venerdì 15 gennaio 2021

Nicotine pouches: il mercato dei prodotti del tabacco offre un prodotto nuovo a rischio modificato

Il proteiforme mercato dei prodotti del tabacco reinventa di continuo le proprie strategie per contrastare le limitazioni imposte dalla lotta al tabagismo.
E dunque le aziende produttrici di tabacco stanno proponendo una nuova categoria di prodotti: bustine di nicotina (nicotine pouches) senza tabacco. Questi prodotti venduti come mini sacchetti pre-porzionati sono simili allo snus (un tipo di impasto a base di tabacco per uso orale che si applica tra labbra e gengive), ma invece di contenere del trinciato, sono riempiti con polvere bianca contenente nicotina aromatizzata al gusto di frutta (amarena, agrumi, etc.) o altro (menta piperita, caffè, etc.) (1).
A differenza dello snus che è a base di tabacco e tende ad annerire gengive e palato e a macchiare i denti, questi mini sacchetti contengono solo nicotina per cui non tendono a sporcare il cavo orale e la saliva; per questo sono pubblicizzate come "All White". In effetti, rispetto allo snus svedese, le nicotine pouches contengono livelli più bassi di composti tossici (2).
Il marketing promuove questo nuovo prodotto evidenziando che può essere utilizzato in maniera discreta ovunque e senza necessità di alcun dispositivo e poi per l’assenza di combustione o riscaldamento viene fatto passare come prodotto a basso rischio (non contiene tabacco, non genera fumo, non genera vapore, non si accende, non si aspira, non si svapa e poi anche ecologico!!!).
Nelle pubblicità viene presentato come un prodotto per la pausa nell'uomo e nella donna che fanno sport e che non ostacola i rapporti tra le persone come il fumo, anzi li favorisce come un nuovo catalizzatore sociale.
I produttori consigliano di posizionare il prodotto sotto il labbro (preferibilmente sulla gengiva superiore, nella parte più vicina al naso) per un massimo di 60 min (LYFT, 30–40 min; Zyn / Nordic Spirit, <60 min).
Le prime volte si avverte un pizzicore alla gengiva che al consumatore inesperto può dare fastidio e quando si ingoia la saliva si percepisce come un raschietto alla gola, ma poi quando si diventa dei consumatori più esperti, è proprio quel bruciore che viene ricercato poiché è il segno che la nicotina sta facendo effetto e il consumatore vuole sentirlo forte e chiaro.
A parte l’esperienza d’uso e le strategie di promozione va osservato che non è disponibile alcun test indipendente sui componenti del prodotto, sull'esposizione o sui biomarcatori di danno (3). È necessaria la ricerca per determinare se i mini sacchetti di nicotina possono aiutare i fumatori a passare dalle sigarette a una fonte di nicotina meno dannosa, o se questi prodotti sarebbero invece usati in modo situazionale dai fumatori, portando al duplice uso (3). Inoltre, poiché le nicotine pouches sono vendute in una varietà di gusti di frutta e possono essere utilizzati in modo discreto, è molto probabile che potranno attrarre adolescenti e giovani adulti non fumatori determinando l’instaurarsi di una pericolosa e subdola dipendenza.
Non si sa quando sarà in vendita nelle nostre tabaccherie, ma comunque i consumatori italiani già le acquistano online da negozi stranieri che effettuano spedizioni di tali prodotti nel nostro Paese.
Dunque, non va dimenticato che per quanto si tratti di un prodotto senza tabacco è pur sempre a base di una delle sostanze maggiormente responsabili dell’addiction: la nicotina.

1. Meagan O. Robichaud, Andrew B. Seidenberg, M. Justin Byron: Tobacco companies introduce “tobacco-free” nicotine pouches. Tob Control. 2020 Dec; 29(E1): e145–e146.
2. Azzopardi D, Liu C, Murphy J: Chemical characterization of tobacco-free “modern” oral nicotine pouches and their position on the toxicant and risk continuums. Drug Chem. Toxicol. 2021:1–9. doi: 10.1080/01480545.2021.1925691.
3. Erik Lunell, Karl Fagerström, John Hughes, Robert Pendrill: Pharmacokinetic Comparison of a Novel Non-tobacco-Based Nicotine Pouch (ZYN) With Conventional, Tobacco-Based Swedish Snus and American Moist Snuff. Nicotine Tob Res. 2020 Oct 8;22(10):1757-1763.
Guglielmo Lauro
(medico)

sabato 5 dicembre 2020

05.12.2020 Giornata Nazionale della Salute Mentale: la cessazione del fumo di tabacco in ambito psichiatrico


La Giornata Nazionale della Salute Mentale è stata istituita il 5 dicembre 2004 per contrastare le discriminazioni e le disuguaglianze nei confronti dei soggetti con patologie psichiatriche. Ecco il fumo di tabacco rappresenta  un forte promotore di discriminazioni e disuguaglianze specie in persone svantaggiate e con sofferenza psichica. Quindi si sottolinea l'importanza di promuovere la cessazione del fumo in ambito psichiatrico non solo per favorire le attività di recupero e di reinserimento sociale, ma anche per conferire maggiore efficacia ai trattamenti psicofarmacologici.
Nei pazienti psichiatrici la prevalenza del fumo è molto più alta che nella popolazione generale; di conseguenza, detti pazienti hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie fumo correlate rispetto a quelli senza psicopatologie e vanno incontro ad una più elevata mortalità (1). In effetti, la maggior parte delle morti premature in soggetti con disturbo mentale è dovuta a malattie croniche, soprattutto cardiovascolari e respiratorie, per le quali il fumo è un importante fattore di rischio (2). È vero che i tassi di fumo e i livelli di dipendenza sono alti nelle popolazioni psichiatriche e la cessazione è più impegnativa rispetto alla popolazione generale; tuttavia non bisogna sottovalutare quanto possa contribuire a tale situazione, un'antiquata cultura del fumo purtroppo ancora presente in parecchi Servizi di Salute Mentale, in cui la sigaretta è considerata accettabile e, in alcune circostanze, addirittura benefica (2).
Pertanto, la cultura del fumo che esiste in detti Servizi spesso tende a perpetuare i comportamenti dipendenti dal fumo, rappresentando dunque una vera e propria barriera per coloro che potrebbero smettere (2).
In effetti, dal momento che i sintomi da astinenza nicotinica sono spesso associati ad un’accentuazione di uno stato ansioso, vi è una diffusa convinzione che la cessazione peggiori le condizioni di salute mentale della persona (2). Le resistenze nei confronti dei percorsi di cessazione tabagica che spesso si osservano nei Servizi di Salute Mentale si basano anche sulla convinzione che la popolazione psichiatrica non ha alcun desiderio di smettere di fumare e non avrà successo se ci dovesse provare (2). Tuttavia, alcune ricerche hanno dimostrato che queste convinzioni sono infondate; parecchi pazienti con problemi di salute mentale desiderano smettere di fumare e sono in grado di farlo se adeguatamente sostenuti (2). Certamente i livelli di dipendenza nicotinica sono particolarmente elevati in questi individui, per i quali bisogna attivare dei percorsi di cessazione che richiedono attività di supporto più adeguate e stringenti (2).
Intanto, le strutture di trattamento della salute mentale rimangono ancora oggi l'unico settore dell'assistenza sanitaria che non è riuscito ad implementare divieti di fumo totali; un fallimento che perpetua le disuguaglianze di salute sperimentate da coloro che fumano e sono affetti da malattie mentali (1).
In caso di malattie mentali gravi (Serious Mental Illness, SMI) il fumo di tabacco determina un'aspettativa di vita di 15-20 anni inferiore rispetto alla popolazione generale e rappresenta un fattore di rischio modificabile significativo per la mortalità di tali individui (3). Se poi questi ultimi oltre a fumare hanno anche una comorbidità diabetica, corrono un rischio ancora maggiore di sviluppare complicanze cardiovascolari e morire prematuramente (3). Nonostante ciò gli interventi per smettere di fumare sono scarsamente offerti a questa popolazione (3).
Peraltro, è noto che il fumo può abbassare i livelli ematici di farmaci antipsicotici, pertanto smettere di fumare potrebbe consentire di ridurre le dosi necessarie di detti farmaci (4) con conseguente minore probabilità di effetti collaterali. In effetti, il fumo di sigaretta aumenta l'attività dell'enzima epatico, citocromo P450 1A2 (CYP 1A2), che interviene nel metabolismo dei farmaci, compresi gli antipsicotici come l'olanzapina e la clozapina (5), condizionandone una minore efficacia a parità di dosaggio. A sostegno di ciò, i ricercatori di uno studio di meta-analisi suggeriscono per i fumatori con schizofrenia di prescrivere antipsicotici a una dose doppia rispetto a quella di non-fumatori (5).
 
Si elencano una serie di convinzioni che non hanno alcun riscontro in base alla più recente letteratura scientifica:
  • Il diritto di fumare o considerare accettabili le pause per fumare
  • Fumare come automedicazione
  • Il fumo come attività di coping
  • Aumento della violenza e dell'aggressività del paziente fumatore se smette
  • La cessazione del fumo non rientra nelle responsabilità del personale dei Servizi di Salute Mentale
  • Scarsa motivazione e scarso desiderio di cambiare da parte delle persone con disturbo psichiatrico.
Insomma bisogna ancora affrontare e combattere diverse idee sbagliate nell'ambito delle politiche antifumo. Anzi si sottolinea che in base a recenti studi si è osservato che le persone con disturbi psichiatrici sono motivate a smettere di fumare e pronte al cambiamento quanto le persone senza disturbi psichiatrici (6).
 
Tra i diversi approcci possibili di lotta al fumo nei reparti di psichiatria sono stati presi in considerazione metodi di divieto parziale e totale.
L'evidenza suggerisce che i divieti di fumo totali sono più sostenibili dei divieti di fumo parziali, sono più efficaci nel ridurre l'esposizione del personale al fumo di tabacco ambientale e si accompagnano a minori probabilità di provocare aggressioni verbali o reclami da parte dei pazienti (1). I divieti parziali continuando a tollerare in qualche modo il fumo, alimentano ancora l'idea del fumo come pratica accettabile o ragionevole ricompensa. Inoltre, i divieti parziali fanno poco per incoraggiare i pazienti a considerare di smettere, e inducono scarsamente il personale a fornire trattamenti di cessazione (1).
Dunque, le nuove frontiere della lotta al fumo di tabacco passano per i reparti di salute mentale dove bisognerebbe avvalersi di approcci e metodologie antifumo più evolute e specifiche e quindi favorire il riconoscimento del diritto alla salute delle persone con disagio mentale.

1. Wye P, Bowman J, Wiggers J, Baker A, Knight J, Carr V, Terry M, Clancy R: Total smoking bans in psychiatric inpatient services: a survey of perceived benefits, barriers and support among staff. BMC Public Health. 2010 Jun25;10:372. doi: 10.1186/1471-2458-10-372.
2. Jones SE, Mulrine S, Clements H, Hamilton S: Supporting mental health service users to stop smoking: findings from a process evaluation of the implementation of smokefree policies into two mental health trusts. BMC Public Health. 2020 Oct 28;20(1):1619.
3. Alison R Hwong, Julie Schmittdiel, Dean Schillinger, John W Newcomer, Susan Essock, Zheng Zhu, Wendy Dyer, Kelly C Young-Wolff, Christina Mangurian: Smoking cessation treatment for individuals with comorbid diabetes and serious mental illness in an integrated health care delivery system. AddictBehav. 2020 Oct 14;106697.
4. Ratschen E, Britton J, Doody GA, Leonardi-Bee J, McNeill A: Tobacco dependence, treatment and smoke-free policies: a survey of mental health professionals' knowledge and attitudes. Gen Hosp Psychiatry. 2009 Nov-Dec;31(6):576-82.
5. Aliya M. Lucatch, Darby J. E. Lowe, Rachel C. Clark, Karolina Kozak, Tony P. George: Neurobiological Determinants of Tobacco Smoking in Schizophrenia. Front Psychiatry. 2018; 9: 672.
6. Jake Johnston, Joanna Xia, Man Ting Kristina Yau, Jay Ching-Chieh Wang, Chizimuzo T C Okoli, Milan Khara: The Impact of Psychiatric Disorder Diagnosis on Motivation to Quit and Stage of Change Among Patients at a Hospital-Based Outpatient Smoking Cessation Clinic. J Dual Diagn. 2021 Feb 18;1-22.
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

sabato 14 novembre 2020

14.11.2020: Giornata Mondiale del Diabete. Impatto del fumo in epoca di pandemia COVID-19

È noto che il fumo di tabacco influenza la glicemia e compromette il mantenimento della giusta concentrazione degli zuccheri nel sangue (omeostasi glucidica) condizionando un aumento del rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 (1). Peraltro, è stato osservato che non solo il fumo attivo, ma anche quello passivo, può influenzare l’omeostasi glucidica; infatti, quando la durata di esposizione al fumo passivo è superiore ai 10 anni aumenta la prevalenza di condizione di alterata tolleranza al glucosio e aumenta il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 (2). Insomma, le evidenze epidemiologiche (3) suggeriscono che il fumo passivo è correlato allo sviluppo del diabete, con un'associazione di tipo indipendente (*).

Va osservato che il diabete mellito mostra una certa familiarità, cioè esiste una predisposizione che può derivare da entrambi i genitori (rischio genetico), tuttavia il fumo di tabacco è in grado di incrementare detto rischio genetico (4). In effetti, per diverse malattie come il diabete, intervengono oltre ad una predisposizione genetica anche una causa ambientale, nel senso che se viene adottato un certo stile di vita o ci si trova in un certo ambiente, intere sezioni del codice genetico possono essere attivate o disattivate. Quindi, anche se lo stile di vita non è in grado di modificare il proprio patrimonio genetico, si può invece intervenire sull’espressione dei geni.
Dunque, smettere di fumare è particolarmente importante per le persone geneticamente predisposte al diabete (4). Parimenti la cessazione del fumo dovrebbe essere enfatizzata nelle donne in età fertile per la prevenzione del diabete mellito gestazionale (5). Infatti, fumare in gravidanza aumenta notevolmente il rischio di sviluppare una forma diabetica detta diabete mellito gestazionale (GDM) che può determinare diverse conseguenze patologiche sul nascituro (prematurità, ittero, etc.) (1).
L'obiettivo della cura del diabete è, dunque, quello di prevenire le complicanze e massimizzare la qualità della vita dei pazienti (6). Quindi bisogna prendere atto che il fumo è correlato ad uno scarso controllo glicemico nei pazienti diabetici (7) e che i costi sanitari associati al trattamento del diabete nelle persone che fumano sono superiori del 300% rispetto al costo del trattamento delle complicanze del diabete nei non fumatori (Gilmer et al., 2005). Pertanto, così come pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology i medici dovrebbero chiedere a tutti i pazienti con diabete se fumano e, in tal caso, dovrebbero consigliare loro di smettere immediatamente di fumare (6).
 
La cessazione del fumo in epoca di pandemia da coronavirus 2 è vivamente consigliabile nei soggetti diabetici (8) i quali se fumatori sono particolarmente a rischio di sviluppare una sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus-2 (9).
Sia il fumo di tabacco che il diabete mellito hanno in comune un meccanismo che rende l'organismo più suscettibile all'infezione da coronavirus 2: la maggiore espressione di ACE2 (Angiotensin-Converting Enzyme 2) (10); quest'ultimo rappresenta il recettore che il coronavirus 2 utilizza per invadere le cellule. Il recettore ACE2 è, infatti, maggiormente espresso nelle vie respiratorie di fumatori indipendentemente dal diabete (11); parimenti, una maggiore espressione della proteina ACE2 bronchiale e alveolare si riscontra nei pazienti con diabete indipendentemente dal fumo (12).
A tale proposito si segnala che secondo una recente revisione sistematica di studi osservazionali su indicatori epidemiologici della pandemia COVID-19, i quattro principali fattori di rischio sono rappresentati da: ipertensione (19,3%), fumo (11,3%), diabete mellito (10%) e malattie cardiovascolari (7,4%) (13).
In riferimento ai 4 fattori di rischio sopra menzionati va considerato che il fumo incide sulle altre tre condizioni (ipertensione, diabete mellito e malattie cardiovascolari) aggravandole, per cui alla fine assume un ruolo preminente nell'aggravamento della sintomatologia della COVID-19. Infatti, i dati emergenti indicano che la storia di fumo nei pazienti diabetici è il principale determinante del peggioramento della COVID-19 (14).

(*) fattore di rischio indipendente indica che da solo è in grado di aumentare l'incidenza di una patologia, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predisponenti.

1. Senja Masalin, Hannu Kautiainen, Mika Gissler, Pirjo Pennanen, Johan G Eriksson, Merja K Laine: Impact of smoking on gestational diabetes mellitus and offspring birthweight in primiparous women. Acta Obstet Gynecol Scand. 2020 May 28.
2. Juan Wu, Gui Pan, Yan-Ting Huang, Deng-Ke Liu, Hai-Xia Zeng, Xiao-Jun Zhou, Xiao-Yang Lai, Jian-Ping Liu: Effects of passive smoking and its duration on the prevalence of prediabetes and type 2 diabetes mellitus in Chinese women. Aging (Albany NY). 2020 May 26;12(10):9440-9446.
3. Sun K, Liu D, Wang C, Ren M, Yang C, Yan L: Passive smoke exposure and risk of diabetes: a meta-analysis of prospective studies. Endocrine. 2014 Nov;47(2):421-7.
4. Wan-Yu Lin, Yu-Li Liu, Albert C Yang, Shih-Jen Tsai, Po-Hsiu Kuo: Active Cigarette Smoking is Associated with an Exacerbation of Genetic Susceptibility to Diabetes. Diabetes. 2020 Oct 1;db200156.
5. Juan Wu, Gui Pan, Yan-Ting Huang, Deng-Ke Liu, Hai-Xia Zeng, Xiao-Jun Zhou, Xiao-Yang Lai, Jian-Ping Liu: Effects of passive smoking and its duration on the prevalence of prediabetes and type 2 diabetes mellitus in Chinese women. Aging (Albany NY). 2020 May 26;12(10):9440-9446.
6. Gang Liu, Yang Hu, Geng Zong, An Pan, JoAnn E Manson, Kathryn M Rexrode, Eric B Rimm, Frank B Hu, Qi Sun: Smoking cessation and weight change in relation to cardiovascular disease incidence and mortality in people with type 2 diabetes: a population-based cohort study. Lancet Diabetes Endocrinol. 2020 Feb;8(2):125-133..
7. Kui Peng, Gang Chen, Chao Liu, Yiming Mu, Zhen Ye, Lixin Shi, Jiajun Zhao, Lulu Chen, Qiang Li, Tao Yang, Li Yan, Qin Wan, Shengli Wu, Guixia Wang, Zuojie Luo, Xulei Tang, Yanan Huo, Zhengnan Gao, Qing Su, Youmin Wang, Guijun Qin, Huacong Deng, Xuefeng Yu, Feixia Shen, Li Chen, Liebin Zhao, Yu Xu, Min Xu, Yuhong Chen, Jieli Lu, Lin Lin, Rui Du, Meng Dai, Mian Li, Tiange Wang, Zhiyun Zhao, Di Zhang, Yufang Bi, Donghui Li, Weiqing Wang, Guang Ning, REACTION Study Group: Association between smoking and glycemic control in diabetic patients: Results from the Risk Evaluation of Cancers in Chinese Diabetic Individuals: A longitudinal (REACTION) study. J Diabetes. 2018 May;10(5):408-418. 
8. Hassan M Abbas, Kawthar F Nassir, Qutaiba A Al Khames Aga, Ali A Al-Gharawi, Jawad I Rasheed, Muhammed W Al-Obaidy, Adnan M Al Jubouri, Ali S Jaber, Luma A Al Khames Aga: Presenting the characteristics, smoking versus diabetes, and outcome among patients hospitalized with COVID-19. J Med Virol. 2020 Sep 4.
9. Francesco Del Sole, Alessio Farcomeni, Lorenzo Loffredo, Roberto Carnevale, Danilo Menichelli, Tommasa Vicario, Pasquale Pignatelli, Daniele Pastori: Features of severe COVID-19: A systematic review and meta-analysis. Eur J Clin Invest. 2020 Oct;50(10):e13378.
10. Ji-Young Choi, Hye-Kyung Lee, Jung Hyun Park, Sun-Jung Cho, Munjin Kwon, Chulman Jo, Young Ho Koh: Altered COVID-19 receptor ACE2 expression in a higher risk group for cerebrovascular disease and ischemic stroke. Biochem Biophys Res Commun. 2020 Jul 30;528(3):413-419.
11. Brake SJ, Barnsley K, Lu W, McAlinden KD, Eapen MS, Sohal SS: Smoking Upregulates Angiotensin-Converting Enzyme-2 Receptor: A Potential Adhesion Site for Novel Coronavirus SARS-CoV-2 (Covid-19). J Clin Med. 2020 Mar 20;9(3).
12. Sara R A Wijnant, Merel Jacobs, Hannelore P Van Eeckhoutte, Bruno Lapauw, Guy F Joos, Ken R Bracke, Guy G Brusselle: Expression of ACE2, the SARS-CoV-2 Receptor, in Lung Tissue of Patients With Type 2 Diabetes. Diabetes. 2020 Oct 6;db200669.
13. Urvish Patel, Preeti Malik, Deep Mehta, Dhaivat Shah, Raveena Kelkar, Candida Pinto, Maria Suprun, Mandip Dhamoon, Nils Hennig, Henry Sacks: Early epidemiological indicators, outcomes, and interventions of COVID-19 pandemic: A systematic review. J Glob Health. 2020 Dec; 10(2): 020506.
14. Maki Komiyama, Koji Hasegawa: Smoking Cessation as a Public Health Measure to Limit the Coronavirus Disease 2019 Pandemic. Eur Cardiol. 2020 Apr 23;15:e16.
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:


martedì 13 ottobre 2020

Endometriosi e fumo di tabacco

L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le donne prevalentemente in età riproduttiva, ed è caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale fuori dall’utero. Quando, questo tessuto localizzato fuori posto, a seguito delle variazioni ormonali, si sfalda libera sangue determinando infiammazione e dolore e conseguente danno delle strutture (organi e tessuti) e quindi peggioramento della patologia endometriosica.

L'endometriosi, oltre a causare danni organici, incide sul funzionamento psicologico della donna perché interessa varie dimensioni dell'equilibrio psichico femminile: l'identità di genere a livello individuale e sociale, la relazione di coppia e la maternità. L'inevitabile situazione di stress che viene a manifestarsi in coloro che sono affette da endometriosi può condurre ad ansia e a disturbi dell'umore (depressione, bipolarità). Non di rado l'endometriosi può contribuire alla manifestazione del disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione che può essere alleviato trattando la condizione medica.

Nelle suddette condizioni di disagio psicologico, il fumo di tabacco spesso viene utilizzato come strumento per colmare il senso di vuoto e per far fronte allo stress inevitabilmente presente nell'endometriosi.

Sebbene vi sia un effetto entiestrogenico del fumo di sigaretta apparentemente favorevole in caso di endometriosi, va osservato che il fumo attraverso l'alterazione del metabolismo dell'estradiolo determina la formazione di estrogeni catecolici inattivi (1), i quali possono risultare citotossici per effetto di processi ossidativi dell'organismo. Inoltre, l'esposizione al cadmio (metallo con effetti estrogenici) presente nel fumo di sigaretta è stato associato ad un aumento del rischio di endometriosi (2). Peraltro, il fumo di sigaretta aumenta significativamente il contenuto endometriale di Cd e Pb che rappresentano dei metalloestrogeni che legandosi e attivando i recettori degli estrogeni favoriscono le patologie dipendenti dagli estrogeni come tumori della mammella e dell'endometrio, nonché l'endometriosi (3). Peraltro, il fumo di tabacco oltre ad alterare l'equilibrio ormonale della donna, incrementa lo stato infiammatorio e ciò costituisce un ulteriore fattore di rischio per lo sviluppo di endometriosi (4).

Recentemente è stata riconosciuta un’origine fetale fumo-correlata dell'endometriosi nel senso che l'esposizione al fumo materno durante la vita fetale è associata a successivo sviluppo di endometriosi delle figlie quando raggiungeranno l'età riproduttiva (5). Tale associazione si ritiene sia in parte mediata dal lento tasso di crescita fetale che notoriamente si osserva in caso di fumo in gravidanza (5), nonché dalle alterazioni dello stato endocrino prenatale che possono condizionare in modo permanente la secrezione ormonale postnatale e la suscettibilità ormonale tessuto-specifica (6). Inoltre, si ritiene che l'esposizione del feto alle diossine e ad altri componenti tossici delle sigarette alteri la sua funzione immunitaria con conseguente maggiore vulnerabilità all'infiammazione e alla produzione di endometrio ectopico (5, 7). Più specificamente è stata riscontrata una forte associazione positiva tra il fumo materno all'inizio della gravidanza e l'incidenza di endometriosi a esordio precoce nelle figlie (prima del 25 anni) (5).

Oltre all’origine fetale fumo-correlata dell’endometriosi ci sono studi che suggeriscono che esposizioni al fumo passivo durante l'infanzia (8) o adolescenza sono associate al rischio di sviluppare endometriosi in età riproduttiva (9).

Il trattamento dell'endometriosi varia soprattutto in funzione della severità dei sintomi ed in ogni caso si tende a prediligere l'approccio farmacologico con antidolorifici e nel sopprimere il ciclo con progestinici almeno finché non si desidera avere una gravidanza.

In ogni caso sono per attenuare l'impatto dell'endometriosi sulla donna è importante rispettare degli stili di vita che prevedono:

 movimento fisico quotidiano:
  • fare un'ora di camminata veloce al giorno riduce fino al 30% le molecole infiammatorie e migliora l'umore

 alimentazione sana:
  • Privilegiare cereali integrali (riso, farro, orzo, etc.), pesce, latticini, yogurt e frutta specie agrumi, banana, kiwi, mela, pesca, fragola.
  • Limitare gli zuccheri semplici che determinando picchi di insulina promuovono l'infiammazione.
  • Limitare alimenti che contengono omega-6 come l’olio di girasole ampiamente utilizzato nei prodotti da forno, nei prodotti confezionati, nelle merendine, nei biscotti.
  • Limitare la carne rossa (al massimo una volta a settimana)
  • Evitare alcolici.
 abolire il fumo di tabacco:
  • il fumo altera l’equilibrio ormonale, aumenta l'infiammazione e determina l’assunzione di metalloestrogeni; inoltre, il fumo incide negativamente sulla fertilità riducendo le probabilità di una gravidanza.

1. Baron JA, La Vecchia C, Levi F: The antiestrogenic effect of cigarette smoking in women. Am J Obstet Gynecol. 1990 Feb;162(2):502-14.
2. Mandy S Hall, Nicole M Talge, Kristen Upson: Urinary cadmium and endometriosis prevalence in a US nationally representative sample: results from NHANES 1999-2006. Hum Reprod. 2023 Jul 24;dead117. 
3 Piotr Rzymski, Paweł Rzymski, Katarzyna Tomczyk, Przemysław Niedzielski, Karol Jakubowski, Barbara Poniedziałek, Tomasz Opala: Metal status in human endometrium: relation to cigarette smoking and histological lesions. Environ Res. 2014 Jul;132:328-33.
4. Lidia Filip, Florentina Duică, Alina Prădatu, Dragoș Crețoiu, Nicolae Suciu, Sanda Maria Crețoiu, Dragoș-Valentin Predescu, Valentin Nicolae Varlas, Silviu-Cristian Voinea: Endometriosis Associated Infertility: A Critical Review and Analysis on Etiopathogenesis and Therapeutic Approaches. Medicina (Kaunas). 2020 Sep 9;56(9):E460.
5. Menghan Gao, Kirk Scott, Ilona Koupil: Associations of perinatal characteristics with endometriosis: a nationwide birth cohort study. Int J Epidemiol. 2020 Apr 1;49(2):537-547.
6. Godfrey KM, Barker DJ. Fetal programming and adult health.Public Health Nutr2001;4:611–24.
7. Parazzini F, Esposito G, Tozzi L, Noli S, Bianchi S: Epidemiology of endometriosis and its comorbidities. Eur JObstet Gynecol Reprod Biol 2017;209:3–7.
8. Naoko Sasamoto, Leslie V Farland, Allison F Vitonis, Holly R Harris, Amy D DiVasta, Marc R Laufer, Kathryn L Terry, Stacey A Missmer: In utero and early life exposures in relation to endometriosis in adolescents and young adults. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2020 Sep;252:393-398.
9. Marina Kvaskoff, Anne Bijon, Françoise Clavel-Chapelon, Sylvie Mesrine, Marie-Christine Boutron-Ruault: Childhood and adolescent exposures and the risk of endometriosis. Epidemiology. 2013 Mar;24(2):261-9.
Lauro Guglielmo
(medico)

sabato 19 settembre 2020

I comportamenti sanzionabili dei fumatori

Gettare mozziconi a terra è il numero uno fra i comportamenti scorretti dei fumatori, una pratica estremamente nociva per l'ambiente così come lo è insabbiarli sulle spiagge, gettarli in mare, nei laghi e nei corsi d'acqua …o più a monte, nei servizi igienici. Pratiche purtroppo diffusissime nei fumatori che non considerano che stanno commettendo un illecito peraltro passibile di sanzione pecuniaria amministrativa.

Anni e anni di campagne educative che hanno sensibilizzato l'opinione pubblica puntando soprattutto sul buon senso dei fumatori non hanno prodotto risultati apprezzabili. In realtà i mozziconi continuano ad accumularsi sul nostro pianeta dagli anni '50 del secolo scorso ad oggi. Essi, infatti, non essendo biodegradabili, nel senso che non ci sono batteri o altri microrganismi in grado di degradarli in componenti che possono entrare nei cicli naturali, si disgregano in microplastiche e nanoplastiche tossiche con un accumulo nell'ambiente che persiste da quasi 70 anni.

La recente campagna nazionale di sensibilizzazione contro l’abbandono di mozziconi nell’ambiente promossa da Marevivo, “Piccoli gesti, grandi crimini”, per quanto lodevole, ha avuto come risultato pochi gesti virtuosi e il perseverare dell'abbandono indiscriminato dei mozziconi. Purtroppo il tabagista così come ha poco rispetto per sé fumando, ha poco rispetto per l’ambiente. Pertanto non rimane altra soluzione che intensificare i controlli, sanzionando i trasgressori con le multe previste che in questi casi ammontano da 60 a 300€.

Fra gli abbandonatori seriali di mozziconi non si ritengano esclusi coloro che usano tabacco sfuso e filtri cosiddetti biodegradabili promossi come alternativa sicura per l'ambiente; infatti, tali filtri una volta esposti ai processi di combustione/riscaldamento subiscono modifiche che compromettono le caratteristiche di biodegradabilità e biocompatibilità e poi da queste sigarette residuano mozziconi che in ogni caso contengono sostanze tossiche fortemente inquinanti per l'ambiente. Discorso analogo vale per i mozziconi delle HEETS, gli stick di tabacco delle IQOS, che però avendo la caratteristica di non bruciare e non emanare cattivo odore sarebbero di più facile raccolta in un piccolo quanto sconosciuto contenitore di stick usati, così come vengono elegantemente denominati questa tipologia di mozziconi che in ogni caso finiscono per essere dispersi nell’ambiente. Giova ricordare che ciò che i fumatori percepiscono come “rifiuto ambientale relativamente accettabile” è in realtà un inquinante tossico che rappresenta il 50% dei rifiuti mondiali raccolti nelle aree urbane, nonché il 40% di quelli raccolti nel Mar Mediterraneo (1). Per meglio comprendere il problema è importante sottolineare che anche se il carico nocivo di un singolo mozzicone è relativamente basso, ciò che amplifica il problema è proprio l’elevatissimo numero di mozziconi dispersi nell'ambiente.

Altro comportamento scorretto è quello dei lanciatori seriali di mozziconi. Se i mozziconi sono gettati da finestre, balconi o terrazze il fatto può rientrare nella fattispecie del getto pericoloso di cose (di cui all'art. 674 del c.p.). Sbaglia chi ritiene che, gettando mozziconi di sigarette dalla finestra, si rischia solo se si danneggia qualcuno, se si ustionano i capelli a un passante o si provoca qualche altra ustione. Il reato di getto di cose pericolose, infatti, scatta a prescindere dai danni. Il che significa che si può essere denunciati per il lancio di una sigaretta anche per un singolo e isolato episodio: basta solo la potenzialità lesiva del gesto e non ciò che esso ha effettivamente determinato o l’abitualità del comportamento.

Se il getto pericoloso di cose avviene in luogo privato è possibile segnalare il fatto anche alle autorità di Pubblica sicurezza (ad esempio la polizia, i carabinieri, ecc.) e si configura come reato punibile con pena inferiore ai 5 anni di reclusione. D'altra parte se è possibile beneficiare dell’immediata archiviazione in considerazione della «particolare tenuità del fatto», è anche vero comunque che la fedina penale resta ugualmente sporca.

Analogo discorso vale se si lancia il mozzicone da finestrini di veicoli in movimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato che il lancio di mozziconi dal finestrino di un’auto può essere ricondotto al reato di getto illecito e pericoloso, condannato dal codice penale. L’ammenda in questo caso non è più amministrativa, e può essere punibile con l’arresto fino a un mese.

Proseguendo con i comportamenti sanzionabili, molto diffuso è quello di coloro che al momento di spegnere il mozzicone lo infilano negli anfratti più improponibili.

Detta pratica illecita meriterebbe una sanzione superiore rispetto al semplice gettare a terra in quanto richiede maggiore impegno per la raccolta di questi mozziconi. Parimenti è deprecabile l’abitudine di alcuni che sono soliti infilare mozziconi nelle bottiglie di birra o nelle lattine di coca-cola; in questi casi vengono accoppiati rifiuti diversi e difficili poi da separare ai fini della raccolta differenziata. Ma ancora più grave è fumare in luoghi dove è vietato e successivamente spegnere i mozziconi infilandoli in fessure arrecando danno a strutture e arredi.

Questa foto è stata scattata in uno dei tanti ospedali della Campania dove i fumatori sembrano dilettarsi a spegnere i mozziconi negli infissi di finestre che ne risulteranno irrimediabilmente deteriorati anche qualora i mozziconi dovessero essere pazientemente rimossi.

Sul fumo passivo si sono versati fiumi di parole tuttavia la consapevolezza del danno da fumo passivo spesso non sfiora la mente del fumatore. I fumatori più attenti magari sono consapevoli del fumo passivo detto di "seconda mano", affermando di fumare fuori al balcone e non in presenza dei bambini senza prendere in considerazione il fumo cosiddetto di "terza mano" conseguente al rilascio nell'ambiente di residui tossici che vanno a depositarsi su vestiti, tappezzeria, mobili, oggetti, oltre che sulla pelle e sui capelli e possono rimanere sospese nell'aria per giorni e giorni o mesi.  Il fumo di terza mano è particolarmente dannoso per bambini e animali domestici che essendo più vicini al pavimento ne subiscono maggiormente l’esposizione. Infine, meno ancora nota è l’emissione da mozziconi che una volta spenti e raffreddatisi emettono ancora sostanze chimiche nell'aria; la maggior parte di tali sostanze vengono emesse nelle prime 24 ore, ma continuano ad essere emesse in maniera significativa per almeno una settimana; queste emissioni sono state denominate dai ricercatori del National Institute of Standards and Technology (NIST) come after smoke. Quindi anche se non si fuma attivamente e si è lasciato aerare, ma nell'ambiente ci sono dei mozziconi spenti, da essi vengono emesse ugualmente sostanze chimiche tossiche. In base a ciò risulta particolarmente importante svuotare i posaceneri dopo l’uso.

A proposito delle sanzioni sul fumo passivo si rileva che il tabagista sorpreso a fumare in auto in presenza di un minore al di sotto dei 12 anni o di donna in gravidanza, può incorrere in una multa e relativa sanzione da 50,00 € a 500,00 €. Fumare in auto in presenza di minori dai 12 ai 18 anni è un’azione che viene punita applicando la regola standard che vieta il fumo nei luoghi pubblici. In questo caso la sanzione pecuniaria applicata va da un minimo di 25,00 € a un massimo di 250,00 €. L’articolo 24 del Dlgs. n. 6/2016 vieta al fumatore di accendersi una sigaretta nella zona circostante ospedali o strutture universitarie ospedaliere, anche se all’interno del proprio abitacolo. Per una ragione invece educativa è vietato fumare nelle pertinenze delle scuole, anche se in un parcheggio.

In effetti smettere di fumare è un percorso di crescita personale di cui si può giovare l’intera società e l'intero pianeta Terra.

1. Gianrocco Martino, Giuseppe Gorini, Elisabetta Chellini: Anche i mozziconi di sigaretta hanno un impatto sull'ambiente e la salute: alcune considerazioni preliminari. Epidemiol Prev 2013; 37 (6): 396-399.

Guglielmo Lauro
(medico)