martedì 16 agosto 2022

Quando le sigarette diventano i nostri “occhiali emotivi”…

Negli ultimi anni sono state fatte molte scoperte sui meccanismi neurobiologici che svolgono un ruolo fondamentale nelle dipendenze. L’inclinazione alla dipendenza ha una forte componente genetica (1) ed è associata, tra l’altro, ad un ridotto livello congenito di dopamina nel cervello. Che sfiga, vero? È come nascere, ma poi rimanere comunque “mezzi addormentati”! Una sorta di daltonismo emozionale; cioè come le persone con daltonismo non riescono a riconoscere chiaramente i colori rosso e verde, così le persone con livelli ridotti di dopamina percepiscono meno intensamente i propri sentimenti. C’è una sorta di foschia che aleggia sopra la loro vita emozionale. Sarà compito delle figure genitoriali ed educative di riferimento guidare e sostenere il bambino nella convivenza con questa condizione. Di solito questo processo va a buon fine, ma con alcune persone le cose non vanno così lisce. Ciò diventa evidente quando provano per la prima volta alcol, nicotina o droghe! Improvvisamente si apre davanti a loro un mondo tutto nuovo! Si sentono “meglio” di come si erano sentiti prima, e sperimentano subito cosa intendevano gli altri quando dicevano di godere intensamente la musica, la natura, il sesso o l’intimità. Tuttavia questo piacere ha vita breve e appena l’effetto svanisce, la persona ricade nel suo solito livello di emozione o, addirittura, sperimenta un livello emotivo ridotto per l’effetto rimbalzo. Di conseguenza, proprio questo rende praticamente irresistibile la voglia di riusare o mettere in atto il comportamento additivo. Peraltro, la dipendenza non dipende solo dal nostro corredo neurobiologico, altrimenti tutti quelli che hanno una inclinazione genetica alla dipendenza diventerebbero dipendenti patologici, ma anche dall'interazione con l'ambiente in cui si vive. Se i geni ci portano a collezionare armi, poi l'ambiente può decidere se farci premere il grilletto oppure no!
La predisposizione congenita e la compulsione irresistibile ad accendere un’altra sigaretta, nel nostro caso specifico, crea un’altra condizione psicologica, la più difficile di tutte da scardinare con un paziente dipendente: la deresponsabilizzazione. Anzi in base alla mia esperienza decennale nei Servizi per le dipendenze come psicoterapeuta, posso dire che il lavoro più difficile in terapia è proprio quello sostenere il paziente nell'affrontare la responsabilità personale e la propria libertà di scelta. Ritornando a quegli “occhiali” che offrono una vista emotiva intensa appena si indossano con la sperimentazione di una sostanza psicotropa (cioè che agisce sulle funzioni psichiche), confermo ogni singola parola sulla base della mia esperienza! La mia prima sigaretta, a 15 anni (ahi, ahi, ahi!), sola a casa, nella mia stanza, presa da un pacchetto di una mia amica che lasciò nel mio motorino (Scarabeo 50, ah, i meravigliosi anni 90!), per non farsi scoprire dalla madre, fu un qualcosa di eccezionalmente trasgressivo ed euforico. Ricordo ancora il poster di Ramazzotti attaccato sul muro di fronte che girava intorno a me ed io che, a mia volta, giravo intorno alla stanza. Uno piacevole stordimento, uno sballo, giuro! La trasgressione, la prova. Eppure fumare era un atteggiamento che tanto avevo condannato in mia madre tuttora accanita fumatrice. Le nascondevo o addirittura le rompevo pacchetti interi. Che ipocrita, vero?
Tuttavia, non fu la sigaretta dell’amica a rappresentare il primo anello di una lunga catena, perché passarono diversi mesi prima di passare alla seconda e così via, verso ciò che col senno di poi ho equiparato all'autodistruzione. In effetti quando ho iniziato ad indossare “gli occhiali emotivi” non nascondo di aver provato piacere per poi rendermi conto che, una volta instauratasi la dipendenza, niente sarebbe stato più come prima.
Oggi, in questo preciso istante, sento una sensazione fastidiosa ripensando a quel piacevole stordimento della prima sigaretta, e per di più vorrei non provare quella tentazione ancora presente di riaccenderne una, una traccia insopportabile nella mia mente. Vorrei poter ritornare indietro, ma ciò che fatto è fatto. Si può solo volere ogni giorno con forza, costanza e coerenza scegliere diversamente. Mi è venuta in mente una frase da un libro di psicosintesi: “Se vuoi crescere, dovrai imparare a convivere con l’inevitabile!” (2).
Una frase che sembra paternalistica, ma in realtà è la chiave per sopravvivere ed integrare gli eventi spiacevoli, perché tanto l’universo non si adatta ai nostri desideri.
Dunque attraverso l’accettazione riusciamo ad entrare nel pieno dell’esperienza, per sentire e comprendere il messaggio di insegnamento che ci arriva da quella circostanza.
Entrare in contatto con i ruvidi contorni della realtà è un avvenimento psichico di enorme importanza, ma è essenziale accettare con leggerezza qualsiasi evento negativo della nostra vita. Anche solo per un momento. Un momento più un momento, più un momento sommato per un numero indicibile di volte può portare alla scelta di un’intera vita senza nicotina. Qui. Ora.

1. Stavroula V Giannoulis, Meghan J Chenoweth, Paulo Saquilayan, Rachel F Tyndale, Caryn Lerman, James L Kennedy, Laurie Zawertailo, Vanessa Gonçalves: Examining the role of mitochondrial genetic variation in nicotine dependence. Psychiatry Res. 2022 Apr;310:114452.
2. Pietro Ferrucci: Crescere. Teoria e pratica della psicosintesi. Casa Ed. Astrolabio, 2020.
Patrizia Sasso
(psicoterapeuta)
vedi anche: 

domenica 31 luglio 2022

Lo stigma della “malattia del fumatore”: un ostacolo agli interventi di prevenzione secondaria e alle cure

Le campagne contro il tabacco hanno avuto ovunque un certo successo nell'educare le persone sui rischi del fumo e non vi è dubbio che molte vite sono state salvate grazie a questi sforzi. Tuttavia, ne è conseguito un risultato non intenzionale: l’opinione pubblica considera il cancro del polmone come la "malattia del fumatore". Cosicché a differenza di chi ha altre forme di cancro, coloro che lo hanno contratto al polmone spesso si sentono additati come quelli che, in qualche modo, il cancro se lo sono cercato e non "meritano" di ricevere il supporto incondizionato al pari di altri malati oncologici. Per questo motivo la Global Lung Cancer Coalition ha dichiarato innanzitutto che nessun essere umano merita di soffrire per questa malattia e lancia la prima “Carta dei Diritti” per i malati di cancro del polmone.  La carta asserisce che tutti i pazienti colpiti da detta patologia oncologica hanno il diritto di non provare vergogna della propria malattia, e che se, come spesso avviene, la vittima è un fumatore, questi deve essere aiutato a superare la dipendenza da tabacco.
Dunque, quali sono i sentimenti che le persone provano nei confronti di un fumatore con cancro al polmone? 
La persona che non fuma, spesso non riesce a nascondere sentimenti di stigmatizzazione… Fumavi? E allora cosa ti aspettavi? Mentre la persona che fuma, condividendo lo stesso fattore di rischio, per forza di cose è più empatica e si mostra affettivamente più vicina. In realtà qual è la posizione da assumere nei confronti del fumatore con tumore al polmone o con noduli sospetti di natura da determinare? Bisogna innanzitutto ricordare che la nicotina è una sostanza che crea forte dipendenza e attenua la capacità di prendere decisioni efficaci in merito al cambiamento del comportamento. Pertanto, più una persona crede che un individuo possa scegliere se fumare o meno, più incolperà e assegnerà attribuzioni negative a coloro che hanno sviluppato un cancro polmonare. In effetti la scelta di iniziare a fumare avviene generalmente in adolescenza, quando non si può fare affidamento su una solida capacità di intendere e di volere, almeno in termini di responsabilità; quindi pensare che la decisione di iniziare a fumare sia frutto di una scelta volontaria e consapevole è fuorviante e riduttivo. Non solo, ma bisogna anche rendersi conto che continuare a fumare danneggia la capacità di controllo sulla cessazione e praticamente compromette la volontà di smettere.
La denormalizzazione del fumo attraverso campagne mediatiche, le avvertenze sui prodotti del tabacco e le politiche antifumo sono tutti fattori che, nel caso di fumatore a rischio per tumore tabacco-correlato, si traducono in un carico psicologico spesso insostenibile che porta a nascondere il problema attraverso il ritiro sociale, l’emarginazione, la scarsa aderenza a campagne di screening. La stigmatizzazione dei fumatori a rischio di cancro polmonare rappresenta, dunque, una barriera per la cessazione del fumo. In effetti proprio a causa dello stigma, ovvero della connotazione negativa che il fumatore percepisce, ne consegue una più scarsa aderenza ai programmi di screening dei tumori al polmone rispetto a quella di altri tipi di screening oncologici; e ciò per una serie di motivi:
a) il sentimento di svalutazione che il fumatore percepisce per l’eventualità di essersi procurato una grave malattia correlata alla propria dipendenza dal tabacco
b) la paura di essere giudicati e incolpati dai familiari e dai conoscenti
c)  l’imbarazzo di dover affrontare l'atteggiamento negativo dei sanitari o di sentirsi dire "Peccato che non abbia smesso di fumare prima!" quindi per la preoccupazione di essere considerati immaturi, irresponsabili, incoscienti dal personale sanitario
d) sentirsi obbligato a smettere per non inficiare le attività sanitarie di screening
e) la paura di non ricevere un’assistenza sanitaria attenta o che essa sia influenzata negativamente dalla propria storia di fumo e quindi di essere discriminati rispetto ad altri pazienti.
Peraltro, lo stigma che circonda “la malattia dei fumatori” è responsabile anche di sviare gli interessi sanitari di sorveglianza epidemiologica. Infatti, nonostante gli alti tassi di nuove diagnosi di cancro ai polmoni, le relative attività di ricerca e di screening sono incredibilmente sottofinanziate rispetto ad altre malattie oncologiche.
 
Per migliorare la gestione dei pazienti che possono aver ricevuto conferma di diagnosi di tumore al polmone e che continuano a fumare, può essere utile misurare lo stigma percepito. In tal modo sarà possibile acquisire una maggiore comprensione del ruolo dello stigma come barriera per la cessazione del fumo, di potenziare la motivazione del paziente e perfezionare i percorsi di cessazione attraverso un appropriato sostegno psicologico. Va osservato che spesso la cessazione in questi pazienti è difficile per le risorse psicologiche spesso depauperate. La ricerca scientifica ribadisce che smettere di fumare è sempre vantaggioso anche dopo una diagnosi di tumore polmonare (1), infatti, la cessazione tabagica resta sempre una parte integrante del trattamento del cancro del polmone (2).
La collaborazione del Centro Antifumo Quit con l’Ospedale Monaldi di Napoli si svolge, dunque, anche affrontando lo stigma della malattia del fumatore, cercando di abbattere le barriere psicologiche ad esso correlate, sfruttando il momento di maggiore consapevolezza e percezione del rischio del paziente fumatore attraverso i contatti presso le suddette strutture sanitarie. Pertanto, si sottolinea l'importanza di un programma di trattamento del tabacco dedicato e personalizzato all'interno di ogni programma di screening del cancro del polmone (3, 4) sicuramente attivato anche in altri centri antifumo che collaborano con i centri RISP (Rete Italiana Screening Polmonare).
 
Si allega uno strumento (CLCSS) per misurare lo stigma del cancro polmonare percepito dal paziente e quindi per orientare il sostegno psicologico in base all'analisi dimensionale relativa ai punteggi dei tre fattori (a] vergona e colpa, b] isolamento sociale, c] discriminazione).
Per accedere al test clicca qui, per lo scoring clicca qui.

In effetti, una strategia per promuovere in maniera più efficace lo screening del cancro polmonare consiste anche e soprattutto nel puntare sulla centralità delle emozioni del paziente (5), motivandolo a proteggere la propria salute, aiutandolo a ridurre eventuali barriere psicologiche e a migliorare la propria l'autoefficacia (fiducia nella propria capacità di raggiungere un obiettivo definito).

1. Saverio Caini, Marco Del Riccio, Virginia Vettori, Vieri Scotti, Chiara Martinoli, Sara Raimondi, Giulio Cammarata, Domenico Palli, Marco Banini, Giovanna Masala, Sara Gandini: Quitting Smoking At or Around Diagnosis Improves the Overall Survival of Lung Cancer Patients: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Thorac Oncol. 2022 May;17(5):623-636.
2. Christian Reinhardt, Markus Harden, Christoph Herrmann-Lingen, Achim Rittmeyer, Stefan Andreas: Smoking cessation by combined medication and counselling: a feasibility study in lung cancer patients. BMC Pulm Med. 2022 Jun 27;22(1):252.
3. Ankita Ghatak, Sean Gilman, Siobhan Carney, Anne V Gonzalez, Andrea Benedetti, Nicole Ezer: Smoking Cessation by Phone Counselling in a Lung Cancer Screening Program: A Retrospective Comparative Cohort Study. Can Respir J. 2022 Apr 21;2022:5446751.
4. Randi M Williams, Marisa Cordon, Ellie Eyestone, Laney Smith, George Luta, Brady J McKee, Shawn M Regis, David B Abrams, Raymond S Niaura, Cassandra A Stanton, Vicky Parikh, Kathryn L Taylor, Lung Screening, Tobacco, Health Trial: Improved motivation and readiness to quit shortly after lung cancer screening: Evidence for a teachable moment. Cancer. 2022 May 15;128(10):1976-1986.
5. Rebecca E Olson, Lisa Goldsmith, Sara Winter, Elizabeth Spaulding, Nicola Dunn, Sarah Mander, Alyssa Ryan, Alexandra Smith, Henry M Marshall: Emotions and lung cancer screening: Prioritising a humanistic approach to care. Health Soc Care Community. 2022 Jul 27. 
Guglielmo Lauro
(medico)
vedi anche:

giovedì 14 luglio 2022

Le opportunità gratuite che possono cambiare la vita dei fumatori: Centro Antifumo e LDCT

Il cancro del polmone è la principale causa di mortalità oncologica negli uomini e nelle donne (1). Le sostanze cancerogene contenute nel fumo di tabacco sono responsabili di circa l'85-90% dei tumori polmonari. Purtroppo le manifestazioni cliniche del tumore polmonare (tosse stizzosa, sangue nell'espettorato, dispnea e dolore toracico) sono generalmente tardive e compaiono quando il tumore è in fare avanzata, pertanto le cure risultano scarsamente efficaci. Ecco perché i programmi di screening costituiscono un'arma fondamentale per la diagnosi precoce e quindi per fronteggiare la patologia che a tutt'oggi è definito il big killer: il tumore al polmone. 
L'efficacia dello screening del cancro del polmone mediante tomografia computerizzata a basse dosi (LDCT) è stata dimostrata da tre grandi studi randomizzati condotti negli USA, in Europa ed in Italia (NLST, NELSON; MILD) dai quali è emersa per i forti fumatori una riduzione delle mortalità per cancro polmonare compresa tra il 20 e il 39% a seconda della durata dell’intervento. Ciò ha suscitato l’interesse di molti Paesi ad avviare la suddetta attività di screening (2).
La LDTC è ritenuta un metodo utile per la diagnosi precoce dei tumori toracici e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) specie negli individui di età superiore ai 50 anni (3). L’esame è veloce (10-15 secondi) e indolore e permette di notare eventuali noduli polmonari di piccolissime dimensioni (nell’ordine dei millimetri).
Attualmente la Rete Italiana per lo Screening Polmonare (RISP) ha avviato nel nostro Paese un programma di diagnosi precoce con LDCT volta non solo a ridurre la mortalità per tumore polmonare, ma volta anche a rappresentare uno strumento di prevenzione primaria delle patologie legate al fumo, come la bronchite cronica (BPCO) e le altre malattie cardiovascolari. 

Dunque, fermo restando che la cessazione del fumo è la strategia più efficace per prevenire i decessi correlati al cancro del polmone, la LDTC rappresenta anche un valido momento educativo per smettere di fumare (4) soprattutto in caso in caso di esito anormale allo screening (5).

Il Centro Antifumo Quit di Aversa partecipa al reclutamento per lo "STUDIO MULTICENTRICO RANDOMIZZATO DI SCREENING DEL TUMORE POLMONARE CON CT DEL TORACE A BASSE DOSI (LDCT) ASSOCIATO A PREVENZIONE PRIMARIA E RIDUZIONE DELLE COMORBIDITÀ IN FORTI FUMATORI AD ALTO RISCHIO" in collaborazione con la UOC di Pneumologia-Oncologica Azienda Ospedaliera dei Colli-Monaldi di Napoli, uno dei Centri di riferimento della Rete Italiana per lo Screening Polmonare (RISP).

Criteri di inclusione al programma RISP:
• Età compresa tra 55 e 75 anni
• Forte consumo di sigarette (≥ 30 pack-years) (*)
• Fumatore attivo o ex- da ≤ 15 anni (≥ 30 pack-years) (*)
• Assenza di tumori da almeno 5 anni
• Firma del consenso informato per l’arruolamento in studio e il trattamento dei dati personali.

Criteri di esclusione:
• Patologia cronica severa (ad esempio: grave insufficienza respiratoria e/o renale e/o epatica e/o cardiaca)
• Gravi problemi psichiatrici
• Disturbo da uso di sostanze stupefacenti e alcol (anche pregresso).

Se si è fumatori e si vuole cominciare a prendersi cura di sé stessi da dove partire?
Prendere contatto col Centro Antifumo per iniziare un percorso di cessazione
Se, poi, si è di età compresa tra 55-75 anni prendere in considerazione di partecipare allo screening polmonare. 
Sono delle opportunità gratuite che ci possono cambiare la vita!
Ogni anno in Italia contiamo 44000 nuovi casi di carcinoma polmonare, in nove casi su dieci legati al fumo!
Bisogna tenere presente che il tumore del polmone è un tumore difficile da curare, ma per fortuna facile da prevenire!
(*) Il pack-year o indice tabagico rappresenta per quanti anni è stato fumato un pacchetto al giorno; 30 pack-years indica che è stato fumato un pacchetto al giorno per 30 anni. Precisamente il pack-year si calcola moltiplicando il numero di sigarette fumate al giorno diviso 20 e moltiplicato per il numero di anni di fumo.

1. Shadia I Jalal, Aixia Guo, Sara Ahmed, Michael J Kelley: Analysis of actionable genetic alterations in lung carcinoma from the VA National Precision Oncology Program. Semin Oncol. 2022 Jul 19;S0093-7754(22)00054-9. 
2. Charlotte Poon, Artes Haderi, Alexander Roediger, Megan Yuan: Should we screen for lung cancer? A 10-country analysis identifying key decision-making factors. Health Policy. 2022 Jun 7;S0168-8510(22)00155-5.
3. Ikuma Kasuga, Hiromi Maezawa, Sanae Gamo, Yoshimi Yokoe, Yuri Yanagihara, Tomoko Sugiyama, Michiyo Tokura, Mayumi Okayama, Osamu Ohtsubo: Evaluation of chest radiography and low-dose computed tomography as valuable screening tools for thoracic diseases. Medicine (Baltimore). 2022 Jul 22;101(29):e29261.
4. Zheng Su, Xuebing Li, Heng Wu, Zhaowei Meng, Yang Li, Hongli Pan, Hao Liang, Ying Wang, Fang-Hui Zhao, Youlin Qiao, Qinghua Zhou, Ya-Guang Fan: The impact of low-dose CT on smoking behavior among non-smokers, former-smokers, and smokers: A population-based screening cohort in rural China. Cancer Med. 2022 Jul 27.
5. Da-Som Shin, Hye-Mi Noh, Hong Ji Song, Kyung Hee Park, Young-Gyun Seo, Yu-Jin Paek: Association between Low-Dose Computed Tomography Results and 1-Year Smoking Cessation in a Residential Smoking Cessation Program. Int J Environ Res Public Health. 2022 May 1;19(9):5510.
Guglielmo Lauro
(medico)

martedì 28 giugno 2022

28.06.2022 - Giornata nazionale di prevenzione e cura dell'incontinenza: l'impatto del fumo di tabacco


In Italia si contano circa 3 milioni di donne e 2 milioni di uomini che soffrono di incontinenza urinaria.
Spesso se ne parla in termini di sensibilizzazione per combattere lo stigma sociale che pesa sulle persone coinvolte e si affronta l'aspetto certamente importantissimo relativo alla cura delle patologie concomitanti (cistiti, BPCO, neoplasie con interessamento della pelvi, etc.). Più di rado si prende in considerazione il tema della prevenzione in termini di stili di vita corretti come cessazione del fumo e controllo dell'eccesso di peso corporeo.
Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di sviluppare sintomi del basso tratto urinario (difficoltà a urinare, urgenza minzionale, incompleto svuotamento della vescica) in entrambi i sessi (1) e incontinenza urinaria soprattutto nel sesso femminile (2). È noto che la nicotina stimola la contrazione del detrusore, il muscolo della vescica e che il fumo di sigaretta, danneggiando le cellule uroteliali (3), rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di cistiti e tumori vescicali che non raramente possono accompagnarsi a perdite involontarie d'urina.
Il fumo è fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi del pavimento pelvico in gravidanza e nel post partum soprattutto se associati a sovrappeso (4). Quindi l'incontinenza urinaria in gravidanza rappresenta un motivo in più per smettere di fumare (5).
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle principali patologie causate dal fumo e si manifesta con tosse cronica: gli accessi di tosse ripetuti portando ad aumenti improvvisi della pressione intraaddominale vanno ad indebolire le strutture di sostegno degli organi pelvici e predispongono ad un maggior rischio di prolasso di detti organi con comparsa di incontinenza urinaria da sforzo. In effetti anche la muscolatura pelvica si riduce e si indebolisce per effetto del fumo predisponendo ad un maggior rischio di perdite urinarie o anche di gas e feci in entrambi i sessi.
Nella gestione dell'incontinenza urinaria le prime misure da adottare sono la cessazione del fumo e ridurre l'eccesso di peso (6) che rappresentano dei fattori di rischio la cui rimozione può rendere anche reversibile l'incontinenza urinaria (7).
Dunque quali sono le misure di prevenzione in termini di stili di vita da adottare per l'incontinenza urinaria? È importante bere nella prima parte della giornata evitando bevande zuccherate, alcol, caffè e tè per la presenza di sostanze che possono irritare la vescica e accentuare il problema delle perdite di urina. Mantenere una buona regolarità intestinale con un'alimentazione sana, ricca di fibre, frutta e verdura, per evitare pressioni eccessive sulla vescica da parte dell'intestino. Ridurre l'eventuale eccesso di peso e qualora si fosse fumatori è essenziale smettere. A tale proposito che vi sono numerosi recenti studi che individuano nel fumo un significativo fattore di rischio per incontinenza urinaria (8, 9, 10, 11, 12).
 
1. Takashi Kawahara, Hiroki Ito, Hiroji Uemura: The impact of smoking on male lower urinary tract symptoms (LUTS). Sci Rep. 2020 Nov 19;10(1):20212.
2. Gülşah Balik, Emine Seda G Güven, Yeşim B Tekin, Şenol Şentürk, Mehmet Kağitci, Işık Üstüner, Ülkü Mete Ural, Figen K Şahin: Lower Urinary Tract Symptoms and Urinary Incontinence During Pregnancy. Low Urin Tract Symptoms. 2016 May;8(2):120-4.
3. Shannon E Kispert, John Marentette, E Cristian Campian, T Scott Isbell, Hannah Kuenzel, Jane McHowat: Cigarette smoke-induced urothelial cell damage: potential role of platelet-activating factor. Physiol Rep. 2017 Mar;5(5):e13177.
4. Stefania Palmieri, Sarah Sonia De Bastiani, Rebecca Degliuomini, Alessandro Ferdinando Ruffolo, Arianna Casiraghi, Patrizia Vergani, Pasquale Gallo, Giulia Magoga, Marta Cicuti, Marta Parma, Matteo Frigerio, Urogynecology-Pelvic Floor Working Group (GLUP): Prevalence and severity of pelvic floor disorders in pregnant and postpartum women. Int J Gynaecol Obstet. 2022 Aug;158(2):346-351.
5. Fernanda Borsatto Caruso, Lucas Schreiner, Alexandra Damasio Todescatto, Isabel Crivelatti, Julia Monteiro de Oliveira: Risk Factors for Urinary Incontinence in Pregnancy: A Case Control Study. Rev Bras Ginecol Obstet. 2020 Dec;42(12):787-792.
6. Gemma Nightingale: Management of urinary incontinence. Post Reprod Health. 2020 Jun;26(2):63-70.
7. Paulo Emilio Fuganti, John Michael Gowdy, Nilton Cesar Santiago: Obesity and smoking: are they modulators of cough intravesical peak pressure in stress urinary incontinence? Int Braz J Urol. 2011 Jul-Aug;37(4):528-33.
8. Amna M Alshenqeti, Rawabi E Almutairi, Amal M Keram: Impact of Urinary Incontinence on Quality of Life Among Women of Childbearing Age in Al Madinah Al Munawara, Saudi Arabia. Cureus. 2022 May 10;14(5):e24886.
9. H Pang, J Lv, T Xu, Z Li, J Gong, Q Liu, Y Wang, J Wang, Z Xia, Z Li, L Li, L Zhu: Incidence and risk factors of female urinary incontinence: a 4-year longitudinal study among 24 985 adult women in China. BJOG. 2022 Mar;129(4):580-589.
10. Mohammad Abufaraj, Tianlin Xu, Chao Cao, Abdelmuez Siyam, Ula Isleem, Abdulla Massad, Francesco Soria, Shahrokh F Shariat, Siobhan Sutcliffe, Lin Yang: Prevalence and trends in urinary incontinence among women in the United States, 2005-2018. Am J Obstet Gynecol. 2021 Aug;225(2):166.e1-166.e12.
11. Sedighe Batmani, Rostam Jalali, Masoud Mohammadi, Shadi Bokaee: Prevalence and factors related to urinary incontinence in older adults women worldwide: a comprehensive systematic review and meta-analysis of observational studies. BMC Geriatr. 2021 Mar 29;21(1):212.
12. Rui Qin Zhang, Man Cheng Xia, Fan Cui, Jia Wei Chen, Xiao Dong Bian, Hong Jie Xie, Wei Bing Shuang: Epidemiological survey of adult female stress urinary incontinence. BMC Womens Health. 2021 Apr 22;21(1):172.
Guglielmo Lauro
(medico)

domenica 5 giugno 2022

05.06.2022 La Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day - WED) e gli ecologismi di facciata.



La campagna della Giornata mondiale senza tabacco del 2022 mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'impatto ambientale del tabacco durante tutto il suo ciclo di vita (1). L'impatto distruttivo del tabacco non si manifesta solo sulla salute umana, ma anche sull'intero pianeta (1). Ma basta far finta di essere "green", di dimostrare interessamento ai problemi ambientali per ripulire la propria reputazione, dare una buona immagine di sé e guadagnare consensi. Questa pratica è nota come greenwashing, alla lettera sarebbe "lavaggio col verde" nel senso che si dà una spennellata per ricoprire col verde ciò che verde non è. Il greenwashing è dunque una patina di credibilità ambientale, una verniciatura ecologista su un problema che rimane completamente irrisolto. Questa pratica ingannevole non è altro che una strategia di marketing in cui si finge un impegno dell'azienda nei confronti dell'ambiente e si cattura l'attenzione dei consumatori etichettando i propri prodotti come ecosostenibili.

L'industria del tabacco per spostare l'attenzione dell'impatto del fumo sull'ambiente in termini di inquinamento e deforestazione, ha effettuato investimenti in campagne di responsabilità ambientale come pulizia di spiagge, sostegno ad organizzazioni ambientaliste, la promessa del raggiungimento della neutralità carbonica attraverso la sostituzione delle sigarette con i prodotti alternativi senza combustione, etc.

In questo modo, se da un lato le aziende del tabacco manifestano il loro senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente, dall'altro continuano a lasciare inalterate le pratiche di produzione che hanno un pesante impatto ambientale in tutte le fasi, dalla coltivazione del tabacco, alla manifattura dei prodotti fino allo smaltimento dei rifiuti post-consumo. In effetti, l'ostentato impegno in un iter produttivo responsabile, rappresenta principalmente una forma di autotutela dell'industria del tabacco senza produrre risultati significativi nei confronti dell'impatto di trilioni di mozziconi di sigaretta scaricati ogni anno nell'ambiente globale (2).

Infatti, il denaro investito in progetti di sostenibilità ambientale preserva dette aziende dalle accuse di danni all'ambiente e quindi da eventuali richieste di risarcimento per danni all'ecosistema (inaridimento dei suoli) e danni sociali (lavoro minorile, impoverimento dei Paesi emergenti, sfruttamento dei lavoratori). Infatti, implementando una varietà di programmi di responsabilità  sociale (fondazione per eliminare il lavoro minorile nella tabacchicoltura, finanziamenti per migliorare gli standard di vita delle piccole famiglie di agricoltori, contributi di beneficenza, etc.), le maggiori aziende del tabacco (BAT, PMI, Japan Tobacco International e Imperial Brands) sono riuscite a raggiungere la vetta delle classifiche di sostenibilità ambientale (Carbon Disclosure Project, Dow Jones Sustainability Indices).

Dunque bisognerebbe rivedere i parametri in base ai quali un’azienda viene dichiarata sostenibile da un punto di vista sociale e ambientale e, inoltre, rivedere la regolamentazione del tabacco soprattutto nei Paesi economicamente svantaggiati dove detta regolamentazione è spesso più debole.
Se l’industria del tabacco dichiara di combattere il lavoro minorile e di prevenire altre forme di abuso lavorativo come il caporalato, peraltro presenti nella propria filiera produttiva, si sta solo limitando a sostenere il rispetto dei diritti umani dei propri lavoratori. Se l’industria del tabacco dichiara di adottare delle linee guida di buone pratiche agricole, processi produttivi che utilizzano energie alternative, sistemi di tracciabilità e digitalizzazione dei processi produttivi sta solo perseguendo, nel proprio interesse, la naturale evoluzione che si osserva in tutti i cicli produttivi soprattutto in quelli più redditizi come quelli del tabacco.
Passando a considerare le alternative alla sigaretta classica, HTP ed e-cig, va rilevato che anche queste rappresentano una minaccia ambientale poiché i rifiuti da essa derivati sono plastiche, sali di nicotina, metalli pesanti, piombo, mercurio e batterie agli ioni di litio infiammabili che inquinano. A tale proposito si ricorda quanto riportato in un recente studio in cui si evidenziano effetti ecotossici particolarmente preoccupanti dei mozziconi di sigarette a tabacco riscaldato che si associano a quelli già noti dei mozziconi delle sigarette tradizionali (3). Per le sigarette elettroniche i rischi ambientali sembrano dovuti essenzialmente ai contenitori di e-liquid di materiale plastico, agli elementi metallici e batterie (3). Prossimamente i rischi saranno superiori grazie alle sigarette elettroniche usa e getta di recente introduzione, infatti già se ne parla come di "mini bombe ecologiche legalizzate"!
Dunque, l'unico modo per fermare l'impatto del tabacco sull'ambiente consiste nell'adottare serie politiche di restrizione per arginare la diffusione fumo a livello globale.
1. Asmus Hammerich, Fatimah El-Awa, Nisreen Abdel Latif, Sophia El-Gohary, Ma Daniella Louise Borrero: Tobacco is a threat to the environment and human health. East Mediterr Health J. 2022 May 29;28(5):319-320.
2. Thomas E Novotny: Environmental accountability for tobacco product waste. Tob Control. 2019 May 30;e055023.
3.  Baran W, Madej-Knysak D, Sobczak A, Adamek E: The influence of waste from electronic cigarettes, conventional cigarettes and heat-not-burn tobacco products on microorganisms. J Hazard Mater. 2020 Mar 5;385:121591.
Lauro Guglielmo
(medico)