia compiuto i 18 anni, altrimenti si rischiano sanzioni amministrative e sospensione per 15 giorni della licenza all'esercizio dell'attività (DECRETO LEGISLATIVO 12 gennaio 2016, n. 6). Da notare che i provvedimenti sanzionatori coinvolgono solo il venditore, ma non il minorenne per il quale non vi è uno specifico divieto di fumo; d’altra parte la vendita dei prodotti del tabacco dopo i 18 anni è del tutto legale. Tutto ciò contribuisce a ridimensionare la percezione del danno legato al fumo di tabacco. 
Oltretutto i messaggi dei mezzi di informazione di Stato sono fuorvianti: ti dico che ti fa male, ma te la vendo; ti dico che non ne hai bisogno per essere socialmente accettato, ma ti faccio vedere fumatori in TV che ricevono credito e popolarità.
A questo punto sorge il sospetto che l’introito che lo Stato riceve dalla vendita legale di tabacco sia maggiore della spesa che lo stesso Stato deve sostenere per prendersi cura di chi si ammala a seguito del consumo di tabacco. In entrambi i casi c'è da rimanere sconcertati: nel primo avremmo uno Stato che trae profitto a discapito della salute dei suoi cittadini e nel secondo avremmo per Stato un pessimo amministratore. Allora da chi vogliamo essere governati?
Forse da uno Stato più coerente che contrasta il fumo disincentivandolo in maniera responsabile, attraverso una tassazione seria come ad esempio quella in vigore in Australia, Paese che ha dichiarato guerra al fumo e dove un pacchetto di sigarette costa 27 dollari australiani pari a €16,50.

Gli adolescenti devono comprendere che se in Italia ogni anno 80 mila persone perdono la vita a causa del fumo di sigaretta, i “produttori di fumo”, per non rimetterci economicamente, devono attivarsi per rimpiazzarli con altrettanti fumatori. E dove trovare altri clienti per rimpiazzare quelli tragicamente scomparsi? Per le multinazionali del tabacco gli adolescenti costituiscono una popolazione di clienti/polli particolarmente ambita (non hanno ancora problemi di salute, diventano rapidamente dipendenti e possono assicurare una fidelizzazione ai prodotti del tabacco mediamente per 30-40 anni).
È noto che le strategie di marketing delle sigarette sono tra le più evolute di tutti i tempi... Certamente non possono dirci che la sigaretta faccia bene, ma riescono ancora a vendere ai giovani l'idea che il fumo sia una ribellione accettabile, che sia un rischio tollerabile dal nostro organismo, facendo loro credere che fumare non è la cosa peggiore che si possa fare al proprio corpo, e che magari ci sono tante altre cose che fanno male... e poi quando scopri che “strategia” è l'anagramma di “sigaretta” è troppo tardi!

Guglielmo Lauro

lunedì 19 novembre 2018

19.11.2018 Giornata mondiale per la prevenzione dell'abuso sull'infanzia: maltrattamenti da fumo

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce abuso sui minori "ogni forma di maltrattamento fisico e/o emotivo, abusi sessuali, abbandono o mancanza di cure o sfruttamento commerciale o di altro tipo, con conseguenti danni, effettivi o potenziali, alla sua salute del bambino, alla sua sopravvivenza, al suo sviluppo o alla sua dignità".

Oggi, certamente i bambini vengono accuditi con maggiori attenzioni rispetto al passato, tuttavia serpeggiano ancora atteggiamenti deleteri per l'infanzia che continua ad essere devastata da violenze ed abusi.
Una forma di violenza cui sono sottoposti circa il 50% dei bambini italiani da 0 a 13 anni è quella del fumo passivo, particolarmente dannoso per loro che hanno vie respiratorie e sistema immunitario meno sviluppati e spesso non possono difendersi dal fumo delle persone che li circondano; e poi, non essendo consapevoli dei pericoli del fumo di tabacco, i bambini non cercano neanche di proteggersi.
L'esposizione al fumo passivo causa molte malattie nei bambini, tra cui l'asma e la polmonite, e ciò si traduce in migliaia di ricoveri evitabili (1). L'esposizione al fumo passivo è una delle principali cause di sindrome della morte improvvisa del lattante (1). Pertanto, l'esposizione casuale e ricorrente dei bambini al fumo passivo, nonostante ripetuti avvertimenti, rappresenta certamente una forma di abuso sui minori (1).
Le ripercussioni del fumo di tabacco sui minori non si fermano qui. I risultati di un recente studio hanno dimostrato che coloro che subiscono maltrattamento in età infantile sono maggiormente suscettibili di sviluppare una dipendenza da nicotina in età adulta e di avere così danni persistenti per tutta la vita (2); insomma, storie di abuso infantile sono associate ad un'accresciuta vulnerabilità alla dipendenza da nicotina (3) e anche da alcol (2).

In effetti, le cosiddette esperienze sfavorevoli infantili sono spesso associate all'instaurarsi di dipendenze legali (fumo e alcol) e illegali (fumo di contrabbando e droghe) che si riscontrano nell'adolescenza (4). Studi recenti hanno riscontrato una relazione tra maltrattamento infantile e comparsa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in età adulta, anche se gran parte di tale associazione è attribuibile al fumo di sigaretta spesso presente in coloro che sono stati vittime di maltrattamento infantile (5).
I maltrattamenti e fra questi il fumo passivo subìto in età prenatale e infantile sono in grado di modificare la biologia del cervello attraverso dei cambiamenti strutturali che influenzano la maturazione cerebrale e aumentano il rischio di disturbo depressivo maggiore (6, 7).
Sarebbero, dunque, auspicabili approcci preventivi antitabacco indirizzati a coloro che sono stati vittime di maltrattamenti e abusi in età infantile (5, 8, 9).

Il 19 novembre è dedicato alla Giornata Mondiale per la Prevenzione dell’Abuso sull'infanzia (World Day for Prevention of Child Abuse), promossa dalle Nazioni Unite. Le comunità mediche e di salute pubblica dovrebbero accelerare i loro sforzi per proteggere i bambini dall'esposizione ad una forma di violenza evitabile ed ancora molto diffusa: il fumo passivo.
Intanto, a mano a mano che la nostra comprensione dei danni del fumo aumenta, parimenti deve aumentare anche la nostra responsabilità di difendere coloro che sono inconsapevolmente messi in pericolo. Dunque, come intervenire da un punto di vista sanitario?
Più che un approccio sanzionatorio e giudicante bisognerebbe concentrarsi verso le figure genitoriali cercando di fornire loro le opportune risorse per aiutarle a smettere di fumare.  Perseguire penalmente i genitori fumatori o richiedere una segnalazione alle autorità per maltrattamento potrebbe avere effetti discutibili in termini di sicurezza dei bambini da proteggere (10). Si potrebbe avere come conseguenza quella di indurre le persone a nascondere comportamenti a rischio che comunque persistono o evitare l'assistenza sanitaria per paura di ripercussioni legali (10).
I genitori che stanno fumando oggi sono stati probabilmente i bambini traumatizzati di ieri, per cui è importante fornire supporto ai fumatori per cambiare i comportamenti con interventi mirati ed in base al loro stadio del cambiamento. Sfortunatamente, pochissimi genitori che fumano ricevono questi tipi di interventi da fornitori di cure pediatriche. Insomma, almeno per ciò che riguarda il fumo di tabacco, finché non sappiamo se determinati genitori abbiano o meno avuto un adeguato intervento di prevenzione, non sembra produttivo trattare con modalità sanzionatoria il loro comportamento come forma di abuso sui minori (10).

1. Kristman-Valente AN, Brown EC, Herrenkohl TI: Child physical and sexual abuse and cigarette smoking in adolescence and adulthood. J Adolesc Health. 2013 Oct;53(4):533-8.
2. Elliott JC, Stohl M, Wall MM, Keyes KM, Goodwin RD, Skodol AE, Krueger RF, Grant BF, Hasin DS: The risk for persistent adult alcohol and nicotine dependence: the role of childhood maltreatment. Addiction. 2014 May;109(5):842-50.
3. Smith PH, Homish GG, Saddleson ML, Kozlowski LT, Giovino GA: Nicotine withdrawal and dependence among smokers with a history of childhood abuse. Nicotine Tob Res. 2013 Dec;15(12):2016-21.
4. Gonçalves H, Soares AL, Santos AP, Ribeiro CG, Bierhals IO, Vieira LS, Hellwig NL, Wehrmeister FC, Menezes AM: Adverse childhood experiences and consumption of alcohol, tobacco and illicit drugs among adolescents of a Brazilian birth cohort. Cad Saude Publica. 2016 Nov 3;32(10):e00085815.
5. Shields ME, Hovdestad WE, Gilbert CP, Tonmyr LE: Childhood maltreatment as a risk factor for COPD: findings from a population-based survey of Canadian adults. Int J Chron Obstruct Pulmon Dis. 2016 Oct 26;11:2641-2650.
6. Opel N, Redlich R, Dohm K, Zaremba D, Goltermann J, Repple J, Kaehler C, Grotegerd D, Leehr EJ, Böhnlein J, Förster K, Meinert S, Enneking V, Sindermann L, Dzvonyar F, Emden D, Leenings R, Winter N, Hahn T, Kugel H, Heindel W, Buhlmann U, Baune BT, Arolt V, Dannlowski U: Mediation of the influence of childhood maltreatment on depression relapse by cortical structure: a 2-year longitudinal observational study. Lancet Psychiatry. 2019 Apr;6(4):318-326.
7. Tozzi L, Garczarek L, Janowitz D, Stein DJ, Wittfeld K, Dobrowolny H, Lagopoulos J, Hatton SN, Hickie IB, Carballedo A, Brooks SJ, Vuletic D, Uhlmann A, Veer IM, Walter H, Bülow R, Völzke H, Klinger-König J, Schnell K, Schoepf D, Grotegerd D, Opel N, Dannlowski U, Kugel H, Schramm E, Konrad C, Kircher T, Jüksel D, Nenadić I, Krug A, Hahn T, Steinsträter O, Redlich R, Zaremba D, Zurowski B, Fu CHY, Dima D, Cole J, Grabe HJ, Connolly CG, Yang TT, Ho TC, LeWinn KZ, Li M, Groenewold NA, Salminen LE, Walter M, Simmons AN, van Erp TGM, Jahanshad N, Baune BT, van der Wee NJA, van Tol MJ, Penninx BWJH, Hibar DP, Thompson PM, Veltman DJ, Schmaal L, Frodl T1; ‘for the ENIGMA-MDD Consortium’: Interactive impact of childhood maltreatment, depression, and age on cortical brain structure: mega-analytic findings from a large multi-site cohort. Psychol Med. 2019 May 14:1-12.
8. Almuneef M, Hollinshead D, Saleheen H, AlMadani S, Derkash B, AlBuhairan F, Al-Eissa M, Fluke J: Adverse childhood experiences and association with health, mental health, and risky behavior in the kingdom of Saudi Arabia. Child Abuse Negl. 2016 Oct;60:10-17.
9. Kisely S, Abajobir AA, Mills R, Strathearn L, Clavarino A, Gartner C, Najman JM: Child maltreatment and persistent smoking from adolescence into adulthood: a birth cohort study. Nicotine Tob Res. 2019 Mar 15.
10. Lindhorst T: Is exposure to secondhand smoke child abuse? No. Ann Fam Med. 2015 Mar;13(2):105-6.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 29 ottobre 2018

29.10.18 Giornata Mondiale della Psoriasi: aggiornamenti sul ruolo del fumo di tabacco

Il 29.10.18, si celebra la Giornata Mondiale della Psoriasi (World Psoriasis Day) dal tema "Tratta la psoriasi seriamente" (“Treat Psoriasis Seriously”) per promuovere un migliore accesso alle cure e un aumento della conoscenza di una malattia diffusissima. La psoriasi è una malattia infiammatoria immuno-mediata della pelle, non infettiva, né contagiosa, e a decorso cronico e recidivante. Colpisce il 2-3% della popolazione mondiale e generalmente è caratterizzata da chiazze arrossate, ricoperte da squame biancastre, che si localizzano in alcune sedi tipiche come gomiti, ginocchia, cuoio capelluto. La psoriasi si presenta in varie forme e non esiste ad oggi un trattamento risolutivo, ma si può tenere sotto controllo con opportune strategie preventive e di cura. La psoriasi da moderata a grave (> 10% della superficie corporea) è spesso associata a manifestazioni extra-cutanee come l'artrite psoriasica e a malattie metaboliche per le quali il fumo costituisce un fattore di rischio indipendente (*), come l'obesità addominale, diabete, steatosi epatica non alcolica (Nonalcoholic Fatty Liver Disease, NAFLD) e malattia renale cronica (1).
Osserviamo meglio questi fattori di rischio fumo-correlati:
  • L'accumulo di grasso intra-addominale è associato al fumo di tabacco così come il rapporto vita-fianchi (WHR) (2).
  • Notoriamente il fumo aumenta significativamente il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 (3).
  • Studi recenti (4) hanno indicato, tra i pazienti con psoriasi, un aumento della prevalenza di steatosi epatica non alcolica, che è significativamente correlata al fumo di sigarette (5).
  • Il fumo determinando un minor afflusso di sangue compromette una corretta funzione renale condizionando lo sviluppo di una malattia renale cronica (6).

In effetti, il paziente psoriasico spesso mostra in alta percentuale stili di vita non salutari che oltre a peggiorare la patologia di base contribuiscono ad aumentare il rischio di malattia cardiovascolare correlata (8).
In base alle linee guida, interventi non farmacologici come la cessazione del fumo, la dieta e l'esercizio fisico sono indicati per migliorare sia la risposta ai trattamenti per la psoriasi, sia per ridurre il rischio cardiovascolare (1,7). Infatti, alcuni trattamenti con ioduro di potassio ed eventuale combinazione con tetraciclina impiegati per la forma di psoriasi pustolosa palmo-plantare, risultano compromessi dal fumo di tabacco (9).
Ulteriori fattori di rischio di frequente riscontro nella psoriasi e su cui incide negativamente il fumo sono la dislipidemia e la sindrome metabolica (1).
Secondo alcuni studi il fumo di tabacco e l'esposizione al fumo di tabacco ambientale in età infantile sono significativamente associati con una successiva comparsa di psoriasi (10). Anzi il fumo materno durante la gravidanza aumenta il rischio di psoriasi infantile e sostiene il ruolo causale del fumo nella patogenesi della psoriasi (11).
Recenti studi hanno evidenziato un'associazione tra carenza di vitamina D e psoriasi, riscontrando livelli ematici di vitamina D sette volte inferiori nei pazienti affetti dalla patologia rispetto ai soggetti sani (12, 13). In questi casi, va presa in considerazione anche l'aggravante del fumo di sigaretta spesso causa di riduzione dei valori circolanti di vitamina D. Poiché la vitamina D svolge un'azione antinfiammatoria a livello cutaneo, la deplezione indotta dal fumo potrebbe contribuire alla genesi e all'aggravamento della psoriasi. La diagnosi precoce dello stato di carenza vitaminica e un tempestivo trattamento integrativo potrebbero condurre a migliori risultati terapeutici e a un miglioramento della qualità di vita nei pazienti affetti da psoriasi (12).
Dunque, i dermatologi dovrebbero svolgere un ruolo importante nel ridurre il carico sanitario del fumo influenzando i pazienti a cambiare il loro comportamento (14).

(*) fattore di rischio indipendente indica che da solo è in grado di aumentare l'incidenza di una patologia, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predispondenti.

1. Gisondi P, Galvan A, Idolazzi L, Girolomoni G: Management of moderate to severe psoriasis in patients with metabolic comorbidities. Front Med (Lausanne). 2015 Jan 21;2:1.
2. Gupta R, Rastogi P, Sarna M, Gupta VP, Sharma SK, Kothari K: Body-mass index, waist-size, waist-hip ratio and cardiovascular risk factors in urban subejcts. J Assoc Physicians India. 2007 Sep;55:621-7.
3. Willi C, Bodenmann P, Ghali WA, Faris PD, Cornuz J: Active smoking and the risk of type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Department of Ambulatory Care and Community Medicine, University of Lausanne, Lausanne, Switzerland. carole.willi@hospvd.ch. JAMA. 2007 Dec 12;298(22):2654-64.
4. Abedini R, Salehi M, Lajevardi V, Beygi S: Patients with psoriasis are at a higher risk of developing nonalcoholic fatty liver disease. Clin Exp Dermatol. 2015 May 11.
5. Okamoto M, Miyake T, Kitai K, Furukawa S, Yamamoto S, Senba H, Kanzaki S, Deguchi A, Koizumi M, Ishihara T, Miyaoka H, Yoshida O, Hirooka M, Kumagi T, Abe M, Matsuura B, Hiasa Y: Cigarette smoking is a risk factor for the onset of fatty liver disease in nondrinkers: A longitudinal cohort study. PLoS One. 2018 Apr 17;13(4):e0195147.
6.  Tohidi M, Hasheminia M, Mohebi R, Khalili D, Hosseinpanah F, Yazdani B, Nasiri AA, Azizi F, Hadaegh F: Incidence of chronic kidney disease and its risk factors, results of over 10 year follow up in an Iranian cohort. PLoS One. 2012;7(9):e45304.
7. Egeberg A, Skov L: Management of cardiovascular disease in patients with psoriasis. Expert Opin Pharmacother. 2016 Aug;17(11):1509-16.
8. Nelson PA, Kane K, Chisholm A, Pearce CJ, Keyworth C, Rutter MK, Chew-Graham CA, Griffiths CE, Cordingley L; IMPACT Team (Identification and Management of Psoriasis-Associated Co-morbidiTy): 'I should have taken that further' - missed opportunities during cardiovascular risk assessment in patients with psoriasis in UK primary care settings: a mixed-methods study. Health Expect. 2016 Oct;19(5):1121-37.
9. Hayashi S, Shimaoka Y, Hamasaki Y, Hatamochi A: Palmoplantar pustulosis and pustulotic arthro-osteitis treatment with potassium iodide and tetracycline, a novel remedy with an old drug: a review of 25 patients. Int J Dermatol. 2017 Aug;56(8):889-893).
10. Lønnberg AS, Skov L, Skytthe A, Kyvik KO, Pedersen OB, Thomsen SF: Smoking and risk for psoriasis: a population-based twin study. Int J Dermatol. 2016 Feb;55(2):e72-8.
11. Groot J, Nybo Andersen AM, Blegvad C, Pinot de Moira A, Skov L: Prenatal, infantile, and childhood tobacco exposure and risk of pediatric psoriasis in the Danish National Birth Cohort offspring. J Am Acad Dermatol. 2020 Jan 20.
12. Ghulam Hassan Bhat, Sadaf Guldin, Mosin Saleem Khan, Mir Yasir, Ganesh Prasad: Vitamin D status in Psoriasis: impact and clinical correlations. BMC Nutr. 2022 Oct 19;8(1):115. 
13. Y Liang, J L Shao, S H Ge: [Research advances in the interaction of periodontitis and psoriasis]. Zhonghua Kou Qiang Yi Xue Za Zhi. 2021 Jun 9;56(6):591-597.
14. Naldi L: Psoriasis and smoking: links and risks. Psoriasis (Auckl). 2016 May 27;6:65-71.
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

sabato 29 settembre 2018

29.09.2018 World Heart Day - cosa posso fare per prendermi cura del MIO CUORE... e del TUO CUORE?

Il tuo cuore ha iniziato a battere circa 3 settimane dopo che sei stato concepito e se vivi oltre 80 anni avrà battuto oltre 40 milioni di volte. Non c'è pompa meccanica che garantisca tali prestazioni senza manutenzione!
Nella giornata mondiale del cuore si chiede di fare una promessa, per il proprio cuore e per il cuore di tutti, impegnandosi a mangiare in maniera salutare, a fare più esercizio, a incoraggiare i propri bambini ad essere più attivi, e poi a dire di no al fumo e ad aiutare a smettere di fumare. Lavorando in tal senso i professionisti sanitari dovrebbero impegnarsi a salvare più vite e i politici ad attuare un piano d'azione per le malattie non trasmissibili.
La giornata mondiale del cuore mira a mantenere una vita sana soprattutto attraverso la prevenzione del principale fattore di rischio di morti premature, di malattie cardiache e di ictus: il fumo di tabacco.
L'impatto del fumo sul sistema cardiovascolare si manifesta attraverso l'aumento della glicemia, della pressione arteriosa e del grasso viscerale. Dunque, prometti di dire no al tuo fumo e a quello degli altri! L'esposizione al fumo passivo è anche una causa di malattie cardiache nei non fumatori!

Segue un elenco dei benefici sul sistema cardiovascolare derivanti dalla cessazione del fumo:
  • Entro 20 minuti: La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca si normalizzano.
  • Entro 8 ore: Vi è una riduzione del 50% dei livelli di CO e di nicotina nel sangue. L'ossigenazione del sangue tende alla normalità. I rischi di infarto al miocardio iniziano a diminuire, e iniziano a ridursi il rischio di eventuali aritmie.
  • Entro 1 anno: Il rischio di malattie cardiovascolari si riduce del 50%.
  • Entro 2 anniIl rischio di malattia coronarica è notevolmente ridotto
  • Entro 5 anniIl rischio di emorragia cerebrale scende di oltre il 40%
  • Entro 15 anniIl rischio di malattie cardiovascolari (es. infarto) è pressoché pari a quello di coloro che non hanno mai fumato.
Guglielmo Lauro
(medico)

venerdì 21 settembre 2018

21.09.18 Giornata mondiale dell'Alzheimer: un nuovo caso di demenza ogni 3 secondi e una morte per fumo di tabacco ogni 6 secondi!


Il 21 settembre è la giornata mondiale della malattia di Alzheimer; tema di quest'anno è "Every 3 seconds" in riferimento al dato epidemiologico che nel mondo ogni 3 secondi qualcuno sviluppa demenza. Tra le varie forme di demenza, la più diffusa è la malattia di Alzheimer.
La demenza è attualmente considerata una delle maggiori sfide in campo medico a livello globale. Il numero sempre crescente di casi, insieme alla mancanza di cure che modificano la malattia e all'impatto socioeconomico della sua gestione, rappresentano una seria minaccia alla sostenibilità del nostro sistema sanitario. Studi recenti hanno dimostrato che la prevenzione dei noti fattori di rischio vascolare, come fumo, ipertensione, diabete, obesità, vita sedentaria, sono in grado di ridurre l’incidenza di demenza. 
L'Italia è attualmente il secondo paese, dopo la Germania, con la più alta percentuale di anziani (≥65 anni) in Europa, con circa 1 milione di soggetti affetti da demenza (1). Tuttavia, il problema della prevenzione primaria non è ancora incluso in un piano nazionale sulla demenza, né nel piano di azione europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (1). Sarebbe dunque importante iniziare a lavorare almeno sulla prevenzione dei fattori di rischio modificabili quali il fumo, la sedentarietà, la bassa scolarità, l'assunzione di alcol. Altrettanto importante è conoscere i fattori di protezione: stile alimentare sano (dieta mediterranea), mantenere allenato il fisico e il cervello, mantenere buone relazioni sociali.

È stato osservato che il fumo cronico di sigarette è associato ad una serie di alterazioni osservabili attraverso tecniche di Risonanza Magnetica:
  • alterazioni morfologiche (atrofia, assottigliamento corticale) e riduzione dell'irrorazione delle regioni corticali anteriori coinvolte nei disturbi da addiction (la corteccia cingolata anteriore, la corteccia orbitofrontale, la corteccia prefrontale dorsale e l'insula) (2).
  • riduzione del flusso sanguigno nelle regioni posteriori del cervello che nei fumatori cronici mostrano delle aberrazioni morfologiche (bassa densità di materia grigia nel cingolo posteriore) e metaboliche (2).
  • elevata deposizione di beta-amiloide come quella che spesso si riscontra precocemente nella malattia di Alzheimer (2).

Peraltro, è stato rilevato che maggiori sono gli anni di vita da fumatore minore è la perfusione cerebrale (2).
Un grosso studio durato 23 anni e nel corso del quale sono stati osservati 21123 volontari, ha rilevato che chi fuma due o più pacchetti di sigarette al giorno vede aumentare il rischio di Alzheimer a più del 157% e quello di demenza vascolare a più del 172% (3).
Una recente ricerca ha rilevato una interazione tra il fumo di tabacco e lo stato di portatore della variante ε4 di apolipoproteina E (APOE) (4), che rappresenta il più forte fattore di rischio genetico per esordio tardivo (dopo i 65 anni) di morbo di Alzheimer.
Recenti ricerche hanno evidenziato che soggetti con malattia di Alzheimer e demenza vascolare presentano livelli sierici di vitamina D significativamente inferiori rispetto a pazienti senza demenza (5). In questi casi, non è da escludere un possibile ruolo del fumo di sigaretta. Infatti, è noto che il consumo di tabacco è sovente causa di riduzione dei valori circolanti di vitamina D. Pertanto, la deplezione di questo importante neuro-nutriente indotta dal fumo potrebbe costituire uno dei fattori che concorrono all'insorgenza e alla progressione delle forme degenerative del sistema nervoso centrale.
Smettere di fumare ha un notevole valore di prevenzione della demenza; infatti, studi di metanalisi hanno rilevato che se da un lato i fumatori mostrano un aumento del rischio di demenza, dall'altro la cessazione del fumo diminuisce il rischio che può diventare pari a quello dei mai fumatori (6).

1. Mayer F, Di Pucchio A, Lacorte E, Bacigalupo I, Marzolini F, Ferrante G, Minardi V, Masocco M, Canevelli M, Di Fiandra T, Vanacore N: An Estimate of Attributable Cases of Alzheimer Disease and Vascular Dementia due to Modifiable Risk Factors: The Impact of Primary Prevention in Europe and in Italy. Dement Geriatr Cogn Dis Extra. 2018 Feb 21;8(1):60-71.
2. Durazzo TC, Meyerhoff DJ, Murray DE: Comparison of Regional Brain Perfusion Levels in Chronically Smoking and Non-Smoking Adults. Int J Environ Res Public Health. 2015 Jul 16;12(7):8198-213.
3. Rusanen M, Kivipelto M, Quesenberry CP Jr, Zhou J, Whitmer RA: Heavy smoking in midlife and long-term risk of Alzheimer disease and vascular dementia. Department of Neurology, University of Eastern Finland, Kuopio, Finland. Arch Intern Med. 2011 Feb 28;171(4):333-9
4. Durazzo TC, Mattsson N, Weiner MW3; Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative: Interaction of Cigarette Smoking History With APOE Genotype and Age on Amyloid Level, Glucose Metabolism, and Neurocognition in Cognitively Normal Elders. Nicotine Tob Res. 2015 Apr 6.
5. André Janse, Ondine van de Rest, Lisette C P G M de Groot, Renger F Witkamp: The Association of Vitamin D Status with Mild Cognitive Impairment and Dementia Subtypes: A Cross-Sectional Analysis in Dutch Geriatric Outpatients. J Alzheimers Dis. 2023;91(4):1359-1369.
6. Zhong G, Wang Y, Zhang Y, Guo JJ, Zhao Y: Smoking is associated with an increased risk of dementia: a meta-analysis of prospective cohort studies with investigation of potential effect modifiers. PLoS One. 2015 Mar 12;10(3):e0118333.
Guglielmo Lauro
(medico)