sabato 1 gennaio 2022

01.01.2022: un ottimo proposito per il nuovo anno...

L’inizio del nuovo anno è il momento giusto per prendere impegni con sé stessi e cambiare abitudini e stili di vita. Ai primi posti della lista dei propositi per il nuovo anno  vi è la decisione di smettere di fumare. 
L’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola buona volontà rientra nell’immaginario della stragrande maggioranza dei fumatori, infatti, pressoché tutti provano a smettere di fumare da soli col risultato che nel 95-97% non ottengono alcun successo duraturo.
Quindi, uno dei più importanti interventi di sanità pubblica, ovvero la prevenzione delle patologie fumo-correlate, si trova ad essere affrontato nella maggior parte dei casi con la modalità più approssimativa e inefficace: la buona volontà. Peraltro, spesso il proposito di smettere di fumare, formulato a fine anno, non viene neanche messo in pratica all’inizio del nuovo anno e rimane un progetto per il futuro perché prevale uno stato di ambivalenza sintetizzabile in un: «Prima o poi smetterò di sicuro, ma non oggi!».
Dunque se da un lato i trattamenti farmacologici riescono a decuplicare le percentuali di successo, il problema viene più spesso affrontato in maniera scorretta se non rinviato a data da definire.
Certamente ci sono dei fumatori che sono in grado di smettere da soli o a seguito di un consiglio breve. Tuttavia una gran parte di essi ha una dipendenza medio-alta e necessita di un percorso di cessazione assistita (farmaci e/o sostegno psicologico). Per cui bisogna ricordare che esistono i Centri Antifumo i quali spesso rappresentano la struttura più indicata per intraprendere un percorso di cessazione.

Comunque un particolare e singolare pseudo ostacolo per coloro che decidono di iniziare il percorso di cessazione all’inizio nuovo anno è il Blue Monday, il "lunedì triste". Si tratta di un particolare giorno dell'anno, corrispondente al 3° lunedì del mese di gennaio, ritenuto essere il giorno più triste per la popolazione dell'emisfero boreale. Pertanto, nel periodo del Blue Monday può essere semplice desistere dal proposito della cessazione o non riuscire a mantenere l’astensione raggiunta nonostante l’impegno profuso nel percorso di cessazione. Però se si tiene duro il gioco è fatto, nel senso che con il passare del tempo il nuovo comportamento costa sempre meno fatica.  A tale proposito si ricorda che le ricerche più accreditate rivelano che per creare una nuova abitudine occorrono in media 66 giorni. Superata questa soglia a gettare la spugna è solo il 4%.
Guglielmo Lauro
(medico)

lunedì 13 dicembre 2021

Sigarette: una storia di separazione difficile


Siamo ormai in molti a sapere che il fumo fa male, che è la seconda causa di morte per cancro. È scritto ovunque, dalle riviste scientifiche alla bocca di ognuno, fin nelle nostre mani quando apriamo il pacchetto di sigarette e ne sfiliamo una dopo l’altra. La problematica relativa al fumo svela inevitabilmente storie di vita e il senso che il soggetto ha dato all’uso della sigaretta. Ma è corretto utilizzare il termine “smettere di fumare”? 
Vi racconto la mia esperienza personale. 
Sono una psicoterapeuta che lavora nel magnifico mondo delle dipendenze (eh lo so, è paradossale, ma non raro!).
Ho fumato per ben 23 anni. 23 anni. La durata di un matrimonio, almeno come lo intendevano i nostri genitori!
Scelgo il termine matrimonio perché per me così è stato. Un sodalizio, un legame che credevo inscindibile. Insomma mi ha accompagnato per la maggior parte degli anni che ho vissuto, avendo iniziato nei primi anni dell’adolescenza. Mi ha fatto fare la figa nei locali, durante le bevute tra amici in discoteca, nei momenti di tensione all’università, una compagna fedele e silenziosa in macchina nei viaggi lunghi, la coinquilina di tante sere in solitudine quando abitavo da sola, il pungiball della mia rabbia. Tra meno di un mese il ricordo della mia ultima sigaretta compirà un anno. 365 giorni senza guardare negli occhi un tabaccaio e chiedere la mia dose giornaliera, senza imprecare perché per l’ennesima volta ho dimenticato l’accendino chissà dove, senza rovistare nella borsa compulsivamente mentre guido per sentire al tatto il pacchetto di sigarette e finalmente incanalare tutta l’ansia, l’adrenalina o l’insoddisfazione in quella boccata di aria…tossica!
A 37 anni e un giorno ho deciso di separarmi. Per sempre. Una morte improvvisa. Un lutto. Eppure oggi so che, inconsapevolmente, il processo di separazione è cominciato molto prima. Pian piano mi sono ritrovata a frequentare sempre più persone repulsive al tabacco. Quella repulsione che avevo sempre sentito anch’io! Che orrore puzzare! Perché, sempre in virtù dell’onestà, diciamocelo, il fumatore puzza! Puzza nei vestiti, nelle mani, si impregna di fetore giallo dentro e fuori, perfino negli occhi. Avete mai scalato Corno Grande, la cima più alta del Gran Sasso? A 3000 metri l’aria inizia già ad essere più rarefatta, e se ti fai di 20 sigarette al giorno respiri con rantoli, proprio come una triste e pietosa vecchina di 90 anni! Che rabbia, che pena per me stessa! Vincere l’avviso pubblico per un lavoro di collaborazione presso il Servizio Dipendenze (SerD) di Capua è stata un’altra spinta importante. Non ero più la ragazzetta al tirocinio. Mi sono sentita più responsabile, per me stessa e per i ragazzi che in un modo o nell’altro ci provano a smettere. Come potevo entrare nella relazione terapeutica che cura solo se c’è autenticità, se tra un colloquio ed un altro uscivo, mi nascondevo e mi riempivo di nicotina? Poi la perdita di un mio caro zio, uomo brillante. Si è consumato tra le mie braccia in nemmeno 6 mesi di sofferenza atroce per un cancro alla pleura. Infine, la pandemia da Covid-19, che, guarda caso, colpisce principalmente i polmoni! Come sarà morire senza aria? Me lo sono sempre chiesta. 
Bingo! Il cerchio si chiude! Game over!
Tuttavia ho continuato a fumare ancora per mesi, ancora di più.
E allora cosa? Che cosa mi ha portato a smettere? Niente. Assolutamente niente. Non è smettere la parola giusta. La parola giusta per il cambiamento è iniziare. Smettere è un addio. E gli addii non piacciono a nessuno, nemmeno alla persona più autonoma e indipendente. Il cervello non è mai disposto a sentire sofferenza, la parola smettere ci boicotta, ci rende perdenti in partenza. La persona non vuole perdere il ricordo del piacere che ha creato, purtroppo, un legame emozionale. Io non ho smesso. Io ho iniziato. Ho iniziato ad accettare il mio vuoto, la mia tendenza alla tossicità. Uno dei miei primi maestri di vita e di psicologia, ricordo, prima ancora del nome, mi chiese di cosa mi facevo. Perché ...dài, tutti si fanno di qualcosa! Perché è esattamente come cantano gli 883 (chi era adolescente durante i magici anni 90 come me, già sa!) 
“Cumuli di roba e di spade
Non ti riempiono quel vuoto lo sai
Tanto quello non si riempie mai
Perché forse fa un po' parte di noi”.
Ciò che viene da fuori aiuta solo se nel tuo interno la fame di carezze la riempi con un oggetto-altro diverso dalla nicotina. Certo, il sostegno dell’ambiente esterno è fondamentale. Nel mio caso lo yoga mi ha aiutato molto. Molte persone hanno creduto in me, il mio compagno, i miei amici, le mie colleghe, il mio amico-medico Guglielmo Lauro, responsabile del Centro Antifumo di Aversa, il mio lavoro, i miei ragazzi in cura. I primi giorni sono terribili. Ti senti a disagio, agitata, non sai cosa sta accadendo, lo stomaco è come se stesse sulle montagne russe, il cervello è rallentato, ogni 40 minuti attacchi sempre con lo stesso disco, ripetutamente, come una ossessione: “Ora mi fumo una bella sigaretta”. Poi ti ricordi che hai “S-M-E-S-S-O”, che non le tieni in casa, che quella sensazione di alleggerimento alla prima boccata di fumo non ci sarà più. Mai più. E contatti la rabbia, un calore, un fuoco che sale dai piedi. Sei irritata ed irritante. Sale un magone alla gola, la bocca recrimina il veleno, perfino in questo momento mentre scrivo queste cose ancora le provo, forse le proverò per sempre. L’esperienza della sigaretta è così potente che la memoria del piacere rimane anche quando finisce l’esperienza stessa. Le lacrime vengono agli occhi, la tristezza ti assale, il vuoto è forte, il cuore batte più forte. Poi finalmente avviene lo scarico emotivo e fisico. Rilassamento, respiro più regolare, un pianto fluido che libera la mente dal macigno del craving, della cosiddetta ‘rota’, la gioia per aver superato anche quel momento difficile. La bilancia motivazionale si ispessisce, il peso della consapevolezza aumenta (anche la bilancia pesa-persona registra un piccolo aumento, in verità!), l’auto-efficacia aumenta ad ogni respiro a pieni polmoni, la fierezza invade. Il sonno peggiora, c’è da dirlo!
Mi chiedo, adesso, qui ora, in questo vortice di emozioni che attraverso: -È questo che le persone con dipendenza sentono? È questa la loro esistenza dove il nulla è l’unica possibilità di esserci? È questa la deriva di cui mi parlano da anni? Dov’è il senso? Dov’è la possibilità di riuscita? Dove è il mondo? Quale mondo cercano? Di quale mondo hanno bisogno di nutrirsi? Chi sono io?
Il fumo non è un vizio. Un vizio è una cattiva abitudine. Fumare è una vera e propria dipendenza, fisica e psicologica. Dunque, una malattia. Inutile sminuire o raccontarsi balle. Usiamo le parole giuste. La dipendenza da nicotina è una malattia. L’uso delle parole è importante, soprattutto nell’ambito delle dipendenze. Portano a consapevolezza; un nuovo linguaggio creativo stimola plasticità, nuove tracce, cambiamento. La nicotina è una sostanza psicoattiva che induce un’assuefazione pari a quella di eroina, cocaina e altri oppiacei, cioè dipendenza fisica. La nicotina raggiunge rapidamente il cervello, stimolando i recettori presenti sulla superficie delle cellule nervose e induce la liberazione di dopamina e adrenalina, neurotrasmettitori associati a sensazioni di piacere, euforia e benessere. La dipendenza psicologica si instaura successivamente alla dipendenza fisica: il fumatore trova nella sigaretta un valido aiuto per affrontare situazioni di stress e momenti difficili. Provare a smettere di fumare determina l’insorgere di sintomi di astinenza, quali insonnia, irritabilità, ansia, cefalea, rischio di ricadute. 
Questo è! Il resto, ciò che ci raccontiamo, restano illusioni, difese, negazioni, razionalizzazioni, resistenze, evitamenti; bugie che diciamo a noi stessi perché non ci amiamo. Sicuramente molte fumatrici e fumatori possono ritrovarsi in questa storia; per cui la condivido con la speranza che possa essere di aiuto a chi sta compiendo i primi passi nel difficile percorso di cessazione. 
(psicoterapeuta)
vedi anche: 


martedì 16 novembre 2021

16.11.2021 Strategie terapeutiche di approccio al fumatore "difficile", esperienze presso il Centro Antifumo Quit ASL Caserta

Nella relazione presentata al webinar Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) del 16.11.2021 viene affrontato il problema del fumatore "difficile", una tipologia di fumatore spesso caratterizzato da livelli elevati di dipendenza dalla nicotina (punteggio >7 al test di Fagerstrom), iniziazione precoce e maggiori probabilità di avere una comorbilità psichiatrica.

In questi casi, il percorso di cessazione richiede maggiore impegno sia da parte degli operatori sanitari, sia da parte del paziente. 

I trattamenti che generalmente iniziano con farmaci in monoterapia richiedono frequenti aggiustamenti e combinazioni di più farmaci, nonché strategie di intervento al fine di potenziare l'efficacia dei trattamenti antitabacco. In effetti è quello che viene definito "Modello Multimodale Integrato in ambito tabaccologico"; esso prevede l'applicazione contemporanea e/o sequenziale di diverse metodologie terapeutiche (farmaci, sostegno comportamentale, gruppi di terapia, etc.) e diversi strumenti (diario giornaliero del fumatore, apparecchio per la misurazione del CO, MAC-T, indicatori di percorso, etc.) o tecniche (tecniche di coping, agopuntura, etc.).

In particolare, nel webinar viene portata l'attenzione sulle categorie di fumatori in trattamento con farmaci oppioidi (per disturbo da uso di sostanze stupefacenti o per dolore cronico).

I tossicodipendenti rappresentano la popolazione in cui la prevalenza di fumatori è tra le più alte descritte in letteratura scientifica perché il fumo di tabacco spesso agisce come potenziatore dell'effetto delle sostanze stupefacenti. Tuttavia, si sottolinea che ancora oggi l'uso di tabacco passa spesso in secondo piano rispetto alle altre dipendenze che vengono trattate nei SerD; invece la dipendenza tabagica non andrebbe sottovalutata soprattutto in considerazione del ruolo centrale che la nicotina gioca nel condurre i cambiamenti neuroplastici che portano alla dipendenza, nonché del ruolo potenziante della nicotina sulle altre dipendenze (Kandel and Kandel, 2014). 

Prevedere percorsi antifumo dovrebbe rappresentare un indicatore di qualità delle cure nei SerD, soprattutto per il ruolo del fumo come cancello d'entrata per tutte le dipendenze patologiche. A tale proposito, nel biennio 2017/2018, il Centro Antifumo Quit con il sostegno del Dipartimento Dipendenze dell'ASL Caserta ha avviato dei progetti di prevenzione tabagismo con attività che oltre a sensibilizzare gli operatori sul tema del fumo di tabacco erano orientate a indirizzare i pazienti SerD in remissione al Centro Antifumo attraverso la compilazione online di una scheda motivazionale antitabacco: una sorta di intervento clinico minimo. Questo intervento monitorato per un paio d'anni è stato il trampolino di lancio per rendere tale modalità una prassi consolidata in tutti i Servizi afferenti al Dipartimento Dipendenze, proponendo la cessazione del fumo come fattore di protezione nei confronti della ricaduta.

Certamente si può fare di più e le modalità di approccio adottate dal Dipartimento Dipendenze dell’ASL Caserta andrebbero estese anche ai vari Centri di Recupero dove dovrebbero essere ripensati gli step e le modalità di disintossicazione, evitando di concedere sigarette secondo un obsoleto e purtroppo consolidato approccio consolatorio/compassionevole e dove il consumo di tabacco viene considerato ancora con eccessiva indulgenza o addirittura come una sorta di premio.

Guglielmo Lauro
(medico)


venerdì 1 ottobre 2021

01.10.2021 Stoptober un mese senza tabacco


Questo mese si invitano i fumatori a fare propri i principi ispiratori del programma britannico di cessazione collettiva denominato Stoptober. 
Stoptober si basa su una nota ricerca secondo cui se un fumatore riesce a raggiungere 28 giorni di astensione completa dal fumo, ha una probabilità di smettere definitivamente aumentata di 5 volte. Quindi ci possiamo provare da soli. Non importa da quanto tempo fumiamo, non è mai troppo tardi per smettere, e se abbiamo già una malattia polmonare, smettere è una delle cose migliori che possiamo fare per aiutarci. Uno studio ha messo in evidenza come i propositi di cessazione nel mese di ottobre appaiono maggiormente coronati da successo specie se fatti con l’idea di partecipare ad un insieme di persone guidate dalla motivazione comune di smettere di fumare (1). Peraltro, secondo l’analisi statistica dei dati relativi ai pazienti afferenti al Centro Antifumo Quit di Aversa, il mese in cui si riesce maggiormente a smettere coincide proprio con il mese di ottobre.

In effetti, ottobre rappresenta il mese centrale della stagione meteorologica dell’autunno, che tradizionalmente coincide con il tempo della raccolta di ciò che si è seminato. Ragionando per analogia, possiamo considerare che la maggior parte dei fumatori semina nel proprio cervello l’idea di smettere, idea che viene coltivata fino a raggiungere l’immagine di frutto maturo da raccogliere e la stagione naturalmente associata alla raccolta è l’autunno. A sua volta l’autunno da un punto di vista meteorologico si manifesta pienamente nel mese di ottobre che in natura rappresenta tipicamente il mese del raccolto. A parte questa considerazione che rimanda all’antica cultura della Medicina Tradizionale Cinese, non vi è un ancora una chiara spiegazione scientificamente valida sui motivi che sono alla base di una verosimile maggiore probabilità di riuscire a smettere nel mese di ottobre.
Quindi vale la pena sfruttare questa particolare propensione alla cessazione che si osserva nel mese di ottobre che, seppure in maniera inspiegabile, rappresenta in qualche modo il mese della cessazione.
Dunque, come dice lo slogan di Stoptober: “Inizia a risparmiare! Inizia a muoverti! Inizia a respirare!”

1. Mirte A G Kuipers, Robert West, Emma V Beard, Jamie Brown: Impact of the "Stoptober" Smoking Cessation Campaign in England From 2012 to 2017: A Quasiexperimental Repeat Cross-Sectional Study. Nicotine Tob Res. 2020 Aug 24;22(9):1453-1459. 
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 5 settembre 2021

05.09.2021 "smettere di fumare" ...chi cerca e chi non cerca!



Oramai tutti cercano su internet le risposte alle proprie domande. Sono milioni i fumatori che cercano online un aiuto per smettere di fumare e che chiedono come e dove smettere (1). Così tra una sigaretta e l’altra, su una tastiera non di rado sporca di cenere, digitano il loro intento di “smettere di fumare”, sperando di trovare una soluzione, l'uovo di Colombo e magari una magia.
Bisogna premettere che la ricerca di informazioni per smettere di fumare su Internet non è sinonimo di impegnarsi in un programma di trattamento per la cessazione; tuttavia i fumatori spesso inconsciamente cercano su internet motivazioni per smettere di fumare e, anche se già le conoscono, lo fanno perché magari leggendole possa scattare quella spinta ulteriore per passare all’azione e buttare la sigaretta per sempre. L’obiettivo della presenza online dei Centri Antifumo è soprattutto di fornire livelli più elevati di consapevolezza fornendo poi tutte le informazioni per ricevere assistenza nel percorso di cessazione tabagica.
Attraverso lo strumento del colosso di Mountain View, Google Trends, è possibile valutare l'interesse degli utenti nei vari settori e scoprire cosa ricercano. Ebbene, osservando quante volte viene ricercato su Google lo "smettere di fumare", in Italia si osserva una distribuzione che vede la Campania all'ultimo posto. 
Insomma la Campania, la regione con la maggiore produzione di tabacco in Italia, sembra che sia la meno interessata a cercare su internet come “smettere di fumare”.
Pur essendovi la disponibilità di diversi Centri Antifumo in Campania la partecipazione della popolazione locale sul tema della cessazione del fumo è abbastanza limitata o non sembra rientrare fra le sue priorità almeno per quanto riguarda le ricerche su Internet.
In Campania le ricerche online sono orientate maggiormente al calcio con un interesse preminente sulla parola "fantacalcio", e tale parola ha una percentuale di ricerca di gran lunga superiore rispetto a tutte le altre regioni italiane.

 

Dunque, una delle più potenti armi di distruzione di massa, il fumo, ha come rovescio della medaglia una delle più potenti armi di distrazione di massa, il fantacalcio!


1. Amanda L Graham, Michael S Amato: Twelve Million Smokers Look Online for Smoking Cessation Help Annually: Health Information National Trends Survey Data, 2005-2017. Nicotine Tob Res. 2019 Jan 4;21(2):249-252.
Guglielmo Lauro
(medico)