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lunedì 16 agosto 2021

14.08.2021 La prima causa evitabile di emissioni di CO2: l'industria del tabacco!

Sebbene la prevalenza del fumo sia mediamente diminuita nei Paesi ad alto reddito, il consumo globale di sigarette continua ad aumentare, in gran parte a causa della crescente diffusione del fumo da parte dei giovani nei Paesi in via di sviluppo (1).

Gli effetti del fumo sulla salute sono ormai ben conosciuti, tuttavia gli impatti del tabacco sull'ambiente sono meno divulgati.
I processi di coltivazione, stagionatura, lavorazione, produzione e distribuzione del tabacco rappresentano una catena produttiva il cui impatto sull'ambiente è molto gravoso a partire dall'impoverimento del suolo. Infatti, le piante di tabacco assimilando quantità molto elevate di sostanze nutritive, impoveriscono notevolmente i terreni di coltivazione tanto che nei due anni successivi essi non possono essere riutilizzati, né per il tabacco che sarebbe di pessima qualità, né per grano o cereali. Quindi, per ottenere facilmente grandi e sistematiche coltivazioni di tabacco di qualità, si impiegano terreni preferibilmente vergini. 
Peraltro, confrontando l'impatto del tabacco rispetto ad altre colture è stato stimato che la produzione di una tonnellata di tabacco verde necessita di quasi 1300 mq di terreno agricolo, area che potrebbe consentire la produzione di circa 6 tonnellate di pomodori o quasi mezza tonnellata di grano in regioni adatte alla loro coltivazione. Discorso analogo vale per l'impatto idrico delle coltivazioni di tabacco: una tonnellata di tabacco necessita di circa 670 mc di acqua che è paragonabile a quella necessaria per ottenere una tonnellata di riso ed è da 5 a 8 volte maggiore di quella che occorrerebbe per una tonnellata di pomodori o di patate. Intanto, la coltivazione del tabacco si è ridotta nei Paesi ricchi ed è dislocata soprattutto in quelli più poveri, dove la fame e la sete sono spesso un problema grave. E per di più, vista la necessità di ottenere sempre nuovi terreni adatti alla coltivazione del tabacco, si calcola che ogni anno si abbattono circa 2 milioni e mezzo di ettari di foresta, cosa possibile sostanzialmente nei Paesi in via di sviluppo (Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Kyrgyzstan, Libano, Malawi e Zimbabwe) che sono sempre più sottoposti a sfruttamento. In altre parole, fumare sigarette significa letteralmente continuare a bruciare le risorse di questi Paesi e favorire lo sfruttamento del lavoro minorile (*).


Fig.: Libano del Sud (2012): madre e figli che sistemano le foglie di tabacco raccolte (infilzatura)


All'impoverimento del suolo, all'impatto idrico e alla deforestazione fa seguito l'uso di sostanze chimiche (pesticidi, fertilizzanti e antiparassitari) che vengono utilizzate in maniera massiva con pericolosi squilibri dell'ecosistema (aumento di zanzare, etc.) (**).
Come si è detto, la produzione del tabacco determina anche l'abbattimento di ettari ed ettari di foreste sia per coltivare su terreni vergini, sia per avere legna da ardere utilizzata nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco. Detta deforestazione rappresenta un serio fattore responsabile dell'aumento di anidride carbonica (CO2) in atmosfera, essendovi da un lato la riduzione di "polmone verde" che assorbirà meno CO2, e dall'altro l'immissione in atmosfera di CO2 prodotta dalla combustione del legname nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco (uno dei processi produttivi del tabacco meno sostenibili).
Peraltro, l'aumento di CO2 in atmosfera, a seguito delle attività antropiche, rende più spesse le foglie e le foglie ispessite dalla CO2 sequestrano meno carbonio atmosferico con conseguente compromissione della fotosintesi clorofilliana. Anche per questo motivo si riduce il rendimento del nostro "polmone verde".

Il consumo di sigarette e lo smaltimento delle stesse, anche se attraverso termovalorizzatori, comporta altra produzione di gas di serra (il cui componente principale è l'anidride carbonica). Tuttavia, se come avviene nella maggior parte dei casi, i mozziconi di sigaretta vengono dispersi nell'ambiente (a terra o nel water) si determinano gravi danni all'ecosistema principalmente a causa del materiale di cui è formato il filtro, l'acetato di cellulosa che richiede decenni per decomporsi, mentre le sostanze tossiche in esso contenute possono compromettere la capacità di crescita delle piante. Non meno importante è il problema degli incendi che spesso partono da un semplice mozzicone abbandonato e i risultati sono devastanti specie nei mesi estivi. Gli incendi, in effetti, contribuiscono alla liberazione in atmosfera di gas serra e di tante altre sostanze più o meno tossiche e cancerogene (particolato, idrocarburi complessi -compresi gli idrocarburi policiclici aromatici- e gas irritanti).
Comunque a prescindere dalla produzione di gas serra derivante da incendi causati da mozziconi di sigaretta, il rapporto dell'Imperial College di Londra presentato nel 2018 alla Conferenza sulla convenzione quadro dell'Oms per il Controllo del Tabacco (FCTC), attribuisce al settore del tabacco la responsabilità dell'emissione di oltre 80 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all'anno, tra coltivazione, stagionatura, lavorazione e manifattura. La CO2 equivalente (CO2eq) rappresenta la misura che esprime l’impatto (in termini di riscaldamento globale) di tutti i gas serra equiparati alla CO2 secondo definite tabelle di conversione.
Dunque, se volessimo paragonare l'impatto ambientale della sigaretta in termini di emissioni di gas serra, si può affermare che fumare una sola sigaretta equivale ad emettere 14 grammi di CO2 equivalente (2). Pertanto, nell’arco di una vita intera, un fumatore che fuma 1 pacchetto di sigarette al giorno per 50 anni contribuisce ad emettere in atmosfera 5,1 tonnellate di CO2eq.
Nella seguente immagine si dà l'idea di quanto può essere ampia visivamente una tonnellata di CO2. 

Il patrimonio forestale va preservato con leggi rigorose perché non solo assorbe le emissioni di CO2 legate alle attività umane, ma costituisce una vera e propria riserva di carbonio, in quanto tale elemento è fissato nei tessuti vegetali (legno, foglie, etc.). 

Concretamente 1 mc di legno pesa mediamente 500 kg ed è composto per il 50% da carbonio (C) e quindi contiene 250 kg di C. Se il C viene convertito in CO2  (ossidato), da 1 kg di C derivano circa 3,67 kg di CO2. Per cui 250 kg di C generano 917 kg di CO2. In altre parole 1 mc di legno imprigiona 1 tonnellata di CO2 che verrebbe liberato in caso di combustione.

A questo punto possiamo renderci conto di quanto è importante preservare il nostro patrimonio forestale attraverso una coltivazione sostenibile, cioè rimuovendo alberi malati che imputridendo rilasciano CO2, evitando la deforestazione per far spazio a coltivazioni di tabacco, ma soprattutto contrastando gli incendi.
Il legno che viene utilizzato per materiali da costruzione deve essere immaginato come un serbatoio di CO2 che viene spostato dalla foresta nelle nostre case; per cui sarebbe auspicabile utilizzarlo il maggior tempo possibile come materiale e il più tardi possibile come fonte energetica e quindi come combustibile.
Tante solo le emissioni riducibili di CO2, poche sono quelle evitabili, prima fra tutte è quella associata al consumo di tabacco. 
Volendo ora prendere in considerazione solo i pazienti che ad oggi hanno smesso di fumare presso il Centro Antifumo Quit di Aversa (e quindi in circa 12 ann), si può dire che la loro cessazione in termini di sostenibilità ambientale corrisponderebbe al risparmio di circa 250 tonnellate di CO2eq pari ad un quantitativo di CO2eq prodotto da 166 auto a benzina in attività per un anno (con media annuale di 11400 km). Dunque, un motivo in più per smettere di fumare, una motivazione ecologica che può aiutare a contrastare il riscaldamento globale del pianeta!

1. Tobacco Control and Tobacco farming, Separating Myth from Reality. Edition: 1 Chapter: 6 Publisher: Anthem Press Editors: Wardie Leppan, Natacha Lecours, David Buckles - Sep. 2014.
2. Maria Zafeiridou, Nicholas S Hopkinson, and Nikolaos Voulvoulis: Cigarette Smoking: An Assessment of Tobacco’s Global Environmental Footprint Across Its Entire Supply Chain. Environ. Sci. Technol. 2018, 52, 15, 8087–8094.
Guglielmo Lauro
(medico)

vedi anche:

lunedì 1 luglio 2019

01.07.2019 Estati non più sostenibili se le spiagge continuano ad essere popolate da fumatori

Per tutelare le spiagge dall’invasione di mozziconi di sigarette, quest'anno molti Comuni italiani che si affacciano sul mare hanno avviato ordinanze di divieto del fumo di tabacco su arenili e spiagge.
È accertato che i principali responsabili dei rifiuti in spiaggia sono i bagnanti e che l'inquinante maggiormente rappresentato è costituito dai mozziconi di sigaretta. Ciò è in linea con quanto emerso da uno studio sulla quantità e sulla composizione dei rifiuti rilevati lungo la costa occidentale della Spagna (1). Che si tratti delle spiagge dell’Andalusia o delle spiagge del nostro litorale, il comportamento dei fumatori non fa differenza: l’abitudine di gettare a terra i mozziconi o di affondarli nella sabbia è comune dappertutto.
Le amministrazioni comunali e i gestori di stabilimenti balneari in cui è ancora possibile fumare dovrebbero essere consapevoli che non rendendo le spiagge libere dal fumo contribuiscono all'inquinamento ambientale e al danneggiamento aggravato del patrimonio naturale.
Tuttavia per mitigare la piaga ambientale, purtroppo ancora onnipresente, dell'abbandono dei mozziconi in spiaggia si dovrebbe intervenire sulla riduzione del danno. Ed in attesa di provvedimenti concreti si potrebbe intervenire nei seguenti modi:
-raccomandando ai bagnanti fumatori di spegnere la sigaretta e conservarla, possibilmente in un posacenere portatile, per gettarla una volta lasciata la spiaggia
-applicazione di politiche educative (ad es. la partecipazione pubblica a sondaggi e il coinvolgimento in attività di pulizia per aumentare la consapevolezza)
-sforzi delle amministrazioni locali attraverso il potenziamento della presenza di cestini dei rifiuti, operazioni di pulizia meccanica e manuale.
Magari con la sensibilizzazione e con l'applicazione di sanzioni, i fumatori ci penseranno due volte prima di buttare mozziconi in spiaggia o diversamente, il rispetto del divieto potrebbe rivelarsi un buon pretesto per smettere.
Segue infografica delle spiagge dove si può respirare aria di mare non inquinata dal fumo di tabacco e dove si può camminare su spiagge non contaminate da mozziconi.

Comunque va osservato che rifiuti derivanti dai prodotti fumo in considerazione della loro della grande galleggiabilità, purtroppo li possiamo osservare anche sulle spiagge più incotaminate.
Ma perché i mozziconi sono tanto pericolosi specialmente per l'ambiente marino?
Il ciclo di vita del materiale plastico dei filtri di sigaretta è particolarmente breve; basta il tempo di fumarla che, nel giro di qualche minuto, il filtro diventa rifiuto e per di più anche tossico. Non per questo dobbiamo demonizzare tutto il materiale plastico.
Infatti, da un lato abbiamo le plastiche con ciclo di vita molto lungo, ad es. le tapparelle avvolgibili in plastica che possono essere utilizzate per 40 anni e più, dall'altro lato abbiamo la plastica degli oggetti monouso (ad es. biccherini, buste, imballaggi, mozziconi, etc.) con un ciclo di vita brevissimo. Tra le plastiche con ciclo di vita brevissimo, i mozziconi sono gli inquinanti più dannosi, non solo per la loro facile disgregazione in microplastiche che entrano nella catena alimentare marina, ma perché oltre a contenere i residui tossici del fumo tendono a catturare tanti altri inquinanti presenti nell’ambiente e dunque fungono da vettori di questi stessi inquinanti catturati. Dunque, la pericolosità per l’uomo è legata principalmente a questo processo. Infatti, le microplastiche che si accumulano nei visceri addominali dei pesci, sebbene non tendano a risalire lungo la rete alimentare umana perché in genere i visceri vengono scartati, rappresentano comunque un veicolo di inquinanti che si accumulano nella fauna marina. Dal bioaccumulo alla biomagnificazione il passo è breve. La biomagnificazione è il processo grazie al quale l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi (il bioaccumulo) aumenta di concentrazione man mano che si sale al livello trofico successivo (cioè da preda a predatore), ovvero procedendo dal basso verso l’alto nella catena alimentare.
Siccome i pesci si mangiano l’un l’altro interi, la concentrazione di microplastiche e quindi di inquinanti cresce in maniera potenzialmente esponenziale.

1. Asensio-Montesinos F, Anfuso G, Williams AT: Beach litter distribution along the western Mediterranean coast of Spain. Mar Pollut Bull. 2019 Apr;141:119-126.
Guglielmo Lauro
(medico)

mercoledì 5 giugno 2019

05.06.2019 Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day - WED): grazie per non gettare i mozziconi nella natura!



Ogni anno nel mondo vengono consumate circa 6 mila miliardi di sigarette, e buttare il mozzicone a terra, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è un’azione purtroppo considerata normale dalla maggior parte dei fumatori.
L'impatto ambientale del fumo è particolarmente grave e non più sostenibile. Tutte le leggi esistenti sui rifiuti e sul divieto di fumo sono largamente inefficaci ad arginare l’inquinamento causato dal contaminante più disseminato nel mondo: il mozzicone di sigaretta. Esso, peraltro, rappresenta anche il primo contaminante degli oceani a livello mondiale e la tipologia di rifiuto più numeroso raccolto sulle coste di tutto il pianeta, così come riportato dall'Ocean Conservancy, un’associazione no-profit che da 32 anni organizza l’International coastal cleanup (associazione internazionale di pulizia costiera).
I mozziconi di sigarette sono così onnipresenti che molti neanche si rendono conto di quanto essi sporchino le nostre strade, i parchi e le spiagge di tutto il mondo, per non parlare del danno all’ecosistema. Bisogna rendere consapevoli i fumatori che l’abbandono indiscriminato di mozziconi non è solo un problema di decoro. Un mozzicone impiega, infatti, fino a 10 anni a decomporsi e può inquinare circa 500 litri di acqua essendo un concentrato di sostanze tossiche complicate da smaltire.
Un recente studio (1) ha esaminato il tempo di degradazione dei mozziconi di sigaretta, ed ha rilevato che essa risulta rapida quando si tratta della componente esterna, cartacea, poi la degradazione si arresta quasi del tutto a livello dell'acetato di cellulosa, un materiale plastico che si spezzetta in microplastiche che entrano a far parte delle catene alimentari marine; ogni filtro di sigaretta è costituito da circa 12'000 fibre del suddetto materiale plastico (2); le suddette fibre sono generalmente legate fra loro da una sostanza plastificante, la triacetina. I mozziconi rappresentano circa un terzo di tutti i rifiuti raccolti sulle coste marine e costituiscono una minaccia ambientale continua.
Il filtro che si trova nel mozzicone di sigaretta è stato introdotto negli anni Cinquanta del secolo scorso, allo scopo di bloccare sostanze dannose per l'organismo del fumatore e quindi come alternativa "più salutare" alle sigarette senza filtro.
Alcuni studi hanno rilevato che le sottilissime fibre che costituiscono il filtro vengono inalate e anche ingerite; addirittura sono state segnalate fibre filtranti nel tessuto polmonare di pazienti con cancro ai polmoni (2).
Altri studi hanno riscontrato che i filtri adottati nelle sigarette alterano il meccanismo di combustione del tabacco facendo aumentare il numero di tossine presenti e aumentano la probabilità di contrarre l'adenocarcinoma del polmone (2, 3).
Il principale costituente dei filtri è l'acetato di cellulosa che, dunque, oltre a non apportare alcun beneficio alla salute del fumatore, può addirittura danneggiarla.
Peraltro, è stato riscontrato che i metalli tossici come Mercurio e Piombo rilasciati dai mozziconi di sigaretta, compromettono l'ecosistema marino e così come avviene per le microplastiche anche i metalli tossici entrano nella catena alimentare umana (4).
Vari studi hanno accertato che la maggior parte dei rifiuti marini proviene da fonti terrestri, specialmente in relazione alle attività correlate al fumo di tabacco (5).
Si fanno battaglie e si prendono provvedimenti contro le plastiche di qualsiasi provenienza, ma per le plastiche dei mozziconi di sigaretta costituiti da filtri inutili e inquinanti si fa ancora poco.
Sarebbe auspicabile riproporre nel nostro Paese la campagna di sensibilizzazione adottata dalla località francese Colliure sul tema dell'inquinamento idrico, fissando accanto ai tombini una targa con la scritta “Ne rien jeter, ne rien vider. LA MER COMMENCE ICI” che sta per “Non gettare niente, non svuotare nulla. IL MARE INIZIA QUI”. Infatti, la battaglia per tenere puliti i nostri mari può iniziare proprio da qui e ciò dobbiamo ricordarlo quando ci sfiora l'idea di buttare nel tombino un inquinante qualsiasi e soprattutto un mozzicone di sigaretta!

1. Bonanomi G, Incerti G, Cesarano G, Gaglione SA, Lanzotti V: Cigarette butt decomposition and associated chemical changes assessed by 13C CPMAS NMR. PLoS One. 2015 Jan 27;10(1):e0117393.
2. Novotny TE, Lum K, Smith E, Wang V, Barnes R: Cigarettes butts and the case for an environmental policy on hazardous cigarette waste. Int J Environ Res Public Health. 2009 May;6(5):1691-705.
3. Song MA, Benowitz NL, Berman M, Brasky TM, Cummings KM, Hatsukami DK, Marian C, O'Connor R, Rees VW, Woroszylo C, Shields PG: Cigarette Filter Ventilation and its Relationship to Increasing Rates of Lung Adenocarcinoma. J Natl Cancer Inst. 2017 Dec 1;109(12).
4. Dobaradaran S, Schmidt TC, Nabipour I, Ostovar A, Raeisi A, Saeedi R, Khorsand M, Khajeahmadi N, Keshtkar M: Cigarette butts abundance and association of mercury and lead along the Persian Gulf beach: an initial investigation. Environ Sci Pollut Res Int. 2018 Feb;25(6):5465-5473.
5. Munari C, Corbau C, Simeoni U, Mistri M: Marine litter on Mediterranean shores: Analysis of composition, spatial distribution and sources in north-western Adriatic beaches. Waste Manag. 2016 Mar;49:483-490. 
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 30 dicembre 2018

31.12.2018 Un augurio ecosostenibile per il nuovo anno: niente botti e niente sigarette!

Il primo dell’anno, agli immancabili mozziconi di sigarette buttati a terra, si aggiungono i residui dei botti di Capodanno.
Osserviamo l'impatto ambientale conseguente a questo tipo di festeggiamento pirotecnico. Innanzitutto per la produzione dei fuochi d'artificio vengono utilizzati minerali estratti ed elaborati mediante procedimenti chimici realizzati in fabbriche spesso altamente inquinanti; molte di queste fabbriche usano, infatti, materiali economici che in genere sono particolarmente tossici, e attraverso il contrabbando non raramente giungono botti illegali su molte bancarelle. E dunque a fine anno al contrabbando delle sigarette si affianca quello dei botti che condividono con le sigarette parecchie sostanze pericolose per la salute.

Il fumo derivante dalla combustione dei fuochi d'artificio generalmente contiene una miscela di composti di carbone e zolfo, tracce di metalli pesanti, gas tossici e altre sostanze chimiche particolarmente nocive come ozono troposferico, biossido di zolfo, ossido di azoto. Molte di queste sostanze vengono inalate sotto forma di polveri sottili; queste ultime rappresentano degli inquinanti particolarmente pericolosi per la salute perché possono contaminare il terreno ed essere trasportati via dalla pioggia per finire in laghi, fiumi e mari.

Peraltro, i botti di Capodanno sono un incubo per i nostri amici animali. I botti, per esempio, fanno fuggire gli uccelli dai nidi e li inducono a volare al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire sfracellati su un muro o contro cavi elettrici. Quelli che riescono ad atterrare o a posarsi in qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature invernali e alla mancanza di un riparo. Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l'aborto. Cani, gatti si spaventano a morte, letteralmente; infatti, la loro soglia uditiva è marcatamente più sviluppata e sensibile di quella umana. 
A tale proposito le associazioni animaliste da anni chiedono alle amministrazioni comunali di imporre il divieto di botti di Capodanno. Segue mappa dei Comuni che hanno aderito a questo gesto di civiltà.
Guglielmo Lauro
(medico)

martedì 5 giugno 2018

05.06.2018 Giornata Mondiale dell'Ambiente - World Environment Day (WED): l'impatto ambientale del tabacco

L'impatto ambientale del tabacco è molto rilevante: i danni sull'ambiente sono tanto disastrosi quanto quelli che si evidenziano sulla salute umana. Anzi il tabacco rappresenta una delle più grandi minacce alla salute della nostra biosfera ed incide su vari livelli: coltivazione, lavorazione/produzione, consumo, smaltimento.
Nella fase di coltivazione, le piante di tabacco necessitano di quantità molto elevate di sostanze nutritive, tanto che impoveriscono notevolmente il terreno. Infatti, dopo la raccolta del tabacco si evita di riutilizzare lo stesso terreno per i due anni successivi altrimenti si avrebbe una produzione di pessima qualità, ma non può essere neanche utilizzato per grano o cereali, al massimo sullo stesso terreno si possono coltivare tuberi. Quindi per ottenere facilmente grandi e sistematiche coltivazioni di tabacco di qualità si impiegano terreni preferibilmente vergini, magari anche abbattendo foreste pur di far posto a nuove colture di tabacco. Si calcola che ogni anno si abbattono circa 2 milioni e mezzo di ettari di foresta per coltivare tabacco. Tutto questo accelera il deterioramento del suolo, porta alla desertificazione, mette a rischio oltre 2 milioni di specie animali, riduce la sicurezza dei territori per l'aumentato rischio di alluvioni, frane e smottamenti e mette in crisi intere comunità locali. Peraltro, la coltivazione di piante di tabacco si pone in diretta concorrenza con la coltivazione di prodotti alimentari che invece potrebbero sfamare le popolazioni le quali invece sono coinvolte nella coltivazione, raccolta e lavorazione del tabacco. In altre parole, il tabacco impoverisce sia i terreni sia coloro che sono coinvolti nella lavorazione del tabacco; infatti, la tabacchicoltura richiede un certo impegno economico per l'acquisto di grosse quantità di concimi chimici (fosfati, sostanze azotate e potassio), antiparassitari e pesticidi. Quindi i terreni oltre ad essere impoveriti sono anche contaminati da numerose sostanze chimiche che poi vanno ad inquinare anche le risorse idriche locali. 
Per quanto riguarda i processi di lavorazione/produzione del tabacco da fumo vengono abbattuti ettari ed ettari di foreste in modo da avere legna da ardere per essiccare le foglie di tabacco; il conseguente utilizzo di alberi come combustibili e la deforestazione sono causa di aumento della CO2 nell'atmosfera e quindi dei cambiamenti climatici. Inoltre, all'aumento della CO2 contribuiscono anche i non rari incendi innescati da mozziconi di sigaretta.
Il consumo delle sigarette concorre all'inquinamento ambientale in maniera diretta, degradando la qualità dell'aria (attraverso i gas, le polveri sottili e le numerose sostanze tossiche che si sprigionano dalla combustione), ed in maniera indiretta, attraverso i mozziconi che sono un rifiuto tossico che entrando in contatto con l'acqua libera gran parte delle sostanze tossiche in esso concentrate. 
I mozziconi di sigaretta sono costituiti da acetato di cellulosa, materiale che tende a disperdersi in pezzi più piccoli, senza mai degradarsi completamente e partecipa al carico nocivo dei prodotti da fumo.
Guglielmo Lauro

mercoledì 21 giugno 2017

Estate 2017 - No al fumo in spiaggia: adottiamo comportamenti ambientali sostenibili!


Osservando la quantità di mozziconi di sigaretta disseminati sulle spiagge italiane si può dedurre che siano molti i fumatori che andando al mare dimenticano a casa il proprio senso civico.
È noto che i mozziconi di sigaretta rappresentano il rifiuto più diffuso a livello mondiale (1). Tuttavia mentre i rischi del consumo di tabacco sulla salute sono ben conosciuti, c'è meno consapevolezza degli impatti ambientali del fumo di tabacco (2): un solo mozzicone di sigaretta in un litro d’acqua è sufficiente a uccidere gran parte della fauna marina e di acqua dolce (3). Abitualmente i mozziconi di sigaretta vengono dispersi indiscriminatamente nell'ambiente o al massimo vengono riposti in comunissimi contenitori, ma quasi mai vengono smaltiti in modo ecologico. I filtri dei mozziconi contengono benzene, nicotina cadmio e decine di altre sostanze chimiche che a loro volta vengono disperse nell'ambiente attraverso l'acqua di piogge o delle reti idriche dove vengono convogliati. D'altra parte finché rimangono rifiuti visibili ad occhio nudo, teoricamente possono essere anche rimossi in qualche modo; studi descrittivi confermano che i mozziconi di sigaretta rappresentano a livello mondiale l'elemento più raccolto negli interventi di raccolta rifiuti (4). Altro problema è la loro disgregazione in frammenti microscopici che si accumulano nei mari e negli oceani dove vengono ingeriti da pesci, molluschi e altri organismi marini con conseguente contaminazione della catena alimentare umana (5). Il filtro dei mozziconi di sigaretta è costituito da fibre di acetato di cellulosa, materia plastica non biodegradabile, ma foto/termo disgregabile, ossia in grado di produrre nel tempo migliaia di microparticelle di materiale plastico (al di sotto dei limiti di visibilità dell'occhio umano). Certamente le microplastiche che galleggiano nei nostri mari derivano da diverse fonti, ma una delle più rappresentative è data proprio dai mozziconi di sigaretta (5).

Keywords: rifiuti dei prodotti del tabacco (Tobacco Product Waste - TPW), detriti marini antropogenici (Anthropogenic Marine Debris -  AMD)

1. Begum AN, Aguilar JS, Hong Y: Aqueous cigarette tar extracts disrupt corticogenesis from human embryonic stem cells in vitro. Environ Res. 2017 Jun 22;158:194-202.
2. Wallbank LA, MacKenzie R, Beggs PJ: Environmental impacts of tobacco product waste: International and Australian policy responses. Ambio. 2017 Apr;46(3):361-370.
3. Slaughter E, Gersberg RM, Watanabe K, Rudolph J, Stransky C, Novotny TE: Toxicity of cigarette butts, and their chemical components, to marine and freshwater fish. Tob Control. 2011 May;20 Suppl 1:i25-9.
4. Javadian S, Stigler-Granados P, Curtis C, Thompson F, Huber L, Novotny TE: Perspectives on Tobacco Product Waste: A Survey of Framework Convention Alliance Members' Knowledge, Attitudes, and Beliefs. Int J Environ Res Public Health. 2015 Aug 18;12(8):9683-91.
5. Lombardi CC, Zagà V, Mangiaracina G: Aggiornamenti sul problema della dispersione delle cicche di sigaretta: la contaminazione ambientale da microplastiche. Tabaccologia 4-2016.
Guglielmo Lauro
(medico)

venerdì 1 agosto 2014

Estate 2014: occhio al Black Carbon del fumo passivo nei locali all'aperto!

Il fumo passivo che ci giunge quando ci troviamo nei locali pubblici all'aperto (ristoranti, bar, etc.) è un fattore di rischio che non è ancora stato preso in considerazione dalle attuali leggi antifumo, eppure si tratta di un problema lamentato dalla maggior parte delle persone.
Esperimenti abbastanza esplicativi di questo tipo di fumo passivo sono stati condotti dai ricercatori del Centro Antifumo dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, guidati dallo pneumologo Roberto Boffi. In un primo esperimento, per chiarire l'entità del fenomeno, è stato chiesto ad un fumatore di fumare per 8 minuti (l'equivalente di un paio di sigarette) e si è rilevato che tale fumo provoca l'emissione di una quantità di polveri sottili (PM10, PM2.5 e PM1) fino a quattro volte superiore rispetto a quella prodotta da un motore diesel di un TIR, modello Mercedes 13000 di cilindrata, mantenuto al minimo per la stessa durata di 8 minuti.
 
Il secondo esperimento focalizza l'attenzione su uno specifico componente del particolato sottile, il Black Carbon (BC), tipo di PM2.5 rappresentativo di sostanze particolarmente dannose per la salute, gli inquinanti idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
Il Black Carbon è un particolato carbonioso notevolmente dannoso perché supera i filtri delle vie aeree respiratorie superiori in virtù di un diametro aerodinamico medio ≤ 2.5 µm. Peraltro, pare che la misurazione dei livelli di PM10, PM2.5 e PM1 non sia sufficiente a dare indicazioni precise sul rischio sanitario collegato, mentre il BC rappresenta un marcatore complementare in grado di offrire un quadro più completo dell’entità dell’esposizione agli inquinanti.
Dunque in questo secondo esperimento, gli stessi ricercatori, ospitati dalla discoteca Pelledoca di Milano, hanno misurato nell’aria le polveri sottili e il Black Carbon (rappresentativo della componente più tossica del particolato fine), sia d’estate quando il locale è all’aperto e si può fumare liberamente, sia d’inverno, quando si balla al chiuso e si può fumare solo fuori (in quest'ultimo caso i vestiti impregnati di fumo trasportano le polveri sottili anche al chiuso). I risultati dimostrano che nonostante la quantità di polveri sottili (PM10, PM2.5 e PM1) all'aperto sia più bassa, le concentrazioni di Black Carbon sono più del doppio rispetto a quando il locale è al chiuso, ad indicare che anche se si fuma all’aperto non si ha assolutamente alcuna garanzia che tale ambiente sia libero dalle sostanze nocive emanate dalla combustione delle sigarette.
Certamente ci sono tanti fattori che possono influenzare l'esposizione a fumo passivo all'aperto: numero dei fumatori, condizioni di vento, caratteristiche fisiche delle aree esterne (eventuali coperture, tendaggi o pareti), ma in ogni caso si rimarca il concetto che anche se ci si trova all'aperto il fumo di sigaretta espone ad un rischio rilevante.
Negli adulti, l’inalazione di fumo di tabacco di seconda mano può far aumentare il rischio di disturbi cardiovascolari, di tumore del polmone e di altre malattie polmonari.
Per i bambini, l’inalazione di fumo di tabacco di seconda mano è ancora più pericolosa. Ciò è dovuto al fatto che le vie respiratorie dei bambini sono più piccole e i loro sistemi immunitari sono meno sviluppati; di conseguenza aumentano le probabilità di contrarre bronchiti, polmoniti e asma. Un bambino sottoposto al fumo passivo di sigaretta equivale a sottoporlo a violenza, a maltrattamento!
Quindi, dal momento che il problema del fumo passivo nei locali pubblici all'aperto tarda ad essere affrontato con leggi appropriate, si demanda al buon senso dei gestori di tali locali, la decisione di vietare il fumo in detti spazi. Molti gestori potrebbero sentirsi in difficoltà, per la preoccupazione che i propri clienti fumatori, non trovandosi più a loro agio, prendano la decisione di non frequentare più il locale. Ma piuttosto va osservato che, a seguito di tale divieto, i clienti non fumatori si sentiranno più tutelati e poi, come già rilevato da altre analoghe esperienze di divieto di fumo nei locali pubblici, l’assenza di fumo gioca più spesso a favore della frequentazione di tali locali. Basterà esporre dei cartelli che comunicano la politica del locale nei confronti del fumo di tabacco, magari spiegando che esso anche negli ambienti esterni è dannoso per i non fumatori, cosicché chiunque può decidere responsabilmente se frequentare o meno quel locale.



martedì 22 aprile 2014

22 aprile 2014: Earth Day (Giornata della Terra) - Green Cities

Tema della Giornata della Terra 2014 è quello delle città verdi (green cities) ed è rivolto ad attivare investimenti per migliorare l'ambiente delle nostre città e creare un futuro sostenibile.
Ci sono milioni di piccoli rifiuti tossici proprio dove viviamo, lavoriamo e dove i bambini giocano: le cicche di sigaretta. Esse rappresentano il tipo di inquinante più diffuso nelle strade, nelle spiagge e nei corsi d'acqua del nostro pianeta. Ogni mozzicone contiene sostanze chimiche tossiche e cancerogene che possono percolare nel terreno avvelenando la fauna selvatica e minacciando di contaminare sorgenti d'acqua.




In Italia ogni anno vengono gettati nell'ambiente circa 72 miliardi di mozziconi di sigarette; essi rappresentano il 50% dei rifiuti delle aree urbane (parchi, strade) in tutto il mondo e il 40% dei rifiuti del Mar Mediterraneo (1). Purtroppo secondo diversi sondaggi, i mozziconi di sigaretta sono considerati dai fumatori e non fumatori come rifiuto comune e accettabile nell'ambiente (1). 
Oltre alla soluzione ecologica e salutare di non fumare, vale la pena di ricordare ai fumatori di non abbandonare cicche nell'ambiente. Peraltro, prima di depositare la cicca nei rifiuti, sarebbe consigliabile eliminare l'eventuale tabacco residuo che eccede dalla cicca e poi riporre, nell'apposito raccoglitore, il filtro che rappresenta la parte più tossica e più inquinante.

1. Martino G, Gorini G, Chellini E: [Even cigarette butts can impact environment and health: preliminary considerations]. Epidemiol Prev. 2013 Nov-Dec;37(6):396-9.
Guglielmo Lauro
(medico)

sabato 2 novembre 2013

Fumo e rifiuti a km 0 in Terra dei Fuochi


Il nostro sistema respiratorio è dotato di un "sistema di pulizia", cui partecipano numerose cellule che con le loro microciglia ostacolano l'entrata di polveri, germi e sostanze tossiche. L'efficacia della suddetta barriera risulta compromessa se alle fonti naturali di inquinamento (polveri e gas vulcanici, decomposizioni organiche, incendi conseguenti all'azione di fulmini, etc.) si aggiungono quelle molto più tossiche connesse all'evoluzione della cosiddetta "civiltà" moderna (industrie, trasporti, etc.).
A queste due forme di inquinamento si associano quelle connesse all'inciviltà e all'illegalità di cui Terra di Lavoro, ingloriosamente ribattezzata in Terra dei Fuochi, né è disgraziato teatro.
Soprattutto i territori della provincia di Caserta e di Napoli risultano ampiamente influenzati dallo scarico illegale di rifiuti pericolosi e urbani che vengono sistematicamente incendiati per cercare di eliminarne le tracce con conseguente grave inquinamento dell'aria, del terreno e delle falde acquifere (1).
L'incenerimento dei rifiuti immette nell'atmosfera enormi quantità di fumi inquinanti contenenti materia particolata PM-10 e soprattutto particolato fine e ultrafine (PM-2,5 e PM-1). La frazione ultrafine è riconosciuta come quella più pericolosa per la salute umana poiché raggiunge le parti più distali dell'albero respiratorio, gli alveoli. Poi vi sono le nanoparticelle, aggregati di diametro variabile tra 1 e 25 nanometri, che spesso contengono sostanze estremamente tossiche, persistenti e bioaccumulabili quali: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene, piombo, diossine, dibenzofurani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici.
Sappiamo che le sostanze irritanti del fumo di sigaretta sono in grado di danneggiare velocemente il "sistema di pulizia" su indicato facilitando il passaggio di ogni sorta di inquinanti nel polmone. Dunque fumando, non solo si danneggeranno i polmoni, ma si diventerà maggiormente esposti alle sostanze inquinanti, non più trattenute dal  suddetto sistema di pulizia. La classica tosse e catarro del fumatore, sono espressione di mancata efficienza del sistema di pulizia del polmone.
In uno scenario di degrado urbano e rurale molta gente si è ammalata di tumore pagando anche con la vita il prezzo per lo smaltimento illegale di rifiuti tossici; dunque si prospetta, come è già ampiamente dimostrabile, una vera strage.
Tuttavia quando si studiano gli effetti di inquinanti come le diossina sulla salute non va sottovalutato l'impatto di fonti supplementari di esposizione quali il fumo di tabacco (2) in cui si rileva diossina, composti diossina-simili (3, 4) e molte delle sostanze persistenti e bioaccumulabili già menzionate. Alcuni studi hanno rilevato che i livelli di diossina nel siero dei fumatori sono fortemente influenzati se essi vivono in un territorio il cui suolo è contaminato da diossina (5).
Il fumo di sigaretta è una fonte di esposizione chimica complessa ambientale e risultati sperimentali suggeriscono una maggiore cancerogenicità delle sostanze chimiche contenute nel fumo di sigaretta in caso di esposizione a inquinanti organici persistenti - persistent organic pollutants (POPs) (6).
Da recenti studi è emerso che l'inquinamento in Campania risulta significativamente associato a fenomeni di invecchiamento cellulare e insorgenza precoce di malattie legate all'età; tutto ciò avviene attraverso meccanismi biochimici di maggiore stress ossidativo, più breve lunghezza dei telomeri e alterata attività della telomerasi (7). 
I telomeri sono regioni terminali dei cromosomi e come dei "cappucci protettivi" impediscono la degradazione progressiva del DNA cromosomiale il cui progressivo accorciamento è correlato alla senescenza cellulare e a numerose patologie legate all'età. 
Le sigarette accese con i loro fumi, contenenti migliaia di sostanze molte delle quali altamente tossiche per l'uomo, gli animali e l'ambiente, sono come dei roghi tossici in miniatura. Infatti, i meccanismi biochimici alla base dell'invecchiamento cellulare e dell'insorgenza precoce di malattie legate all'età, cui si è fatto riferimento a proposito dell'inquinamento da roghi tossici in Campania, si riscontrano tipicamente nei fumatori (8, 9) indipendentemente dall'inquinamento ambientale. 
Certamente se facciamo riferimento alle diossina, uno dei principali inquinanti dei roghi tossici, l'entità dell'esposizione giornaliera derivante dalla sola diossina del fumo di sigaretta è molto al di sotto dei livelli considerati tollerabili dall'OMS (WHO Tolerable Daily Intake), ma bisogna innanzitutto ricordare che la diossina, come molti altri inquinanti organici persistenti, tende all'accumulo nell'organismo e si somma al carico degli inquinanti ambientali. Peraltro, le numerose sostanze cancerogene del fumo di sigaretta possono interagire con inquinanti ambientali determinando un potenziamento degli effetti cancerogeni (10). A tale proposito va osservato che in base ai dati dei registri tumori in Campania del 2012 (11), risultano in aumento tumori (polmonari, colorettali e mammari) per i quali vi è una riconosciuta componente da inquinamento ambientale e per i quali il fumo costituisce un fattore di rischio indipendente (12, 13, 14). 
Fumo di tabacco e POPs intervengono singolarmente e in associazione anche sulla patologia cardiovascolare (7, 15), non a caso in Campania le malattie cardiovascolari, secondo recenti dati epidemiologici, raggiungono tassi più elevati rispetto al resto del Paese (16).
Tali dati mettono in evidenza la necessità di sostenere campagne di prevenzione contro il fumo (11), specie nei territori che sono divenuti la pattumiera d'Italia.



Le affermazioni dei Ministri della Salute, Balduzzi nel 2012 e Lorenzin nel 2013, che hanno messo in relazione l'aumentata mortalità in Campania oltre che con i roghi tossici anche con altri fattori, quali fumo e obesità, sono state interpretate dai più come una minimizzazione del problema della Terra dei Fuochi. Ma in realtà i Ministri ci hanno trasmesso ufficialmente quanto emerge da siti istituzionali come i Registri dei Tumori; infatti, da essi emerge una più ritardata e lenta riduzione del fumo di sigaretta verificatasi in Campania (Registro Tumori di Popolazione della Regione Campania - presentazione e commenti 2012). È tuttavia anche vero che i Registri Tumori esprimono solo un aspetto molto parziale; infatti, i dati relativi alla mortalità per inquinamento risultano irrisori rispetto a quelli del fumo, e ciò per una serie di motivi: attualmente detti registri seguono complessivamente all'incirca solo un quarto della popolazione italiana e inoltre hanno una distribuzione molto disomogenea (ad es. in Campania comprendono solo i territori dell'ASL Napoli 3 Sud e la provincia di Salerno). In ogni caso, affrontare il problema del tabagismo nel contesto del gravissimo inquinamento dei territori Campani non va inteso come un modo per strumentalizzare il tabagismo e spostare l'attenzione da un problema all'altro. Peraltro, l'eredità di decenni di sversamenti illegali non può trovare una soluzione in tempi brevi; un'ipotetica bonifica richiederebbe decenni. Le cornucopie dello stemma di Terra di Lavoro ricolme dei frutti del lavoro della terra e quindi simbolo di abbondanza sono state demolite. Il principale settore economico di questi territori è profondamente indebolito per il crollo delle vendite di prodotti agricoli reputati pericolosi e per l'inapplicabilità dei moderni concetti di agricoltura sostenibile, di filiera corta e prodotti a km 0. La vita in Terra dei Fuochi è diventata un percorso attraverso un campo minato per tutti: fumatori e non, obesi e non, etc. Dunque, smettere di fumare e adottare stili di vita corretti attraverso il rafforzamento delle riserve di salute e delle difese dell'organismo, rappresenta, allo stato attuale, l'intervento più utile ed efficace da adottare per limitare i danni.

1. Ferrara L, Iannace M, Patelli AM, Arienzo M: Geochemical survey of an illegal waste disposal site under a waste emergency scenario (Northwest Naples, Italy). Department of Chemical Sciences, University of Naples Federico II, Complesso Universitario Monte S. Angelo, via Cintia, 80100, Naples, Italy. luciano.ferrara@unina.it. Environ Monit Assess. 2013 Mar;185(3):2671-82.
2. Hsu JF, Lee CC, Su HJ, Chen HL, Yang SY, Liao PC: Evaluation of background persistent organic pollutant levels in human from Taiwan: polychlorinated dibenzo-p-dioxins, dibenzofurans, and biphenyls. Department of Environmental and Occupational Health, College of Medicine, National Cheng Kung University, 138 Sheng-Li Road, Tainan 704, Taiwan. Environ Int. 2009 Jan;35(1):33-42.
3. Wilson CL, Bodnar JA, Brown BG, Morgan WT, Potts RJ, Borgerding MF: Assessment of dioxin and dioxin-like compounds in mainstream smoke from selected US cigarette brands and reference cigarettes. Research and Development, RJ Reynolds Tobacco Company, Winston-Salem, NC 27102, USA. wilsonc5@rjrt.com. Food Chem Toxicol. 2008 May;46(5):1721-33.
4. Löfroth G, Zebühr Y: Polychlorinated dibenzo-p-dioxins (PCDDs) and dibenzofurans (PCDFs) in mainstream and sidestream cigarette smoke. Environmental Health Unit, Nordic School of Public Health, Gothenburg, Sweden. Bull Environ Contam Toxicol. 1992 Jun;48(6):789-94.
5. Demond A, Franzblau A, Garabrant D, Jiang X, Adriaens P, Chen Q, Gillespie B, Hao W, Hong B, Jolliet O, Lepkowski J: Human exposure from dioxins in soil. College of Engineering, University of Michigan, Ann Arbor, Michigan 48109, United States. averyd@umich.edu. Environ Sci Technol. 2012 Feb 7;46(3):1296-302.
6. Lee YM, Bae SG, Lee SH, Jacobs DR Jr, Lee DH: Associations between cigarette smoking and total mortality differ depending on serum concentrations of persistent organic pollutants among the elderly. Department of Preventive Medicine, School of Medicine, Kyungpook National University, Daegu, Korea. J Korean Med Sci. 2013 Aug;28(8):1122-8.
7. De Felice B, Nappi C, Zizolfi B, Guida M, Di Spiezio Sardo A, Bifulco G, Guida M: Telomere shortening in women resident close to waste landfill sites. Department of Life Sciences, University of Naples II, Via Vivaldi Caserta, Italy. bruna.defelice@unina2.it. Gene. 2012 May 25;500(1):101-6.
8. Morlá M, Busquets X, Pons J, Sauleda J, MacNee W, Agustí AG: Telomere shortening in smokers with and without COPD. Unitat d'Investigació, IUNICS-Hospital Universitari Son Dureta Andrea Doria 55, 07014- Palma de Mallorca, Spain. Eur Respir J. 2006 Mar;27(3):525-8.
9. Babizhayev MA, Savel'yeva EL, Moskvina SN, Yegorov YE: Telomere length is a biomarker of cumulative oxidative stress, biologic age, and an independent predictor of survival and therapeutic treatment requirement associated with smoking behavior. Innovative Vision Products Inc, County of New Castle, DE, USA. markbabizhayev@mail.ru. Am J Ther. 2011 Nov;18(6):e209-26.
10. Lackmann GM, Angerer J, Töllner U: Parental smoking and neonatal serum levels of polychlorinated biphenyls and hexachlorobenzene. Zentrum für Kinderheilkunde, Heinrich-Heine-Universität, Düsseldorf, Germany. Pediatr Res. 2000 May;47(5):598-601.
11. Fusco M, De Angelis R, Senatore G, Zigon G, Rossi S: Estimates of cancer burden in Campania. Tumori. 2013 May-Jun;99(3):374-81.
12. Fu Z, Shrubsole MJ, Li G, Smalley WE, Hein DW, Cai Q, Ness RM, Zheng W: Interaction of cigarette smoking and carcinogen-metabolizing polymorphisms in the risk of colorectal polyps. Division of Epidemiology, Department of Medicine, Vanderbilt Epidemiology Center, Vanderbilt University School of Medicine, Nashville, TN 37203, USA. Carcinogenesis. 2013 Apr;34(4):779-86.
13. Hansen RD, Albieri V, Tjønneland A, Overvad K, Andersen KK, Raaschou-Nielsen O: Effects of smoking and antioxidant micronutrients on risk of colorectal cancer. Danish Cancer Society Research Center, Copenhagen, Denmark. rikkehan@cancer.dk. Clin Gastroenterol Hepatol. 2013 Apr;11(4):406-15.e3.
14. Gammon MD, Eng SM, Teitelbaum SL, Britton JA, Kabat GC, Hatch M, Paykin AB, Neugut AI, Santella RM: Environmental tobacco smoke and breast cancer incidence. Department of Epidemiology, School of Public Health, University of North Carolina, CB#7435 McGavern-Greenberg Hall, Chapel Hill, NC 27599-7435, USA. gammon@unc.edu. Environ Res. 2004 Oct;96(2):176-85.
15. Sjöberg Lind Y, Lind PM, Salihovic S, van Bavel B, Lind L: Circulating levels of persistent organic pollutants (POPs) are associated with left ventricular systolic and diastolic dysfunction in the elderly. Department of Emergency Medicine, Linköping University Hospital, Linköping, Sweden. Environ Res. 2013 May;123:39-45.
16. Capuano V, Lamaida N, Torre S, Capuano E, Borrelli MI, Capuano E, Clarizia MM, Capuano R, De Rosa C: [Ten year cardio-cerebro-vascular mortality and morbidity in a Southern Italy cohort: the VIP Project data]. U.O. di Cardiologia ed UTIC di Mercato S. Severino - Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Salerno, Italy. capuanov@tiscali.it. Monaldi Arch Chest Dis. 2013 Mar;80(1):31-4.

lunedì 1 luglio 2013

No al fumo in spiaggia!

Mentre in Francia si diffondono le spiagge senza tabacco (plage sans tabac), così come pure in Spagna (playas sin humo), in Italia quello delle spiagge senza fumo sembra ancora un provvedimento troppo impopolare. Il malcostume di gettare le cicche in spiaggia è purtroppo ancora molto diffuso... negli ultimi 4 anni, l'associazione ambientalista Marevivo, ha raccolto lungo le coste italiane una quantità di mozziconi che messi in fila coprirebbero la distanza tra Roma e Bologna, insomma quasi 10 milioni di cicche sottratte al mare e alla spiaggia!
L'idea diffusa nei fumatori è che in spiaggia si è all'aperto, e quindi si può fumare liberamente. Ma a tale proposito, è giusto menzionare uno studio presentato quest'anno dall'Istituto Nazione dei Tumori di Milano, condotto in una spiaggia della riviera livornese, in cui si è rilevato che circa il 90% dei bagnanti avverte più volte al giorno il fumo di tabacco dei vicini di ombrellone e circa il 50% ne è infastidito e si sente danneggiato. Inoltre, detto studio ha riscontrato che l'esposizione al fumo derivante da 2 sigarette fumate determina, nell'arco di 5 metri, dei picchi di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nell'aria fino a 7 volte superiori ai valori standard considerati non pericolosi per la salute. Ovvero, i livelli di questi potenti inquinanti atmosferici risultano maggiori rispetto a quelli di una città inquinata.
Tuttavia una riflessione che molto spesso i fumatori fanno è quella di accomunare il problema del tabagismo a quello dell'inquinamento derivante dalle automobili, e quello derivante dalle industrie che con i loro scarichi inquinano oltre che l'aria anche il terreno compromettendo dunque non solo ciò che respiriamo ma anche ciò che mangiamo. Ed in tal modo raffigurano il problema del vivere in una città inquinata come l'equivalente di fumare un tot di sigarette al giorno. Per cui riconducono il problema dell'inquinamento in termini di sigarette che si è costretti a fumare cui vanno aggiunte quelle che si concedono volontariamente; quindi, in fin dei conti il danno non viene percepito in maniera così tanto grave. 
In realtà non è corretto rapportare l'inquinamento derivante dal traffico veicolare a quello del fumo di tabacco, sono due cose molto differenti: i composti presenti nelle sigarette, infatti, sono solo in parte comuni a quelli presenti nell'inquinamento atmosferico (ad es. alcuni IPA). 
Tuttavia, si ricorda che fumo e smog sono due inquinanti che si potenziano a vicenda: è come se 1 più 1 non facesse 2, ma 3. Quindi se già si vive in una città inquinata, fumare è ancora più dannoso.
Guglielmo Lauro

mercoledì 5 giugno 2013

05.06.13 Giornata Mondiale dell'Ambiente - World Environment Day 2013: l'inquinamento da cicche di sigarette

Le cicche di sigarette sono uno dei principali inquinanti che i fumatori buttano via quotidianamente; esse impiegano da 1 a 5 anni per degradarsi disperdendo nel terreno e nell’acqua un’enorme quantità di sostanze tossiche: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.
Pertanto, il tabacco oltre al danno alla persona (tossicità, dipendenza, malattie croniche, induzione tumorale, danni alla sfera riproduttiva) e all’economia (costi sanitari e sociali, contrabbando, criminalità, impoverimento e sfruttamento), è responsabile di cospicui danni all'ambiente: contaminazione di acqua, aria e suolo, impoverimento delle colture, deforestazioni, incendi, degrado del decoro urbano, etc.

Secondo uno studio dell'Agenzia Nazionale ENEA assieme ai ricercatori dell'AUSL di Bologna, si stima che  il quantitativo complessivo di sostanze che annualmente in Italia vengono immesse nell'ambiente con le cicche di sigaretta sia il seguente:
  • nicotina: 324 tonnellate
  • polonio-210: 1872 milioni di Bq
  • composti volatili: 1800 tonnellate
  • gas tossici: 21,6 tonnellate
  • catrame e condensato 1440 tonnellate
  • acetato di cellulosa: 12240 tonnellate.
Peraltro, come su accennato la pianta del tabacco impoverisce il terreno dove cresce, consentendo dopo il raccolto solo la coltivazione di tuberi ma non di grano e cereali, e poi non è consigliabile neanche coltivare tabacco per due anni consecutivi perché la produzione successiva sarebbe di pessima qualità. Perciò il sistema più facile per ottenere grandi e sistematiche produzioni di tabacco di eccellente qualità consiste nel reperire terreni vergini, ovvero abbattere foreste per fare posto a nuove colture. Si calcola che ogni anno si abbattono circa 2 milioni e mezzo di ettari di foresta per coltivare tabacco. Tutto questo accelera la distruzione del suolo, porta alla desertificazione, mette a rischio oltre 2 milioni di specie animali, e mette in crisi intere comunità locali.

Una stima approssimativa dell’ENEA ha calcolato che i fumatori inquinano l’aria in misura pari o superiore al traffico veicolare, perciò il Codacons (associazione dei consumatori) ha intimato provocatoriamente alle amministrazioni delle grandi città, quando il PM-10 supera il livello di guardia, di “bloccare” oltre al traffico veicolare, anche i fumatori. 


Una cicca è in grado di uccidere plancton e microrganismi utili all’ecosistema marino, e molte cicche intossicano e uccidono organismi più grandi. Ingerite in modo accidentale sono responsabili ogni anno della morte di almeno un milione di pesci, tartarughe e uccelli marini.
Dunque a chi attribuire la responsabilità di tale degrado ambientale se non ai fumatori? Chiaramente, in tema di tutela dell'ambiente è prioritario che le nostre scelte debbano essere più consapevoli.
Guglielmo Lauro
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