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martedì 16 agosto 2022
Quando le sigarette diventano i nostri “occhiali emotivi”…
domenica 31 luglio 2022
Lo stigma della “malattia del fumatore”: un ostacolo agli interventi di prevenzione secondaria e alle cure
La denormalizzazione del fumo attraverso campagne mediatiche, le avvertenze sui prodotti del tabacco e le politiche antifumo sono tutti fattori che, nel caso di fumatore a rischio per tumore tabacco-correlato, si traducono in un carico psicologico spesso insostenibile che porta a nascondere il problema attraverso il ritiro sociale, l’emarginazione, la scarsa aderenza a campagne di screening. La stigmatizzazione dei fumatori a rischio di cancro polmonare rappresenta, dunque, una barriera per la cessazione del fumo. In effetti proprio a causa dello stigma, ovvero della connotazione negativa che il fumatore percepisce, ne consegue una più scarsa aderenza ai programmi di screening dei tumori al polmone rispetto a quella di altri tipi di screening oncologici; e ciò per una serie di motivi:
a) il sentimento di svalutazione che il fumatore percepisce per l’eventualità di essersi procurato una grave malattia correlata alla propria dipendenza dal tabacco
b) la paura di essere giudicati e incolpati dai familiari e dai conoscenti
c) l’imbarazzo di dover affrontare l'atteggiamento negativo dei sanitari o di sentirsi dire "Peccato che non abbia smesso di fumare prima!" quindi per la preoccupazione di essere considerati immaturi, irresponsabili, incoscienti dal personale sanitario
d) sentirsi obbligato a smettere per non inficiare le attività sanitarie di screening
e) la paura di non ricevere un’assistenza sanitaria attenta o che essa sia influenzata negativamente dalla propria storia di fumo e quindi di essere discriminati rispetto ad altri pazienti.
Peraltro, lo stigma che circonda “la malattia dei fumatori” è responsabile anche di sviare gli interessi sanitari di sorveglianza epidemiologica. Infatti, nonostante gli alti tassi di nuove diagnosi di cancro ai polmoni, le relative attività di ricerca e di screening sono incredibilmente sottofinanziate rispetto ad altre malattie oncologiche.
La collaborazione del Centro Antifumo Quit con l’Ospedale Monaldi di Napoli si svolge, dunque, anche affrontando lo stigma della malattia del fumatore, cercando di abbattere le barriere psicologiche ad esso correlate, sfruttando il momento di maggiore consapevolezza e percezione del rischio del paziente fumatore attraverso i contatti presso le suddette strutture sanitarie. Pertanto, si sottolinea l'importanza di un programma di trattamento del tabacco dedicato e personalizzato all'interno di ogni programma di screening del cancro del polmone (3, 4) sicuramente attivato anche in altri centri antifumo che collaborano con i centri RISP (Rete Italiana Screening Polmonare).
3. Ankita Ghatak, Sean Gilman, Siobhan Carney, Anne V Gonzalez, Andrea Benedetti, Nicole Ezer: Smoking Cessation by Phone Counselling in a Lung Cancer Screening Program: A Retrospective Comparative Cohort Study. Can Respir J. 2022 Apr 21;2022:5446751.
4. Randi M Williams, Marisa Cordon, Ellie Eyestone, Laney Smith, George Luta, Brady J McKee, Shawn M Regis, David B Abrams, Raymond S Niaura, Cassandra A Stanton, Vicky Parikh, Kathryn L Taylor, Lung Screening, Tobacco, Health Trial: Improved motivation and readiness to quit shortly after lung cancer screening: Evidence for a teachable moment. Cancer. 2022 May 15;128(10):1976-1986.
giovedì 14 luglio 2022
Le opportunità gratuite che possono cambiare la vita dei fumatori: Centro Antifumo e LDCT
martedì 28 giugno 2022
28.06.2022 - Giornata nazionale di prevenzione e cura dell'incontinenza: l'impatto del fumo di tabacco
domenica 5 giugno 2022
05.06.2022 La Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day - WED) e gli ecologismi di facciata.
La campagna della Giornata mondiale senza tabacco del 2022 mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'impatto ambientale del tabacco durante tutto il suo ciclo di vita (1). L'impatto distruttivo del tabacco non si manifesta solo sulla salute umana, ma anche sull'intero pianeta (1). Ma basta far finta di essere "green", di dimostrare interessamento ai problemi ambientali per ripulire la propria reputazione, dare una buona immagine di sé e guadagnare consensi. Questa pratica è nota come greenwashing, alla lettera sarebbe "lavaggio col verde" nel senso che si dà una spennellata per ricoprire col verde ciò che verde non è. Il greenwashing è dunque una patina di credibilità ambientale, una verniciatura ecologista su un problema che rimane completamente irrisolto. Questa pratica ingannevole non è altro che una strategia di marketing in cui si finge un impegno dell'azienda nei confronti dell'ambiente e si cattura l'attenzione dei consumatori etichettando i propri prodotti come ecosostenibili.
L'industria del tabacco per spostare l'attenzione dell'impatto del fumo sull'ambiente in termini di inquinamento e deforestazione, ha effettuato investimenti in campagne di responsabilità ambientale come pulizia di spiagge, sostegno ad organizzazioni ambientaliste, la promessa del raggiungimento della neutralità carbonica attraverso la sostituzione delle sigarette con i prodotti alternativi senza combustione, etc.
In questo modo, se da un lato le aziende del tabacco manifestano il loro senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente, dall'altro continuano a lasciare inalterate le pratiche di produzione che hanno un pesante impatto ambientale in tutte le fasi, dalla coltivazione del tabacco, alla manifattura dei prodotti fino allo smaltimento dei rifiuti post-consumo. In effetti, l'ostentato impegno in un iter produttivo responsabile, rappresenta principalmente una forma di autotutela dell'industria del tabacco senza produrre risultati significativi nei confronti dell'impatto di trilioni di mozziconi di sigaretta scaricati ogni anno nell'ambiente globale (2).
Infatti, il denaro investito in progetti di sostenibilità ambientale preserva dette aziende dalle accuse di danni all'ambiente e quindi da eventuali richieste di risarcimento per danni all'ecosistema (inaridimento dei suoli) e danni sociali (lavoro minorile, impoverimento dei Paesi emergenti, sfruttamento dei lavoratori). Infatti, implementando una varietà di programmi di responsabilità sociale (fondazione per eliminare il lavoro minorile nella tabacchicoltura, finanziamenti per migliorare gli standard di vita delle piccole famiglie di agricoltori, contributi di beneficenza, etc.), le maggiori aziende del tabacco (BAT, PMI, Japan Tobacco International e Imperial Brands) sono riuscite a raggiungere la vetta delle classifiche di sostenibilità ambientale (Carbon Disclosure Project, Dow Jones Sustainability Indices).






