giovedì 31 gennaio 2019

Dalla sigaretta ai prodotti del tabacco a potenziale rischio ridotto


La maggior parte delle persone che attualmente si rivolgono al Centro Antifumo hanno già fatto tentativi di cessazione con la sigaretta elettronica (e-cig) o con i dispositivi a tabacco riscaldato (Heated Tobacco Products), ma per i motivi più vari non è stato raggiunto il risultato sperato. Ciò non ci deve indurre a pensare semplicisticamente che queste alternative alla sigaretta convenzionale non servano a nulla, ma possiamo ipotizzare innanzitutto che le motivazioni che spingono all'uso della sigaretta elettronica non sono orientate alla cessazione del tabacco o che la spinta a smettere di fumare non sia tanto forte.
I fattori che inducono i fumatori all'uso dei prodotti alternativi alla sigaretta sono per lo più motivazioni estrinseche (l'odore di tabacco sui vestiti, la cenere, costi, etc.) piuttosto che preoccupazioni per la salute (motivazioni intrinseche) (1).

Molti problemi segnalati dagli utilizzatori di sigaretta elettronica (ad es. liquido in bocca, secchezza delle fauci, tosse, riscaldamento della batteria), possono derivare dal fatto che il dispositivo è scadente o di vecchia generazione, o che i liquidi per sigaretta elettronica (e-liquids) contengono sostanze chimiche che magari, pur essendo approvate per uso alimentare, non si sa quali problemi possano causare se inalate attraverso la e-cig. Ad esempio l'aroma burroso del diacetile (DA) (2,3-Butanedione) essendo stato riconosciuto potenzialmente responsabile di malattie respiratorie da inalazione, è stato sostituito, negli e-liquids cosiddetti dyacetyl free, con un'aroma simile e altrettanto sicuro per uso alimentare, l'acetil propionile (AP) (2,3-Pentanedione); successivamente anche quest'ultimo si è rivelato tossico per inalazione e quindi da evitare (2). 
Altri aromi per sigaretta elettronica come vanillina (vaniglia), mentolo (menta), aldeide cinnamica (cannella), eugenolo (chiodo di garofano) e acetil-piridina (sapore bruciato, un aroma utilizzato per conferire agli alimenti un profumo tipo popcorn o tabacco) possono danneggiare le cellule endoteliali del sistema cardio-vascolare indipendentemente dalla presenza di nicotina che pure colpisce direttamente cuore e vasi (3). Infatti, è stato riscontrato che anche svapare solo il liquido senza nicotina espone al danno cardiovascolare da parte di alcune sostanze chimiche aromatizzate verosimilmente attraverso un deficit di produzione di ossido d'azoto (3).
Oltre alla disfunzione endoteliale l'uso della sigaretta elettronica è associato anche ad alterazioni del profilo lipidico con aumento del colesterolo LDL e diminuzione di quello HDL, ad aumento del tono simpatico con conseguente irrigidimento arterioso (4).
Alcuni studi suggeriscono un ruolo degli e-liquids nella patogenesi di malattie orali come la parodontite, per azione diretta sui fibroblasti gengivali umani, sia per i liquidi contenenti nicotina che quelli senza nicotina (5).
Inoltre gli aromi potrebbero indurre reazioni ossidative e infiammatorie nei tessuti polmonari.

Analoghi riscontri sono stati osservati per altre sostanze rilevate nell'areosol delle e-cig o dei dispositivi a tabacco riscaldato come metalli pesanti, aldeidi, particolato sottile, etc. per cui sono state apportate varie modifiche sui liquidi e sui dispositivi nel corso degli anni.
In molti sono passati dal tabagismo al vapagismo soprattutto grazie all'uso di sigarette elettroniche di seconda generazione (6). Le e-cig di 2a generazione, più soddisfacenti per gli utilizzatori, hanno perso la forma delle tradizionali sigarette, utilizzano batterie con maggiore capacità e devono essere ricaricate immettendo il liquido nell'apposito serbatoio; in quelle di 1a generazione il liquido è contenuto all'interno del filtro, che deve essere interamente sostituito per ricaricare la e-cig (6).
I prodotti da vaping sub-ohm di successiva generazione sono utilizzati da coloro che sono interessati a pratiche come il "cloud chasing"; tali prodotti richiedono  e-liquid a bassa concentrazione di nicotina per evitare un gusto aspro, ma per compensare vengono utilizzati quantità maggiori di liquidi con conseguente maggiore rischio di esposizione a composti nocivi (7).

Comunque fra le alternative alla sigaretta convenzionale, le e-cigs rimangono i dispositivi che hanno la più bassa emissione di sostanze tossiche e cancerogene pur rilasciando livelli statisticamente significativi di metalli pesanti. Peraltro, nonostante i dispositivi a tabacco riscaldato emettano nell'ambiente minori quantità di composti organici inquinanti rispetto alla sigaretta convenzionale, recenti studi hanno evidenziato che i quantitativi di detti inquinanti è nettamente maggiore rispetto a quelli prodotti dalla sigaretta elettronica (8).

Il passaggio dalla sigaretta convenzionale a dispositivi a tabacco riscaldato come IQOS può rappresentare una commutazione verso un prodotto a basso rischio, ma bisogna chiedersi se, per coloro che hanno già sviluppato un'alterazione respiratoria fumo-correlata, quanto è probabile che la stessa migliori con il passaggio (switch) dalle sigarette convenzionali alle IQOS! Infatti, essendo attribuiti a tali dispositivi, danni infiammatori e sul sistema immunitario (9), è verosimile che le alterazioni patologiche vengano sostenute dall'uso di dispositivi a tabacco riscaldato, anche smettendo di fumare le sigarette convenzionali.
Gli studi della Philip Morris International (PMI) sul suo prodotto Heat-not-Burn IQOS, sottolineano il concetto che se il tabacco non brucia, ma viene riscaldato, la resa tossica generata sarà sicuramente più bassa.
Tuttavia rischio ridotto non significa nessun rischio; le alternative alla sigaretta convenzionale sembrano più sicure, ma lontane dall'essere sicure e rimangono pur sempre fonti evitabili di inquinamento specie in ambienti chiusi (10).
Dunque, bisogna ricordare che i vari dispositivi alternativi alla sigaretta, come la sigaretta stessa, contengono nicotina che crea dipendenza, per cui il modo migliore per ridurre il rischio di malattie legate al tabacco è di smettere completamente di fumare.
Più dettagliate informazioni sugli ingredienti dei prodotti del tabacco si possono trovare sul sito web http://www.ingredientiprodottideltabacco.it/.
Comunque l'uso della sigaretta elettronica è associabile a una cessazione del fumo non riuscita piuttosto che ad un esito positivo (11).

1. Pokhrel P, Herzog TA: Reasons for quitting cigarette smoking and electronic cigarette use for cessation help. Psychol Addict Behav. 2015 Mar;29(1):114-21
2. Farsalinos KE, Kistler KA, Gillman G, Voudris V: Evaluation of electronic cigarette liquids and aerosol for the presence of selected inhalation toxins. Nicotine Tob Res. 2015 Feb;17(2):168-74.
3. Fetterman JL, Weisbrod RM, Feng B, Bastin R, Tuttle ST, Holbrook M, Baker G, Robertson RM, Conklin DJ, Bhatnagar A, Hamburg NM: Flavorings in Tobacco Products Induce Endothelial Cell Dysfunction. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2018 Jul;38(7):1607-1615.
4. Parth Sheth, Fena Mehta, Gurusha Jangid, F N U Anamika, Bhupinder Singh, Sai Gautham Kanagala, Rohit Jain: The Rising Use of E-Cigarettes: Unveiling the Health Risks and Controversies. Cardiol Rev. 2024 Feb 22.
5. Sancilio S, Gallorini M, Cataldi A, di Giacomo V: Cytotoxicity and apoptosis induction by e-cigarette fluids in human gingival fibroblasts. Clin Oral Investig. 2016 Apr;20(3):477-83.
6. Dawkins L, Kimber C, Puwanesarasa Y, Soar K: First- versus second-generation electronic cigarettes: predictors of choice and effects on urge to smoke and withdrawal symptoms. Addiction. 2015 Apr;110(4):669-77.
7. Lucia Cancelada, Xiaochen Tang, Marion L Russell, Randy L Maddalena, Marta I Litter, Lara A Gundel, Hugo Destaillats: Volatile aldehyde emissions from "sub-ohm" vaping devices. Environ Res. 2021 Jun;197:111188.
8. Veronese C, Ruprecht AA, De Marco C, Ogliari AC, Allegri F, Munarini E, Angellotti E, Mazza R, Boffi R: Fumo di sigaretta, vapore di e-cig e “fumo freddo”: un confronto tra le emissioni di sostanze nocive. Tabaccologia 1-2017.
9. Moazed F, Chun L, Matthay MA, Calfee CS, Gotts J: Assessment of industry data on pulmonary and immunosuppressive effects of IQOS. Tob Control. 2018 Nov;27(Suppl 1):s20-s25.
10. Schober W, Fembacher L, Frenzen A, Fromme H: Passive exposure to pollutants from conventional cigarettes and new electronic smoking devices (IQOS, e-cigarette) in passenger cars. Int J Hyg Environ Health. 2019 Jan 23.
11. El-Khoury Lesueur F1, Bolze C2, Melchior M: Factors associated with successful vs. unsuccessful smoking cessation: Data from a nationally representative study. Addict Behav. 2018 May;80:110-115
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 30 dicembre 2018

31.12.2018 Un augurio ecosostenibile per il nuovo anno: niente botti e niente sigarette!

Il primo dell’anno, agli immancabili mozziconi di sigarette buttati a terra, si aggiungono i residui dei botti di Capodanno.
Osserviamo l'impatto ambientale conseguente a questo tipo di festeggiamento pirotecnico. Innanzitutto per la produzione dei fuochi d'artificio vengono utilizzati minerali estratti ed elaborati mediante procedimenti chimici realizzati in fabbriche spesso altamente inquinanti; molte di queste fabbriche usano, infatti, materiali economici che in genere sono particolarmente tossici, e attraverso il contrabbando non raramente giungono botti illegali su molte bancarelle. E dunque a fine anno al contrabbando delle sigarette si affianca quello dei botti che condividono con le sigarette parecchie sostanze pericolose per la salute.

Il fumo derivante dalla combustione dei fuochi d'artificio generalmente contiene una miscela di composti di carbone e zolfo, tracce di metalli pesanti, gas tossici e altre sostanze chimiche particolarmente nocive come ozono troposferico, biossido di zolfo, ossido di azoto. Molte di queste sostanze vengono inalate sotto forma di polveri sottili; queste ultime rappresentano degli inquinanti particolarmente pericolosi per la salute perché possono contaminare il terreno ed essere trasportati via dalla pioggia per finire in laghi, fiumi e mari.

Peraltro, i botti di Capodanno sono un incubo per i nostri amici animali. I botti, per esempio, fanno fuggire gli uccelli dai nidi e li inducono a volare al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire sfracellati su un muro o contro cavi elettrici. Quelli che riescono ad atterrare o a posarsi in qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature invernali e alla mancanza di un riparo. Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l'aborto. Cani, gatti si spaventano a morte, letteralmente; infatti, la loro soglia uditiva è marcatamente più sviluppata e sensibile di quella umana. 
A tale proposito le associazioni animaliste da anni chiedono alle amministrazioni comunali di imporre il divieto di botti di Capodanno. Segue mappa dei Comuni che hanno aderito a questo gesto di civiltà.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 17 dicembre 2018

17.12.18 ...e poi scopri che "strategia" è l'anagramma di "sigaretta"! - Giornata di prevenzione tabagismo all'ISISS Mattei di Aversa

17.12.2018: Giornata per la prevenzione del fumo di tabacco organizzata all'Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore (ISISS) E. Mattei di Aversa grazie all'interessamento della prof.ssa Anna Corvino e all'approvazione del dirigente scolastico prof. Giuseppe Manica.
In tale giornata si è attuato un incontro di prevenzione con gli studenti del biennio e con i rappresentanti di classe del triennio, preceduto da un’indagine conoscitiva online sul tabagismo rivolta a studenti di età inferiore ai 15 anni e a cui hanno risposto 434 ragazzi. 

Tale indagine condotta dal Centro Antifumo dell’ASL Caserta ha rilevato un 23% di fumatori under 15, in linea con l’attuale prevalenza del 23% della media nazionale dei fumatori di età superiore ai 15 anni. Altro dato preoccupante è che 2 studenti su 3, hanno fumatori in famiglia.  A ciò si aggiunge che oltre il 60% di coloro che fumano non si pone il problema di smettere e solo il 44% dei ragazzi ha una reale percezione che il fumo sia sicuramente dannoso.



È auspicabile che la prevenzione del tabagismo venga effettuata a vari livelli: scuola, famiglia, luoghi di aggregazione giovanile, luoghi di lavoro; ma anche a livello politico.
La legge italiana sul tabacco proibisce di vendere prodotti contenenti nicotina o tabacco (comprese sigarette elettroniche) a chi non abbia compiuto i 18 anni, altrimenti si rischiano sanzioni amministrative e sospensione per 15 giorni della licenza all'esercizio dell'attività (DECRETO LEGISLATIVO 12 gennaio 2016, n. 6). Da notare che i provvedimenti sanzionatori coinvolgono solo il venditore, ma non il minorenne per il quale non vi è uno specifico divieto di fumo; d’altra parte la vendita dei prodotti del tabacco dopo i 18 anni è del tutto legale. Tutto ciò contribuisce a ridimensionare la percezione del danno legato al fumo di tabacco. 
Oltretutto i messaggi dei mezzi di informazione di Stato sono fuorvianti: ti dico che ti fa male, ma te la vendo; ti dico che non ne hai bisogno per essere socialmente accettato, ma ti faccio vedere fumatori in TV che ricevono credito e popolarità.
A questo punto sorge il sospetto che l’introito che lo Stato riceve dalla vendita legale di tabacco sia maggiore della spesa che lo stesso Stato deve sostenere per prendersi cura di chi si ammala a seguito del consumo di tabacco. In entrambi i casi c'è da rimanere sconcertati: nel primo avremmo uno Stato che trae profitto a discapito della salute dei suoi cittadini e nel secondo avremmo per Stato un pessimo amministratore. Allora da chi vogliamo essere governati?
Forse da uno Stato più coerente che contrasta il fumo disincentivandolo in maniera responsabile, attraverso una tassazione seria come ad esempio quella in vigore in Australia, Paese che ha dichiarato guerra al fumo e dove un pacchetto di sigarette costa 27 dollari australiani pari a €16,50.

Gli adolescenti devono comprendere che se in Italia ogni anno 80 mila persone perdono la vita a causa del fumo di sigaretta, i “produttori di fumo”, per non rimetterci economicamente, devono attivarsi per rimpiazzarli con altrettanti fumatori. E dove trovare altri clienti per rimpiazzare quelli tragicamente scomparsi? Per le multinazionali del tabacco gli adolescenti costituiscono una popolazione di clienti/polli particolarmente ambita (non hanno ancora problemi di salute, diventano rapidamente dipendenti e possono assicurare una fidelizzazione ai prodotti del tabacco mediamente per 30-40 anni).
È noto che le strategie di marketing delle sigarette sono tra le più evolute di tutti i tempi... Certamente non possono dirci che la sigaretta faccia bene, ma riescono ancora a vendere ai giovani l'idea che il fumo sia una ribellione accettabile, che sia un rischio tollerabile dal nostro organismo, facendo loro credere che fumare non è la cosa peggiore che si possa fare al proprio corpo, e che magari ci sono tante altre cose che fanno male... e poi quando scopri che “strategia” è l'anagramma di “sigaretta” è troppo tardi!

Guglielmo Lauro

lunedì 19 novembre 2018

19.11.2018 Giornata mondiale per la prevenzione dell'abuso sull'infanzia: maltrattamenti da fumo

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce abuso sui minori "ogni forma di maltrattamento fisico e/o emotivo, abusi sessuali, abbandono o mancanza di cure o sfruttamento commerciale o di altro tipo, con conseguenti danni, effettivi o potenziali, alla sua salute del bambino, alla sua sopravvivenza, al suo sviluppo o alla sua dignità".

Oggi, certamente i bambini vengono accuditi con maggiori attenzioni rispetto al passato, tuttavia serpeggiano ancora atteggiamenti deleteri per l'infanzia che continua ad essere devastata da violenze ed abusi.
Una forma di violenza cui sono sottoposti circa il 50% dei bambini italiani da 0 a 13 anni è quella del fumo passivo, particolarmente dannoso per loro che hanno vie respiratorie e sistema immunitario meno sviluppati e spesso non possono difendersi dal fumo delle persone che li circondano; e poi, non essendo consapevoli dei pericoli del fumo di tabacco, i bambini non cercano neanche di proteggersi.
L'esposizione al fumo passivo causa molte malattie nei bambini, tra cui l'asma e la polmonite, e ciò si traduce in migliaia di ricoveri evitabili (1). L'esposizione al fumo passivo è una delle principali cause di sindrome della morte improvvisa del lattante (1). Pertanto, l'esposizione casuale e ricorrente dei bambini al fumo passivo, nonostante ripetuti avvertimenti, rappresenta certamente una forma di abuso sui minori (1).
Le ripercussioni del fumo di tabacco sui minori non si fermano qui. I risultati di un recente studio hanno dimostrato che coloro che subiscono maltrattamento in età infantile sono maggiormente suscettibili di sviluppare una dipendenza da nicotina in età adulta e di avere così danni persistenti per tutta la vita (2); insomma, storie di abuso infantile sono associate ad un'accresciuta vulnerabilità alla dipendenza da nicotina (3) e anche da alcol (2).

In effetti, le cosiddette esperienze sfavorevoli infantili sono spesso associate all'instaurarsi di dipendenze legali (fumo e alcol) e illegali (fumo di contrabbando e droghe) che si riscontrano nell'adolescenza (4). Studi recenti hanno riscontrato una relazione tra maltrattamento infantile e comparsa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in età adulta, anche se gran parte di tale associazione è attribuibile al fumo di sigaretta spesso presente in coloro che sono stati vittime di maltrattamento infantile (5).
I maltrattamenti e fra questi il fumo passivo subìto in età prenatale e infantile sono in grado di modificare la biologia del cervello attraverso dei cambiamenti strutturali che influenzano la maturazione cerebrale e aumentano il rischio di disturbo depressivo maggiore (6, 7).
Sarebbero, dunque, auspicabili approcci preventivi antitabacco indirizzati a coloro che sono stati vittime di maltrattamenti e abusi in età infantile (5, 8, 9).

Il 19 novembre è dedicato alla Giornata Mondiale per la Prevenzione dell’Abuso sull'infanzia (World Day for Prevention of Child Abuse), promossa dalle Nazioni Unite. Le comunità mediche e di salute pubblica dovrebbero accelerare i loro sforzi per proteggere i bambini dall'esposizione ad una forma di violenza evitabile ed ancora molto diffusa: il fumo passivo.
Intanto, a mano a mano che la nostra comprensione dei danni del fumo aumenta, parimenti deve aumentare anche la nostra responsabilità di difendere coloro che sono inconsapevolmente messi in pericolo. Dunque, come intervenire da un punto di vista sanitario?
Più che un approccio sanzionatorio e giudicante bisognerebbe concentrarsi verso le figure genitoriali cercando di fornire loro le opportune risorse per aiutarle a smettere di fumare.  Perseguire penalmente i genitori fumatori o richiedere una segnalazione alle autorità per maltrattamento potrebbe avere effetti discutibili in termini di sicurezza dei bambini da proteggere (10). Si potrebbe avere come conseguenza quella di indurre le persone a nascondere comportamenti a rischio che comunque persistono o evitare l'assistenza sanitaria per paura di ripercussioni legali (10).
I genitori che stanno fumando oggi sono stati probabilmente i bambini traumatizzati di ieri, per cui è importante fornire supporto ai fumatori per cambiare i comportamenti con interventi mirati ed in base al loro stadio del cambiamento. Sfortunatamente, pochissimi genitori che fumano ricevono questi tipi di interventi da fornitori di cure pediatriche. Insomma, almeno per ciò che riguarda il fumo di tabacco, finché non sappiamo se determinati genitori abbiano o meno avuto un adeguato intervento di prevenzione, non sembra produttivo trattare con modalità sanzionatoria il loro comportamento come forma di abuso sui minori (10).

1. Kristman-Valente AN, Brown EC, Herrenkohl TI: Child physical and sexual abuse and cigarette smoking in adolescence and adulthood. J Adolesc Health. 2013 Oct;53(4):533-8.
2. Elliott JC, Stohl M, Wall MM, Keyes KM, Goodwin RD, Skodol AE, Krueger RF, Grant BF, Hasin DS: The risk for persistent adult alcohol and nicotine dependence: the role of childhood maltreatment. Addiction. 2014 May;109(5):842-50.
3. Smith PH, Homish GG, Saddleson ML, Kozlowski LT, Giovino GA: Nicotine withdrawal and dependence among smokers with a history of childhood abuse. Nicotine Tob Res. 2013 Dec;15(12):2016-21.
4. Gonçalves H, Soares AL, Santos AP, Ribeiro CG, Bierhals IO, Vieira LS, Hellwig NL, Wehrmeister FC, Menezes AM: Adverse childhood experiences and consumption of alcohol, tobacco and illicit drugs among adolescents of a Brazilian birth cohort. Cad Saude Publica. 2016 Nov 3;32(10):e00085815.
5. Shields ME, Hovdestad WE, Gilbert CP, Tonmyr LE: Childhood maltreatment as a risk factor for COPD: findings from a population-based survey of Canadian adults. Int J Chron Obstruct Pulmon Dis. 2016 Oct 26;11:2641-2650.
6. Opel N, Redlich R, Dohm K, Zaremba D, Goltermann J, Repple J, Kaehler C, Grotegerd D, Leehr EJ, Böhnlein J, Förster K, Meinert S, Enneking V, Sindermann L, Dzvonyar F, Emden D, Leenings R, Winter N, Hahn T, Kugel H, Heindel W, Buhlmann U, Baune BT, Arolt V, Dannlowski U: Mediation of the influence of childhood maltreatment on depression relapse by cortical structure: a 2-year longitudinal observational study. Lancet Psychiatry. 2019 Apr;6(4):318-326.
7. Tozzi L, Garczarek L, Janowitz D, Stein DJ, Wittfeld K, Dobrowolny H, Lagopoulos J, Hatton SN, Hickie IB, Carballedo A, Brooks SJ, Vuletic D, Uhlmann A, Veer IM, Walter H, Bülow R, Völzke H, Klinger-König J, Schnell K, Schoepf D, Grotegerd D, Opel N, Dannlowski U, Kugel H, Schramm E, Konrad C, Kircher T, Jüksel D, Nenadić I, Krug A, Hahn T, Steinsträter O, Redlich R, Zaremba D, Zurowski B, Fu CHY, Dima D, Cole J, Grabe HJ, Connolly CG, Yang TT, Ho TC, LeWinn KZ, Li M, Groenewold NA, Salminen LE, Walter M, Simmons AN, van Erp TGM, Jahanshad N, Baune BT, van der Wee NJA, van Tol MJ, Penninx BWJH, Hibar DP, Thompson PM, Veltman DJ, Schmaal L, Frodl T1; ‘for the ENIGMA-MDD Consortium’: Interactive impact of childhood maltreatment, depression, and age on cortical brain structure: mega-analytic findings from a large multi-site cohort. Psychol Med. 2019 May 14:1-12.
8. Almuneef M, Hollinshead D, Saleheen H, AlMadani S, Derkash B, AlBuhairan F, Al-Eissa M, Fluke J: Adverse childhood experiences and association with health, mental health, and risky behavior in the kingdom of Saudi Arabia. Child Abuse Negl. 2016 Oct;60:10-17.
9. Kisely S, Abajobir AA, Mills R, Strathearn L, Clavarino A, Gartner C, Najman JM: Child maltreatment and persistent smoking from adolescence into adulthood: a birth cohort study. Nicotine Tob Res. 2019 Mar 15.
10. Lindhorst T: Is exposure to secondhand smoke child abuse? No. Ann Fam Med. 2015 Mar;13(2):105-6.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 29 ottobre 2018

29.10.18 Giornata Mondiale della Psoriasi: aggiornamenti sul ruolo del fumo di tabacco

Il 29.10.18, si celebra la Giornata Mondiale della Psoriasi (World Psoriasis Day) dal tema "Tratta la psoriasi seriamente" (“Treat Psoriasis Seriously”) per promuovere un migliore accesso alle cure e un aumento della conoscenza di una malattia diffusissima. La psoriasi è una malattia infiammatoria immuno-mediata della pelle, non infettiva, né contagiosa, e a decorso cronico e recidivante. Colpisce il 2-3% della popolazione mondiale e generalmente è caratterizzata da chiazze arrossate, ricoperte da squame biancastre, che si localizzano in alcune sedi tipiche come gomiti, ginocchia, cuoio capelluto. La psoriasi si presenta in varie forme e non esiste ad oggi un trattamento risolutivo, ma si può tenere sotto controllo con opportune strategie preventive e di cura. La psoriasi da moderata a grave (> 10% della superficie corporea) è spesso associata a manifestazioni extra-cutanee come l'artrite psoriasica e a malattie metaboliche per le quali il fumo costituisce un fattore di rischio indipendente (*), come l'obesità addominale, diabete, steatosi epatica non alcolica (Nonalcoholic Fatty Liver Disease, NAFLD) e malattia renale cronica (1).
Osserviamo meglio questi fattori di rischio fumo-correlati:
  • L'accumulo di grasso intra-addominale è associato al fumo di tabacco così come il rapporto vita-fianchi (WHR) (2).
  • Notoriamente il fumo aumenta significativamente il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 (3).
  • Studi recenti (4) hanno indicato, tra i pazienti con psoriasi, un aumento della prevalenza di steatosi epatica non alcolica, che è significativamente correlata al fumo di sigarette (5).
  • Il fumo determinando un minor afflusso di sangue compromette una corretta funzione renale condizionando lo sviluppo di una malattia renale cronica (6).

In effetti, il paziente psoriasico spesso mostra in alta percentuale stili di vita non salutari che oltre a peggiorare la patologia di base contribuiscono ad aumentare il rischio di malattia cardiovascolare correlata (8).
In base alle linee guida, interventi non farmacologici come la cessazione del fumo, la dieta e l'esercizio fisico sono indicati per migliorare sia la risposta ai trattamenti per la psoriasi, sia per ridurre il rischio cardiovascolare (1,7). Infatti, alcuni trattamenti con ioduro di potassio ed eventuale combinazione con tetraciclina impiegati per la forma di psoriasi pustolosa palmo-plantare, risultano compromessi dal fumo di tabacco (9).
Ulteriori fattori di rischio di frequente riscontro nella psoriasi e su cui incide negativamente il fumo sono la dislipidemia e la sindrome metabolica (1).
Secondo alcuni studi il fumo di tabacco e l'esposizione al fumo di tabacco ambientale in età infantile sono significativamente associati con una successiva comparsa di psoriasi (10). Anzi il fumo materno durante la gravidanza aumenta il rischio di psoriasi infantile e sostiene il ruolo causale del fumo nella patogenesi della psoriasi (11).
Recenti studi hanno evidenziato un'associazione tra carenza di vitamina D e psoriasi, riscontrando livelli ematici di vitamina D sette volte inferiori nei pazienti affetti dalla patologia rispetto ai soggetti sani (12, 13). In questi casi, va presa in considerazione anche l'aggravante del fumo di sigaretta spesso causa di riduzione dei valori circolanti di vitamina D. Poiché la vitamina D svolge un'azione antinfiammatoria a livello cutaneo, la deplezione indotta dal fumo potrebbe contribuire alla genesi e all'aggravamento della psoriasi. La diagnosi precoce dello stato di carenza vitaminica e un tempestivo trattamento integrativo potrebbero condurre a migliori risultati terapeutici e a un miglioramento della qualità di vita nei pazienti affetti da psoriasi (12).
Dunque, i dermatologi dovrebbero svolgere un ruolo importante nel ridurre il carico sanitario del fumo influenzando i pazienti a cambiare il loro comportamento (14).

(*) fattore di rischio indipendente indica che da solo è in grado di aumentare l'incidenza di una patologia, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predispondenti.

1. Gisondi P, Galvan A, Idolazzi L, Girolomoni G: Management of moderate to severe psoriasis in patients with metabolic comorbidities. Front Med (Lausanne). 2015 Jan 21;2:1.
2. Gupta R, Rastogi P, Sarna M, Gupta VP, Sharma SK, Kothari K: Body-mass index, waist-size, waist-hip ratio and cardiovascular risk factors in urban subejcts. J Assoc Physicians India. 2007 Sep;55:621-7.
3. Willi C, Bodenmann P, Ghali WA, Faris PD, Cornuz J: Active smoking and the risk of type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Department of Ambulatory Care and Community Medicine, University of Lausanne, Lausanne, Switzerland. carole.willi@hospvd.ch. JAMA. 2007 Dec 12;298(22):2654-64.
4. Abedini R, Salehi M, Lajevardi V, Beygi S: Patients with psoriasis are at a higher risk of developing nonalcoholic fatty liver disease. Clin Exp Dermatol. 2015 May 11.
5. Okamoto M, Miyake T, Kitai K, Furukawa S, Yamamoto S, Senba H, Kanzaki S, Deguchi A, Koizumi M, Ishihara T, Miyaoka H, Yoshida O, Hirooka M, Kumagi T, Abe M, Matsuura B, Hiasa Y: Cigarette smoking is a risk factor for the onset of fatty liver disease in nondrinkers: A longitudinal cohort study. PLoS One. 2018 Apr 17;13(4):e0195147.
6.  Tohidi M, Hasheminia M, Mohebi R, Khalili D, Hosseinpanah F, Yazdani B, Nasiri AA, Azizi F, Hadaegh F: Incidence of chronic kidney disease and its risk factors, results of over 10 year follow up in an Iranian cohort. PLoS One. 2012;7(9):e45304.
7. Egeberg A, Skov L: Management of cardiovascular disease in patients with psoriasis. Expert Opin Pharmacother. 2016 Aug;17(11):1509-16.
8. Nelson PA, Kane K, Chisholm A, Pearce CJ, Keyworth C, Rutter MK, Chew-Graham CA, Griffiths CE, Cordingley L; IMPACT Team (Identification and Management of Psoriasis-Associated Co-morbidiTy): 'I should have taken that further' - missed opportunities during cardiovascular risk assessment in patients with psoriasis in UK primary care settings: a mixed-methods study. Health Expect. 2016 Oct;19(5):1121-37.
9. Hayashi S, Shimaoka Y, Hamasaki Y, Hatamochi A: Palmoplantar pustulosis and pustulotic arthro-osteitis treatment with potassium iodide and tetracycline, a novel remedy with an old drug: a review of 25 patients. Int J Dermatol. 2017 Aug;56(8):889-893).
10. Lønnberg AS, Skov L, Skytthe A, Kyvik KO, Pedersen OB, Thomsen SF: Smoking and risk for psoriasis: a population-based twin study. Int J Dermatol. 2016 Feb;55(2):e72-8.
11. Groot J, Nybo Andersen AM, Blegvad C, Pinot de Moira A, Skov L: Prenatal, infantile, and childhood tobacco exposure and risk of pediatric psoriasis in the Danish National Birth Cohort offspring. J Am Acad Dermatol. 2020 Jan 20.
12. Ghulam Hassan Bhat, Sadaf Guldin, Mosin Saleem Khan, Mir Yasir, Ganesh Prasad: Vitamin D status in Psoriasis: impact and clinical correlations. BMC Nutr. 2022 Oct 19;8(1):115. 
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Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche: